Contenuti arrow Numero 1, 2008 arrow Osservazioni sulle notizie di artisti stranieri nelle Vite di Pittori di Gabburri. Breve esame...

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La più antica risorsa sulla storiografia artistica fiamminga citata da Gabburri è appunto lo Schilderboek di Karel Van Mander [18] pubblicato nel 1604. Si tratta della più importante fonte sull’arte figurativa del nord Europa, su modello del Vasari, traccia brevi biografie di pittori ripartendoli tra vivi e morti, arricchendo le notizie con aneddoti e osservazioni critiche. Il testo è strutturato in tre libri dove il primo tratta della storia dell'arte antica, il secondo dei pittori italiani, il terzo delle vite dei pittori fiamminghi, olandesi e tedeschi partendo da Van Eyck fino i suoi contemporanei [19].

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Fig. 1 Frontespizio di K. Van Mander, Het Schilder-Boek [...], Harlem 1604.
Lo Schilderboek secondo l’inventario redatto nel 1722, non è tra i libri della biblioteca privata di Gabburri, ma è stato citato nelle Vite come fonte di riferimento per quindici biografie di artisti, un numero esiguo sul totale degli autori fiamminghi trattati. Da un primo confronto tra le fonti sembra che il fiorentino non lo abbia esaminato direttamente, ma che invece reperisse informazioni sui fiamminghi attraverso le Notizie di Baldinucci, rimandando principalmente ai volumi III e IV [20], editi nel 1728. Gabburri venne tuttavia ad aggiornare tali informazioni attraverso repertori successivi, attingendo spesso a testi francofoni come de Piles [21], Félibien [22] e Le Comte [23], confermando la Francia come tramite privilegiato nella divulgazione, a livello europeo, di notizie su artisti olandesi. La vicinanza geografica permetteva dunque di superare le difficoltà linguistiche che avevano isolato la storiografia in lingua olandese. Si diffusero intanto compendi di vite di artisti dove i fiamminghi erano inseriti insieme a francesi e nordici; nel primo Settecento le uniche eccezioni furono gli scritti di Houbracken, Weyerman e poi di Van Gool [24].

L’esame delle ricorrenze di Van Mander nel tessuto scrittorio di Gabburri, mostra che il testo fiammingo era stato utilizzato in varie biografie: Anna Smyters di Gant, Aart Jansze Druyvestein, Cornelis Cornelisz, Francesco Menton, Gillis di Corninexloy, Giovanni Month, Giovanni de Buon, Herder pittore di Groeninghen, Jacopo Bunal, Jacopo De Bakker, Lamberto Lombardo, Martino De Secu, Marco Geerarts, Pietro Isaesz, Rottenhamer pittore di Monaco. Di queste sei erano state suggerite da Orlandi [25], subito accompagnate da Gabburri con verifiche su De Piles, Félibien, Lomazzo, Vasari, Sandrart e Le Comte.

Le altre nove biografie sono state inserite dal fiorentino in un secondo momento e si trovano tra gli Aggiunti [26].

La biografia di Francesco Menton [27] offre lo spunto ad un’altra osservazione: Gabburri gli dedicava una vita, diversamente da Baldinucci che tuttavia lo cita nella vita di Francesco Floris. Van Mander gli aveva riservato uno spazio piuttosto ampio nelle sue Vite, Orlandi invece, anche nella edizione con le aggiunte curate da Roviglione, lo ignora.

È interessante vedere come proprio la biografia di Van Mander compare in due momenti diversi [28], nella prima stesura e tra gli Aggiunti [29]. Nella prima stesura si basava su quanto scritto da Orlandi che a sua volta era ricorso a Sandrart [30], negli Aggiunti si riferisce al Baldinucci, come si vede evidenziato tramite una ben precisa formula compilativa che utilizza il sottolineato [31]. La ristampa dell’Orlandi edita in Napoli da Angelo Vocola [32] dedicava uno spazio molto maggiore all’artista fiammingo, riferendosi a quanto scritto da Baldinucci. Confrontando le due voci dedicate a Van Mander si nota che Gabburri datava inizialmente la morte dell’artista al 1610, come aveva fatto anche l’Orlandi, successivamente invece proponeva come data di morte il 1607, coincidendo con Roviglione [33]. Inoltre rispetto ad Orlandi, Gabburri tra gli Aggiunti dedicava una biografia anche al figlio di Carlo Van Mander, «Carlo Manderen iuniore» per la quale usava quale uniche fonti solo De Piles e Sandrart.

Durante la trascrizione delle Vite di pittori è emerso che Gabburri per arricchire la prima redazione utilizzò una serie di risorse, sia per gli artisti indagati già nella prima stesura che per i pittori inseriti tra gli Aggiunti. La fonte, numericamente più importante, per ampliare le notizie offerte sul panorama artistico fiammingo, furono Le vite di Jacob Campo Weyerman [34].


[18] Karel Van Mander (1548-1606), per una prima lettura sul suo operato: Van Mander 2000, pp. 11-103; Taylor 2000, pp. 146-171 ; Cohen Willner 2002, pp. 255-258.
[19] Analogo intento allo Schilderboeck di Van Mander hanno avuto Félibien, Sandrart, De Piles, Dezallier d’Argenville facendo una storia degli artisti loro conterranei ma non solo, dando alle loro opere una vocazione europea, da cui si differenziano altri scritti posteriori come quelli di Houbraken e Weyerman.
[20] Il terzo tomo relativo al periodo compreso tra 1400-1550 contiene più di 40 voci riprese da Van Mander di cui riprende le cronologie, il quarto è relativo agli anni 1550-1580 e pubblicato nel 1688.
[21] De Piles 1699.
[22] Félibien 1705.
[23] Le Comte 1699-1700.
[24] Maes 2002.
[25] Smyters, Cornelisz, Bunal, Lombardo, Secu, Isaesz.
[26] Druyvestein, Menton, Gillis, Month, De Buon, Herder, Bakker, Geerarts, Rottenhamer. In generale si nota che le citazioni riprese da Van Mander sono esatte nel fornire informazioni ma non riportano mai segnatura, lacuna che ritroviamo anche in Orlandi. Vite di pittori, [p. 201 - I - C_110R]: «[...] e questo per relazione di Carlo Van Mander, riferito dal Baldinucci [...]», e Vite di pittori, [p. 1543 - III - C_ 272V]: «[...] come attesta Carlo Van Mander, riportato dal Baldinucci [...]».
[27] Vedi Vite di pittori, [p. 993 - II - C_251R] «Francesco Menton di Alckmaer, pittore, scolare di Francesco di Francesco Floris [sic]. Di questo artefice ne parla il Van Mander, ed e riportato dal Baldinucci, parte II, del secolo IV, a 143, nella Vita del suddetto Floris».
[28] A tal fine si consiglia una lettura dell’articolo di Cecconi nel presente numero di «Studi di Memofonte» che mette in luce il complesso rapporto tra l’Abcedario di Orlandi e Le Vite di Gabburri. Strutturate in ordine alfabetico sottoforma di abecedario ma con numerose biografie inserite in un secondo momento, presumibilmente in inserti posteriori, che sono indicate dal fiorentino con la notazione di Aggiunti e che si trovano a conclusione di ogni lettera dell’alfabeto.
[29] Come «Carlo de Mandranen» e come «Carlo Van Mander»: Vite di pittori, [p. 533 - I - C_009R] e [p. 589 - I - C_046R].
[30] Sandrart 1683.
[31] La differenziazione tra parti copiate da Orlandi e aggiunte posteriori tramite il sottolineato era stata osservata già da Bandera 1978b, p. 37, Spike 1993, p. 24 e Turner 1993, p. 181. Per approfondimenti vedere il contributo di Alessia Cecconi nel presente numero.
[32] Antonio Roviglione nell’edizione stampata da Angelo Vocola aveva offerto molte più notizie rispetto a quanto scrive Gabburri nelle Aggiunte, ricordando l’intensa attività letteraria di Van Mander e la fama che ottenne la sua Accademia del Nudo.
[33] Gabburri cita le Aggiunte nell’edizione di Vocola tenendo conto anche di un testo più recente come quello di De Piles.
[34] Jacob Campo Weyerman (1677-1747) contemporaneo di Gabburri, fu pittore e letterato. Iniziò come pittore di soggetti floreali a Breda spostandosi in seguito a Utrecht. Viaggiò molto attraverso l’Europa. Celebre per i suoi scritti satirici per i quali conobbe anche il carcere, viene ricordato per la redazione delle vite di pittori e pittrici. Conosciuto in ambito italiano anche come Campovivo.



Last Updated ( Tuesday, 16 June 2009 )
 
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