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Osservazioni sulle notizie di artisti stranieri nelle Vite di Pittori di Gabburri. Breve esame di alcune fonti

Vaima Gelli

Gabburri in un’ormai nota lettera a Jean Pierre Mariette del 4 ottobre 1732 dichiarava l’intento di far ristampare l’Abcedario pittorico di Orlandi, sebbene ne circolasse una ristampa da poco edita coi tipi di Angelo Vocola in Napoli [1]. A tal fine scrisse al corrispondente francese di inviargli una nota di pittori, scultori, architetti e intagliatori in rame allora viventi in Francia fornendogli brevi notizie specifiche sul loro operato. L’intento del fiorentino era compilare un breve testo sulle orme dell’Orlandi superandone i limiti e soprattutto allargando gli orizzonti verso il panorama artistico europeo.

Quello di Gabburri è un progetto che maturò negli anni, come attesta la fitta corrispondenza con i principali eruditi e collezionisti del tempo, in parte edita e di prossima pubblicazione sul sito della Fondazione Memofonte. Queste lettere documentano come Gabburri non solo mirasse ad ampliare la propria raccolta di stampe e di disegni ma, dietro i preziosi consigli di conoscitori come Jean Pierre Mariette [2], Jeaurat, Anton Maria Zannetti e Ludwig Frederick Norden [3], intendesse ampliare le proprie con una ricca biblioteca per poter attingere informazioni e correggere le imprecisioni e inesattezze dell’ Orlandi [4].

Di notevole interesse è una lettera di Mariette a Gabburri in cui lo ragguagliava su testi da lui richiesti [5] sulla pittura e le altre arti, su le vite di artisti, le descrizioni di gallerie di dipinti, ma anche su trattati d’arte. Il francese come noto corresse alcune affermazioni di Orlandi, il quale scriveva nel suo Abcedario che Van Mander aveva collaborato con Cornelio De Bié alla redazione del Gabinetto aureo della pittura [6], correzione accolta da Gabburri che infatti non ripeté l’inesattezza.

Le Vite rielaborate nel corso di più anni [7] con l’ausilio di un’ampia rete di corrispondenti, sono il risultato di continui aggiornamenti, documentati dal ricorrere anche a fonti contemporanee [8]. La vasta conoscenza della letteratura artistica di Gabburri, i contatti eruditi, la passione per il collezionismo e, non ultimo, la carica di luogotenente dell’Accademia del Disegno a partire del 1730, gli permisero di inserire un numero notevole di biografie, anche di artisti fiamminghi, francesi, spagnoli, la cui entità emerge in modo evidente al confronto con Orlandi. Già Turner [9] nel 1993 aveva osservato l’intento internazionalista di Gabburri, il quale cercò di fornire un testo ambizioso, con notizie di artisti di tutte le epoche e di tutte le nazionalità, utile a quel vivace mondo di conoscitori e mercanti d’arte che si stava ampliando e affermando nel corso del XVIII secolo.

Dall’analisi del complesso testo delle Vite, è stato possibile estrapolare la preziosa bibliografia usata e sistematicamente citata da Gabburri, utile per una mappatura delle fonti che lo studioso avvicinò nei lunghi anni di lavoro. Il confronto tra questa bibliografia [10] e il catalogo della sua biblioteca, redatto del 1722 [11], offre lo spunto a varie riflessioni; si può osservare che solo una minima parte dei testi citati faceva anche parte della biblioteca personale, lasciandoci ipotizzare che il corpo principale delle informazioni gli sia giunto dall’estero. La biblioteca gabburriana fu sostanzialmente incrementata negli anni successivi al 1722, grazie ad un’attenta ricerca guidata da indicazioni e stimoli dei corrispondenti, che gli permettevano di seguire da vicino gli aggiornamenti librari di quegli anni sensibilizzandolo sempre più all’attenzione di una qualificata editoria artistica, mirando a riconoscere le pur sottili varianti del corredo iconografico o della impostazione tipografica. Per questo motivo, è probabile che un esame dei documenti conservati presso la Fondation Custodia di Parigi [12] potrebbe consentire uno studio più preciso sulle modalità di lavoro di Gabburri nella redazione del suo “Abecedario”; tuttavia, anche sulla scorta dei documenti disponibili presso la Biblioteca Nazionale di Firenze e del noto carteggio gabburriano, è possibile sviluppare alcune osservazioni nell’ambito della ricerca qui proposta.

Della cospicua letteratura straniera presente nelle Vite, si è scelto di soffermarsi su alcune risorse relative agli artisti fiamminghi, cercando di ricostruire scelte e metodologie di lavoro in relazione ad un mondo artistico conosciuto sostanzialmente per via indiretta. Da un primo sguardo appare come alcune delle fonti citate da Gabburri non siano state consultate direttamente, quanto piuttosto filtrate da un ipotetico traduttore o semplicemente da un informatore; in altri casi invece è possibile ipotizzare una selezione ed una ricerca mirata dei testi, legata alla conoscenza diretta di alcune opere, non solo figurative ma anche componimenti letterari corredati da apparati grafici. A tal fine sono stati esaminati alcuni testi di ambito fiammingo e alcune lettere, in modo da poterli porre in relazione diretta con dei passi delle Vite [13].

La ricchezza di biografie di artisti esteri, in particolare di artisti fiamminghi, nelle Vite di Pittori emerge immediatamente da un confronto diretto con l’Abcedario pittorico di padre Pellegrino Orlandi, testo usato come base per procedere alla stesura di un repertorio di notizie esaustivo ed aggiornato. La necessità di fornire informazioni riguardanti artisti stranieri era stata avvertita anche dal religioso bolognese, come si evince dalla corrispondenza tra quest’ultimo e il cavalier Anton Francesco Marmi [14]; malgrado ciò, i problemi linguistici e, soprattutto la difficoltà pratica nel recuperare le fonti estere, come i testi di Butron [15] e Houbraken [16] (pubblicato solo nel 1719) resero parziale la sua opera di apertura verso il mondo artistico d’oltralpe. Fino ad allora la fonte principale che offriva uno spaccato sul panorama storico-artistico europeo in lingua italiana erano state le Notizie di Baldinucci, sulle orme di Van Mander e di Sustermans. Le inchieste promosse dal cardinal Leopoldo sugli artisti del passato e del presente includevano anche gli artisti stranieri e sollecitavano “Notizie” aggiornate in un panorama europeo [17].


[1] Bottari-Ticozzi 1822, pp. 333-371.
[2] Gli scambi di libri avvenivano in entrambe le direzioni, in una letteradi Mariette a Gabburri, Parigi 1 maggio, 1731 si legge «[...] Titoli de’ libri che io vi supplico, se è possibile, a provvedermi. Compendio delle Meditazioni sopra la Vita di Gesù Cristo per ciascun giorno dell'anno, del P. Fabio Ambrogio Spinola della compagnia di Gesù. Fiorenza, per l’Onofri, 1659, in 4. Io lo desidero per amor del frontespizio che è di Stefano della Bella. Istoria del patriarca S. Gio. Gualberto, primo abate di Vallombrosa, scritta da D. Diego de’ Franchi, abate di Ripoli. In Fiorenza appresso Gio. Batista Landini, 1632, o 1640, in 4 [...]» BOTTARI-TICOZZI 1822, pp. 266-277.
[3] ZIBALDONE 1195, [cc. 49-53]: «Monsieur n’ayant reçu aucunes réponse sur nos lettres que nous avions adressé à monsieur de Ruyter à Amsterdam, l’impatience me port de me fit écrire pour une seconde fois à notre ami, dans les [...] assez pressantes lui demandant de m’envoyer au plus vite de même par le courrier son portrait et la réponse due sur l’honneur de le vôtres. Mon ami de Ruyter étant de retour de Rotterdam s’expédia au plus vite en m’adressent dans une petit [...] la lettre dont je vous ai envoyé la copie dans une traduction française, et qu’en original suivra avec le reste, vous jusque bien que tant de presse n’a pas laissé assez de temps à notre [...] pour exécuter son portrait avec toute la finesse due a une ouvrage qui doit accompagner celle des tants d’autres maitres qui composent votre cabinet, mais nonobstant cela vous trouverez qu’il est assez bien dessiné, et pour la ressemblance je vous garantis qu’il ne puisse pas être mieux. Il ne vous répond point sur la proposition que vous l’avez fait de la recevoir dans l’Accademia, mais il me fait assez connaitre qu’il sera bien aise d’être admis dans un corps si illustre. [...] vous avez la liste des peintres, fait à sa manière je veux dire sans beaucoup d’ornement mais plein de vérité et bon sens. J’espère que si vous continuez avec lui il ne laisserez pas de vous faire plaisir en beaucoup, car je ne [...] trouve en toute la Hollande un homme plus [...] et plus fidèle pour ses amis que lui. Il m’a répondue sur les étampes de Wouverman et Berghem mais il n’y a pas moyen de pouvoir me servir avant l’hiver, [...] le vents ne se [...] qui alors pour ce que regard les desseins en question ils sont un peu difficile a trouver cependant il me promet de me vouloir faire prendre une fois avec eux, ainsi choisi, je vous assure qu’ [...] que [...] m’arrive je vous ferais part de cette agréable surprise en attendent et continuer toujours de m’honorer chez que je m’en pourvois jamais passez excuser d’ailleurs si la processeur de mes amis ne répond pas assez à la promptitude et au désir extrême que j’ai de vous faire bien connaitre jusqu’à quel point je suis. Livorno, le 29 mai 1736».
[4] Bottari-Ticozzi 1822, pp. 137-138, 191-193, 266-295, 298-306, 326-333.
[5] Bottari-Ticozzi 1822, pp. 277-295. Vedi Appendice I.
[6] Vedere la tavola seconda di corredo all’Abcedario di Orlandi che inserisce tre tavole da non intendersi come una bibliografia in senso moderno ma che propongono un repertorio generale di orientamento agli studiosi: «Tavola seconda. Nella quale sono descritti i libri, che trattano dei pittori, degli scultori, e della pittura, con l’anno e luogo dove sono stati stampati [...]. Questo virtuoso scrittore e poeta aiutò ancora a Cornelio De Bié a comporre in 14 volumi il Gabinetto aureo della pittura». Orlandi 1719.
[7] Uno dei temi più discussi sul manoscritto di Gabburri è stato il problema della datazione del manoscritto, oltre ai contributi della Borroni Salvadori 1974a, p. 1507, che fa risalire la prima stesura del testo agli anni tra 1719 e 1741, datazione ripresa in seguito dalla Zamboni 1996, p. 45 e da Coleman 2002, p. 387. Procacci 1954, p. 243; Bandera 1978a, p. 37; Nannelli 1977, pp. 329-330; TOSI 1990, p. 337; SPIKE 1993, p. 24 e Barbolani di Montauto 2006, p. 84 hanno puntualizzato come elemento chiave per l’inizio della redazione delle Vite sia stata la nota lettera di Mariette a Gabburri del 1732 e la lettera a Antonio Balestra del 1733. La Barbolani di Montauto 2006, p. 84 come anche la Perini 1994, p. 305 ritengono altresì che un altro fattore che indusse Gabburri a intraprendere la stesura del manoscritto sia stata la nomina a Luogotenente della Accademia del Disegno che ottenne nel 1730. Per ulteriori notizie sulla datazione dell’opera vedere i contributi di Cecconi e Nastasi nel presente numero.
[8] Tra questi Palomino 1715-1724; Wright 1730; Lanceni 1733; Picart 1734.
[9] Turner 1993, pp. 181-182.
[10] A seguito della trascrizione integrale del manoscritto di Francesco Maria Niccolò Gabburri (Vite di pittori) il gruppo di lavoro della Fondazione Memofonte ha estrapolato dal manoscritto la bibliografia usata dal fiorentino, con i testi effettivamente citati da Gabburri identificando, qualora sia stato possibile, l’edizione utilizzata per la redazione delle biografie d’artisti. La Bibliografia gabburriana è consultabile nel presente numero della rivista «Studi di Memofonte».
[11] La trascrizione integrale dell’inventario di stampe e disegni di F.M.N. Gabburri con l’elenco dei libri facenti parte della sua biblioteca nel 1722 (Descrizione dei disegni 1722) è consultabile on line su www.memofonte.it, parzialmente pubblicato in Campori 1870, che lo citava con la precedente segnatura Magl. cl. XVIII n. 33, come manoscritto proveniente dalla biblioteca di Anton Maria Biscioni; la numerazione corrente II.IV.240.
[12] La Fondation Custodia di Parigi ha acquistato nel 2005 un inventario inedito della collezione Gabburri (Stampe e disegni), databile agli ultimi anni della vita del medesimo, con il catalogo della sua biblioteca oltre a un quadernino di appunti scritti tra 1725-1742, dove compaiono numerose note d’acquisto di libri, disegni, stampe e appunti di traduzioni. La scoperta di questo secondo taccuino si deve a Chiara Zamboni che ne ha dato comunicazione Zamboni 1996, p. 44. La studiosa elenca alcuni dei testi presenti nella biblioteca di Gabburri secondo l’inventario oggi a Parigi, tra questi ricorda Il forestiero illuminato, Carducho, Le Comte, De Piles e Félibien. In seguito sono state informazioni su questi manoscritti da Turner 2003, p. 18 e Barbolani di Montauto-Turner 2007, pp. 29-30.
[13] Le fonti fiamminghe citate dal nostro sono numerose: Sandrart, De Piles, Cornelio De Bié, Lairesse, oltre a Van Mander e Weyerman.
[14] Campori 1866, pp. 181-182; e ancora nell’ottobre del 1718 Orlandi scrive a Marmi per comunicargli l’impossibilità di attendere oltre l’opera di Houbraken: Campori 1866, p. 185.
[15] De Butron 1606.
[16] Arnold Houbraken (1660-1719) pittore ed erudito, riprese l’opera di Van Mander con l’intento di ampliarla, scrivendo circa 550 biografie di pittori e pittrici fiamminghe dal 1446 al 1659; la morte gli impedì di portare a conclusione la redazione dell’opera pubblicata tra il 1719 ed il 1721 dalla moglie. Vedi anche Sciolla 2007, p. XIX.
[17] Baldinucci 1974-1975.



Last Updated ( Tuesday, 16 June 2009 )
 
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