Contenuti arrow Numero 1, 2008 arrow «Nella presente aggiunta all’Abcedario Pittorico del padre maestro Orlandi». Per una rilettura...

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Fig. 1 G.P. Zanotti, antiporta di A.P. Orlandi, Abcedario pittorico, Bologna 1704.

L’edizione del 1719, dedicata a Crozat «Eccellente e Magnifico Amatore e Dilettante di Pittura Scultura e di altre belle Arti nella Real Città di Parigi» (Fig. 2), e generoso di informazioni sugli artisti francesi, presenta un ampliamento considerevole delle voci biografiche, aggiunte e correzioni di alcune biografie, un notevole aggiornamento bibliografico (circa 7 pagine in più di bibliografia sulla pittura e 1 di bibliografia di libri sull’architettura) e un’ulteriore appendice con «Notizie a chi professa il Disegno», comprensiva di una parte sull’incisione [3].

Già da una prima analisi sulla struttura complessiva dell’opera, si può facilmente comprendere l’estrema utilità che un testo del genere, in un unico tomo, agile e trasportabile ovunque, potesse rivestire per la fitta schiera di appassionati, conoscitori e dilettanti dell’epoca.

Dalla numerosa letteratura artistica biografica sorta capillarmente nel Seicento, nei centri regionali italiani come europei [4], si era giunti alla fine del XVII secolo all’impresa di Baldinucci con le Notizie dei Professori del Disegno [5]: con un vastissimo lavoro di comparazione bibliografica delle fonti di storiografia regionale e d’Oltralpe, lo storico aveva estratto informazioni, o meglio notizie, utili ad inquadrare le figure di numerosissimi artisti, ampliate e corrette dalle «inchieste», dall’estesissima trama di relazioni intessuta nel corso degli anni con corrispondenti italiani ed europei. Le Notizie, nonostante le critiche di alcuni, godono subito di un largo successo: pubblicate, come è noto, in più tomi tra il 1681 e il 1728, raccolgono molteplici vite di artisti italiani ed europei, divise per annali.

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Fig. 2 Frontespizio di A.P. Orlandi, Abcedario pittorico, Bologna 1719.

Prendendo spunto anche dal lavoro di Baldinucci, una delle principali fonti dell’Abcedario, Orlandi prosegue, seppur con una diversa conoscenza della materia, il lavoro di estrazione di informazioni dai testi di storiografia regionale, realizzando in un unico volume un compendio stringato delle vite dei pittori, non più divise cronologicamente, ma con mentalità già enciclopedica [6] in ordine alfabetico. La selezione delle notizie, che risponde a una precisa struttura con cui sono compilate le voci orlandiane (nascita, patria, maestri, opere principali, morte) è ampliata dalle informazioni raccolte tramite corrispondenza epistolare, sia di artisti contemporanei, che gli scrissero numerose lettere autobiografiche [7], che di conoscitori ed eruditi dell’epoca [8]. Alcune di queste lettere, inviate dall’Orlandi ad Anton Francesco Marmi tra la prima e la seconda edizione, permettono di ricostruire, seppur in piccola parte, la formazione della seconda versione dell’alfabeto orlandiano e le finalità dell’opera. Marmi è il corrispondente fiorentino dell’Orlandi, colui che, tra il 1714 e il 1719, segue da vicino la ristampa dell’Abcedario, fornendo informazioni sui fiorentini viventi, correggendo eventuali errori dell’autore sugli artisti toscani del passato e inviando preziose note desunte dagli zibaldoni baldinucciani ancora manoscritti. Altri corrispondenti sono presenti a Roma, dove ha ricevuto informazioni «su virtuosi professori»; in Olanda, dove gli chiedono di ritardare la stampa per potervi inserire anche numerose vite degli artisti olandesi, dal momento che «Houbraken […] incessantemente travaglia per dare alla luce le vite di quei pittori, ma non è possibile il farlo dopo sei mesi che ho aspettato [9]». Un altro dei corrispondenti principali è Crozat da Parigi, che gli invia notizie sui pittori francesi, che lo esorta a rendere più completa l’opera inserendo un numero maggiore di pittori inglesi e olandesi tratti dal testo di De Butron [10]: per aiutare il padre maestro, si è perfino lanciato in una traduzione francese del testo, che tuttavia non riuscirà a terminare in tempo [11]. Crozat, che subito intuisce l’estrema utilità dello schema orlandiano, tanto da averne già ordinate 50 copie da Parigi [12], sembra pungolare l’Orlandi nel tentativo di dare un respiro più europeo all’opera:

M’avvisa ancora da Parigi in questo ordinario Monsu di Crosat esservi pochi Olandesi, Inglesi e Spagnuoli, rispondo che Butron ha stampato in lingua spagnola i suoi, Rickesen in lingua fiamminga i nazionali e Houbraken pittore in Amsterdam altri, ma quei diavoli di linguaggi m’hanno fatto battere la testa per i muri a cavare i piedi per qualcheduno, e a trovare traduttori che ciò facciano, onde sarò degno di compatimento [13].

 


[3] In una lettera datata 1714, inviata dall’Orlandi al Marmi (Campori 1866, p. 180), si definisce questa parte aggiunta come «una bella serie di segreti per fare colori, vernici, pulire quadri e molte altre cose necessarie al pittore». Negli anni 1714-1719, dedicati all’accrescimento della II ristampa, Orlandi amplierà tale parte, come documentato da una lettera datata 7 giugno 1719: «Sono alla lettera P, e questa settimana ventura circa il fine entrarò nel R e la seguente sarò alle Tavole alle quali oltre alle tante aggiunte vi sarà ancora un’instruzione del modo di dipingere a fresco e secco: con gli avvertimenti necessarii particolarmente sopra i colori, che se l’intendono con la calcina, e il modo di purgarne e farne altri alieni da quella nel suo essere naturale. L’ho dedotto dalle pratiche del P. Pozzi, e qui l’ho consultato con i migliori e pratici frescanti figuristi e quadraturisti, e stimano che non sia per spiacere, per esser cosa di cui non ho trovato alcuno che ne parli ex professo a riserva del suddetto P. Pozzi» (Campori 1866, p. 190).
[4] All’interno della vastissima ed eterogenea bibliografia sull’argomento si rimanda al sempre valido testo di Schlosser (Schlosser 1999, libri settimo e ottavo) e al saggio di Paola Barocchi (Barocchi 1979), soprattutto pp. 35-59. Per un primo approccio ai testi si veda l’antologia presente in Sciolla 1984.
[5] L’edizione di riferimento delle Notizie è Baldinucci 1974-1975; si veda inoltre Barocchi 1976, pp. 17 e sgg.; Barocchi 1979, pp. 60-78.
[6] Il carattere enciclopedico dell’opera, sia per l’ordine alfabetico, sia per la presenza di tavole finali in appendice corredate da più indici tipologici, è stato recentemente sottolineato da Paolo Tinti (Orlandi 2005, p. VIII): «Nell’articolazione complessa della struttura, nell’esattezza del metodo compositivo, nella stratificazione dei livelli di fruizione del testo, nel rapporto con le fonti, nell’allestimento di apparati indicali differenziati e integrati, persino nella presentazione tipografica, il frate anticipò nell’Abcedario alcuni tratti caratteristici dei successivi annali tipografici».
[7] Oltre al fascicolo conservato nella Biblioteca Universitaria di Bologna (vedi nota 1) si veda Frati 1912, che aveva commentato un gruppo di lettere utili alla stesura della prima edizione orlandiana, e Sciolla 1989.
[8] Oltre a quelle presenti nella raccolta del Bottari, si rimanda al nucleo di quindici lettere, spesso dimenticato dagli studiosi, ma di notevole rilevanza per questa ricerca, riportato dal Campori (Campori 1866, pp. 179-190). Si tratta di una serie di missive conservate nell’allora Biblioteca Magliabechiana (non è indicata dall’autore la collocazione esatta del fascicolo) inviate tra il 1714 e il 1719 da «l’autore del primo Abcedario biografico degli artisti che si sia pubblicato in Italia» ad Anton Francesco Marmi. Da tali lettere si ricavano numerose informazioni anche sugli altri corrispondenti dell’Orlandi, come Crozat.
[9] Lettera di Orlandi a Marmi (4 ottobre 1718), in Campori 1866, p. 185.
[10] De Butron 1606. Gabburri, al contrario, utilizzerà il testo per le sue Vite (si veda a tal proposito il contributo Bibliografia gabburriana nel presente numero di «Studi di Memofonte»).
[11] Lettera di Orlandi a Marmi (20 settembre 1714), in Campori 1866, pp. 181-182: «Monsù di Crosat […] vorrebbe egli che notassi ancora alcuni olandesi e Inglesi che sono stampati nel libro di Butron nuovamente dato in luce in idioma inglese, ma la traduzione, la lontananza e il non mai venire al termine m’impediranno il farlo. Egli però mi farà l’onore di farli tradurre in francese». Nella successiva lettera del 10 dicembre 1714 (Campori 1866, p. 182), il bolognese comunica: «Monsù di Crosat mi ha dispensato dall’aspettare la traduzione dall’Olandese e Inglese di quattro gran tomi in franzese, tutti concernenti alli pittori di quei contorni, perché vede che in un anno non è potuto venire al termine di quelli”.
[12] Lettera di Orlandi a Marmi del 9 agosto 1718, in Campori 1866, p. 184.
[13] Lettera di Orlandi a Marmi del 9 agosto 1718, Campori 1866, p. 184.



Last Updated ( Tuesday, 13 January 2009 )
 
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