Contenuti arrow Numero 1, 2008 arrow «Nella presente aggiunta all’Abcedario Pittorico del padre maestro Orlandi». Per una rilettura...

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Se Vasari è difeso a spada tratta, Baldinucci diventa una sacra scrittura alla quale appellarsi nei casi dubbi: per ogni artista ricordato, anche en passant, nelle Notizie, si aggiunge una voce biografica nelle Vite o un’indicazione bibliografica con rimando al Baldinucci nella biografia corrispondente già presente nell’Abcedario.

L’ammirazione di Gabburri per Baldinucci non investe solo l’opera di storiografo, ma il personaggio tout-court, per la sua vicinanza con i granduchi e i sovrani dell’epoca, per le sue parallele imprese letterarie e collezionistiche, per la sua abilità nel padroneggiare le varie tecniche grafiche, per la passione per i ritratti di amici e pittori.

Se significativi in tal senso sono i frequenti elogi alla collezione di disegni di Leopoldo e la conseguente iniziativa delle Notizie (come nelle vite di Annibale Carracci [60] o del Passignano [61]), di notevole interesse appare la voce biografica di Filippo Baldinucci, redatta interamente da Gabburri. Vale la pena leggerne alcuni passi:

Filippo Baldinucci fiorentino, per suo diletto studiò il disegno con gran frutto sotto la direzione del celebre Matteo Rosselli. Disegnava perfettamente bene a lapis rosso e nero, di che ne fanno un’ampia testimonianza tanti ritratti disegnati in tal guisa di sua mano, tutti di uomini singolari in lettere, per nascita o per eccellenza nell'arte della pittura. […] Raddoppiò i medesimi ritratti con sommo amore per averli appresso di sé, e godersi i suoi amici, componendone uno intero libro, coll’inserirvi il proprio ritratto insieme con quello della moglie e, separatamente, di tutti i suoi figlioli, con quello del padre di quegli che queste cose scrive, coronato di lauro, per essersi dilettato grandemente di poesia giocosa, nella quale a dir vero ebbe non mediocre talento. Lo stesso libro si conserva presentemente da quel medesimo che queste cose scrive e che fu ancora suo amico e molto lo praticò nella sua gioventù.

La città di Firenze, anzi l’Europa tutta, debbe professare una obbligazione grandissima a Filippo Baldinucci per la bellissima opera sua delle Vite dei pittori, scritte da esso, con penna d'oro, per via di decennali, cominciando da Cimabue, restauratore universale indubitato della pittura. Accompagnò quest’opera coi disegni della maggior parte di quegli artefici dei quali aveva descritta la vita, distribuendoli in 130 grossi volumi, per la G. M. del serenissimo cardinale Leopoldo de’ Medici, i quali si conservano presentemente nella Real Galleria di Toscana, come un prezioso tesoro, che tale si può chiamare con tutta giustizia. […] Altra simile collezione, ma più compendiosa, ristrinse in 4 grossi volumi, corrispondente ai suoi decennali, cominciando dai disegni di Cimabue, la quale conservò per suo proprio diletto sino alla morte. […] Filippo Baldinucci fu uomo che oltre all’essere grandemente versato nelle belle lettere, e oltre alla profonda cognizione e pratica delle maniere dei disegni e delle pitture, ebbe congiunta una grande illibatezza di costumi e una somma schiettezza e sincerità. Fu sommamente amato dai suoi sovrani, e da tutta la città di Firenze per tante sue belle prerogative, ma con modo più particolare e distinto fu amato dal serenissimo cardinal Leopoldo, e dal predetto cavaliere Alessandro Valori. […] L’avvocato Francesco Xaverio Baldinucci suo figliuolo aveva intrapreso a scrivere le Vite dei pittori, scultori, architetti e intagliatori in rame, dalla morte del padre, e già ne aveva scritte circa a trenta, quando colpito dalla morte nell'anno 1738 lasciò imperfetta quest’opera, molto desiderabile per le notizie di tanti e tanti professori diversi [62].

 

Filippo Baldinucci, disegnatore più che dilettante, collezionista di disegni e di ritratti, autore delle Vite dei pittori scritte «con penna d’oro», «versato nelle belle lettere» e con «profonda cognizione e pratica delle maniere dei disegni e delle pitture» sembra un alter ego d’élite del cav. Francesco Maria Niccolò Gabburri, luogotenente del granduca presso l’Accademia fiorentina del Disegno, collezionista di grafica, pittura ed in particolare di ritratti (come si legge dalla Vita, Gabburri aveva anche acquisito parte della collezione grafica di Filippo), dilettante nell’arte e nella musica, mecenate e promotore di imprese editoriali e ristampe [63], nonché autore del suo imponente Alfabeto pittorico.

Probabilmente nella sua iniziativa letteraria Gabburri ricercava le orme dello storiografo: stimolano le riflessioni dell’erudito non solo su Baldinucci, ma soprattutto sul figlio Francesco Saverio e l’intenzione di questi nel continuare l’impresa paterna. Nella celebre lettera scritta a Mariette nel 1732, nella quale palesa al conoscitore francese l’intenzione di far ristampare l’Abcedario, non passa inosservata la segnalazione che Francesco Saverio sta lavorando alle biografie, ma non con i risultati del padre:

Le Vite dei Pittori del Baldinucci il giovane, vengono da esso proseguite un poco a stento per verità; […] Certo si è che la penna del figlio non è la penna d’oro del padre, ma con tutto ciò spererei che le sue fatiche non dovessero essere in tutto disprezzate perché le notizie che egli scrive sono indubitate e fedeli [64].

 

Si potrebbe avanzare l’ipotesi che forse proprio quest’azione di prosecuzione lenta, non eccellente e interrotta bruscamente nel 1738 (come si legge nella stessa biografia del padre), possa aver incoraggiato il Nostro ad ampliare e profondere il suo impegno in un’impresa del genere: il ’38 è l’anno in cui Gabburri sembra dedicare moltissimo del suo tempo alla stesura delle Vite. Non è da escludere che all’inizio Gabburri stesse progettando una ristampa simile alle precedenti riedizioni, con aggiunte e alcune correzioni (che mancano, invece, nelle altre); in alcuni passi delle vite, soprattutto nella lettera A, si trovano frasi, copiate dall’Orlandi ma non smentite nella parte addizionata dal Gabburri, che preannunciano delle tavole in appendice al testo, probabilmente le stesse (magari ampliate) presenti nell’Abcedario (Fig. 5):

Agostino Veneziano, scolare di Marcantonio Raimondi. Fu bravo intagliatore in rame ed in legno. Marcava le sue stampe colle lettere A. V. ovvero A. V. I., come dirassi nella tavola V, della parte III [65].


Fig.5-Tavola-V/a-delle-Cifre-e-delle-Marche-di-A.P.-Orlandi,-Abcedario-pittorico,-Napoli-1763.-
Fig.5 Tavola V/a delle Cifre e delle Marche di A.P. Orlandi, Abcedario pittorico, Napoli 1763.
 Gabburri stesso, in un’aggiunta a una vita inserita nella lettera A, esclama:

Alamanno Isolani Lupari conte e uno dei 40 di Bologna. Di questo degno cavaliere ne parla Giampiero Zannotti nel libro IV, a 321, dove parla degli accademici di onore dell’Accademia Clementina nella storia che egli scrive della medesima. Per darne al mondo le più sincere notizie nella presente aggiunta all’Abcedario Pittorico del padre maestro Orlandi, si portano qui le stesse parole del Zannotti [66].

 

Col tempo, tuttavia, l’imponenza del materiale raccolto attraverso la proliferazione di testi di letteratura artistica straniera e locale, la serie dei cataloghi di stampe, la rete capillare di corrispondenti e artisti creatasi intorno a lui e, non ultimo, l’interruzione della non già eccezionale impresa di Francesco Saverio, può averlo pungolato nella stesura di un’opera che idealmente, nelle intenzioni dell’autore, si pone sulla scia della «penna d’oro» di Baldinucci padre. L’opera gaburriana giunta a noi si presenta quindi come un ibrido della letteratura artistica del periodo.

Manca la divisione in annali della storiografia baldinucciana, insieme, forse, a una maggiore cognizione critica; tuttavia, simile all’amato predecessore sono la naturale scrupolosità nelle notizie sui fiorentini e un impianto di respiro europeo; l’interesse per la stampa, concretizzato nel Baldinucci in un’opera a parte [67] è amalgamato nel Gabburri nelle sue Vite, comprensive di cataloghi di stampe (che già avevano fatto la loro apparizione nella Felsina pittrice). La struttura e il fortunato ordine alfabetico deriva quindi dall’Orlandi, ma l’abbecedario gaburriano, che è tutto tranne un compendio stringato di informazioni sugli artisti più rilevanti, non può certo essere paragonato, per impianto e ampiezza delle notazioni, né alle ristampe di cui godette l’Abcedario, né alla serie di biografie di stampo regionale che continuarono a fiorire nello stesso periodo, necessariamente circoscritte a un luogo o un’area geografica (Pascoli, De Dominici, Niccolò Pio [68], Susinno, Baruffaldi, Dal Pozzo), né alle gallerie o ai dizionari portatili come quello di La Combe.

Le Vite ricordano, piuttosto, il tentativo parallelo e forse più critico di Mariette di realizzare un infinito abbecedario di artisti partendo dall’edizione orlandiana del 1719, che le connoisseur inframezzò da fogli con aggiunte, correzioni e una tavola di concordanze cognome/nome (come l’elenco posto all’inizio delle Vite). Come è noto, l’abbecedario di Mariette rimase incompiuto, pubblicato postumo tra il 1851 e il 1860 [69].

Le Vite di Gabburri, nonostante i limiti di un’opera che per intenzioni e vastità è necessariamente incompleta, disorganica e frutto di collazioni varie, costituiscono un documento letterario di estremo interesse per il tentativo che si era posto l’autore e per la particolarità di impianto e struttura all’interno del panorama artistico letterario del XVIII secolo. Uno dei valori maggiori dell’abbecedario gaburriano, mai pubblicato se non a stralci e ora finalmente disponibile nella sua interezza [70], è in realtà di offrire, nel suo complesso, uno spaccato vivo di cultura settecentesca: scorrendo le carte del manoscritto prende vita un mondo popolato da eruditi con desideri enciclopedici un po’ troppo ambiziosi, da artisti e conoscenze che si muovono in un raggio europeo, da «forestieri illuminati» e dalle loro guide, da eruditi curiosi di tecniche, arti applicate e lessico artistico, da collezionisti che amano le stampe divulgatrici di opere e maniere di artisti. Mondo popolato, infine, da dilettanti e conoscitori che s’adoprarono con straordinaria pazienza e caparbietà nella raccolta, divulgazione e consegna ai posteri di notizie e personaggi che ancora affascinano gli studiosi.


[60] «Né questa preziosa adunanza di tante e tante migliaia di disegni fu fatta a caso, ma con somma accuratezza, diligenza, ed estima dal celebre Filippo Baldinucci insieme coi maggiori pittori del suo tempo, che faticaron indefessamente sopra quest’opera, a solo oggetto di renderla più purgata e più rara che fosse possibile. Questa medesima collezione, formata con ordine cronologico, fu quella che diede motivo allo stesso Baldinucci di scrivere le sue vite dei pittori collo stesso ordine, e se il predetto cardinal Leopoldo avesse avuto più lunga vita, avrebbe dato maggior perfezione a quest’opera, e altre ne avrebbe eseguite che già aveva formato nella di lui magnanima idea»: Vite di pittori, vita di «Anibale Caracci» [p. 202.14 – I – C_117V].
[61] «Leopoldo di Toscana, che per mezzo di Filippo Baldinucci e dei più eccellenti pittori dei suoi tempi, fece la tanto celebre collezione di disegni, distribuiti in numero di 130 grossi volumi, cominciando da Cimabue. Altra simile collezione ne fece per se medesimo lo stesso Baldinucci, distribuita per via di decennali, da Cimabue in qua corrispondente alle Vite da lui descritte»: Vite di pittori, vita di «Domenico Passignano» [p. 683 – II – C_093R].
[62] Vite di pittori, vita di «Filippo Baldinucci» [p. 953 – II – C_230R].
[63] A tal proposito si rimanda al completo contributo di Emanuele Pellegrini, che, oltre a segnalare le ristampe di cui si fece promotore il Gabburri, traccia un profilo delle numerose riedizioni ed imprese collettive di ambito storico artistico che sorsero lungo il Settecento: Pellegrini 2006.
[64] Bottari-Ticozzi 1822, p. 386.
[65] Vite di pittori, vita di «Agostino Veneziano» [p. 152 – I – C_085V].
[66] Vite di pittori, vita di «Alamanno Isolani Lupari» [p. 356 – I – C_201V].
[67] Ovvero il Cominciamento, e progresso dell'arte dell'intagliare in rame, colle vite di molti de' più eccellenti maestri della stessa professione (Baldinucci 1686).
[68] Per quanto riguarda la curiosa figura di Niccolò Pio, collezionista romano autore di una serie di voci biografiche redatte a completamento della sua collezione di ritratti di artisti, sono stati avanzati dei possibili debiti da parte del Gabburri (come Grassi 1979, p. 68, nota 11), che si sarebbe servito delle vite manoscritte del romano, edite solo nel 1977 (Pio 1977). Da un’analisi comparata tra le vite di Niccolò Pio (soprattutto quelle dei pittori romani, comprensive di contributi originali da parte dell’autore) e quelle del Gabburri non sembra che quest’ultimo se ne sia appropriato, né il personaggio è mai citato nel manoscritto palatino. Viceversa, se mettiamo in parallelo le voci di Niccolò, che risalgono al 1724 circa, con quelle dell’Abcedario, risulta come questi, per alcune vite di artisti non romani (come Mantegna, Dürer, Correggio) ricalchi nella prima parte le parole dell’Orlandi (testimonianza ulteriore della fortuna dell’opera).
[69] Mariette 1851-1860.
[70] La trascrizione dell’intero manoscritto, curata dalla Fondazione Memofonte, sarà presto disponibile on-line nel sito della BNCF e in quello di Memofonte.


Last Updated ( Tuesday, 13 January 2009 )
 
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