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Zibaldone gabburriano

a cura di Bruna M. Tomasello

Grazie al seguente appunto di Ugo Procacci, inviato a Paola Barocchi nel febbraio del 1976, è stato possibile ricavare la segnalazione di alcuni documenti inediti relativi alle ricerche gabburriane:

Ecco un appunto per il Gabburri.

Cod. Palatino 1198 (vecchia segnatura) numero di striscia 1361.

L’inserto settimo contiene appunti serviti per le Vite, spesso scritti su lettere al Gabburri indirizzate. Alcuni di questi appunti furono usati, come si dice in margine, altri furono cancellati probabilmente perché anche questi usati.

Molti di questi appunti di mani diverse, doverono essere mandati al Gabburri dietro richiesta di lui. Gli indirizzi delle lettere sono: Al cavalier Francesco Maria (alle volte aggiunto Niccolò) Gabburri o Gabburri, in una si dice: luogotenente di S.A.R. il Duca nell’Accademia delle pitture. Molti appunti sono di mano dello stesso Gabburri.

Il Palatino 558 è un «Catalogo de i disegni stampe e libri trattanti di pittura scultura e architettura […] raccolta fatta dall’Ill.mo Signor Cavaliere Francesco Maria Niccolò Gabburri sino all’anno 1722».

Cod. Palatino 1195 (vecchia segnatura numero di striscia 1359) è intitolato «Miscellanea storica, artistica e letteraria», ma sulla costola della legatura (ottocentesca, esembra essere stata fatta per un libro e non per miscellanee) si legge: «Gabburri. Memorie sulle Belle Arti». Nel primo inserto lettere interessanti scritte al Gabburri con notizie di artisti. Appunti e lettere come nel Palatino 1195.

È possibile che ritrovi altre schede.

 

 

I fondi segnalati da Ugo Procacci non si trovano collocati contiguamente ai volumi manoscritti delle Vite e non è noto se abbiano seguito le stesse sorti in Palazzo Vivarelli. Gli inserti contengono in alcuni casi missive di corrispondenti con note biografiche di artisti, in altri, appunti bibliografici dei quali si riconosce facilmente la fonte, alcune liste di opere, soprattutto di disegni con il loro prezzo [1], nonché brevi notazioni inedite.

L’inserto 1195 è composto soprattutto dal carteggio, mentre nel 1198 vi sono informazioni di tema eterogeneo non ordinato. Da alcune lettere si può riscontrare come egli tenne rapporti con pittori e accademici, tra cui ricordiamo la lettera di Bernardo Minozzi pittore bolognese residente a Roma che a Firenze ebbe modo di stringere familiarità con Gabburri, consegnandogli nel 1741 notizie di Andrea Lucarelli, pittore romano di non grande fama, ma di riconosciuta abilità e del quale anche Gabburri possedeva, come dichiara, alcune opere [2]. Numerose carte testimoniano l’intervento del pittore Giovan Battista Costa, che si fa tramite con il patrizio riminese Francesco Pedroni, finalizzato ad apportare significativi chiarimenti sulla vita di Guido Cagnacci [3].

Le carte riportano quindi indagini territoriali nelle quali si intuisce come l’autore privilegiasse le fonti dirette e non solo bibliografiche, come nel caso di Arezzo e di Volterra [4].

Nel panorama fiorentino ricordiamo l’estesa lettera di Bindo Simone Peruzzi, accademico colombario, che trasmette alcune indicazioni trascritte nella vita di Alamanno Pazzi [5]. Viceversa non sono state riportate nelle Vite le informazioni che Jacopo Zaccheri inviava da Siena con indicazioni sulla biografia e le opere del pittore Niccolò Franchini [6]. Nonostante ciò il nome dell’artista compare nell’indice generale in apertura della raccolta di biografie, come se fosse presente nel corpus: in questi casi si può supporre che si tratti di sviste, data l’enorme mole di materiali, o piuttosto che l’inserimento della specifica biografia fosse prevista e mai effettuata.

Di altro tenore è la lettera con le indicazioni di Gabburri per gli intagliatori augustani (tra i quali Johan Balthasar Probst) che in quegli anni eseguivano le incisioni delle lunette della SS. Annunziata [7]: del progetto e della volontà di realizzazione ne accenna nelle Vite nella biografia di Bernardino Poccetti, mentre non fornisce alcuna informazione sugli incisori e sui disegnatori fiorentini che collaborarono all’opera.

Oltre alle lettere e agli appunti finalizzati alla stesura delle Vite, sono presenti note scritte con finalità differenti, come nel caso del foglio [8] sull’Accademia delle Arti del Disegno. Sempre relativa all’attività di accademico è la lista di accademici del 1730 [9].

In generale, la pubblicazione di questi documenti offre a chiunque si approcci alle Vite un ulteriore strumento d’indagine che, oltre ad integrare le notizie, dimostra l’apertura letteraria dell’autore tesa al superamento dell’Abcedario Pittorico di Pellegrino Orlandi non solo nella mole, ma anche nella sostanza.

Crediamo non sia ragionevole formalizzare questo materiale, caratterizzato dalla eterogeneità tipologica e saturo di informazioni, di cui qui offriamo un indice e un’antologia.


[1] ZIBALDONE 1195, n. 8 [cc. 22-30].
[2] ZIBALDONE 1195, inserto I, n. 1.
[3] ZIBALDONE 1195, inserto I, nn. 9-10.
[4] ZIBALDONE 1198, inserto VII, n. 15, «schede, carte non cancellate» [cc. 91-100].
[5] ZIBALDONE 1195, inserto I, n. 4.
[6] ZIBALDONE 1195, inserto I, n. 3.
[7] ZIBALDONE 1195, inserto I, n. 14 [cc. 61-65].
[8] ZIBALDONE 1198, inserto VII, n. 15, «schede non cancellate» [cc. 16-19].
[9] ZIBALDONE 1198, inserto VII, n. 15, «schede non cancellate» [cc. 20-24].



Last Updated ( Tuesday, 23 March 2010 )
 
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