Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Introduzione al Corso di alta formazione sulle metodologie di analisi delle fonti

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Introduzione al Corso di alta formazione sulle metodologie di analisi delle fonti*

Paola Barocchi


Ritengo opportuno e doveroso riflettere sui possibili danni e vantaggi dell’informazione sul web, che si fa sempre più imponente ed agguerrita in un momento in cui l’Università impone corsi manualistici, senza esigenza di approfondimenti.

Ad una didattica elementare si associa in tal modo la passività favorita dalla velocità di un’informazione, che resta episodica e dispersiva se non è associata ad una fattibilità di ricerca. La stessa mole dell’offerta di consultazione provoca una difficoltà di orientamento tra quantità vistose e qualità talvolta discutibili, nella non distinzione tra ciò che è attendibile e ciò che non lo è.

È evidente che gli strumenti mutati e rinnovati esigono conoscenze tecniche sussidiarie e relazionali, ma anche la consapevolezza dei propri fini di fronte agli informatici e agli storici. Cerchiamo dunque quali possono essere i binari metodologici per un corretto orientamento. Prima di tutto un’obiettiva conoscenza delle offerte disponibili in consultazione, quindi una valutazione dei modi di strutturazione di informazioni diverse che possano aiutare la ricerca e al tempo stesso favorire nuove applicazioni. Solo in tal modo l’indagine medita sui dati e li articola. Facciamo qualche esempio.

 

Il caso più semplice di tipologia storico-artistica è certamente quello degli abbecedari: nella loro successione alfabetica di artisti, le notizie derivano da testi precedenti alla stesura e vengono compendiate in una specie di dizionario monografico, atto a fornire i dati più necessari (nascita, morte, attività ecc.). L’autore più famoso è certo Antonio Pellegrino Orlandi, il cui Abcedario, pubblicato a Bologna nel 1704, ha avuto numerose edizioni e molti seguaci. Tra di essi Francesco Maria Niccolò Gabburri (1676-1742), gentiluomo fiorentino, Accademico della Crusca dal 1701, collezionista soprattutto di disegni e stampe, Provveditore dell’Accademia del Disegno dal 1730, corrispondente, tra gli altri, di Pierre Jean Mariette e di Rosalba Carriera, nonché autore di un suo abbecedario (Le Vite de’ Pittori). Il voluminoso manoscritto della Biblioteca Nazionale di Firenze, tralasciato persino dallo Schlosser (1924), è rimasto a lungo inedito o solo parzialmente edito per singoli artisti.

La trascrizione integrale del manoscritto, è stata affidata nel 2007 a Memofonte, che ha eseguito la commissione in diciotto mesi, con cinque persone addette, cercando di colmare le lacune provocate dall’alluvione del 1966, grazie ad un precedente microfilm in suo possesso. Eseguita la trascrizione è maturata la ricerca, cercando prima di tutto di individuare gli strumenti usati dall’autore. Si è così ricostruita la bibliografia citata e valorizzato l’interesse di Gabburri per le stampe, non più come mere opere d’arte ma come testimonianze di una fortuna visiva, importante quanto la fortuna testuale.

In tal modo il bibliofilo, il collezionista, i suoi rapporti con altri collezionisti e storici (come Baldinucci, Sandrart, Van Mander, ecc.) hanno potuto assumere nuove dimensioni, offrendo una orchestrazione di conoscenze e di iniziative assai significativa nella Firenze del secondo Seicento e primo Settecento.

 


* Quello che segue è un estratto del saluto introduttivo dedicato dalla Prof.ssa Paola Barocchi alla prima giornata del Corso di alta formazione e specializzazione Metodologie di analisi informatica delle fonti. Le guide storiche, tenutosi presso il Conservatorio Santa Chiara a San Miniato (Pisa) dal 20 al 22 maggio 2009, frutto della collaborazione tra la Fondazione Memofonte e la Scuola Normale Superiore di Pisa.



Last Updated ( Friday, 10 July 2009 )
 
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