Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Giuseppe Pelli Bencivenni e l’Indice di CXXII Volumi di Disegni della Real Galleria. Genesi...

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Fig. 2 Federico Zuccari, Dante, Virgilio e i Giganti, Firenze, GDSU, 3500 F.

 

I cinque tomi fin qui citati non erano i soli ad accogliere esemplari di più antica quanto incerta provenienza. Verso la fine del manoscritto, dall’inserto n. 176 al n. 182, scopriamo sette volumi di disegni di architettura, per i quali Pelli indica una segnatura, da n. 3600 a n. 3606, che corrisponde a quella dell’inventario del 1769, dove, infatti, furono descritti. Questi disegni, 762 pezzi, si vanno così ad aggiungere al gruppo che avrebbe dovuto far parte della prima parte dell’Indice[35]. I primi tre volumi accoglievano gli studi architettonici della Città ideale di Bartolomeo Ammannati (Figg. 3-4) e copie, eseguite dall’architetto Giovan Battista Nelli, dagli originali dello stesso Ammannati o dalla sua scuola, mentre il quarto, sempre del Nelli, disegni delle architetture e delle sculture di Michelangelo per la chiesa di San Lorenzo[36]. I rimanenti tre tomi contenevano disegni misti di antichità[37].

Dodici volumi di disegni, dunque, per un totale di circa 1290 pezzi, risalgono ad acquisizioni precedenti il 1769. Ne deriva che per essi, da un punto di vista documentario e per la ricostruzione delle provenienze, le filze di Galleria, con documenti a partire solo da tale data, non tornano utili se non per pochi, rintracciabili esemplari. In sintesi, i disegni nei volumi ai nn. 83, 84, 106 e anche 107, con eccezioni all’interno di ognuno che andrebbero esaminate nel dettaglio, e ai nn. 176-182, possono essere virtualmente ‘richiamati’ nella prima parte, in bella copia nei primi tre tomi dell’Inventario generale dei disegni del 1775-1784, dalla quale sono stati fino ad ora esclusi. Dell’inserto 105 se ne occupò lo stesso Pelli.

 

Fig.-3-Bartolomeo-Ammannati,-Pianta-di-cattedrale,-Firenze,-GDSU,-3383-F-recto.
Fig. 3 Bartolomeo Ammannati, Pianta di cattedrale, Firenze, GDSU, 3383 F recto.
Fig.-4-Bartolomeo-Ammannati,-Studi-anatomici-di-braccia,-Firenze,-GDSU,-3383-F-verso.
Fig. 4 Bartolomeo Ammannati, Studi anatomici di braccia, Firenze, GDSU, 3383 F verso.

 

I volumi rimanenti e i disegni che accoglievano, invece, attendono ancora una puntuale e approfondita analisi delle rispettive vicende, in funzione di un corretto e non incerto lavoro di ricostruzione delle collezioni di provenienza, tutte documentate dal rigoroso direttore e variamente segnalate anche nel manoscritto. Tra inventario e documenti di acquisto, infatti, emergono i nomi di molti collezionisti noti e di altri meno conosciuti: la famiglia Gaddi e i Michelozzi, Sebastiano Resta e il marchese del Carpio, Ignazio Enrico Hugford e Lamberto Cristiano Gori, Anton Francesco Marmi, Vincenzo Frati, Antonio Poggi, Felice Ricoveri, Francesco Miliotti e Giuseppe Salvetti[38]. Collezioni eterogenee per qualità e quantità, acquistate in momenti diversi dal 1769 al 1784, oggetto di sospetti smembramenti e incerte fusioni.  

 


[35] Pelli li fa precedere, infatti, alla sua indicazione posta nell’INVENTARIO GENERALE DISEGNI 1775-1784, a ricordare l’inizio previsto per la seconda parte dell’Indice (cfr. nota 25).
[36] INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, Inss. 176-179, cc. 306-310: «176. Libro di piante di chiese ed altre fabbriche, in foglio. Segnato di n. 3601. Principia con la facciata di un tempio dedicato a S. Matteo, e questi disegni sono della scuola dell’Ammannati e furono copiati da Giovan Battista Nelli, nel volume segnato 3603»; «177 e 178. Segnato n. 3602. Città ideale di Bartolomeo Ammannati. O piuttosto disegni di fabbriche»; «Segnato n. 3603. Raccolta di disegni d’architettura di Bartol. Ammannati fiorentino, copiati da me G.B.N. Di pagine 109. Giovan Battista Nelli è il padre del senator Clemente, ancor esso senatore, operaio del Duomo e bravo ingegnere»; «179. Segnato n. 3604. Opere di architettura di Michelagnolo Buonarroti fatte per San Lorenzo di Firenze, misurate e disegnate da Giovan Battista Nelli al serenissimo Ferdinando principe di Toscana». Sul trattato della Città ideale di Bartolomeo Ammannati, i disegni (inv. nn. 3382 A-3464 A GDSU) e le copie di G.B. Nelli agli Uffizi si veda FOSSI 1970.
[37]INDICE CXXII VOLUMI DISEGNI 1784, Inss. 180-182, cc. 312-316 «180. Segnato n. 3600. Volume in foglio di vari disegni di antichità in numero di 277. Nell’Inventario intitolato Museo»; «181. Segnato n. 3605. Libro in quarto di disegni diversi di antichità ed altro, e sono carte n. 126 con disegni. […] Nella maggior parte vi è notato d’onde il tutto è preso, e pare che siano studi di qualche dilettante presi sul luogo»; «182. Segnato n. 3606. Disegni di vedute ecc. in quarto, n. 61. Sono per lo più qualche pezzo di antichità come a 14 ecc., qualche paese come a 7, 11, 47 ecc., e dal n. 48 in poi vi sono alcuni disegni del Virgilio vaticano ecc. Fino a 53 sono a penna e acquerello, gli altri sono a colori».
[38] Sulle acquisizioni di disegni di Giuseppe Pelli si rimanda a FILETI MAZZA-TOMASELLO 2000, FILETI MAZZA-TOMASELLO 2003 e FILETI MAZZA 2009, pp. 44-78, dove sono prese in esame alcune delle collezioni citate. Sulla collezione Michelozzi si veda BONFANTI 2001, dove l’inventario Pelli non è preso in considerazione. Per la collezione di Ignazio Enrico Hugford (1703-1778) e la sua figura di mercante e conoscitore: FLEMING 1955; BORRONI SALVADORI 1983b; MONBEIG GOGUEL 2006; GRISOLIA 2008; GRISOLIA 2009. Si segnala che tra i fogli in collezione Michelozzi non acquistati da Pelli, per le limitazioni imposte da Pietro Leopoldo, è emersa la presenza di un importante gruppo di 524 disegni, provenienti dalla nota collezione di Gaspar de Haro y Guzmán, VII marchese del Carpio, ambasciatore a Roma dal 1677 e viceré di Napoli dal 1683 al 1687. Il nucleo era descritto tra i disegni legati in libri: «524 Disegni in 13 tometti legati in sommacco rosso, raccolta fatta dal Marchese del Carpio Vice Ré di Napoli, di buoni autori» (AGU, Filza XII, 1779, n. 48, Inventario di disegni di diversi eccellenti autori e stime dei medesimi, Disegni legati in libri; cfr. EFEMERIDI, s. II, VI, 1778, c. 1006, 26 agosto). Il valore stimato era di 175 scudi romani. La presenza a Firenze di questi libretti, acquistati quasi certamente in Spagna dai Michelozzi e forse parte dei «quattordici libri in 4°» registrati in un inventario del marchese (cfr. CACCIOTTI 1994, p. 175, nota 35), apre nuove prospettive di ricerca sui disegni della collezione del Carpio, sulla stessa raccolta Michelozzi, sugli inattesi movimenti di questi tometti e dei loro fogli, sia prima della vendita Michelozzi del 1779, sia in seguito a tale data.
Last Updated ( Thursday, 16 July 2009 )
 
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