Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Giuseppe Pelli Bencivenni e l’Indice di CXXII Volumi di Disegni della Real Galleria. Genesi...

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Possiamo ora comprendere a pieno la generica precisazione di Giuseppe Pelli in merito ai fogli descritti, definiti nel frontespizio «per lo più acquistati da Sua Altezza Reale», l’illuminato Pietro Leopoldo. Emendato il catalogo dai disegni già in collezione, sarà possibile ottenere, con le opportune ricerche, il quadro esatto e completo di questi importanti acquisti.

Alla luce di quanto esposto, chiarita anche presenza e identità dei volumi clandestini, è lecito cedere alla tentazione di etichettare l’Indice di CXXII Volumi di Disegni con la compendiaria ed efficace formula di inventario ‘lorenese’ tout court, per distinguerlo dall’Indice alfabetico in bozze e dalla sua bella copia, già indicata come inventario ‘mediceo’ tout court e come tale ampiamente accettata[39].

L’approccio metodologico e descrittivo adottato nel nostro inventario ‘lorenese’ è in continuità con quello riscontrato nella prima sezione dell’Indice. L’esperienza accumulata, tuttavia, unita alla crescente consultazione di cataloghi di altre collezioni e ad una compilazione slegata dall’austera struttura alfabetica per artista, rende il manoscritto una delle più riuscite prove pelliane.

Trascorsi oltre due secoli, il disegno appare agli occhi del moderno lettore con un’immediatezza che non lascia indifferenti. Soggetto, tipologia, tecnica e supporto si sommano riga su riga a colmare di fogli i preziosi volumi e, scorrendo le vecchie carte, sorprendono la ricchezza e la varietà terminologica con cui sono esibiti gli studi maneggiati dal direttore. L’abilità sintetico-descrittiva raggiunta da Pelli permette oggi, smembrati i volumi, di identificare la maggior parte dei disegni, che una volta esaminati rendono il suo lavoro ancor più apprezzabile e comprensibile. Questa impostazione analitica si fa generica e ambigua solo nel caso dei disegni di paesaggio e degli studi accademici, in alcuni casi più difficili da ritrovare e da distinguere gli uni dagli altri. Scendere nel dettaglio di questo genere di fogli, ad esempio descrivendo l’esatta posizione dei diversi elementi, significava andare oltre le esigenze di sintesi dell’inventario e la scelta del direttore è la riprova di una coerente diligenza classificatoria.

Le tipologie iconografiche sono inquadrate, se possibile, nelle primissime parole. Troviamo efficaci formule descrittive ripetute per l’intero Indice, usate per temi sacri o profani, e a volte è sufficiente una leggera variazione, apparentemente insignificante, per visualizzare un dettaglio che segna la differenza e del quale si apprezza la scelta solo dopo l’identificazione del foglio: «Vergine col Figlio in collo» è immagine ben diversa da «Vergine col Figlio in braccio» o «Vergine col Figlio fra le ginocchia». Tali specifiche non lasciano spazio a incertezze nel caso di disegni similari o difficili da reperire, sia in seguito allo smembramento del volume, sia per un precoce cambio di attribuzione, sia perché anonimi. A volte il livello di dettaglio supera il mero valore didascalico e compensa del tutto l’assenza dell’originale o di una sua riproduzione. «La Vergine sedente col Figlio sul ginocchio destro, con schizzo di due Santi allato, a acquerello e penna» oppure «Una grotta con l’incudine, tre figure che osservano un loro compagno caduto in terra, ferito da una freccia scoccata d’altra figura che sopravviene, su fondo giallo» », e ancora « Veduta di un fiume con fabbriche sulla riva ed un ponte nel fondo, a matita nera, per il largo, di Paolo Anezi» (Fig. 5), sono solo alcune delle tante soluzioni che contribuiscono alla resa di un inventario ‘parlante’ pur se privo di immagini[40].

Fig.-5-Paolo-Anesi,-Veduta-del-Ponte-rotto-e-dell'Isola-tiberina-a-Roma,-Firenze,-GDSU,-443-P,-provenienza-collezione-Hugford-(già-collezione-Gabburri).
Fig. 5 Paolo Anesi, Veduta del Ponte rotto e dell'Isola tiberina a Roma, Firenze, GDSU, 443 P, provenienza collezione Hugford (già collezione Gabburri).
 

Si accalca così un popolo di nudi, figure, mezze figure, figurine, figurette, femmine nude, stanti, sedenti, giacenti, genuflesse e in viaggio. La medesima attenzione è dedicata alla tipologia di disegno e alla tecnica, così come non mancano eventuali segnalazioni di un supporto particolare o di un’iscrizione[41]. Dalla totale assenza di indicazioni sulla natura del foglio, come nella maggior parte dei casi, e dal generico «disegno» (203 occorrenze), si passa alle più corrette e frequenti definizioni di «schizzo» (809), «studio» (132) e «pensiero» (68) o ai rari casi di «sbozzo» (10 volte) o «bozzo» (1). Parole variamente accompagnate dal nome di un artista, dallo strumento del suo segno, dall’aspetto e tinta della carta, resa nei suoi colori più vari, con sfumature lessicali a volte indegne di un appassionato dantista e linguista e per questo più coraggiose e apprezzabili. Una graduale confidenza con il linguaggio che permea l’inventario, non privo di momenti curiosamente gustosi, e, in termini più ampi, con il metodo che governa il lavoro del suo estensore, consente un’identificazione dei disegni più agevole e meno soggetta a incomprensioni, errori o confusioni.


[39] Cfr. CHIARINI DE ANNA 1982b, p. 153; GAETA BERTELÀ 1987, pp. 521-523.
[40] Va anche segnalata la presenza, rara, di descrizioni la cui brevità può sorprendere, come «Un Presepio» o «Circoncisione», prive di qualsivoglia informazione accessoria. In questi casi l’essenzialità è spesso giustificata dall’appartenenza a una serie di cui sono già stati forniti alcuni dati, come l’artista o la tecnica adoperata.
[41] Cfr. FILETI MAZZA 2009, p. 50, anche a proposito della moderna sintesi delle tipologie iconografiche inserita dallo stesso Pelli nella prima parte dell’Indice.
Last Updated ( Thursday, 16 July 2009 )
 
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