Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Roma 1587. La dispersione della quadreria estense e gli acquisti del cardinale Ferdinando de’ Medici

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Queste veloci citazioni richiamano alla mente le consuete vedute selvose dove si ambientavano piccole figure mitologiche dipinte alla maniera dei discepoli anversesi di Joachim Patinier, verso il cui esempio avevano da tempo saputo guardare, nelle aperture di paese dei loro quadroni, anche i pittori estensi, da Garofalo ai Dossi e Girolamo da Carpi, mentre a Ferrara la pittura diventava sempre più provinciale, nel contesto ormai europeo della geografia artistica. Il «quadro di Fiandra con l’incendio di una città», qui sopra citato, sembra riconducibile alla tematica, piuttosto ricorrente tra quei pittori, delle Distruzioni di Sodoma, tematica che in Italia si apprezzava particolarmente in considerazione degli effetti di resa fenomenica che, secondo gli argomenti messi in gioco nelle dispute teoriche sul «paragone», erano ritenuti prerogativa dell’arte pittorica, tanto più perché tali effetti erano ritenuti impossibili da imitare da parte degli scultori. In tal senso i paesi del Civetta stavano largamente affermandosi nel collezionismo contemporaneo, anche a Roma[90].

Non sarà per il momento possibile identificare i quadri dell’Ascensione[91] e della Natività[92], acquistati per la Villa Medici sul Pincio tra i beni di Ippolito d’Este. Con assoluta certezza, invece, siamo risaliti ai quadretti del ferrarese Ludovico Mazzolino, la Strage degli innocenti[93] e la Circoncisione[94] degli Uffizi, che, trasmessi in eredità a Luigi d’Este, e acquistati dal cardinale Ferdinando de’ Medici nel 1587, sarebbero stati esposti nella Villa sul Pincio dentro l’appartamento privato del padrone[95]. Scomparso nel 1528, Mazzolino aveva lavorato lungamente al servizio degli Este, e la sua produzione dovette risultare di particolare gradimento ancora nel quarto decennio, se è vero che nel 1535 Ippolito scelse per la propria quadreria, prelevandole dalla guardaroba ducale a Ferrara, ben quattro delle opere del maestro ferrarese, tra cui figuravano, appunto, i due quadretti degli Uffizi. Questi ultimi, in ragione della loro qualità, cioè della loro singolarità di stile, avrebbero suscitato nel corso del XVII secolo, dopo essere stati trasferiti a Firenze, esposti nella Galleria, le attribuzioni più singolari: la Strage degli Innocenti fu creduta una cosa addirittura di Brueghel, ma qualcuno suggerì anche il nome di Gaudenzio Ferrari[96]; e avrebbe persino meritato, molto dopo, l’attenzione del Roberto Longhi di Officina Ferrarese[97].



[90] Cfr. la nota precedente. Si veda, per esempio, una Distruzione di Sodoma di Herri met Bles detto il Civetta, al Museum of Fine Arts di Boston (cfr. OCCHIPINTI 1997, p. 604, fig. 61); la resa del fuoco in una veduta era, secondo le dispute contemporanee sul ‘paragone’, un argomento ricorrente a favore dell’universalità della pittura (si pensi già solo a quanto scriveva Baldassar Castiglione: «[Il marmoraro] non può mostrare il color de’ capegli flavi, non il splendere dell’arme, non una oscura notte, non una tempesta di mare, non que’ lampi e saette, non lo incendio di una città, non il nascere dell’aurora di color di rose, con que’ raggi d’oro e di porpora; non può in summa mostrare cielo, mare, terra, monti, selve, prati, giardini, fiumi, città, né case, il che tutto fa il pittore», testo citato e discusso in BAROCCHI 1998, p. 36 e note; inoltre pp. 63-64, per la lettera di Vasari al Varchi, p. 71 per la lettera del Bronzino).
[91] Non identificabile, questa Ascensione si trovava nel 1588 a Villa Medici così descritta: «Un quadro d’altare in tela co’ suo telaio grande dipintovi dentro la Scensione del Nostro Signore Iesù compero dalle eredi dell’illustrissimo signor cardinale da Este […] di settembre 1587» (ASF, Guardaroba Medicea, 79, c. 428s, per cui si veda CECCHI 1991, p. 502). Nemmeno siamo in grado di affermare che allo stesso dipinto si riferisca la successiva descrizione inventariale: «Un quadro in tela grande co’ suo telaio dipintovi dentro l’Ascensione di Nostro Signore Iesù Cristo donò Sua Signoria Illustrissima a’ reverendi padri Cappuccini di Bracciano a dì 5 di settembre 1592 […]» (ASF, Guardaroba Medicea, 79, c. 428d), dato che un’Ascensione risultava sempre a Villa Medici nel 1602 (ASF, Guardaroba Medicea, 790, c. 27v: «Un quadro dell’Ascenzione di Cristo dipinto in tella»).
[92] «Un quadro in tavola dipinto la Natività di Cristo quando i pastori vanno a offerire con ornamento nero dorato et suo ferro» (ASF, Guardaroba Medicea, 79, c. 194); si troverà ancora a Villa Medici nel 1602 «Uno quadro della Natività di Cristo quando li pastori vanno a offerir dipinto in tavola con adornamento nero tocco d’oro col suo ferro» (ASF, Guardaroba Medicea, 790, c. 21v).
[93] OCCHIPINTI 1997, pp. 602-603. Il dipinto compare per l’ultima volta nell’elenco del 1583, tra i beni del cardinale Luigi d’Este a Tivoli (CAMPORI 1870, pp. 46-47: «un quadro depinto in tavola, dentro l’Innocenti, con cornice dorata con grottesche»), prima di essere acquistato da Ferdinando I de’ Medici (CECCHI 1991, p. 502; BAROCCHI-BERTELA' 2002, p. 83).
[94] OCCHIPINTI 1997, pp. 602-603. Prelevata anch’essa dalla ducale guardaroba, a Ferrara, nel 1535, la ritroviamo nel citato Inventario di Monte Giordano nel 1573 (c. 23 «un quadro dipintovi la Circoncisione con cornice di noce»), e infine in quello del cardinale Luigi del 1583 (CAMPORI 1870, pp. 46-47: «un quadro depinto in tavola della Circoncisione corniciato di noce con una cortina d’ermesino cremisi»), prima di essere acquistata da Ferdinando de’ Medici, che la espose nella sua villa sul Pincio (CECCHI 1991, p. 502; BAROCCHI-BERTELA' 2002, p. 83).
[95] ASF, Guardaroba Medicea, 790, c. 192v: nella «seconda camera del detto appartamento» a Villa Medici si trovano il «quadretto in tavola dell’istoria delli Innocenti con ornamento dorato dipinto a groteschi» e (c. 193) il «quadretto in tavola dipinto la Circoncisione di Cristo con ornamento verniciato tocco d’oro»; vedere anche, ASF, Guardaroba Medicea 79, c. 428s: «Un quadretto della Circumcisione con adornamento di noce con pero dalli eredi dell’Illustrissimo Cardinale da Este […]. Un quadretto delli Innocenti chon ornamento di noce coperato chome supra […]».
[96] Cfr. PALAZZO VECCHIO 1980, p. 264, scheda 492.
[97] LONGHI 1934, p. 69.
Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
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