Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Roma 1587. La dispersione della quadreria estense e gli acquisti del cardinale Ferdinando de’ Medici

Print
Article Index 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

 

Intanto, però, sfuggiva alla documentazione scritta ciò che gli osservatori dell’epoca non si lasciavano sfuggire: dovette saltare all’occhio qualcos’altro di Raffaello, o, meglio, di scuola raffaelliana, al momento in cui fu inventariata la biblioteca del cardinale di Ferrara, dove si conservavano molte cartelle di disegni e di stampe, alcune delle quali – lo apprenderemo tra breve – furono comprate dal cardinale Ferdinando de’ Medici:

 

Sette carte pecore di desegni di paesi diversi, una delle quali è la [Na]vigazione delli Portoghesi all’Indie miniata chiusa in cannone di latta […]. Un’Italia dipinta in una tela grande non messa in opera. Decidotto carte in tela di diversi paesi e discrittioni. Una tela di Fiandra con paesi. [...]. Libri di più sorte centoquarantadoi[22]. Un messale miniato coperto di velluto cremesino. Un libro de desegni coperto di carta pecora[23]. Sedici volumi di cose da messa scritti a penna. Tre volumi sciolti. Doi breviari et un messale vecchi antichi [...]. Quattro carte della descrittione de la navigazione de li paesi dell’Indie Nove in carta pergamina messi in tellari di noce in doi casse di legno. Una spinetta alla franzese dipinta a grottesca di dentro coperta di corame. Un gravicembalo a doi registri con cassa dipinta verde […][24].

 

Purtroppo, nessuno allora pensò di stilare inventari meglio dettagliati, che descrivessero anche i contenuti delle singole cartelle; ma da una testimonianza del pittore bolognese Denis Calvaert, assai più tardi riportata dal Malvasia, apprendiamo che si trattava di «superbissima raccolta de’ disegni di tutti i più valenti maestri d’ogni scuola»: ne facevano parte due studi di figura dalla Scuola di Atene di Raffaello e uno dal Giudizio finale di Michelagelo. Sarebbe stato però lo stesso Calvaert a confessare che quegli studi di figura, posseduti dal cardinale d’Este, erano stati da lui stesso eseguiti, quindi invecchiati e accortamente affumicati in modo da sembrare originali[25].

 

Un’importantissima testimonianza, quanto mai vicina a Ippolito d’Este perché dovuta ad uno dei suoi segretari personali, l’umanista francese Marc-Antoine Muret (ben noto agli studiosi di Villa d’Este per avere scritto i versi della Dedicatio hortorum Tyburtinorum[26]), potrebbe adesso offrire più che una vera riprova della presenza di opere di Raffaello tra Tivoli e Roma, almeno uno spiraglio sulla fortuna contemporanea dell’Urbinate in ambito estense: un Raffaello di cui, come è apparso evidente, si ammirava immensamente tanto la produzione giovanile, quanto l’evoluzione di linguaggio avvenuta nella Roma di Giulio II e di Leone X. In un forbito epigramma latino, edito per la prima volta nel 1575, Muret, nel lodare la capacità mimetica della pittura di Raffaello, faceva ricorso al topos ellenistico della gara tra techne e physis: e vedeva la pittura farsi imitatrice della natura al punto da insinuarsi il dubbio paradossale che fosse invece la natura a imitare l’arte di Raffaello[27]; niente di molto diverso, d’altronde, Muret aveva creduto di leggere nelle prime righe della biografia vasariana: «di costui fece dono al mondo la natura quando, vinta dall’arte per mano di Michelagnolo Buonarroti, volle in Raffaello esser vinta dall’arte e dai costumi insieme»[28].

Nulla però nei versi con cui Muret immaginava di dar voce alle spoglie di Raffaello nel Pantheon, nemmeno il troppo generico cenno alle tabulae che ingannavano prodigiosamente la natura stessa, permette in verità alcun esplicito riferimento alla quadreria del cardinale d’Este. Tuttavia, guardando alla vasta opera poetica del Muret (dove ritornano frequenti e più espliciti elogi del mecenatismo di Ippolito), ne risulta che Raffaello fosse l’unico pittore ad esservi nominato, insieme a Tiziano[29]. E se Raffaello e Tiziano vi si trovavano celebrati entrambi come i maestri sommi, d’altra parte nessuna considerazione si concedeva a Michelangelo, né ad altro artista. Per tale ragione gli epigrammi di Muret, pure nella genericità dei topoi letterari in essi adoperati, potrebbero rispecchiare alcune precise predilezioni culturali, quelle predilezioni che in ambito estense, non a caso, erano ugualmente condivise – in senso cioè filoveneto e filoraffaelliano, ma, occorre ribadire, in chiave sostanzialmente controriformistica – anche dall’anziano Pirro Ligorio, che era morto nel 1583[30].



[22] L’inventario dei libri è pubblicato in OCCHIPINTI 2001, pp. 316 e sgg.
[23] Tra i disegni doveva probabilmente trovarsi la serie di ventiquattro fogli illustrati da Camillo Filippi con scene bibliche, per i quali il conte Estense Tassoni, «commissario generale» del cardinale, aveva pagato il pittore in data 23 settembre 1561 (cfr. ASMo, Archivio per Materie, Arti Belle, Pittori, busta 14/2: «Illustrissimo signor conte bellissimo Esten[se] Tassone commissario generale dell’illustrissimo et reverendissimo cardinale da Este. Piaccia a Vostra Signoria illustre di far pagare a maestro Camillo di Felippi pittor scudi quattro d’oro in oro qualli sono per havere fatto di ordine di Sua Signoria illustrissima et reverendissima pezzi numero ventiquattro de disegni piccoli a figurine di più sorte retratti della Bibia et dui altri pezzi grandi delle [spozadice] de Hercolle per far uno quadro da Pan di Arento per bisogno di quella li qualli disegni sua predetta Signoria illustrissima et reverendissima tiene apreso di lei […]»; documento adoperato già da PACIFICI 1920, p. 392).
[24] Cfr. il citato Inventarium bonorum bonae memoriae Hippoliti Estensis (1572), c. 478r. Gli stessi oggetti si ritroveranno nell’Inventario di Monte Giordano nel 1573, in ASMo, Camera Ducale, Amministrazione dei Principi, 1349, c. 12: «[...] Una nostra donna di alabastro in una cassa di legno. [...] Una fontana di bronzo, due satiri, un mostro, un asino et altre figure. [c. 16v] Otto teste di marmoro et una figura senza testa, et un busto dinanzi. [...] Cartapecore sette di disegni di paesi diversi, una delle quali è la navigatione delli Portughisi all’Indie, […] chiuse in cassini di latta. Un Italia dipinta in una tela grande non messa in opera. [c. 17] Diciotto carte in tela di diversi paesi et inscrittioni. Una tela di Fiandra co’ paesi. [...] Un messale dorato coperto di velluto cremisi. Un libro di disegni coperto in cartapecora. Sedici volumi di cose da Messa scritti a penna. [...]. Quattro carte della descrittione della navigatione de paesi del’Indie nuove in carta pergamena, messe in telari di noce, che stanno in due casse di legno. [...] [c. 26] Sedici pezzi di stampe di corame. Una tromba a tasti, con la sua cassa di legno. [...] Uno orologio quadro in cassa di velluto nero. Uno orologio a cupola con l’arme di Mons. di Guisa in cassa di corame. Uno orologio a cupola quadro in cassa di corame. [...] Cinque libri di seta tinta di vari colori. Uno corporale con la sua anima lavorato tutto di bianco. [...]».
[25] MALVASIA [1678] 1841, pp. 196-197: «Ammirò ad ogni modo il valore del Calvarte quel porporato e allora anche più lo conobbe e lodollo, che mostrandogli con suo gran ristoro e contento la superbissima raccolta de’ disegni di tutti i più valenti maestri d’ogni scuola, non solo seppe Dionisio conoscerne tutti gli autori, ma giunti ad un nudo di Michelangelo di que’ di Giudizio e a due figure di quelle di Rafaelle nella Scuola d’Atene, l’avvertì non essere originali, ma da lui fatti e copiati dall’opre medesime, ancorché in qualche luogo mutati, così comandatogli da un tal Pomponio, che gli l’avea commessi; e che per l’appunto era stato quello, che affumicata poi quella carta e fattala venir logra a loco a loco, gli avea venduti per originali al Cardinale, come successivamente verificossi, confessandolo allora colui e chiedendone perdono, che si vide convinto».
[26] Al riguardo vedere almeno, di recente, BARISI-FAGIOLO-MADONNA 2003, pp. 86-87.
[27] Pubblicato per la prima volta in MURET 1575; lo si veda anche nelle opere complete (MURET 1777, III, pp. 35-36): «Raphaelis Urbinatis Pictoris eximii Tumulus ispe loquitur. XLVIII»: «Sic mea naturam manus est imitata videri/ posset ut ipsa meas esse imitata manus./ Saepe meis tabulis ipsa est delusa, suumque/ credidit esse, meae quod fuit artis, opus./ Miraris, dubitasque? audito nomine credes./ Sum Raphael. Hei mi, quid loquor? Immo fui./ Et tamen, his dictis, quid opus fuit addere nomen?/ Alterutrum poterat cuilibet esse satis./ Nam mea et audito est notissima nomine virus,/ et praestare vicem nominis ipsa potest»; cfr. ora SHEARMAN 2003, pp. 1243-1244.
[28] VASARI [1550 e 1568] 1966-1987, IV, p. 155 (1568).
[29] MURET 1777, III, p. 36 («Ad Claudium quendam», XLII): «[...] Gratia dis, qui mentem homini celeremque dederunt,/ et quævis habilem fingere spectra sibi./ Illa et plumipedem superarit Persa cursu,/ et celerem invicti Bellerophontis equum./ Nec mihi, se cuius rerum natura creatrix/ expressam in tabulis cernit, ut in speculo,/ tam bene te docto Titianus pollice pingat,/ quam mens te assidue pingere promta mea est/ atque utinam tibi sit de nobus mutua cura! [...]». Interessi di Muret per la ritrattistica emergono soprattutto in una sua epistola indirizzata a Torquato figlio di Pietro Bembo, datata Padova, 7 maggio 1563 (MURET 1777, II, p. 162): «[...] Equidem non solum quae ille nobis monumenta ingenii sui plurima ac pulcherrima reliquit, accurate pervolutare, verum etiam imagines corporis ipsius studiose contemplari soleo, magnamque ex eis oblectationem capio, quod illae mihi ipsum ante oculos constituere videantur. Iam si aut depictam in tabula, aut marmore expressam, aut in aere argentove insculptam Petri Bembi imaginem [p. 163] prope divino cultu afficere solitus sum; quid me tibi facere par est, Torquate Bembe, quem nobis divinus ille vir cicam et spirantem tum corporis tum multo magis ingenii ac virtutum suarum imaginem reliquit? Itaque ut intelligas, te a me tanti fieri, qui paternae gloriae praeclare omni ex parte repondeat: mitto ad te muneri Tibullum, hoc est eum poetam quem pater tuus felicissime expressit, emendatum a me […]».
[30] Per un esame degli scritti di argomento figurativo di Muret devo ancora rinviare al mio volume in preparazione, OCCHIPINTI, Giardino delle Esperidi; un’utile bibliografia è segnalata al riguardo in SHEARMAN 2003, p. 1244.
Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
Joomla SEF URLs by Artio