Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Roma 1587. La dispersione della quadreria estense e gli acquisti del cardinale Ferdinando de’ Medici

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Intanto, alla morte di Luigi d’Este, il cardinale Ferdinando de’ Medici ventilava la possibilità – evidentemente poi sfumata – di prendere in affitto il palazzo di Monte Giordano dove avevano abitato i prelati estensi, che, secondo lui, era «il più bel sito di Roma»[77]. Di lì a poco il futuro granduca di Toscana riusciva a entrare in possesso di numerosi oggetti personali appartenuti a un personaggio magnifico come Ippolito d’Este, che aveva manifestato curiosità ed interessi molto vari, che spaziavano dalla statuaria classica[78] alle rarità scientifiche ed esotiche, ai diversi generi della pittura[79]. Il 14 luglio 1587 Ferdinando faceva acquistare, stando ai documenti estensi, una «lettiera d’ebano», una «spinetta da sonare», un «orologio da svegliare», «putto uno di marmo et un quadro pinto Tivoli»[80], «cinque paesi rotti et una carta stampata», un quadro di una «Madonna con la Natività di nostro Signore»[81]. La documentazione degli archivi fiorentini, con particolare riferimento agli inventari di Villa Medici del 1588[82], integra utilmente queste informazioni, permettendoci adesso di seguire le vicende di alcuni dipinti provenienti dalla vendita estense.

Il «quadro pinto Tivoli», citato qui sopra tra gli acquisti di Ferdinando, si deve identificare nella veduta prospettica, già inventariata a Villa d’Este nel 1579 e così descritta: «il retratto di Tivolli in tella, cioè del palazo e giardino»[83]. Il quadro, come si apprende ancora meglio dai precedenti registri di spesa, era stato eseguito su richiesta di Ippolito, nell’estate del 1571, da Étienne Dupérac[84]: dunque è inevitabile pensare che Dupérac ritraesse il palazzo e il giardino così come essi si vedono ritratti su una delle più antiche raffigurazioni grafiche che si realizzassero di questo genere, la stampa famosa de Il sontuosissimo et amenissimo palazzo et giardini di Tivoli (Fig. 3) pubblicato nel 1573 su disegno del Dupérac stesso, con dedica alla regina di Francia Caterina de’ Medici (la stampa si vendeva nella bottega dell’editore Antoine Lafréry, dove essa si trovava inserita nella raccolta dello Speculum Romanae Magnificentiae). In effetti, mentre in Francia circolavano le vedute prospettiche dei castelli di corte disegnate da Jacques Androuet du Cerceaux, in Italia dovette apparire del tutto nuova l’idea di illustrare, a stampa, il prospetto di un’intera villa moderna. Sta di fatto che il ricordo della veduta prospettica a volo d’uccello di Villa d’Este, dipinta a olio da Dupérac, comprata da Ferdinando de’ Medici nel 1587 e oggi perduta, dovette rimanere ben presente fino al momento in cui Giusto Utens venne incaricato di realizzare la serie di lunette raffiguranti le ville medicee, che rispettano, non a caso, la stessa convenzione prospettica e rispondono allo stesso intento illustrativo. Il consapevole richiamo all’esempio di Dupérac, e ad una delle ville più famose dell’Europa del tempo, è perciò molto significativo.

Fig.-3-Etienne-Dupérac,-Il-sontuosissimo-et-amenissimo-palazzo-et-giardini-di-Tivoli.-Roma-1573.
Fig. 3 Etienne Dupérac, Il sontuosissimo et amenissimo palazzo et giardini di Tivoli. Roma 1573.

Ed è molto significativo anche il fatto che del putto comprato insieme al dipinto di Dupérac, di lì a poco registrato a Villa Medici, si sarebbe ben conservato il ricordo della illustre provenienza: «uno putto di marmo che piange con un canino in braccio con pero insieme co’ altri arnesi dalli eredi dell’Illustrissimo Signor Cardinale da Este sotto dì 12 di maggio 1587 a Roma»[85].

Tra questi «arnesi», come apprendiamo dal confronto tra l’inventario di Villa Medici e i registri estensi, dovevano essere capitate le cose più varie, come per esempio «quattro carte da navichare in carta pergamena tirate in sulle cornice di noce comperate insieme con altre cose dalli eredi dell’Illustrissimo Signor Cardinale da Este sino sotto dì 11 di maggio 1587 a Roma» (provenienti dalla vendita della mobilia del palazzo di Monte Giordano) [86]. Quanto alla serie di «cinque paesi», capitati tra questi «arnesi», forse non sarà possibile avanzare alcuna identificazione: che essi fossero di fattura anversese non è difficile immaginare, dato che da Anversa il cardinale Ippolito d’Este aveva a più riprese mandato a ritirare numerosi paesaggi a olio, fin dagli anni del soggiorno francese (1536-1549)[87]; in un elenco di dipinti da lui portati a Roma dalla Francia nel 1550 troviamo infatti così citata, insieme alle carte geografiche, una prima serie di cinque «paesi» nordici, chissà se proprio quei cinque che sarebbero finiti nelle mani di Ferdinando de’ Medici (ricordati appunto nei registri di vendita, il 14 luglio 1587, come «cinque paesi rotti et una carta stampata»[88]):

 

La descriptione del mondo dipinta a vari colori in tela grande.

La descriptione del mondo in carta pecora grande scritta a mano e miniata con oro. [c. 35]

Alpinarum regionum descriptio stampata in tela a vari colori.

Un quadro di Fiandra con la fabula de Daphinede [sic].

Un quadro di Fiandra con Medusa e Perseo.

Un quadro di Fiandra col ratto di Ganimede.

Un quadro di Fiandra con la fabulla di Syla e Minos.

Un quadro di Fiandra con l’incendio di una città.

La descriptione del mondo di Orontio stampata in tela a varii colori. [...]

Instrumentorum novum utriusque luminaris stampato in tela a vari colori. [...]

Un quadro di Fiandra a paese col tellaro[89].



[77]GASPARRI 1983, pp. 217-232; GASPARRI 1985, pp. 7-25; BUTTERS 1991, p. 171; GASPARRI 1991, pp. 443-485.
[78] Sulle statue provenienti dal Quirinale estense, acquistate dal cardinal Ferdinando per la Villa sul Pincio, si rinvia a GASPARRI 1985, pp. 7-9 e 15 («Alla morte del cardinale, mentre il resto del suo patrimonio artistico, parzialmente in mano ad altri collezionisti e mercanti, veniva rapidamente disperso, il complesso delle sculture nella villa sul Quirinale, passato in proprietà del nipote, cardinal Luigi, e poi alla morte di questo, al cardinale Alessandro d’Este, rimane sostanzialmente intatto»); GASPARRI 1983, p. 223.
[79] BAROCCHI-BERTELA' 2002, p. 83.
[80] ASMo, Camera Ducale, Amministrazione dei Principi, 176b, c. 31.
[81] ASMo, Camera Ducale, Amministrazione dei Principi, 176b, c. 41: «[...] dall’illustrissimo Signor cardinale di Medici per prezzo di un quadro della Madonna con la Natività di Nostro Signore».
[82] ASF, Guardaroba Medicea, 790, c. 186 «Inventario delle Masseritie et robbe che si ritrovano nel Palazzo et Giardino del Serenissimo Cardinale de’ Medici Gran Duca di Toscana alla Trinità de’ Monti in Roma, che restano alla cura di M. Marentio Marenti custode del detto loco» (1588).
[83] Secondo il citato Inventario della guardaroba di Tivolli del 1579, c. 21.
[84] ASMo, Camera Ducale, Amministrazione dei Principi, 856, c. 68v (spese del 1571): «E a dì 3 luglio scudi vintitre di moneta per Sua Signoria illustrissima pagati a maestro Steffano Duperac pittore francese per fattura di una prospettiva del giardino di Tivoli fatto in pittura sopra un quadro sopra la tela [...]»; c. 95 (spese del 1572): «E a dì 28 detto scudi undeci di moneta e [...] sessanta per Sua Signoria illustrissima a maestro Angelo d’Ambosia pittore per fattura d’una prospetiva di pittura sopra la tela del giardino et palazzo di Tivoli [...]»; c. 95v: «a Iosso de Gasso pittore per fattura di una giunta fatta alla prospettiva di Tivoli [...]»; c. 167v: «Maestro Angelo d’Abonzia pittore fiamingo deve dare adì primo luglio scudi quattro di moneta [...] a conto di dipingere dui quadri della prospettiva di Tivoli [...]».
[85] ASF, Guardaroba Medicea, 79, c. 34s.
[86] ASF, Guardaroba Medicea, 79, c. 428s. Quanto alle «cose indiane» presenti a Villa Medici nel 1588, cfr. Guardaroba Medicea 790, c. 186v: «In Sala Grande. […] Quadri quattro indiani mezzani di tela con boscaia et uccelli et figure. Quadri dua indeani piccoli con boscaie et uccelli. Quadri quattro in cartapecora in modo di carte da navicare di tutto il mondo con ornamento di noce». Ferdinando trasferì da Roma a Firenze nel 1587 «un libro di pitture dell’Indie […]. Tre libri in carta reale, stampati e coperti di corame verde con oro, che uno tratta della natura degli uccelli, uno de’ pesci e uno della natura delli animali» (BAROCCHI-BERTELA' 2002, p. 99 nota 343, citando da Guardaroba Medicea 132, c. 484).
[87] LESTOCQUOY 1961, pp. 604-605. Sulla provenienza di questi «paesi di Fiandra» comprati da Ippolito d’Este, cfr. OCCHIPINTI 2001, pp. 319-320, 353. Ancora nel 1560 Ippolito inviava nelle Fiandre il suo agente e tesoriere, Galeazzo Beccadelli, incaricandolo di comprare ben altri sedici «paessi a pitture in telle» (ASMo, Camera Ducale, Amministrazione dei Principi, 928, c. 304v).
[88] ASMo, Camera Ducale, Amministrazione dei Principi, 176b (intitolato «Giornale d’intrata et uscita di dinar fatta in Roma per l’eredità del signor Cardinale d’Este»), c. 31. Cfr. OCCHIPINTI 1997, pp. 603-604 e nota 10.
[89] Cfr. ASMo, Camera Ducale, Amministrazione della Casa, Guardaroba, 169, cc. 28v e sgg. Quadri del genere figuravano sotto l’attribuzione al Civetta per esempio negli inventari di Ranuccio Farnese compilati nello stesso anno 1587: «Due quadretti sopra l’asse sopra il quale è dipinto un naufraggio et un paese, et l’altro un paese fatto a oleo di mano del Civetta con suoi ornamenti et cortine di cendale» (CAMPORI 1870, p. 53); altro paesaggio si trovava nello stesso inventario attribuito a Giovanni Fiamingo, cioè il Soens, che aveva grandemente contribuito all’affermazione del genere a Roma.
Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
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