Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Roma 1587. La dispersione della quadreria estense e gli acquisti del cardinale Ferdinando de’ Medici

Print
Article Index 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Roma 1587. La dispersione della quadreria estense e gli acquisti del cardinale Ferdinando de’ Medici

Carmelo Occhipinti

Al principio del 1587 grande risonanza ebbe a Roma la notizia che il duca di Ferrara Alfonso II, costretto dai debiti, già all’indomani della morte del fratello cardinale, prendesse la decisione di vendere all’asta parte dei quadri e delle statue che gli venivano allora trasmessi in eredità[1]. Eredità ingente, che comprendeva i ricchi arredi dei palazzi di Tivoli, del Quirinale e di Monte Giordano già appartenuti allo zio cardinale, il famoso Ippolito II che, scomparso nel 1572, alcuni scrittori di Chiesa adesso criticavano, in pieno clima di Controriforma, per avere egli sperperato una quantità scandalosamente grande di denaro nell’impresa gigantesca della villa di Tivoli[2]. La documentazione relativa alla vendita – che si conserva negli archivi estensi e che sarà prossimamente pubblicata nel sito internet della Fondazione Memofonte[3] – apre importanti spiragli sul contemporaneo contesto culturale, oltre che sulla dispersione del patrimonio del cardinale.

Ad attirare le attenzioni dei più ambiziosi collezionisti presenti sulla scena romana, in particolare dei cardinali Ferdinando de’ Medici e Alessandro Farnese, non erano soltanto le statue antiche (che, invero, il duca Alfonso stava facendo di tutto per non alienare, dando disposizione che esse fossero nascoste in un luogo segreto, nel borgo di Tivoli, essendosene in fretta fatti svuotare il palazzo e il giardino prima che, per effetto di un deprecato e purtroppo irrevocabile disposto testamentario, la Villa cadesse sotto il controllo del decano del Collegio Apostolico, che era il cardinale Farnese). Ragguardevole era infatti anche la quadreria, comprendente per lo più opere di provenienza emiliana, veneta, francese e anversese, tra le quali risaltavano, come vedremo, più di un Tiziano e un importantissimo Raffaello. Si trattava poi di tutta una lussuosa mobilia, di arazzi e di cuoi dorati, di oggetti di oreficeria, di orologi, di disegni, di stampe, di libri e, insomma, di svariate «galanterie da camera», «da camerino e da gabinetto» che il cardinale Ippolito aveva accumulato fin dagli anni dei suoi soggiorni giovanili alla corte di Francia.

Un episodio spiacevole, verificatosi forse proprio nei giorni immediatamente successivi alla morte del cardinale fratello, Luigi, dovette indurre il duca di Ferrara a esercitare, attraverso i propri agenti, un controllo scrupolosissimo sull’affare dell’eredità romana, per evitare che i più rapaci collezionisti potessero trarre profitto dalle difficoltà finanziarie di Casa d’Este; per questa ragione egli incaricò un uomo di propria fiducia, il conte Alfonso Fontanelli – più tardi divenuto famoso come compositore di madrigali – perché procedesse personalmente alla valutazione dell’eredità, prendendo «nota di tutte le cose che venderà, del prezzo, della persona a chi vende, e dell’essito da’ danari per poterne render buon conto»[4].



[1] «Ho inteso che si venderanno le robbe del signor cardinale d’Este [scil. Luigi, fratello di Alfonso II, scomparso il 30 dicembre 1586], fra le quale vi sono molti belli argenti et di buona et fine lega et cose belle, che lo dico per avviso all’Altezza Vostra Serenissima» (lettera di Attilio Malegnani a Guglielmo Gonzaga duca di Mantova, datata Roma, 14 febbraio 1587, citata in FURLOTTI 2003, p. 134, e nota 1).
[2] Il passo delle Relattioni Universali di Giovanni Botero (1602) è citato e discusso, tra l’altro, in GIUSTINIANI 1665, p. 151 e in SENI 1902, p. 45.
[3] La vendita estense del 1587 è documentata nel «Giornale d’intrata et uscita di dinar fatta in Roma per l’eredità del signor cardinale d’Este» (Archivio di Stato di Modena, d’ora in poi citato come ASMo, Camera Ducale, Amministrazione dei Principi, 176b). Gli inventari e i registri estensi qui di seguito citati saranno integralmente pubblicati nel sito della Fondazione Memofonte, nella sezione dedicata al «Collezionismo estense», per cura mia e dei miei studenti del Corso di Laurea in Scienze dei beni culturali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata.
[4] ASMo, Cancelleria Ducale, Ambasciatori, Roma, 144, lettera di Alfonso Fontanelli, datata Roma il 18 febbraio 1587.


Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
Joomla SEF URLs by Artio