Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (I parte)

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Tutta questa attività avrebbe assunto una dimensione più strutturata nei primi anni dell’Ottocento. Non solo per l’istituzione a Liverpool di una nuova «Academy», che avrebbe preso corpo a partire dai primi anni dieci del secolo e che vedeva Roscoe quale indiscusso leader[13], o per la fondazione della «Liverpool Literary and Philosophical Society» avvenuta nel 1812, di cui Roscoe sarebbe stato presidente dal 1817 al 1831[14], ma anche perché è documentata da parte dello stesso Roscoe, ormai scrittore noto in tutta Europa, una più matura considerazione dei problemi che ponevano in stretta connessione sviluppo delle arti e sviluppo della città come, più in generale, della società stessa. Tale più matura riflessione è tangibile nel discorso inaugurale della «Royal Institution» di Liverpool, fondata nel 1814 e di cui Roscoe fu primo presidente nel 1822, tenuto nel 1817[15]. Esso, infatti, non a caso presentato in quell’istituto che è visto come l’esito stabile dell’attività dei gruppi di intellettuali riunitisi intorno a Roscoe sin dagli ultimi decenni del Settecento, si gioca tutto sulla discussione del concetto di utilità delle arti. Era stato subito deciso, infatti, che la Royal Institution avrebbe dovuto essere creata principalmente «for promoting the increase and diffusion of literature, science and the arts», in cui anche la parte museale, ritenuta necessaria insieme alle pubbliche lezioni, era divisa tra le scienze e le arti figurative[16]. Peraltro non fu il solo Roscoe a trattare delle arti in quella Royal Institution, la cui attività culturale divenne, almeno nei primi anni, continua e tematicamente ad ampio raggio[17].

Esiste un ulteriore ambito in cui si lega strettamente cultura, commercio e società, ed è quello della poesia, altro fil rouge che si snoda lungo tutta la vita di Roscoe. I discorsi inaugurali, a cui in parte si è accennato, spesso assumevano la struttura del poema o dell’ode. Una delle prime prove di Roscoe è infatti l’Ode on the istitution of a society in Liverpool for the encouragement of designing, drawing, painting etc. read before the society, december 17th, 1773, edita a  Liverpool nel 1774; ma si pensi anche al ben più noto Mount Pleasant, del 1777, in cui Roscoe «gave expression to his opinions on several subjects, on music, on painting, and on the iniquities of the slave trade», un canto secondo cui un buon governo, retto sulla libertà, deve misurare il proprio valore anche sulla propria capacità di promuovere tanto i commerci quanto le arti. Tale è, a ben vedere, una caratteristica della città di Liverpool: la prima formella a destra del fregio del palazzo del City Council recita «Liverpool, a municipality, employs labour and encourages art» e rappresenta un’ancella che sorregge un tempio greco; le statue di Raffaello e Michelangelo, ai lati dell’ingresso della Walker Art Gallery, sempre a Liverpool, siedono sotto una raffigurazione simbolica del commercio[18]. Passione per la poesia che, alla fine, sarà una delle principali chiavi di avvicinamento alla figura di Lorenzo il Magnifico, oggetto della prima grande monografia di Roscoe. Proprio in un poema, quello dedicato all’incisione, titolato The origin of engraving e da datare alla metà del nono decennio del Settecento, Roscoe menziona il Magnifico appunto nella sua qualità di restauratore delle arti; la biografia a lui dedicata stava prendendo concreta forma di scrittura nel corso di questo decennio[19].



[13] La nuova Academy era stata creata sul modello di quella londinese. Henry Blundell ne divenne il «patron», mentre Roscoe fu il «treasurer»; Traill «eminent scientist», poi biografo di Roscoe, era «lecturer on anatomy». Thomas Winstanley, senza dubbio il «leading auctioneer of the community», fornì alcune sue stanze per le esposizioni degli artisti, soprattutto inglesi viventi, che si tennero per la prima volta appunto nel 1810 e poi negli anni seguenti (si ricorda almeno 1811, 12, 13 e 14): questo portò anche a frizioni tra chi spingeva per mostre di «old masters» e chi voleva invece maggiormente arte contemporanea: DARCY 1976, pp. 33-38, 47-49, 136-149. Cfr. anche PULLAN 1998, pp. 32-35; BOREAN 2004, pp. 91-92.
[14] WILSON 2007, pp. 198-199.
[15] ROSCOE 1818 (in part. si veda pp. 46-47). Questo opuscolo venne presto tradotto in italiano: ROSCOE-LONDONIO 1824. Cfr. anche WILSON 2007, pp. 199-200. Ovviamente bisogna ricordare che nel 1805 era stata fondata la British Institution, altra accolita di nobili mecenati e collezionisti, creata con lo scopo di promuovere la produzione artistica: PULLAN 1998, pp. 27-44.
[16] ORMEROD 1953, pp. 9-11. Roscoe aveva scritto anche un piccolo saggio sul rapporto tra le arti e le scienze: Roscoe 1790, pp. 241-260. Tale scritto era stato attaccato verbalmente da Fuseli, come Roscoe scriverà alla moglie in una lettera del 4 aprile 1791: WEINGLASS 1982, p. 64.
[17] MUIR 1906, p. 26. Traill, tra le altre lezioni, tenne una relazione su «the origin of painting and sculpture in the ancient world and described the process of lithography»; nel 1829 Winstanley trattò il «progress of painting in England»; Roscoe a sua volta, nel 1821, tenne una conferenza sui manoscritti di Holkham, al cui catalogo si stava dedicando in quegli anni (cfr. infra). Una pubblicazione del 1821 raccolse tutti i vari contributi: DARCY 1976, pp. 98-100. Da rimarcare anche quella «Mechanic’s school», sempre a Liverpool, dietro la cui organizzazione c’era ancora l’attivissimo Traill, che insisteva sull’importanza dell’arte intesa come design e delle lezioni di disegno e storia dell’arte negli istituti meccanici; ivi, pp. 106, 107-109.
[18] Su questi temi, mentre era in corso di elaborazione questo saggio, è uscito il volume di WILSON 2008. Si veda poi Sydney JONES 1931, p. 11; MACNAUGHTON 1996, in part. pp. 114-119; cfr. anche ROSCOE 1833, vol. I, pp. 30-31; MAYER 1853, pp. 6-9; HALE 2005, pp. 73-75; BOSSI-TONINI 1989, passim, in part. pp. 59-60. Per una visione diversa, tesa a rimarcare i distinguo tra le politiche medicee e quelle volute da Roscoe nella Liverpool di primo Ottocento (peraltro già segnalate in un articolo apparso sul «Liverpool Mercury» del 16 agosto 1811: cit. in DARCY 1976, pp. 37-38), si veda SELLERS 1968, pp. 45-62; MORRIS 1993b, pp. 20-21 (con rimandi ai “rifugiati” italiani Foscolo e Panizzi). I poemi di Roscoe furono pubblicati a ridosso del centenario della nascita: ROSCOE 1853. Lo stesso Reynolds, in una lettera del 2 ottobre 1784, si era complimentato con Roscoe per la sua vena poetica, detestata invece da Thomas De Quincey che vi leggeva un insopportabile gusto settecentesco: CHANDLER 1952, pp. 3-27; CHANDLER 1953 (qui i due poemi citati alle pp. 325-342).
[19] ROSCOE 1833, vol. I, p. 67; HALE 2005, pp. 63-64. Sulla stretta connessione tra lo studio delle «fine arts» e della «poetry» e il miglioramento della società civile aveva insistito in modo molto chiaro e perentorio anche Joseph Turnbull decenni prima: TURNBULL 1740, soprattutto la «Preface concerning education, travelling, and the fine arts», in part. pp. XV-XXIII (anche pp. 109-110). Il tema ricorre anche in Robertson, uno storico a cui senz’altro Roscoe guardò con attenzione: ROBERTSON 1769, vol. I, pp. 72-73.
Last Updated ( Friday, 10 July 2009 )
 
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