Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (I parte)

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Proprio in questi stessi anni, e non sarà mera coincidenza, Roscoe «commenced his fine collection of prints, which was particularly rich in painters’ etchings and engravings of the old masters. This collection was chiefly formed between the years 1780 and 1790, but continued for many years to receive valuable addition, by every journey to London, which his professional business often rendered necessary»[26]. I passaggi sono estremamente chiari: le iniziative spese per rinnovare la vita culturale, anziché esaurirsi nella promozione delle arti nel presente, rendono necessario un approfondimento dello studio delle arti figurative nel loro divenire cioè nella loro storia. Tale aspetto, in Roscoe, si traduce nella costruzione di una collezione personale che parte con gli «old masters» e arriva a Fuseli. Il figlio di Roscoe, Henry, leggeva la collezione di stampe paterna come una ricostruzione dello sviluppo storico delle arti, e in particolare «the progress of painting in Italy», «the progress of engraving in Italy, Germany and Flanders»[27].

Seguendo un percorso tipico di molti collezionisti della sua epoca, Roscoe comincia dalle incisioni, perché economicamente e dimensionalmente più gestibili, ma capaci, nella loro disposizione in serie, di ricostruire una storia visibile delle arti. Le incisioni sono al contempo agile strumento di studio e oggetto collezionistico; non occorrerà ricordare la centralità delle stampe nel contesto europeo di fine Settecento, né insistere sugli stessi modelli del collezionismo inglesi, col caso particolarmente significativo dei Richardson, teorici e collezionisti[28]. Numerosi studi hanno poi dimostrato come Liverpool fosse un’accolita di attivissimi collezionisti, soprattutto di incisioni: da Henry e Charles Blundell, presidente della «Society» il primo, grande collezionista di manoscritti miniati il secondo, sino a Thomas Dodd che aveva raccolto una straordinaria quantità di materiale per elaborare un «biographical dictionary of engravers in England, commencing at the earliset period at which the art was practised, 1530 to 1800»[29]. A confermare insomma quella vitalità straordinaria del collezionismo privato inglese, non presente solo nel contesto londinese ma diffuso nelle maggiori città di quella nazione, che già Quatremère de Quincy aveva stigmatizzato nel 1796 nelle sue Lettres à Miranda[30]. In particolare interessa qui però Daniel Daulby, non solo in quanto cognato di Roscoe, ma anche perché fu un grande specialista di Rembrandt e proprietario di una importante collezione di incisioni, in particolare rembrandtiane. Roscoe aveva elaborato una breve vita del pittore olandese che verrà posta poi a premessa della monografia composta proprio da Daulby[31]. Essa appare molto aneddotica, si mantiene su una prospettiva generale e a volte persino generica, con una palese adesione alle notizie già note; dimostra però, pur nella concisione, una particolare attenzione alla cronologia delle incisioni e alla loro tecnica esecutiva.

Tale interesse per l’incisione, che gioca un ruolo centrale all’interno della triangolazione tra lo studio delle arti figurative, la collaborazione con gli esperti e appunto la creazione di una raccolta, costituisce la base per il successivo, ragionato accrescimento della collezione di Roscoe. Consolida, anzi, quella prospettiva di studio delle arti figurative secondo un intendimento rigorosamente storico, diacronico e ripartito per settori geografici, nazionali e quindi regionali per l’Italia, comunque legato all’osservazione diretta dell’opera, se non nel suo originale, almeno nella riproduzione incisa. Soltanto più tardi, infatti, rispetto ai primi acquisti di stampe, Roscoe «began to collect drawings by great masters, and of these his collection was remarkably choice, his taste and judgement in that department being excellent»[32].



[26] TRAILL 1853, pp. 18-19; ROSCOE 1833, vol. I, p. 67.
[27] ROSCOE 1833, vol. II, pp. 127-129. Si vedano anche altre sistemazioni teoriche coeve, sempre di area inglese, basate sulla ricostruzione diacronica delle arti: su tutti BROMLEY 1793-1795.
[28] STRUTT 1785-1786, cit., p. 3. Sulla collezione di incisioni di Roscoe, anche il rapporto ad altri collezionisti inglesi coevi, si veda HOPKINSON 2007, pp. 84-103 e Idem, The print collecting of William Roscoe, intervento tenuto alla conferenza Roscoe and Italy, Liverpool, The Atheneum, 17 luglio 2008, a cura di S. FLETCHER, i cui atti si spera siano di prossima pubblicazione. Per Richardson si rimanda in particolare a GIBSON WOOD 2000; GIBSON WOOD 2003, pp. 155-171.
[29] MAYER 1853, pp. 24-25. Per la figura del Blundell si veda Morris 2007, in part. pp. 177-178. Importanti notazioni in LONGMORE 2007, pp. 1-19 e HOPKINSON 2007, pp. 84-103. Sulla necessità di questi dizionari di incisori si era espresso anche Joseph Strutt, rilevandone la scarsità («very defective»), compreso quello tutto inglese elaborato dal Vertue ed edito poi da Walpole, che comunque De Murr aveva già inserito nella sua Bibliothèque: STRUTT 1785-1786, vol. I, pp. V-VI; DE MURR 1770, vol. II, pp. 654-655. Una panoramica generale sul collezionismo inglese in HERMANN 1999.
[30] DE QUINCY-POMMIER 1996, p. 121.
[31] D. DAULBY, A catalogue and description of the works of Rembrandt van Rhyn compiled from his etchings and from the catalogue of M. Gersaint: si tratta di un manoscritto non datato, l’unico, tra i molti del Daulby, con una prefazione (cc. 1-11) recante notizie di Rembrandt, che possono quindi essere quelle attribuite dalle fonti a Roscoe (anche la grafia appare similare a quella di Roscoe): ROSCOE 1833, vol. I, p. 277; MACNAUGHTON 1996, p. 144. Daulby aveva redatto nel corso degli anni un numero impressionante di cataloghi dell’opera di Rembrandt, tutti conservati manoscritti, in quaderni con copertina rigida incisa: si veda, ad esempio, Works of Rembrandt collected by Daniel Daulby, Liverpool 1792; A catalogue of the books, prints, pictures and drawings of Daniel Daulby, Liverpool 1793; D. DAULBY, Works of Rembrandt with their prices, 1795. La collezione di Daulby fu poi venduta in due diverse tornate: Catalogue Daniel Daulby 1798 (collezione battuta all’asta da T. Vernon a Liverpool il 27 agosto 1798; ottantadue pezzi in tutto). Seguì una vendita anche il 14 maggio 1800 a Londra: A catalogue of the whole and capital, genuine, and singularly valuable of etchings by Rembrandt, and his scholars, of the late Daniel Daulby esq.(questo catalogo è manoscritto). Sulla vendita della collezione Daulby si veda anche CLARK 1883, p. 6 e WEINGLASS 1982, p. 26. Tutto il materiale manoscritto sul Daulby è consultabile presso il Record Office della Liverpool City Council Library. Mi limito poi a richiamare anche il caso Blackburne (Catalogue Blackburne 1785): il catalogo di vendita di questa collezione, compiuta «in the beginning of march, 1786» a Londra, è presente tra i libri di Roscoe oggi conservati nella biblioteca dell’Atheneum di Liverpool. Verosimilmente sua è la grafia delle note a penna in cui sono specificati i prezzi delle singole opere.
[32] TRAILL 1853, p. 19. Ci sono anche alcuni esempi di giudizi sulla qualità e l’autografia di alcune incisioni formulati nelle sue opere: si veda, ad esempio, ROSCOE 1805, vol. IV, p. 112, nota (c).
Last Updated ( Friday, 10 July 2009 )
 
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