Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (I parte)

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In questa accurata, anche se non ordinata lista di titolature, si possono riconoscere alcuni di quei temi toccati nelle lezioni accademiche degli anni Ottanta del Settecento (nella fattispecie quelle sull’incisione poi confluite anche nel Dictionary dello Strutt), tutte quelle pubbliche letture e conferenze che sbocciarono in seno all’attività delle istituzioni cui Roscoe dette vita, dalla prime societies alla «Royal Institution».

I manoscritti di Roscoe sono ancora conservati e in parte sono stati pure identificati, anche se mai attentamente analizzati, tanto che si contano per lo più solo rapidi accenni, per la massima parte marginali, in varie pubblicazioni più o meno recenti. L’analisi di questa produzione manoscritta inedita meriterebbe davvero una ricerca autonoma, data anche la complicata gestazione dei testi, fitti di frasi ripetute, appunti sparsi, citazioni bibliografiche. Oltre al loro contenuto, unicamente accennato dal titolo riportato da Traill, non possiamo attestare la loro cronologia, lo stato della loro elaborazione, né soprattutto verificare se parte di questi manoscritti siano stati magari pubblicati, anche come singoli stralci nei passi delle opere edite di Roscoe in cui ritornano temi come l’origine delle arti, l’attenzione per l’incisione e le tecniche artistiche. Tale analisi, proprio per la sua ampiezza, e per la necessità di una più precisa individuazione anche a partire dalle preziose testimonianze dei biografi, esula dai limiti di questa ricognizione. Tuttavia è possibile illustrare alcune tracce portanti funzionali a inquadrare che tipo di ricerca essi rappresentano e in che modo si pongono rispetto a quanto edito.

Il lavoro sull’origine del gusto («On the origin of taste») è un insieme di fascicoli, non privo di ripetizioni, dovute a ricopiature, e fogli sparsi, con tutta probabilità propedeutico alla lezione inaugurale tenuta da Roscoe per la «Royal institution» nel 1817, e che probabilmente risente delle prime discussioni della «Liverpool Philosophical and Literary Society», presso la quale è pure documentata la lettura di un testo intitolato «On taste». Nell’insieme di queste carte stanno anche le riflessioni sulle arti anteriori ai greci e ai romani, anch’esse redatte come abbozzo incompiuto, sicché entrambi questi lavori verosimilmente possono essere considerati quelli indicati da Traill. La storia del manoscritto miniato in Italia, a cui Roscoe attese in occasione del lavoro di catalogazione dei manoscritti di Holkham Hall, che lo occupò tra la metà del secondo e la metà del terzo decennio dell’Ottocento, è stato pure in parte già citato negli studi, anche per la sua particolarità e importanza; in bella copia, invece, si trova il poema sull’origine della incisione, la cui redazione può essere seguita anche scorrendo il sopra menzionato carteggio di Roscoe con Joseph Strutt[38].

Tale massa di appunti serve per confermare ulteriormente come le arti figurative siano oggetto di una meditazione d’indagine sistematica e non occasionale. Il fatto che Roscoe non abbia pubblicato specificatamente su argomenti storico-artistici, o comunque che si tratti di scritti minori rispetto alle due grandi biografie Medici, non significa che le arti fossero solo corollario ad altri studi. Ma si può dire di più. La presenza di digressioni storico-artistiche all’interno delle biografie medicee, infatti, non appare un semplice tributo pagato alla volontà di scrivere una ricostruzione culturale complessiva di una data epoca, bensì si configura come un elemento preciso di questo stesso contesto. Anzi, il fatto che probabilmente il fiorire di ricerche specifiche sulle arti, o meglio, la volontà di pubblicazione di un’opera organica e autonoma sulle arti, cada dopo la pubblicazione del Leone X edito nel 1805, permette di rilevare come una meditazione a largo raggio sulla cultura dell’Italia tra Quattro e Cinquecento avesse portato Roscoe a focalizzare la propria attenzione proprio sull’aspetto artistico. E abbia poi contribuito ad avvicinarlo a Lanzi e all’opportunità della traduzione illustrata della Storia pittorica. Gli stessi manoscritti di Roscoe sopra elencati, redatti in forma più o meno compiuta, dimostrano di fatto un’applicazione continua al problema delle arti figurative, non limitata a una generica acquisizione di informazioni utili per aggiungere notizie su un versante culturale, accanto alla letteratura o al teatro. Tale messe di scritti certifica che il suo interesse per le arti si fonda su una base di studio e su una volontà non marginale di sistemazione teorica delle sue ricerche.



[38] I manoscritti ricordati sono: LCCL, Roscoe Papers, 920, 5545 (sul gusto); LCCL, Roscoe Papers, 920, 5493 (il poema sull’incisione); LCCL, Roscoe Papers, 920, 5551 (sulla miniatura). Tra coloro che hanno menzionato o ricordato i manoscritti roscoeani cito COMPTON 1960-61, p. 28, nota 5; GRAHAM 1964-1968, p. 137; MORRIS 1993a, in part. pp. 91-92; MORRIS 1993b, in part. pp. 8-9; MORRIS 2007, pp. 159-161.
Last Updated ( Friday, 10 July 2009 )
 
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