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Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (I parte)

Emanuele Pellegrini

 

Al contrario di altri storici o eruditi vissuti tra la fine del diciottesimo e i primi decenni del diciannovesimo secolo, che non hanno fatto delle «belle arti» un campo privilegiato d’indagine, ma pure ne hanno trattato, William Roscoe fu un dichiarato appassionato e un attento studioso del mondo della figurazione. Ciò lo portò non solo a praticare in maniera dilettantesca la pittura, ma anche a riunire un importante nucleo di testi storico-artistici nella sua biblioteca e soprattutto una nutrita collezione, di dipinti e grafica, in parte smembrata nella vendita occorsa nel 1816, ma salvata almeno in quel nucleo centrale che tutt’oggi si conserva presso la Walker Art Gallery di Liverpool. A sostegno di questa non marginale passione stanno i suoi rapporti con alcuni artisti coevi, di cui Roscoe fu in qualche caso generoso mecenate, spesso direttamente coinvolti nella stesura delle digressioni artistiche presenti nei suoi scritti, nonché guide nella formazione del suo gusto. Tali legami sono verificabili grazie a una nutrita documentazione, da quelli maggiormente noti con Henry Fuseli a quelli, meno conosciuti ma non meno significativi, con Reynolds, Gibson, Haughton o Ottley[1].

Diversi sono gli scritti di Roscoe aventi per tema le arti figurative, alcuni tuttora inediti, la cui stesura può essere collocata lungo tutto il corso della sua vita, con un particolare addensarsi a partire dal secondo decennio dell’Ottocento. Essi rivestono un aspetto importante della sua complessa personalità, perché l’attività di studio e di scrittura si intreccia in modo indissolubile col versante del collezionismo, di libri e di opere d’arte[2].

William Roscoe, stando alla testimonianza di alcuni suoi biografi, aveva nutrito sin dall’infanzia una vivace passione per il disegno, concretatasi nella produzione di schizzi e bozzetti, che si conservavano ancora qualche decennio dopo la sua morte[3]. Se tale aspetto può essere inteso nella sua mera occasionalità, ed è lecito pensare il rimarco dei biografi stessi su questo episodio perché capace di fornire una pertinente premessa giovanile, tecnico-operativa, agli esiti di mecenate e collezionista del Roscoe maturo, esistono senz’altro dettagli ben più tangibili del rapporto tra Roscoe e le arti. Rapporto molto concreto, costruito attraverso iniziative pratiche che ineriscono non soltanto il collezionismo privato, bensì l’organizzazione di attività culturali chiamate a far risorgere Liverpool e ad addolcirne la tumultuosa ascesa industriale. Proprio quella Liverpool che Roscoe non abbandonò mai, ove nacque l’8 marzo del 1753 e ove dimorò per tutta la vita, sino alla morte avvenuta il 30 giugno del 1831. Questa determinante pratica è una caratteristica di Roscoe in generale. Le sue iniziative intellettuali hanno un risvolto pragmatico, produttivo in senso lato, che mira a incidere sempre sulla società coeva. Basti considerare la multiformità dei suoi interessi, che spaziano dalla politica – l’attenzione per i moti rivoluzionari francesi e, soprattutto, la libertà degli schiavi africani con l’interruzione della loro tratta –, al commercio, all’agricoltura, alla botanica, per verificare come ciascun ramo del sapere intenda ricadere in senso migliorativo sul quotidiano[4]. Un esempio concreto su tutti: lo studio delle piante, che portò Roscoe all’ampia pubblicazione sulle Monandrian plants of the order Scitamineae, edita nel 1828, anch’essa non marginale negli studi di settore, non restò un percorso scientifico isolato ma anzi fu l’esito di un interesse che rimontava ad anni addietro ed era collegato strettamente alla istituzione di un giardino botanico a Liverpool, aperto nel 1805[5].



[1] Per il rapporto con Fuseli si veda MACANDREW 1959-1960, pp. 5-52; MACANDREW 1963, pp. 205-228; WEINGLASS 1982, passim. Molto precise, e pure affettuose, le parole dello scultore John Gibson che dovette a Roscoe, «kind patron», «man of true taste», la prima conoscenza di disegni e stampe italiane, avanti la sua partenza per Roma, nonché «the study of anatomy from the subject itself»: EASTLAKE 1870, pp. 29-34. Un elenco degli artisti con cui Roscoe fu in contatto è stato stilato da Mayer 1853, pp. 24, 36. Fonte primaria per lo studio di Roscoe è naturalmente tutta la massa delle sue carte, e particolarmente il carteggio che costituì già il riferimento principale per i suoi primi biografi che dichiaramente lo utilizzarono quale «principal source of information»: ROSCOE 1833, vol. I, p. V; TRAILL 1853, pp. 45-46; MACNAUGHTON 1996, pp. 161-176. I ritratti di Roscoe sono citati da [FASTNEDGE] 1952, p. 1.
[2] Di fatto il primo e il più organico saggio da parte italiana sullo studioso è il piuttosto recente QUONDAM 2000, pp. 249-338.
[3] ROSCOE 1833, vol. I, p. 10: interessante qui il riferimento al rapporto del giovane Roscoe con i disegnatori impiegati nella fabbrica del padre, ove si produceva «british chinaware». Cfr. anche TRAILL 1853, p. 11. Per l’albero genealogico della famiglia Roscoe si veda DUNSTON [1905], in part. pp. 1-46.
[4] CLARK 1883, pp. 19-20; FOARD JAMES 1907, pp. 2, 11-12, 23; MACNAUGHTON 1996, pp. 25-26. Per un’analisi del Roscoe politico si veda in particolare SELLERS 1968, pp. 45-62; MORRIS 1993b, pp. 21-23.
[5] ROSCOE 1828. Su questi temi si veda EDMONDSON 2005, in part. pp. 11-12; cfr. anche STANSFIELD 1955, in part. pp. 29-31; MORRIS 1993b, in part. pp. 25-26.

In maniera assai suggestiva già i primi biografi individuavano un richiamo stretto tra l’interesse per la botanica e l’indagine storico-artistica: un legame cioè metodologico, di impianto di studio, che riecheggia spesso, anche in via distintiva, in altri studiosi coevi[6]. Conta qui soprattutto segnalare il Roscoe organizzatore e promotore di cultura nella Liverpool dei suoi giorni, riscontrabile in due settori: la creazione di società, o gruppi di studiosi riuniti con finalità di ricerca e trasmissione del sapere e l’organizzazione di mostre. I due aspetti sono strettamente connessi. Le prime iniziative espositive a Liverpool si compirono infatti grazie a quella «Society of artists» di cui si ha traccia per la prima volta nel 1769, legatissima al discorso manifatturiero ossia all’«improvement of product of design, particularly those connected with the earthenware and watch trades». Tale società, presto sciolta, era però stata subito sostituita da un’altra, più strutturata, inaugurata proprio da una pubblica lettura di Roscoe tenuta nel 1773 – che insisteva su una quasi ormai ‘scontata’ migrazione delle arti dalla Grecia all’Italia e quindi all’Inghilterra –, denominata ancora «Society of artists». A questa si deve l’organizzazione delle prime esposizioni di opere d’arte sempre a Liverpool, specialmente quella del 1774 che, seppure «very modest», è stata pur sempre giudicata la prima «provincial exhibition of art» d’Inghilterra[7]. Fu però nel corso degli anni Ottanta che tale organizzazione si impose con una serie di mostre più importanti, con la Society che aveva assunto la dizione di «Society for promoting painting and design in Liverpool»: se quelle del 1783 e del 1784 videro la partecipazione di artisti essenzialmente autoctoni, nella successiva, invece, del 1787, si raccolsero opere di Gainsborough, Wright of Derby – pittore da anni legatissimo a Liverpool –, del giovane Fuseli e di Reynolds, il quale aveva scritto direttamente a Roscoe affermando di voler sostenere in prima persona queste iniziative espositive[8]. Le arti, stando a quanto recita il catalogo della mostra del 1784, «now become indispensably necessary in most of those employments which contribute to […] elegance of life», e l’obiettivo della mostra era quello di unire «beauty and utility»[9]. La società artistica, stretto il legame con la Royal Institution di Londra e col suo presidente, allora proprio Joshua Reynolds, si era modellata sulle già attive e numerose società filosofiche e letterarie inglesi, tanto che in essa si tenevano lezioni in vari ambiti del sapere, tra cui «Anatomy and chemistry», «Theory and practice of painting», «Architecture», «Perspective»[10]. Alcune titolature di queste sessioni didattiche presentano chiare tangenze con quelli che erano i coevi interessi di Roscoe: proprio questi tenne lezioni nel corso dell’anno 1785 intitolate «On the history of art», «On the knowledge of the use of prints» e «On the history and progress of the art of engraving». Henry Roscoe, infatti, afferma che, nel corso del 1785, suo padre ebbe modo di tenere numerose pubbliche letture, di cui egli riporta a mo’ di esempio solo due titolature, che riuniscono i tre titoli sopra riportati: «On the history of art» e «On the knowledge and use of prints, and the history and progress of the art of engraving», ripercorrimento storico complessivo che si concludeva col presente e con la menzione di Fuseli[11].

Si deve ricordare che in questo stesso 1785 sarebbe stato pubblicato il Dictionnary of engravers di Joseph Strutt, nella cui prefazione sono riportati alcuni passi di uno scritto di Roscoe – su cui tornerò più avanti –, derivato da questi discorsi accademici. Questi ultimi potevano costituire interessanti banchi di prova per verificare la tenuta di certe sistemazioni teoriche; occasione di scrittura, insomma, e di espressione concreta di idee maturate attraverso lo studio. Jospeh Mayer avrebbe ricordato il grande numero dei manoscritti di Roscoe, «some of which were delivered as lectures at the meetings at the Society of arts, and which it is much to be regretted he did not live to see through the press»[12].



[6] ROSCOE 1833, vol. I, p. 254. Luigi Lanzi, per fare un esempio ben noto a Roscoe, nella prefazione alla sua Storia pittorica, distingueva il metodo necessario per comporre una storia della pittura dai sistemi classificatori di botanici come di Linneo e Tournefort: LANZI 1968-1974, vol. I, pp. 6-7. Si veda anche ROSCOE 1818, pp. 22-23.
[7] Sulla lezione inaugurale di Roscoe, si veda MAYER 1853, pp. 6-9. Sulla mostra in particolare DARCY 1976, pp. 25-28; cfr. anche MATHEWS 1931, pp. 17-18 (catalogo composto da 85 voci). Fondamentale MORRIS-ROBERTS 1998, in part. pp. 1-34. La Society venne fondata alla fine degli anni Sessanta; nel 1783 venne rifondata e la presidenza fu assunta da Henry Blundell of Ince, mentre Roscoe occupò il ruolo di vice presidente (DARCY 1976, pp. 17-18). Per Liverpool è opportuno ricordare la Philosophical and Literary Society fondata nel 1779. Essa conduce un’esistenza stentata fino al 1783, per venire poi ripresa nel 1784, ma non avrà una vera vita fino al 1812. Non si dimentichi che Wright of Derby si era spinto a cercare patroni a Liverpool: DARCY 1976, pp. 20-23.
[8] ROSCOE 1833, vol. I, pp. 63-64; Mayer 1853, pp. 12-13. Reynolds scriveva a Roscoe il 2 ottobre 1784: «I am very glad to hear of the success of your exhibition. I shall always wish to contribute to it to the best of my power»: Ingamells-Edgcumbe 2000, p. 132 (si veda anche ivi, pp. 132-133, 135-136); TRAILL 1853, p. 18. Nel 1784 Roscoe espose un «Portrait of a gentleman, in crayons» e «A boy sleeping», voci 142-143 del catalogo: MAYER 1853, p. 21; MORRIS-ROBERTS 1998, in part. p. 525 (per le opere esposte da Roscoe e anche da sua moglie).
[9] Citato in CLARK 1883, pp. 6-7. I due cataloghi delle mostre del 1784 e del 1787, dal titolo identico (The exhibition of the society for promoting painting and design in Liverpool), sono pubblicati in MAYER 1853, risp. pp. 11-23 e 26-34. Nel primo caso Roscoe figura come vicepresidente, nel secondo egli rientra nel solo «Committee».
[10] Come recita il catalogo della mostra del 1784: MAYER 1853, p. 13.
[11] ROSCOE 1833, vol. I, p. 64 (per i rapporti con Fuseli, ivi, pp. 64-66 e anche MACANDREW 1963, pp. 5-52). I titoli di queste lezioni sono citati anche in DARCY 1976, pp. 30-31; cfr. anche Liverpool City Council Library, Roscoe Papers (da ora LCCL, RP), 920, 167-169. Colgo l’occasione per esprimere un sentito ringraziamento a tutto il personale della Liverpool City Council Library, e in particolare a Mr. Paul Webster, per la strordinaria cortesia dimostrata.
[12] MAYER 1853, pp. 4-5, 34.

Tutta questa attività avrebbe assunto una dimensione più strutturata nei primi anni dell’Ottocento. Non solo per l’istituzione a Liverpool di una nuova «Academy», che avrebbe preso corpo a partire dai primi anni dieci del secolo e che vedeva Roscoe quale indiscusso leader[13], o per la fondazione della «Liverpool Literary and Philosophical Society» avvenuta nel 1812, di cui Roscoe sarebbe stato presidente dal 1817 al 1831[14], ma anche perché è documentata da parte dello stesso Roscoe, ormai scrittore noto in tutta Europa, una più matura considerazione dei problemi che ponevano in stretta connessione sviluppo delle arti e sviluppo della città come, più in generale, della società stessa. Tale più matura riflessione è tangibile nel discorso inaugurale della «Royal Institution» di Liverpool, fondata nel 1814 e di cui Roscoe fu primo presidente nel 1822, tenuto nel 1817[15]. Esso, infatti, non a caso presentato in quell’istituto che è visto come l’esito stabile dell’attività dei gruppi di intellettuali riunitisi intorno a Roscoe sin dagli ultimi decenni del Settecento, si gioca tutto sulla discussione del concetto di utilità delle arti. Era stato subito deciso, infatti, che la Royal Institution avrebbe dovuto essere creata principalmente «for promoting the increase and diffusion of literature, science and the arts», in cui anche la parte museale, ritenuta necessaria insieme alle pubbliche lezioni, era divisa tra le scienze e le arti figurative[16]. Peraltro non fu il solo Roscoe a trattare delle arti in quella Royal Institution, la cui attività culturale divenne, almeno nei primi anni, continua e tematicamente ad ampio raggio[17].

Esiste un ulteriore ambito in cui si lega strettamente cultura, commercio e società, ed è quello della poesia, altro fil rouge che si snoda lungo tutta la vita di Roscoe. I discorsi inaugurali, a cui in parte si è accennato, spesso assumevano la struttura del poema o dell’ode. Una delle prime prove di Roscoe è infatti l’Ode on the istitution of a society in Liverpool for the encouragement of designing, drawing, painting etc. read before the society, december 17th, 1773, edita a  Liverpool nel 1774; ma si pensi anche al ben più noto Mount Pleasant, del 1777, in cui Roscoe «gave expression to his opinions on several subjects, on music, on painting, and on the iniquities of the slave trade», un canto secondo cui un buon governo, retto sulla libertà, deve misurare il proprio valore anche sulla propria capacità di promuovere tanto i commerci quanto le arti. Tale è, a ben vedere, una caratteristica della città di Liverpool: la prima formella a destra del fregio del palazzo del City Council recita «Liverpool, a municipality, employs labour and encourages art» e rappresenta un’ancella che sorregge un tempio greco; le statue di Raffaello e Michelangelo, ai lati dell’ingresso della Walker Art Gallery, sempre a Liverpool, siedono sotto una raffigurazione simbolica del commercio[18]. Passione per la poesia che, alla fine, sarà una delle principali chiavi di avvicinamento alla figura di Lorenzo il Magnifico, oggetto della prima grande monografia di Roscoe. Proprio in un poema, quello dedicato all’incisione, titolato The origin of engraving e da datare alla metà del nono decennio del Settecento, Roscoe menziona il Magnifico appunto nella sua qualità di restauratore delle arti; la biografia a lui dedicata stava prendendo concreta forma di scrittura nel corso di questo decennio[19].



[13] La nuova Academy era stata creata sul modello di quella londinese. Henry Blundell ne divenne il «patron», mentre Roscoe fu il «treasurer»; Traill «eminent scientist», poi biografo di Roscoe, era «lecturer on anatomy». Thomas Winstanley, senza dubbio il «leading auctioneer of the community», fornì alcune sue stanze per le esposizioni degli artisti, soprattutto inglesi viventi, che si tennero per la prima volta appunto nel 1810 e poi negli anni seguenti (si ricorda almeno 1811, 12, 13 e 14): questo portò anche a frizioni tra chi spingeva per mostre di «old masters» e chi voleva invece maggiormente arte contemporanea: DARCY 1976, pp. 33-38, 47-49, 136-149. Cfr. anche PULLAN 1998, pp. 32-35; BOREAN 2004, pp. 91-92.
[14] WILSON 2007, pp. 198-199.
[15] ROSCOE 1818 (in part. si veda pp. 46-47). Questo opuscolo venne presto tradotto in italiano: ROSCOE-LONDONIO 1824. Cfr. anche WILSON 2007, pp. 199-200. Ovviamente bisogna ricordare che nel 1805 era stata fondata la British Institution, altra accolita di nobili mecenati e collezionisti, creata con lo scopo di promuovere la produzione artistica: PULLAN 1998, pp. 27-44.
[16] ORMEROD 1953, pp. 9-11. Roscoe aveva scritto anche un piccolo saggio sul rapporto tra le arti e le scienze: Roscoe 1790, pp. 241-260. Tale scritto era stato attaccato verbalmente da Fuseli, come Roscoe scriverà alla moglie in una lettera del 4 aprile 1791: WEINGLASS 1982, p. 64.
[17] MUIR 1906, p. 26. Traill, tra le altre lezioni, tenne una relazione su «the origin of painting and sculpture in the ancient world and described the process of lithography»; nel 1829 Winstanley trattò il «progress of painting in England»; Roscoe a sua volta, nel 1821, tenne una conferenza sui manoscritti di Holkham, al cui catalogo si stava dedicando in quegli anni (cfr. infra). Una pubblicazione del 1821 raccolse tutti i vari contributi: DARCY 1976, pp. 98-100. Da rimarcare anche quella «Mechanic’s school», sempre a Liverpool, dietro la cui organizzazione c’era ancora l’attivissimo Traill, che insisteva sull’importanza dell’arte intesa come design e delle lezioni di disegno e storia dell’arte negli istituti meccanici; ivi, pp. 106, 107-109.
[18] Su questi temi, mentre era in corso di elaborazione questo saggio, è uscito il volume di WILSON 2008. Si veda poi Sydney JONES 1931, p. 11; MACNAUGHTON 1996, in part. pp. 114-119; cfr. anche ROSCOE 1833, vol. I, pp. 30-31; MAYER 1853, pp. 6-9; HALE 2005, pp. 73-75; BOSSI-TONINI 1989, passim, in part. pp. 59-60. Per una visione diversa, tesa a rimarcare i distinguo tra le politiche medicee e quelle volute da Roscoe nella Liverpool di primo Ottocento (peraltro già segnalate in un articolo apparso sul «Liverpool Mercury» del 16 agosto 1811: cit. in DARCY 1976, pp. 37-38), si veda SELLERS 1968, pp. 45-62; MORRIS 1993b, pp. 20-21 (con rimandi ai “rifugiati” italiani Foscolo e Panizzi). I poemi di Roscoe furono pubblicati a ridosso del centenario della nascita: ROSCOE 1853. Lo stesso Reynolds, in una lettera del 2 ottobre 1784, si era complimentato con Roscoe per la sua vena poetica, detestata invece da Thomas De Quincey che vi leggeva un insopportabile gusto settecentesco: CHANDLER 1952, pp. 3-27; CHANDLER 1953 (qui i due poemi citati alle pp. 325-342).
[19] ROSCOE 1833, vol. I, p. 67; HALE 2005, pp. 63-64. Sulla stretta connessione tra lo studio delle «fine arts» e della «poetry» e il miglioramento della società civile aveva insistito in modo molto chiaro e perentorio anche Joseph Turnbull decenni prima: TURNBULL 1740, soprattutto la «Preface concerning education, travelling, and the fine arts», in part. pp. XV-XXIII (anche pp. 109-110). Il tema ricorre anche in Robertson, uno storico a cui senz’altro Roscoe guardò con attenzione: ROBERTSON 1769, vol. I, pp. 72-73.

L’ottavo e il nono decennio del Settecento costituiscono un momento decisivo per la nostra indagine perché, stando ancora a un preciso biografo come Thomas Traill, la passione per le arti si era notevolmente acuita in Roscoe, assumendo le dimensioni quasi di un interesse portante. Traill fornisce a riprova lo stretto carteggio intercorso tra Roscoe e Joseph Strutt, l’autore del sopra citato Dictionary of engravers[20]. Dopo i generici accenni alle arti contenuti nei poemi della seconda metà degli anni Settanta, il primo intervento edito di Roscoe vertente in toto sulle arti figurative si lega proprio al Dictionary dello Strutt. Per questo volume Roscoe aveva preparato due saggi, i «Remarks on etching» e «An idea of a chronological collection of engravings»[21]. Questi scritti di Roscoe confluiranno nell’opera edita nella parte saggistica intitolata «An essay on the art of engraving, with full account of its origin and progress», divisa in due parti tra primo e secondo volume, non come saggio integro a sé stante a firma di Roscoe, ma come un passaggio che Strutt riporta tra virgolette senza menzionare direttamente il nome dell’autore (nominato solo quale «gentleman of a great taste»), cioè trascritto e inserito nel discorso più generale da lui redatto[22]. In queste pagine Roscoe riassume le sue idee sull’incisione (nascita, utilità, differenze tra tecniche) e, soprattutto, sul collezionismo di incisioni: c’è da credere che queste brevi pagine edite da Strutt possano essere in effetti la fusione di quei saggi sull’incisione menzionati dai biografi, se non proprio questi saggi stessi, ricevuti e magari adattati dal medesimo Strutt.

Dalle lettere dello Strutt a Roscoe è possibile chiarire quali erano gli interrogativi che stavano alla base di questa ricerca, che saranno i medesimi che avrebbero sorretto anche altri scritti roscoeani sulle arti. Scriveva infatti Strutt: «I mean to consider the antiquity, and progress, of the art of engraving, prior to printing; and also the gradual improvement since»; e ancora: «with respect to etching, the date of invention is certainly at present very incertain, but I doubt not it being first praticed in Germany; for tho’ I know not any dated etchings, older than what you mention of Albert Dürer»; e dichiarava di aver visto numerose incisioni tedesche, spingendosi poi a interessanti paralleli proprio tra le incisioni di area germanica e quelle del Parmigianino, le cui prove grafiche Roscoe racchiuderà in questi versi: «the potent acid fixed the fair design / where every elegance of form combined / show the just transcript of the master mind»[23]. Quindi la necessità, una volta usciti i primi due volumi del Dictionary nel 1785 e 1786, di costruire approfondimenti monografici, specificatamente dedicati all’acquaforte e costruiti con un intento catalogatorio: «a third volume must of necessity follow these two; exactly upon the plan you have proponed, it will be provided by a destination upon etching in general, and painters etchings in particular with compleat (or as nearly as possible) catalogues of the works of the greatest masters»[24].

Emerge insomma da questa collaborazione, oltre che la prova di un intervento scritto diretto sulle arti, anche una forte propensione per l’incisione, la cui invenzione viene paragonata da Roscoe a quella della stampa:

 

What printing has been, with respect to general science, engraving has been to the arts; and the works of the old italian masters will be indebted to engraving for that perpetuity, which the invention of printing has secured to the Jerusalem of Tasso, and the tragedies of Shakespeare and Corneille[25].



[20] STRUTT 1785-1786.
[21] ROSCOE 1833, vol. I, pp. 68-70. L’8 ottobre del 1784 Strutt scriveva a Roscoe di aver ricevuto «the excellent essay on the art of engraving […]; the observations contained in it, are, as you justly observe, entirely new; and from the mode of their arraingement, precisely what are highly necessary to precede a work like mine: as you have kindly permitted me to make use of them, I shall certainly give them to the public, in the form in which they stand»: LCCL, RP, 4732; cfr. quindi Strutt 1785-1786, vol. I, pp. 1-3.
[22] «With respect to the use and excellency of the art of engraving, I beg leave to subjoin the following observations. They were drawn up by a gentleman of a great taste, and are the result of a critical examination of the works of the greatest masters; and will, I trust, be still more acceptable to the public, as they are not the remarks of an engraver, but of a gentleman, no otherways interested in the cause, than as a man of science, and a lover of the arts»: STRUTT 1785-1786, vol. I, p. 1; le parole di Roscoe seguono ivi, pp. 1-3.
[23] LCCL, RP, risp. 4733, lettera del 24 gennaio 1785 e 4732, lettera dell’8 ottobre 1784. Si veda poi la lettera del 14 febbraio 1785 in cui Strutt spiega a Roscoe il piano del Dictionnary, che contemplava un excursus dall’antichità egiziana e greca a Marc’Antonio Raimondi: LCCL, RP, 4734. La seconda parte dell’Essay on the origin of engraving è dedicata nello specifico alla comparazione tra le scuole tedesca e italiana: Strutt 1785-1786, vol. II, pp. 1-9. La descrizione del lavoro del Parmigianino di Roscoe si trova nel poema The origin of engraving, appunto conservato ancora manoscritto tra le sue carte: LCCL, RP, 5493, c. 7r. Per un’analisi dell’opera dello Strutt si veda Haskell 1993, pp. 292-295.
[24] LCCL, RP, 4738, lettera del 25 agosto 1785. Il 28 ottobre del 1785 Strutt scriveva: «I have therefore in contemplation, an idea, of making a monthly publication», non soltanto legata all’incisione, divisa in tre parti: la prima con «historical and pratical observations, relative to the arts in general, including painting, sculpture etc. to which may be also added any curious or instructive anecdotes, concerning the artists themselves»; poi «a complete list of the works of some great master, or as much of it, as the limmits of the publication will permit; with the portrait of the artist»; quindi  «a descriptive review of all the new prints, of any consequence, published in the course of the preceding month; and this part may consequently be enriched with a variety of historical, and classical anecdotes, which the subjects of the prints themselves, will naturally produce»: LCCL, RP, 4740. Iniziative poi abortite per il subentrare di altri impegni, anche se Strutt invitava Roscoe a proseguire da solo: «But let me endeavour to prevail upon you, to give them to the public from your own hand. I mean your ‘Remarks on etchings’ to which may properly be added the ‘Idea of a chronological collection etc.’»: LCCL, RP, 4741, lettera del 13 dicembre 1788. In effetti in fondo al suddetto poema sull’origine dell’incisione si trovano tre brevi medaglioni biografici, dedicati da Roscoe al Parmigianino, ai tre Carracci e a Marc’Antonio Raimondi: LCCL, RP, 5493, c. n. n. (16r-17v seguendo la numerazione delle carte).
[25] STRUTT 1785-1786, vol. I, p. 3. Anche l’Heineken aveva dedicato grande attenzione ai primi libri a stampa e alle immagini inserite in questi volumi, in qualche caso pure riproducendole: HEINEKEN 1771, in part. pp. 292-482.

 

Proprio in questi stessi anni, e non sarà mera coincidenza, Roscoe «commenced his fine collection of prints, which was particularly rich in painters’ etchings and engravings of the old masters. This collection was chiefly formed between the years 1780 and 1790, but continued for many years to receive valuable addition, by every journey to London, which his professional business often rendered necessary»[26]. I passaggi sono estremamente chiari: le iniziative spese per rinnovare la vita culturale, anziché esaurirsi nella promozione delle arti nel presente, rendono necessario un approfondimento dello studio delle arti figurative nel loro divenire cioè nella loro storia. Tale aspetto, in Roscoe, si traduce nella costruzione di una collezione personale che parte con gli «old masters» e arriva a Fuseli. Il figlio di Roscoe, Henry, leggeva la collezione di stampe paterna come una ricostruzione dello sviluppo storico delle arti, e in particolare «the progress of painting in Italy», «the progress of engraving in Italy, Germany and Flanders»[27].

Seguendo un percorso tipico di molti collezionisti della sua epoca, Roscoe comincia dalle incisioni, perché economicamente e dimensionalmente più gestibili, ma capaci, nella loro disposizione in serie, di ricostruire una storia visibile delle arti. Le incisioni sono al contempo agile strumento di studio e oggetto collezionistico; non occorrerà ricordare la centralità delle stampe nel contesto europeo di fine Settecento, né insistere sugli stessi modelli del collezionismo inglesi, col caso particolarmente significativo dei Richardson, teorici e collezionisti[28]. Numerosi studi hanno poi dimostrato come Liverpool fosse un’accolita di attivissimi collezionisti, soprattutto di incisioni: da Henry e Charles Blundell, presidente della «Society» il primo, grande collezionista di manoscritti miniati il secondo, sino a Thomas Dodd che aveva raccolto una straordinaria quantità di materiale per elaborare un «biographical dictionary of engravers in England, commencing at the earliset period at which the art was practised, 1530 to 1800»[29]. A confermare insomma quella vitalità straordinaria del collezionismo privato inglese, non presente solo nel contesto londinese ma diffuso nelle maggiori città di quella nazione, che già Quatremère de Quincy aveva stigmatizzato nel 1796 nelle sue Lettres à Miranda[30]. In particolare interessa qui però Daniel Daulby, non solo in quanto cognato di Roscoe, ma anche perché fu un grande specialista di Rembrandt e proprietario di una importante collezione di incisioni, in particolare rembrandtiane. Roscoe aveva elaborato una breve vita del pittore olandese che verrà posta poi a premessa della monografia composta proprio da Daulby[31]. Essa appare molto aneddotica, si mantiene su una prospettiva generale e a volte persino generica, con una palese adesione alle notizie già note; dimostra però, pur nella concisione, una particolare attenzione alla cronologia delle incisioni e alla loro tecnica esecutiva.

Tale interesse per l’incisione, che gioca un ruolo centrale all’interno della triangolazione tra lo studio delle arti figurative, la collaborazione con gli esperti e appunto la creazione di una raccolta, costituisce la base per il successivo, ragionato accrescimento della collezione di Roscoe. Consolida, anzi, quella prospettiva di studio delle arti figurative secondo un intendimento rigorosamente storico, diacronico e ripartito per settori geografici, nazionali e quindi regionali per l’Italia, comunque legato all’osservazione diretta dell’opera, se non nel suo originale, almeno nella riproduzione incisa. Soltanto più tardi, infatti, rispetto ai primi acquisti di stampe, Roscoe «began to collect drawings by great masters, and of these his collection was remarkably choice, his taste and judgement in that department being excellent»[32].



[26] TRAILL 1853, pp. 18-19; ROSCOE 1833, vol. I, p. 67.
[27] ROSCOE 1833, vol. II, pp. 127-129. Si vedano anche altre sistemazioni teoriche coeve, sempre di area inglese, basate sulla ricostruzione diacronica delle arti: su tutti BROMLEY 1793-1795.
[28] STRUTT 1785-1786, cit., p. 3. Sulla collezione di incisioni di Roscoe, anche il rapporto ad altri collezionisti inglesi coevi, si veda HOPKINSON 2007, pp. 84-103 e Idem, The print collecting of William Roscoe, intervento tenuto alla conferenza Roscoe and Italy, Liverpool, The Atheneum, 17 luglio 2008, a cura di S. FLETCHER, i cui atti si spera siano di prossima pubblicazione. Per Richardson si rimanda in particolare a GIBSON WOOD 2000; GIBSON WOOD 2003, pp. 155-171.
[29] MAYER 1853, pp. 24-25. Per la figura del Blundell si veda Morris 2007, in part. pp. 177-178. Importanti notazioni in LONGMORE 2007, pp. 1-19 e HOPKINSON 2007, pp. 84-103. Sulla necessità di questi dizionari di incisori si era espresso anche Joseph Strutt, rilevandone la scarsità («very defective»), compreso quello tutto inglese elaborato dal Vertue ed edito poi da Walpole, che comunque De Murr aveva già inserito nella sua Bibliothèque: STRUTT 1785-1786, vol. I, pp. V-VI; DE MURR 1770, vol. II, pp. 654-655. Una panoramica generale sul collezionismo inglese in HERMANN 1999.
[30] DE QUINCY-POMMIER 1996, p. 121.
[31] D. DAULBY, A catalogue and description of the works of Rembrandt van Rhyn compiled from his etchings and from the catalogue of M. Gersaint: si tratta di un manoscritto non datato, l’unico, tra i molti del Daulby, con una prefazione (cc. 1-11) recante notizie di Rembrandt, che possono quindi essere quelle attribuite dalle fonti a Roscoe (anche la grafia appare similare a quella di Roscoe): ROSCOE 1833, vol. I, p. 277; MACNAUGHTON 1996, p. 144. Daulby aveva redatto nel corso degli anni un numero impressionante di cataloghi dell’opera di Rembrandt, tutti conservati manoscritti, in quaderni con copertina rigida incisa: si veda, ad esempio, Works of Rembrandt collected by Daniel Daulby, Liverpool 1792; A catalogue of the books, prints, pictures and drawings of Daniel Daulby, Liverpool 1793; D. DAULBY, Works of Rembrandt with their prices, 1795. La collezione di Daulby fu poi venduta in due diverse tornate: Catalogue Daniel Daulby 1798 (collezione battuta all’asta da T. Vernon a Liverpool il 27 agosto 1798; ottantadue pezzi in tutto). Seguì una vendita anche il 14 maggio 1800 a Londra: A catalogue of the whole and capital, genuine, and singularly valuable of etchings by Rembrandt, and his scholars, of the late Daniel Daulby esq.(questo catalogo è manoscritto). Sulla vendita della collezione Daulby si veda anche CLARK 1883, p. 6 e WEINGLASS 1982, p. 26. Tutto il materiale manoscritto sul Daulby è consultabile presso il Record Office della Liverpool City Council Library. Mi limito poi a richiamare anche il caso Blackburne (Catalogue Blackburne 1785): il catalogo di vendita di questa collezione, compiuta «in the beginning of march, 1786» a Londra, è presente tra i libri di Roscoe oggi conservati nella biblioteca dell’Atheneum di Liverpool. Verosimilmente sua è la grafia delle note a penna in cui sono specificati i prezzi delle singole opere.
[32] TRAILL 1853, p. 19. Ci sono anche alcuni esempi di giudizi sulla qualità e l’autografia di alcune incisioni formulati nelle sue opere: si veda, ad esempio, ROSCOE 1805, vol. IV, p. 112, nota (c).

Deve essere chiaro quindi che il rapporto tra Roscoe e le arti figurative si basa su questo fecondo intreccio tra studio e collezionismo, due aspetti non separati o separabili. Henry Roscoe riporta una lettera del padre a Lord Dunchan, stando alla quale dichiara concluse, con il Leone X, le sue ricerche sulla storia e la cultura italiana, e declina altri lavori intorno a questo argomento:

 

The history of the rise and progress of literature and fine arts in Italy […] is, indeed, a noble subject, but to execute it would require a fortunate uman of talents, acquirements and circumstances, which it has not fallen to my lot to enjoy […]. For perhaps the history of literature and of art should each be treated separately; and of these, if I were to make my choice, I should prefer the latter[33].

 

Il fatto che però Roscoe non si fosse dedicato sistematicamente alle arti figurative, almeno con l’obiettivo di redarre uno studio organico, secondo il sempre valido schema del «rise and progress», non significa che le sue ricerche si fossero arrestate. Anzi, proprio le ricerche intorno ai Medici avrebbero senz’altro acuito il suo interesse particolare per la storia delle arti, rispetto anche ad altre branchie degli studi umanistici, la letteratura su tutti, che pure egli aveva approfondito. Non è casuale che Roscoe si fosse dedicato alla «illustration of his son’s translation of Lanzi’s History of italian painting, by a small collection of engravings»[34].

La scelta di tradurre la Storia pittorica del Lanzi, e illustrarla con incisioni, induce a una serie di riflessioni. Innanzitutto essa era un’operazione che si costituiva a via mediana tra l’interruzione e la prosecuzione degli studi italiani, perché consentiva di affrontare tematiche ancora legate all’Italia senza dover effettuare un viaggio nella penisola. La traduzione di Lanzi, la prima in lingua inglese, cui aveva inizialmente atteso Thomas Traill, venne effettivamente compiuta dall’altro figlio di Roscoe, Thomas, che la pubblicò nel 1828, tre anni avanti la morte di suo padre. Suo fratello Henry confermava questa vicenda:

 

Another literary project entertained by Mr. Roscoe at this time was a translation of the excellent work of Lanzi: “Storia pittorica della Italia”. At his suggestion, his intimate friend, Dr. Traill, undertook the vision of the work, which was to be accompained by notes, and an introductory dissertation from the pen of his son, but the preliminary dissertation is not appended to it[35].

 

La traduzione lanziana cadeva all’interno di una serie massiccia di ricerche sulle arti figurative portate avanti da Roscoe negli anni precedenti o ancora in corso, destinate a restare in parte inedite. In effetti, sempre stando al racconto dei biografi, questi alla morte aveva lasciato, oltre a una «extensive and valuable correspondance», anche «a large mass of papers». All’interno di tale corposo insieme di carte, Traill scrive di aver potuto visionare un testo, redatto proprio per la Liverpool Academy

 

on the progress and vicissitudes of taste which remain in manuscript, and which he appears to have, at one time, contempled to publish, as I find among them a title page, thus ‘An historical inquiry into the rise, progress and vicissitudes of taste, as exemplified in works of literature and art. In two volumes. Vol. I’. The manuscript, however, does not seem to have received his last corrections, though many of the observations are original and interesting[36].

 

Non solo, ma egli contava inoltre

 

various dissertations on the fine arts, some of which appear in a finished state. In the year 1814 Mr. Roscoe had proposed to the writer of this memoir to undertake the translation of Lanzi’s Storia pittorica della Italia, and he engaged to fournish notes, and a preliminary dissertation. I had made considerably progress in the translation, when Mr. Roscoe’s misfortunes, and my own professional avocations, interrupted the work; which has since been well executed by his son, Mr. Thomas Roscoe. Among the papers of my venerable friend, I find a very interesting introductory dissertation, intended for our joint work, tracing the history of the art of painting and sculpture to a much later period than their supposed extinction in the west, indeed almost to within 200 years of their supposed revival by the Pisani and Cimabue. This treatise is in such a state that it might be published, and it would form an excellent introduction to Lanzi’s work. It is entitled, ‘An historical sketch on the state of the fine arts during the middle ages’. I find also a curios dissertation ‘On painters drawings’; another ‘On the origin of engraving on wood and copper’; a third ‘On the engravings of early german school’. There are large fragments also of a work ‘On the etchings of italian painters, which contain much useful information’; and a lecture ‘On the use of prints’, another on the ‘Pratical part of painting’, and two ‘On the origin and progress of taste’. There is also a poem on the origin of engraving, written in 1783, of which there are two copies in MS. I have already mentioned, that the lectures on the origin and progress of taste were extended into a treatise, which is not finished. This is also the case with some dissertations on the state of letters and the arts anterior to the greeks, and their progress among that people. The whole seem to have been parts of a great work on the fine arts, which he left imperfected;

 

e infine un altro trattato «on the fine arts» che lo stesso Traill non esitava a dichiarare addirittura «far superior to any thing on that subject which British literature possesses»[37].



[33] ROSCOE 1833, vol. I, p. 350.
[34] TRAILL 1853, p. 42.
[35] Roscoe 1833, vol. II, p. 62; LANZI-ROSCOE 1828. La fortuna di Lanzi fu duratura per tutto l’Ottocento inglese: si veda Levi 2005, in part. pp. 34, 46, nota 8. Il 17 luglio del 1806 Henry Fuseli chiedeva proprio a Roscoe una copia di Lanzi in prestito: «I am writing something on art, in which I find it is indispensably necessary for me to consult Lanzi»: WEINGLASS 1982, pp. 348-350.
[36] TRAILL 1853, pp. 15, 18.
[37] TRAILL 1853, pp. 43-45, 47; cfr. ad esempio ROSCOE 1805, vol. IV, pp. 86-88, 90-92.

In questa accurata, anche se non ordinata lista di titolature, si possono riconoscere alcuni di quei temi toccati nelle lezioni accademiche degli anni Ottanta del Settecento (nella fattispecie quelle sull’incisione poi confluite anche nel Dictionary dello Strutt), tutte quelle pubbliche letture e conferenze che sbocciarono in seno all’attività delle istituzioni cui Roscoe dette vita, dalla prime societies alla «Royal Institution».

I manoscritti di Roscoe sono ancora conservati e in parte sono stati pure identificati, anche se mai attentamente analizzati, tanto che si contano per lo più solo rapidi accenni, per la massima parte marginali, in varie pubblicazioni più o meno recenti. L’analisi di questa produzione manoscritta inedita meriterebbe davvero una ricerca autonoma, data anche la complicata gestazione dei testi, fitti di frasi ripetute, appunti sparsi, citazioni bibliografiche. Oltre al loro contenuto, unicamente accennato dal titolo riportato da Traill, non possiamo attestare la loro cronologia, lo stato della loro elaborazione, né soprattutto verificare se parte di questi manoscritti siano stati magari pubblicati, anche come singoli stralci nei passi delle opere edite di Roscoe in cui ritornano temi come l’origine delle arti, l’attenzione per l’incisione e le tecniche artistiche. Tale analisi, proprio per la sua ampiezza, e per la necessità di una più precisa individuazione anche a partire dalle preziose testimonianze dei biografi, esula dai limiti di questa ricognizione. Tuttavia è possibile illustrare alcune tracce portanti funzionali a inquadrare che tipo di ricerca essi rappresentano e in che modo si pongono rispetto a quanto edito.

Il lavoro sull’origine del gusto («On the origin of taste») è un insieme di fascicoli, non privo di ripetizioni, dovute a ricopiature, e fogli sparsi, con tutta probabilità propedeutico alla lezione inaugurale tenuta da Roscoe per la «Royal institution» nel 1817, e che probabilmente risente delle prime discussioni della «Liverpool Philosophical and Literary Society», presso la quale è pure documentata la lettura di un testo intitolato «On taste». Nell’insieme di queste carte stanno anche le riflessioni sulle arti anteriori ai greci e ai romani, anch’esse redatte come abbozzo incompiuto, sicché entrambi questi lavori verosimilmente possono essere considerati quelli indicati da Traill. La storia del manoscritto miniato in Italia, a cui Roscoe attese in occasione del lavoro di catalogazione dei manoscritti di Holkham Hall, che lo occupò tra la metà del secondo e la metà del terzo decennio dell’Ottocento, è stato pure in parte già citato negli studi, anche per la sua particolarità e importanza; in bella copia, invece, si trova il poema sull’origine della incisione, la cui redazione può essere seguita anche scorrendo il sopra menzionato carteggio di Roscoe con Joseph Strutt[38].

Tale massa di appunti serve per confermare ulteriormente come le arti figurative siano oggetto di una meditazione d’indagine sistematica e non occasionale. Il fatto che Roscoe non abbia pubblicato specificatamente su argomenti storico-artistici, o comunque che si tratti di scritti minori rispetto alle due grandi biografie Medici, non significa che le arti fossero solo corollario ad altri studi. Ma si può dire di più. La presenza di digressioni storico-artistiche all’interno delle biografie medicee, infatti, non appare un semplice tributo pagato alla volontà di scrivere una ricostruzione culturale complessiva di una data epoca, bensì si configura come un elemento preciso di questo stesso contesto. Anzi, il fatto che probabilmente il fiorire di ricerche specifiche sulle arti, o meglio, la volontà di pubblicazione di un’opera organica e autonoma sulle arti, cada dopo la pubblicazione del Leone X edito nel 1805, permette di rilevare come una meditazione a largo raggio sulla cultura dell’Italia tra Quattro e Cinquecento avesse portato Roscoe a focalizzare la propria attenzione proprio sull’aspetto artistico. E abbia poi contribuito ad avvicinarlo a Lanzi e all’opportunità della traduzione illustrata della Storia pittorica. Gli stessi manoscritti di Roscoe sopra elencati, redatti in forma più o meno compiuta, dimostrano di fatto un’applicazione continua al problema delle arti figurative, non limitata a una generica acquisizione di informazioni utili per aggiungere notizie su un versante culturale, accanto alla letteratura o al teatro. Tale messe di scritti certifica che il suo interesse per le arti si fonda su una base di studio e su una volontà non marginale di sistemazione teorica delle sue ricerche.



[38] I manoscritti ricordati sono: LCCL, Roscoe Papers, 920, 5545 (sul gusto); LCCL, Roscoe Papers, 920, 5493 (il poema sull’incisione); LCCL, Roscoe Papers, 920, 5551 (sulla miniatura). Tra coloro che hanno menzionato o ricordato i manoscritti roscoeani cito COMPTON 1960-61, p. 28, nota 5; GRAHAM 1964-1968, p. 137; MORRIS 1993a, in part. pp. 91-92; MORRIS 1993b, in part. pp. 8-9; MORRIS 2007, pp. 159-161.

Di notevole rilievo, inoltre, e sarebbe tutta una questione da approfondire in ottica comparatistica, appare il contributo alla conoscenza dell’arte italiana che sarebbe venuto a Roscoe dalle stesse traduzioni delle sue opere maggiori, le biografie di Lorenzo e di Leone X. Soprattutto quest’ultima, edita nel 1816 per cura di Luigi Bossi, conteneva numerose postille ai commenti di Roscoe sulle arti, che egli senz’altro meditò con particolare attenzione proprio perché di marca italiana, e che saranno senz’alto servite a far crescere il suo desiderio di un più compiuto approfondimento sui temi trattati. Basti pensare che Luigi Bossi dedicò una nota integrativa al passo del Leone X relativo allo stato delle arti figurative durante il suo pontificato che conta oltre cento pagine[39]. Tuttavia funzionavano anche quelle note minori, di stampo ‘locale’, come quelle apposte dal Mecherini alla vita di Lorenzo il Magnifico, che pure presenta un apparato integrativo molto meno corposo rispetto a quello messo in atto da Luigi Bossi per il Leone X. Ad esempio, commentando il riferimento di Roscoe alla rinascita delle arti, e quindi al ruolo di Cimabue quale primo restauratore della pittura, Mecherini appuntava: «L’amore della mia patria non mi permette di lasciare inosservato che l’onore d’avere il primo ristabilita la pittura deesi attribuire a Giunta Pisano, il quale è certamente anteriore non solo a Cimabue, ma ancora a Guido da Siena»[40].

Informazioni spesso decisive, perché contribuivano a un ripensamento di determinati problemi nonché ad ampliare la ricognizione bibliografica. In effetti le traduzioni restituivano una lettura critica dell’opera: la rendevano all’autore con gli ‘interessi’, arricchita di precisazioni e approfondimenti. Proprio gli editori della traduzione bossiana del Leone X parlavano infatti di «un’opera che può considerarsi come in gran parte nuova ed originale», riferendosi non solo alla notazione e alle appendici, ma anche all’apparato iconografico aggiunto[41].

Si possono formulare ulteriori considerazioni, più nel merito. Innanzitutto non sembrano esistere limiti cronologici alle ricerche svolte da Roscoe. Se appare evidente un’attenzione specifica al problema del ‘risorgimento’ delle arti, individuato non in Cimabue e i Pisani ma oltre duecento anni avanti, attorno al Mille, l’apertura verso la produzione figurativa anteriore ai greci segna un ripercorrimento diacronico senza preclusioni dell’intera produzione artistica dall’età arcaica a quella moderna, al ‘rinascimento’ almeno; considerando essenziale, però, anche il fitto e documentato rapporto di Roscoe con gli artisti del presente che porta a una naturale estensione cronologica e critica verso i suoi giorni. Una scansione cronologica ampia, ma che cominciava a essere frequentata anche da altri studiosi, precedenti o coevi: penso anche agli stessi possibili modelli roscoeani, Lanzi e Tiraboschi su tutti, quest’ultimo difatti spesso citato nel manoscritto sulle origini del gusto e quello, ad esso comunque collegato non solo fisicamente, inerente proprio le arti avanti i greci. Le argomentazioni di Roscoe sono molto vicine, se non nel concreto dello svolgimento teorico, almeno nell’individuazione delle questioni da porre al centro della ricerca, alle coeve discussioni, specialmente italiane, sul primato degli etruschi rispetto ai greci e sulla labile distinzione tra questi e magnogreci; così come sul debito dei greci verso l’arte egizia, che proprio dai primi dell’Ottocento cominciava a circolare diffusamente in Europa.

Quelle titolature dei manoscritti di Roscoe che mirano a documentare direttamente le tecniche o le pratiche artistiche, dimostrano quanto l’autore si spingesse anche verso il versante ‘operativo’ della produzione figurativa. Ciò è probabilmente dovuto sia a un’effettiva dimestichezza con il disegno, che Roscoe pure aveva, sia alla necessità di colmare quella lacuna avvertita dai «dilettanti» rispetto ai «professori», ritenuti più adatti a scrivere sulle arti perché artisti essi stessi e quindi automaticamente più competenti. Tale insieme di manoscritti, storie e trattati più settoriali, può aiutare a immaginare quel compendio sulle «fine arts» che addirittura Traill definisce una delle migliori produzioni sul tema delle arti in area inglese, quindi in suo stato di elaborazione quanto meno avanzato.

L’opera di Roscoe, sia edita sia manoscritta, conferma il suo rapporto privilegiato con tre studiosi italiani, che, più di altri, incisero in maniera determinante nella sua tipologia di scrittura e di impostazione dei problemi artistici: il già ricordato Lanzi, Girolamo Tiraboschi e Ludovico Antonio Muratori. Il tema è centrale per due motivi: in primo luogo perché, dovendo scrivere sull’Italia e non avendoci mai viaggiato, diveniva vitale per Roscoe individuare ‘autorità autoctone’ affidabili per sostenere la propria argomentazione, che non è compilativa, ma spesso innovativa e autonoma. In questo senso il rapporto col Fabroni, autore di tre biografie medicee (Cosimo il Vecchio, Lorenzo il Magnifico e Giovanni, poi Leone X), è oltremodo indicativo[42]. In seconda battuta analizzare il suo rapporto con le pubblicazioni italiane dà modo di verificare in che modo esse fossero lette al di là della Alpi, quale beneficio e quale influenza ne derivasse.



[39] ROSCOE-BOSSI 1816-1817, vol. XI (1817), pp. 114-221.
[40] ROSCOE-MECHERINI 1799, vol. IV, p. 6 (nota asteriscata). Sul Mecherini, nato nel 1768 e morto nel 1843, figura molto importante nella Pisa di primo Ottocento, e soprattutto nella vita artistica (fu membro della Deputazione sulla conservazione dei monumenti del 1813, presidente dell’Accademia di belle arti di Pisa), si veda BARSANTI 1999, pp. 28-29, 185-186; ROSINI 1844. Sarà stata certo decisiva l’autonoma lettura di Lanzi, ma va considerato che anche Fuseli porrà Giunta Pisano tra i primi pittori della risorgente pittura toscana, nella sua breve History of art in the schools of Italy: KNOWLES 1831, vol. III, p. 154.
[41] ROSCOE-BOSSI 1816-1817, vol. VIII (1817), p. VI.
[42] FABRONI 1784; FABRONI 1788-1789; FABRONI 1797; PIROLO 1992, pp. 181-185. Per il rapporto con Roscoe si veda GHELARDI 1991, pp. 104-105; un accenno anche nell’intervento di E. Garin in BOSSI-TONINI 1989, pp. 300-301.

Roscoe costruisce il proprio orizzonte di storiografo delle arti sullo sfondo di una produzione di settore che in quegli anni si trovava in grande fibrillazione, lanciata come era verso ripetuti tentativi di sistemazione storica a tutto campo dell’universo figurativo, dall’antico al moderno. Tiraboschi va menzionato soprattutto quale possibile modello per questo sapiente intreccio tra considerazioni sulle arti e sulle lettere, misurato su un perimetro cronologico ampio, che Roscoe ricalca con un’ulteriore specificazione su «arts and letters», anziché su tutta la ‘cultura’, che alla fine è lo scrivere tout court, stando proprio al fortunato impianto della Storia della letteratura italiana del Tiraboschi. Il ruolo di Lanzi, la cui Storia pittorica appare un sicuro riferimento e al contempo una sorta di detonatore per l’elaborazione di più articolati saggi sulle arti figurative apparsi in mezza Europa nella prima metà del diciannovesimo secolo, è altrettanto decisivo. I volumi lanziani, che Roscoe conosce bene già dall’edizione del 1795, di fatto sostanzia in maniera determinante una nuova e più matura riflessione sulle arti figurative, ma soprattutto, come tende a precisare il Traill, sulla «history» delle arti figurative. Infatti, il trattato manoscritto di Roscoe, pronto per la pubblicazione, che dimostrava come il vero rinascimento delle arti si dovesse collocare ben duecento anni prima di Cimabue, stando sempre a Traill, valeva come prefazione a Lanzi.

Tale insistenza sulla individuazione di un ‘rinascimento’, ancora riconosciuto nel Quattrocento, essenzialmente fiorentino, ma che aveva lunghe e profonde radici nei secoli precedenti – radici che saranno lentamente riscoperte nei decenni a seguire –, rimanda senz’altro anche a Ludovico Antonio Muratori, in particolare al Muratori degli Annali d’Italia, che Roscoe conosceva molto bene, come attestano le ripetute citazioni anche nelle sue opere edite. Al medesimo Muratori andrà pure riconosciuto quel costante affondo strettamente documentario che Roscoe, seppur magari mutuandolo da altri autori come Fabroni, farà decisamente suo.

Insomma una triade di studiosi italiani basilare per capire il fondo documentario e metodologico su cui Roscoe lavorò, e che costituiva un saldo ancoraggio, seppure cartaceo, a un paese rimastogli fisicamente estraneo. Si doveva però al «dilettante» Lanzi la prima e organica ricognizione specifica sulle arti figurative, la pittura nella fattispecie. Lanziano, infatti, anche il tema delle stampe e dell’incisione, indagate queste ultime in modo ripetuto da Roscoe, con affondi che in parte ricalcano l’interesse di altri eruditi europei sull’origine dell’incisione (si pensi all’Heineken o al De Murr), ma che si muovono allo stesso tempo con identica, onnivora curiosità verso temi vari dal punto di vista storico – e cioè la storia dell’incisione stessa – e geografico, grazie a scarti diretti verso l’incisione di area tedesca anche avanti Dürer oppure verso i Paesi Bassi e Rembrandt. Insomma, la cultura di Roscoe ha una buona parte di ‘radici bibliografiche’ italiane: e per capire bene la loro sussistenza bisognerà guardare quindi ai suoi libri.

 

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A. Fabroni, Magni Cosmi Medicei vita, 2 voll., Pisa 1788-1789.

 

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R.F. [Richard Fastnedge?], A note on William Roscoe, «The Liverpool Bulletin», 1, 1952, p. 1.

 

Fastnedge 1954

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FORTUNA DI CANOVA 2004

Il primato della scultura: fortuna dell’antico, fortuna di Canova, Settimana di studi canoviani (Bassano 2000), coordinata da F. Mazzocca e G. Pavanello, Atti a cura di M. Pastore Strocchi, Bassano 2004.

 

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L. Lanzi, Storia pittorica della Italia dal risorgimento delle belle arti fin presso al fine del XVIII secolo, 3 voll., a cura di M. Capucci, Firenze 1968-1974.

 

LANZI-ROSCOE 1828

L. Lanzi, The history of painting in Italy: from the period of the revival of the fine arts to the end of 18th century, transaltion from the italian by Thomas Roscoe, 3 voll., Londra 1828.

 

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E. Morris, E. Roberts, The Liverpool Academy and other exhibitions of contemporary art in Liverpool 1774-1867. A history and index of artists and works exhibited, Liverpool 1998.

 

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Lorenzo dopo Lorenzo. La fortuna storica di Lorenzo il Magnifico, Catalogo della mostra (Firenze 1992), a cura di P. Pirolo, Firenze 1992.

 

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W. Robertson, The history of the reign of the emperor Charles V with a view of the progress of society in Europe from the subversion of the roman empire to the beginning of the sixteenth century, 3 voll., Dublin 1769.

 

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W. Roscoe, On the comparative excellence of the sciences and arts, «Manchester literary and philosophical society», III, 1790, pp. 241-260.

 

Roscoe 1805

W. Roscoe, The life and pontificate of Leo the tenth, 4 voll., Liverpool-Londra 1805.

 

Roscoe 1818

W. Roscoe, On the origin and vicissitudes of literature, science and art and their influence on the present state of society; a discourse delivered on the opening of the Liverpool Royal Institution, 25 november 1817, Liverpool 1818.

 

Roscoe 1828

W. Roscoe, Monandrian plants of the order Scitamineae, chiefly drawn from living species, Liverpool 1828.

 

Roscoe 1833

H. Roscoe, The life of William Roscoe, 2 voll., Londra 1833.

 

Roscoe 1853

H. Roscoe, The poetical works of William Roscoe, Liverpool 1853.

 

Roscoe-Bossi 1816-1817

Vita e pontificato di Leone X: ornata del ritratto di Leone X e di molte medaglie incise in rame di Guglielmo Roscoe autore della vita di Lorenzo de’ Medici; tradotta e corredata di annotazioni e di alcuni documenti inediti dal conte Luigi Bossi, 12 voll., Milano 1816-1817.

 

Roscoe-Londonio 1824

Dell’origine e delle vicende della letteratura delle scienze e delle arti e della loro influenza sul presente stato della società contemporanea discorso composto e recitato da Guglielmo Roscoe in occasione del solenne aprimento del R. Istituto di Liverpool recato dall’inglese in italiano coll’aggiunta di alcune note da C. G. Londonio, Milano 1824.

 

Roscoe-Mecherini 1799

Vita di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico del dottore Guglielmo Roscoe, 4 voll., Pisa 1799.

 

Rosini 1844

G. Rosini, Biografia del cavaliere Gaetano Mecherini, Pisa 1844.

 

SALONI GALLERIE 1981

Saloni, gallerie, musei e loro influenza sullo sviluppo dell’arte dei secoli XIX e XX, Atti del XXIV Congresso Internazionale di Storia dell’Arte (Bologna 10-18 settembre 1979), a cura di F. Haskell, Bologna 1981.

 

Sellers 1968

I. Sellers, William Roscoe, the Roscoe circle and radical politics in Liverpool, «Transactions of the historic society of Lancashire and Cheshire», 120, 1968, pp. 45-62.

 

Spalletti 1979

E. Spalletti, La documentazione figurativa dell’opera d’arte, la critica e l’editoria nell’epoca moderna (1750-1930), in Storia dell’arte italiana. Parte I, Materiali e problemi, vol. II, L’artista e il pubblico, a cura di G. Previtali, Torino 1979, pp. 416-484.

 

Stansfield 1955

H. Stansfield, William Roscoe, botanist, «The Liverpool Bulletin», 1-2, 1955, pp. 19-61.

 

Strutt 1785-1786

J. Strutt, A biographical dictionnary; containing an historical account of all the engravers, from the earliest period of the art of engraving to the present time; and a short list of their most esteemed works. With the cyphers, monograms, and particular marks, used by each master, accurately copied form the originals, and properly explained. To which is prefixed an essay on the rise and progress of the art of engraving, both on copper and on wood. With several curious specimens of the performances of the most ancient artists, 2 voll., London 1785-1786, rist. anast., Ginevra 1972.

 

Sydney Jones 1931

C. Sydney Jones, William Roscoe 1753-1831, Liverpool 1931.

 

Traill 1853

T.S. Traill, Memoirs of William Roscoe, Liverpool 1853.

 

Turnbull 1740

G. Turnbull, A treatise on ancient painting […], London 1740.

 

VICTORIAN AND EDWARDIAN RESPONSES 2005

Victorian and Edwardian responses to the italian Renaissance, a cura di J.E. Law e L. Østermark-Johannsen, Aldershof 2005.

 

WALKER ART GALLERY 1948

Twenty old master, a cura della Walker Art Gallery, Liverpool 1948.

 

WEINGLASS 1982

The collected english letters of Henry Fuseli, a cura di D. H. Weinglass, Millwood-London-Newdeln 1982.

 

Wilson 2007

A. Wilson, Liverpool’s Lorenzo de’ Medici, in The making of the Middle Ages. Liverpool essays, a cura di M. Costambeys, A. Hamer e M. Hale, Liverpool 2007, pp. 188-205.

 

Wilson 2008

A. Wilson, William Roscoe: commerce and culture, Liverpool 2008.

Last Updated ( Friday, 10 July 2009 )
 
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