Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow «Per dar pascolo a passeggiere dilettante». Autori e pubblico delle guide storiche di Pisa

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Gli autori.

Degli autori delle guide pisane si hanno in effetti notizie biografiche alquanto scarne e frammentarie; anche per quel che concerne la figura eminente di Alessandro da Morrona, ci troviamo di fronte a poche informazioni, per lo più relative all’intensa dialettica che questi intrattenne con studiosi ed eruditi, a cavallo tra XVIII e XIX secolo.

Pochissimo sappiamo dell’autore di quella che potremmo considerare la prima guida di Pisa pubblicata nel 1751 - Guida per il passeggiere dilettante di pittura, scultura ed architettura nella città di Pisa [6] -, Pandolfo Titi.

A partire dal frontespizio (Fig. 1), Titi si presenta come «cavaliere» e «Nobile della città di San Sepolcro»; da un’accurata analisi dei registri dei cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano ordinati a Pisa nella prima metà del XVIII secolo emerge la figura di Pandolfo Tidi, nato nel 1696 e morto nel 1765 a Livorno, che ricevette l’abito il 30 maggio del 1726 [7] . Si tratta dunque di un pisano d’adozione che scrive la propria guida in omaggio e a descrizione della città che lo ha ospitato nel corso della sua vita.

Fig.-1-Frontespizio-di--P.-Titi,-Guida-per-il-passeggiere-dilettante-di-pittura,-scultura-ed-architettura-nella-città-di--Pisa,-Lucca-1751
Fig. 1 Frontespizio di P. Titi, Guida per il passeggiere dilettante di pittura, scultura ed architettura nella città di Pisa, Lucca 1751

 

Caso similare si verifica per Gioacchino Cambiagi, autore di una guida pubblicata nel 1773 [8] coll’intento dichiarato di emendare e aggiornare le notizie date dal Titi, ma che si risolve in una sintesi del Passeggiere dilettante finalizzata ad introdurre la descrizione dei Bagni di San Giuliano e delle proprietà curative delle loro acque. Da alcuni passaggi nell’Introduzione e all’interno del testo, si evince che Cambiagi non era nato a Pisa, dove comunque effettuò i propri studi; quando affronta la descrizione della zona universitaria e del palazzo della Sapienza, si dilunga non poco infatti nell’elencare i nomi dei professori dell’ateneo [9] . Si è portati a ipotizzare una parentela con l’omonimo e contemporaneo editore fiorentino Gaetano, anch’egli autore di una guida di Firenze [10] , di cui forse era fratello.

Il 1792 vede una nuova pubblicazione dal titolo Descrizione della città di Pisa per servire di guida al viaggiatore [11] della quale non si conosce l’autore. Si tratta di un testo che si propone dichiaratamente di ridurre in forma di itinerario, utilizzando lo schema impostato dal Titi, le innovative speculazioni comparse nei volumi della Pisa illustrata nelle arti del disegno pubblicata da Alessandro da Morrona tra 1787 e 1793. Alcuni hanno proposto lo stesso da Morrona quale autore della guida, ma, al di là dei continui riferimenti al «Sig. Morrona» fatti in terza persona, che potrebbero corrispondere a un espediente letterario, il modo di scrivere appare decisamente incompatibile con quello dell’autore della Pisa illustrata e delle altre opere di cui parleremo più avanti. Al di là di tutto la Descrizione della città di Pisa è un’interessante operazione editoriale che ebbe il plauso del da Morrona stesso, anche se non come diretto promotore, e che testimonia del notevole interesse che investì le scoperte morroniane, compendiate in forma di guida ancor prima della loro completa pubblicazione [12] .

Proprio Alessandro da Morrona pubblicò due guide nel 1798 e nel 1821, a compendio delle due edizioni della Pisa illustrata, più, nel 1816, un volume intitolato Pregi di Pisa, compendiati da Alessandro da Morrona patrizio pisano.

Per quel che concerne la biografia morroniana non è possibile ricavare niente di nuovo dall’analisi delle introduzioni alle sue opere dalla quale si rafforza l’immagine di un personaggio eminente che ostenta la sicurezza di chi si considera – ed è considerato – un’autorità.

Gli autori delle guide che vengono scritte entro il primo quarto del 1800 si configurano come appartenenti a categorie ben differenti. Nei casi di Titi e Cambiagi ci troviamo di fronte a personalità che non possiamo certamente definire come professionisti. Si tratta non più di soli studiosi, collezionisti o mecenati, ma di persone «in possesso di una loro specifica dimensione di studio che andava a corroborare in maniera significativa, integrandola con un’esperienza di scrittura e di fondamento metodologico, il contributo dei ‘professori’ il quale però restava, è bene chiarirlo, quello legittimo e ultimativo» [13] .

Quello di Alessandro da Morrona è ovviamente un caso differente, che vede un affermato studioso cimentarsi con un genere letterario anche all’epoca ritenuto minore, ma del quale lo storico correttamente non sottovalutò le potenzialità divulgative.



[6] TITI 1751.
[7] CASINI 1996, pp. 423-424.
[8] CAMBIAGI GIOACCHINO 1773.
[9] CAMBIAGI GIOACCHINO 1773, pp. 103-109.
[10] CAMBIAGI GAETANO 1790.
[11] DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI PISA 1792.
[12] Il terzo e ultimo volume della Pisa illustrata venne pubblicato solo nel 1793.
[13] PELLEGRINI 2006, pp. 95-96.
Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
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