Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow «Per dar pascolo a passeggiere dilettante». Autori e pubblico delle guide storiche di Pisa

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Le motivazioni.

Le motivazioni che potevano portare alla redazione di una guida erano molteplici e riconducibili ad alcune categorie principali.

L’intento campanilistico è sotteso a buona parte delle pubblicazioni di questo tipo; una guida era scritta per celebrare le bellezze della città nativa, spesso in concorrenza con la comparsa di testi analoghi dedicati a centri limitrofi. Frequentemente poi le guide volevano porsi in rapporto con i diari e resoconti scritti dai viaggiatori che, nella pur generale celebrazione delle bellezze italiche, spesso non lesinavano critiche, non di rado stereotipate, al malcostume della popolazione o alle condizioni di degrado di alcune realtà. In particolare i topoi negativi relativi alla città di Pisa erano legati allo spopolamento [14] e alla presunta insalubrità dell’aria [15] .

Proprio a queste insinuazioni intende rispondere Pandolfo Titi rivolgendosi nell’introduzione Al cortese lettore preoccupato che:

 

il passeggiere fosse stato male informato colla lettura di qualche cattivo libro di geografia e di autore straniero, che dicesse che in questa città non si gode di un’aria perfettissima, come molti ve ne sono, che son caduti in questo errore, e particolarmente i francesi [16] .

 

Nel medesimo contesto precisa anche che la città «adesso arriva alla somma di quindici, in sedici mila, senza contare li forestieri» [17] , con l’intento di smentire le maldicenze francesi. Evidente quindi è il rapporto tra la stesura delle guide e la conoscenza della littérature de voyage prodotta dai viaggiatori stessi; tale reciproco scambio non rappresenta da solo lo stimolo decisivo all’ideazione di testi in forma di guida, ma è facilmente rintracciabile nelle introduzioni ad altri volumi simili.

Singolare infatti che nelle altre guide pisane non compaia nessun riferimento a critiche e osservazioni di viaggiatori in merito agli stereotipi negativi della città. Piuttosto i capitoli introduttivi sostituiscono il motivo della risposta alle critiche con quello dell’inserimento dell’opera in un filone letterario specifico per la realtà pisana.

Sin dal testo del Cambiagi si fa un diretto riferimento all’opera del Titi, considerata unanimemente come ‘capostipite’ del genere in Pisa, tanto che l’autore si ripropone di «compendiare, correggere ed aggiungere ciò che a dette belle arti appartiene» [18] rispetto al Passeggiere dilettante, che è fra l’altro considerata come una pubblicazione che «non ebbe altro scopo, che di soverchiamente trattenere il lettore» [19] (Fig. 2).

Fig.-2-Frontespizio-di-G.-Cambiagi,-Il-forestiero-erudito-o-sieno-compendiose-notizie-spettanti-alla--città-di-Pisa-scritte-per-suo-divertimento-dal-dottore-Giovacchino-Cambiagi,-Pisa-1773.-
Fig. 2 Frontespizio di G. Cambiagi, Il forestiero erudito o sieno compendiose notizie spettanti alla città di Pisa scritte per suo divertimento dal dottore Giovacchino Cambiagi, Pisa 1773.

Subentra così un nuovo stimolo alla stesura di una guida, quello di confrontarsi con un genere letterario affermato. In particolare il successo editoriale della pubblicazione del Titi è attestato dalla presenza di copie del testo in alcuni dei fondi bibliotecari privati più importanti a cavallo tra XVIII e XIX secolo [20] e, al di là del caso di Pisa, tra la metà del Settecento e la fine del secolo si registra un incremento esponenziale per questo tipo di pubblicazioni, spesso dedicate anche a centri minori, alcuni dei quali dotati di un passato storico e artistico di gran lunga meno affascinante e articolato rispetto a quello pisano.

Così anche l’anonima Descrizione del 1792 cita esplicitamente nell’Avviso al lettore due precedenti: lo stesso Passeggiere dilettante, ritenuto ormai «un’opera imperfetta» [21] , e la Pisa illustrata del da Morrona «eccellente nel suo genere» ma «troppo voluminosa» [22] .

Completamente ignorato l’itinerario del Cambiagi, si intende inserire la Descrizione in un filone che comprende una guida vera e propria e un testo di approfondimento storico artistico che, per ammissione stessa dell’anonimo autore che lo giudica eccessivamente voluminoso, non ha niente dell’impostazione ‘per itinerari’ della guida. Si tratta certo di un primo esempio di collegamento diretto tra la volontà di creare un testo maneggevole e la necessità di reperire notizie e informazioni da una fonte autorevole, appartenente ad uno status letterario di livello superiore.

Tale collegamento si concretizza in maniera completa nella produzione di Alessandro da Morrona, che alle due edizioni della sua opera magna fece seguire altre pubblicazioni a carattere di guida.

Dal titolo della prima, Compendio di Pisa Illustrata, si evince la natura integrativa rispetto alle opere maggiori con cui sono stati ideati questi testi minori. Il successo letterario del genere breve della guida e la volontà di riversare in un volume di ampia divulgazione i risultati delle proprie ricerche, magari corredati da qualche compendiosa novità, costituiscono gli stimoli più genuini della produzione minore del da Morrona. In effetti analizzando le introduzioni non troviamo alcun riferimento né alla litterature de voyage prodotta da viaggiatori passati da Pisa, né a rapporti di filiazione letteraria con autori precedenti. Le opere stesse del da Morrona sono i precedenti letterari delle nuove pubblicazioni, all’interno di un filone autonomo da intendersi come esclusivamente morroniano, sebbene presenti  allacci con la pubblicazione contemporanea e antecedente.

Gli intenti dello studioso sono ben individuati da un passaggio dell’introduzione Ai lettori nel compendio del 1798, che viene definito «un libro portatile nella più semplice foggia su quelli di Pisa illustrata, di qualche nuovità rivestito, ed utile ai culti viaggiatori» [23] .

La finalità perseguita da Alessandro da Morrona è così palesemente dichiarata; lo studioso di alto livello che, come vedremo più avanti, è da considerarsi appartenente alla categoria dei ‘professori’, percepisce il potere divulgativo dello strumento-guida e lo utilizza con la piena consapevolezza di allargare i proprio pubblico e di renderlo più variegato.



[14] BAILO-BLASUCCI 2003, p. XIX. Un calo demografico interessò la città a seguito della grave crisi economica e sociale che investì tutta la Toscana nella seconda metà del XVII secolo. Si verificò un vera e propria disuguaglianza demografico-culturale’ rilevata con sconforto da molti viaggiatori.
[15] DONATI 1993, p. 87. Il letterato e saggista inglese Tobias Smollet nel 1765 parla ad esempio di Pisa come di una città in cui «il numero degli abitanti è davvero insignificante» e «l’aria in estate è reputata malsana per le esalazioni provenienti dalle acque stagnanti nei dintorni della città».
[16] TITI 1751, p. XV.
[17] TITI 1751, p. XV.
[18] CAMBIAGI GIOACCHINO 1773, p. 10.
[19] CAMBIAGI GIOACCHINO 1773, pp. 9-10.
[20] In particolare la guida del Titi la troviamo nel catalogo dei libri dell’erudito pistoiese Tommaso Puccini (Puccini 1788, c. 30) ma anche nella bibliografia allegata all’ultima edizione della Storia Pittorica del Lanzi (LANZI [1809] 1968-1974, p. XXX).
[21] DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI PISA 1792, p. III.
[22] DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI PISA 1792, p. III.
[23] DA MORRONA 1798, p. III.
Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
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