Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow «Per dar pascolo a passeggiere dilettante». Autori e pubblico delle guide storiche di Pisa

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I destinatari.

La questione dei destinatari dei testi presi in esame, presenta problematiche più complesse poiché obbliga ad un’attenta riflessione sui potenziali fruitori di pubblicazioni di carattere storico, artistico e di erudizione a cavallo tra XVIII e XIX secolo.

Il contesto toscano in particolare visse nella seconda metà del Settecento un periodo di intensa e continua sperimentazione di nuove metodologie di ricerca e studio nella storia dell’arte; decisiva in tal senso la feconda dialettica che si instaurò tra Firenze, Siena e Pisa, rappresentate da Luigi Lanzi, Guglielmo della Valle e Alessandro da Morrona. Un confronto tra opinioni e interpretazioni che favorì la nascita di una nuova prassi nello studio della storia artistica delle città, contribuendo allo sviluppo e al perfezionamento dei filoni editoriali inerenti al mondo dell’arte, dell’antiquaria e dell’erudizione.

Un percorso intellettuale in evoluzione dunque, che coinvolse direttamente i generi letterari che ne erano espressione; logica conseguenza fu una relativa mutazione dei potenziali destinatari di prodotti editoriali già collaudati, ma anche l’avvento di nuovi fruitori per pubblicazioni di nuova – o quantomeno rinnovata – invenzione.

Le guide non rappresentavano una tipologia editoriale nuova per il XVIII secolo, ma di certo questa ridefinizione degli interessi e dei metodi nel campo degli studi d’arte e d’erudizione comportò una vera e propria rivoluzione nelle priorità e nei modi espositivi caratteristici; rivoluzione che in ambito toscano prese le prime mosse dalla rivisitazione, operata da Giovanni Cinelli nel 1677 [24] , della celebre descrizione della città di Firenze scritta da Francesco Bocchi nel 1591 [25] .

In tale processo il pubblico non si configura come un passivo spettatore bensì, con esigenze dichiarate e specifiche preferenze, dà il suo contributo ad indirizzare la ricerca e promuovere gli studi. Molti infatti sono i riferimenti che gli autori, all’interno di proemi e introduzioni, fanno a specifiche richieste di informazioni pervenute da altri eruditi o appassionati [26] ; per soddisfare questo pubblico che vanta un filo diretto con gli autori e per compiacere una vasta gamma di lettori, pisani e non, vennero prodotte anche le guide di cui abbiamo sin qui trattato.

In primo luogo gli autori identificano i destinatari delle proprie guide a partire dalla titolatura nel frontespizio. Così Pandolfo Titi si rivolge dalla prima pagina al Passeggiere dilettante di pittura, scultura ed architettura e anche nella parte introduttiva dedicata Al cortese lettore ribadisce di aver intrapreso l’opera «per dar pascolo al passeggiere dilettante di quelle tre nobilissime arti» [27] . Se il termine ‘passeggiere’ è di per sé ambiguo in quanto non si riferisce esclusivamente ad appassionati ed eruditi ‘di passaggio’ per la città di Pisa, ma può comprendere agevolmente anche cittadini della medesima, sul termine ‘dilettante’ è opportuno riflettere accuratamente. Nell’ambito del Settecento toscano è egualmente riferibile tanto all’appassionato di belle arti che traeva diletto dall’osservazione delle opere d’arte, quanto ai volenterosi aspiranti artisti che in quegli anni frequentavano specifiche scuole di pittura e disegno come quella presente a Lucca [28] , o si appoggiavano a istituti che finanziassero i loro studi artistici, come a Pisa provvedeva la Pia Casa di Misericordia [29] . Lo stesso Titi ha lasciato testimonianza tangibile della sua attività di pittore con un’Annunciazione oggi ancora visibile in Santa Apollonia.

Ai dilettanti si rivolge lo stesso Luigi Lanzi nelle varie edizioni della sua Storia pittorica, che ha tra le sue finalità più evidenti quella di avvicinare anche questa categoria ad una conoscenza almeno sommaria dell’arte italiana:

 

non vi sarà allora maniera pittorica, né artefice di qualche nome in veruna quadreria di cui il dilettante qualche idea ne acquisti per mia opera [30] .

 

Lo stretto legame che intercorreva spesso tra la pratica amatoriale della pittura e il concetto di dilettantismo è confermata sempre da Lanzi in un passaggio dell’ultima edizione della Storia pittorica in merito all’elencazione degli artisti locali:

 

Quasi poi tutti i pittori e i dilettanti di ogni città mi animerebbono a nominare quanti più potessi de’ mediocri loro municipali [31] .

 

Anche nella Real Galleria di Firenze, Lanzi chiama in causa queste categorie, dichiarando esplicitamente la composizione del proprio uditorio:

 

Questo è in poco il dettaglio del terzo museo. Il comune de’ forestieri non vi fa molta attenzione. Ma i dilettanti del disegno, che v’imparano gli accrescimenti, le decadenze e i vari stili dell’antica scultura, e parimente i viaggiatori, che incontrando infinite teste di Cesari non ne trovano che due o tre serie, l’avran sempre in grado di un tesoro che non ha prezzo [32] .



[24] BOCCHI-CINELLI 1677.
[25] BOCCHI 1591.
[26] BOCCHI-CINELLI 1677, p. 1. Cinelli fa riferimento a richieste di letterati stranieri fatte a Magliabechi: «stato da diversi letterati forestieri chieste alcune notizie intorno alle cose cospicue della nostra città».
[27] TITI 1751, p. XI.
[28] CIARDI 1990a, p. 43.
[29] CIARDI 1990a, p. 46.
[30] LANZI 1792, pp. 17-18.
[31] LANZI [1809] 1968-1974, I, p. XIV.
[32] LANZI 1782, pp. 37-38.
Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
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