Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow «Per dar pascolo a passeggiere dilettante». Autori e pubblico delle guide storiche di Pisa

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Nel 1798 intitola la sua prima guida Compendio di Pisa illustrata compilato dal medesimo autore con varie aggiunte per servir di guida al forestiero, ponendo in primo piano la natura compendiosa e integrativa della pubblicazione, ancora una volta – ormai è una prassi – rivolta nelle dichiarazioni ad un pubblico non pisano (Fig. 4).

-Fig.-4-Frontespizio-di-A.-da-Morrona,-Compendio-di-Pisa-illustrata-compilato-dal-medesimo-autore-con-varie-aggiunte-per-servir-di-guida-al-forestiero,-Pisa-1798.
Fig. 4 Frontespizio di A. da Morrona, Compendio di Pisa illustrata compilato dal medesimo autore con varie aggiunte per servir di guida al forestiero, Pisa 1798.

Ma proprio quell’affermazione già citata, che da Morrona fa nell’introduzione al Compendio, illumina sulle reali intenzioni dell’autore:

 

un libro portatile nella più semplice foggia su quelli di Pisa illustrata, di qualche nuovità rivestito, ed utile ai culti viaggiatori [34] .

 

Certo da Morrona si preoccupa dell’utile per i «culti viaggiatori» ma non dimentica di ricordare la presenza delle «nuovità» all’interno della guida, in modo da suscitare l’interesse anche di chi aveva letto la Pisa illustrata; si annoverano nel pubblico dunque anche gli eruditi, pisani e non, che avevano apprezzato le opere più ampie e approfondite che da Morrona aveva scritto su Pisa.

Come si è evidenziato appare difficoltoso verificare con esattezza se un testo di questo genere escludesse deliberatamente dal proprio pubblico gli eruditi abitanti della città cui la guida viene dedicata; questa era da considerarsi anche un interessante strumento per prendere coscienza del patrimonio artistico del proprio luogo di nascita o d’adozione, e già il Cinelli si era proposto tale finalità quando nell’introduzione alla sua guida dichiara:

 

Molte volte egli adiviene, che l’uomo anche nella propria patria è forestiero, e particolarmente quegli che nelle città grandi nasce, e sì come è obbligo di saper ben parlar la propria lingua, così è necessario saper di sua terra le prerogative migliori [35] .

 

Gaetano Cambiagi, nell’Introduzione alla Guida al Forestiero, pone il medesimo problema quando scrive:

 

Ond’è che io ho luogo di assicurare tanto il Forestiero che il cittadino, cui prenda vaghezza di vedere le rarità ed i pregi della bella Firenze, che portandosi col presente libro ad osservare quanto in esso si descrive, troveranno esattamente e chiaramente sotto brevità esteso tutto il maraviglioso della città e delle sue adiacenze [36] .

 

Anche l’ottocentesca pubblicazione di Ranieri Grassi si porrà il problema di soddisfare «l’erudito viaggiatore e del zelante concittadino» [37] , a testimonianza della longevità di questa duplice funzione della guida [38] .

In da Morrona tale duplicità si incrocia col motivo della stesura delle opere letterarie per dare lustro alla patria. Questo appare quantomai evidente nei Pregi di Pisa; ambiguo testo, pubblicato nel 1816, che in un per noi fondamentale passaggio, vede il da Morrona fare il bilancio della fortuna letteraria sin lì ottenuta:

 

Animato pertanto dalle prefate voci de’ miei cari e pregevoli amici, pochi fra’ concittadini, molti fra gli esteri, novellamente imprendo a render servigio alla patria [39] .

 

Si fa riferimento ad un apprezzamento maggiore da parte del pubblico non pisano ed alla volontà di omaggiare nuovamente la propria città, secondo una formula di amor patrio più volte ribadita:

 

Scrivo i Pregi di Pisa in compendiaria forma; ed ai medesimi amici di bel genio forniti in più scienze, in amor patrio gli offro [40] .

 

I destinatari di questi compendi sono quindi da considerarsi abbastanza variegati, anche se non deve ingannare quel riferimento ai «pregevoli amici [...] molti fra gli esteri», poiché con ogni probabilità da Morrona si riferisce ad altri eruditi non pisani, probabilmente sempre di ambito toscano, e non a viaggiatori o forestieri che hanno adoperato i testi morroniani per compiere il loro tour in Pisa.

È possibile quindi identificare un pubblico variegato composto da destinatari aventi differenti livelli di competenza – dal dilettante all’erudito studioso – e che non era necessariamente da identificare nei soli viaggiatori, ma pure in eruditi locali o, come li chiama il da Morrona, «esteri». C’è da rilevare che nella maggior parte dei casi gli autori si rivolgono ad un pubblico di loro pari; Titi, pittore dilettante e appassionato, vuol compiacere chi come lui si cimenta con l’arte sia da ‘praticante’ che da appassionato osservatore. Da Morrona si indirizza dichiaratamente ai viaggiatori, ma non trascura di soddisfare con precisazioni e integrazione rispetto alle opere maggiori, anche gli studiosi di alto livello, che come lui possono definirsi ‘professori’.

In breve, la panoramica emersa dall’analisi delle introduzioni permette di effettuare un censimento delle categorie di persone che a Pisa si interessavano di storia cittadina e storia dell’arte nella seconda  metà del XVIII secolo; i profili sociali emersi dall’indagine condotta sui testi forniscono una visione d’insieme che coincide con l’immagine attraverso la quale Roberto Paolo Ciardi ha fotografato la Pisa ‘erudita’ settecentesca, composta in sintesi da «abitanti e forestieri» [41] , «collezionisti e mercanti» [42] , «dilettanti e professori» [43] .

 


[34] DA MORRONA 1798, p. III.
[35] BOCCHI-CINELLI 1677, p. 1.
[36] CAMBIAGI GAETANO 1790, p. VIII.
[37] GRASSI 1836-1838, p. XI.
[38] GRASSI 1851, p. VII. Il Grassi ribadisce tale duplicità anche nella guida del 1851: «Onde serva di guida al forestiere per tutto quello che possa interessare il suo spirito ed allettare la sua curiosità nel di lui breve soggiorno in questo luogo; come anche a secondare le brame di non pochi zelanti cittadini».
[39] DA MORRONA 1816, p. VI.
[40] DA MORRONA1816, pp. VI-VII.
[41] CIARDI 1990b, p. 15.
[42] CIARDI 1990c, p. 27.
[43] CIARDI 1990a, p. 15.
Last Updated ( Tuesday, 14 July 2009 )
 
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