Contenuti arrow Numero 2, 2009 arrow Tommaso Puccini e i suoi diari di viaggio

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La scorta scelta per essere accompagnato nei palazzi e nelle chiese della Serenissima fu il Della pittura veneziana e delle opere pubbliche de’ veneziani maestri di Anton Maria Zanetti, pubblicato nel 1771: una fonte, come era costume del pistoiese [53] , mai celata, sulla quale spesso basava le proprie osservazioni, a volte apprezzandone i giudizi [54] , spesso criticandoli [55] . Ciò che stupisce ad una prima lettura di questa, come di tutte le guide, è la scarsa attenzione prestata alle antichità che raramente attraggono il viaggiatore, intento a rivolgere le sue riflessioni quasi esclusivamente alle opere di artisti quattro-cinquecenteschi, cedendo pochissimo ai preconcetti e con una libertà di pensiero che non gli impediva di criticare le opere di Tiziano, l’artista prediletto [56] , o di celebrare le doti pittoriche di Tintoretto, quello più sgradito [57] ; un’indipendenza di giudizio che gli permetteva inoltre di sorprendersi di fronte alle opere di artisti meno apprezzati in passato, come nel caso di Giovanni Bellini [58] .

Un rapido sguardo agli appunti del viaggio veneziano può riservare sicuramente notevoli spunti di interesse: del resto l’ampiezza e l’accuratezza delle descrizioni, una critica basata sul confronto delle opere, soprattutto romane [59] , sullo studio attento delle stampe [60] e della storiografia artistica [61] , rivelano nell’autore l’occhio e la competenza del vero conoscitore; così come le considerazioni sullo stato di conservazione dei prodotti artistici [62] , sulla loro gestione [63] , sull’uso e spesso abuso delle tecniche di restauro [64] e sulla collocazione delle opere all’interno dei musei o dei luoghi sacri, spesso poco attenta alla loro perfetta godibilità [65] , dimostrano la modernità della sua concezione museografica, prefigurando in alcuni casi già il Puccini direttore delle Gallerie fiorentine.



[53] Nel resoconto del viaggio a Piacenza Puccini, dopo aver brevemente descritto la struttura urbanistica della città, aggiungeva: «Il sig. conte Carlo Carasi ha scritto un libro per scorta al forastiero. Non si può dire un libro mal fatto, ma ha il difetto di trattenersi troppo delle cose piccole. Forse altrimenti il libro saria riuscito troppo piccolo. Avendolo postillato di mia mano sul luogo, è inutile che qui trascriva le postille» BFP, Aggiunte alla Raccolta Puccini, Guida artistica d’Italia I, C. 177, Piacenza, p. 118.
[54] «Palazzo di S. Marco [...] Sala dello Scrutinio [...] Con molto giudizio Zannetti si è astenuto dal dire michelangelesco lo schiavo nel quadro di Liberi. Un sacco di carnaccia senza intelligenza non può esser mai sullo stile di Michelangelo. Che cattivo quadro!», Guida di Venezia, p. 6.
«S. Cassiano [...] Grandi del vero o poco sotto 5 Santi, al primo altare a destra del Palma vecchio [...] lucido e prezioso, più che vero. È anche disegnato con molta proprietà. Il campo è paese, ma senza gran partito. Dice bene Zannetti che è seccamente composto», Guida di Venezia, p. 20.
«Alla Madonna del Pianto. Il Cristo deposto di croce di Giordano all’altar maggiore è ben composto, ma di lui non ne ho veduto un altro così piatto, così crudo e, come dice bene Zannetti, così barbaro. Piazzetta lo ha guardato assai», Guida di Venezia, p. 35v.
[55] «Palazzo di S. Marco [...] Nella Sala del Gran Consiglio. Il Paradiso di Tintoretto è un quadro senza partito affatto, una confusione di cattive teste, braccia e gambe affollate senza gusto. Dicono alcuni che vi sono bellezze di dettaglio: a me non riuscì di trovarne pure una. Il Zannetti la trova un’opera di un genio grande e sommamente fecondo. Io credo che ci sia grande equivoco a determinare questa fecondità. A me non pare che debbasi parlare di fecondità, che risulta da molte e molte figure messe giù senza scelta affatto», Guida di Venezia, p. 5.
«Palazzo di S. Marco [...] Nella Sala del Gran Consiglio [...] Quivi l’ottavo quadro laterale a dritta del Palma giovine è sempre freddo, ma men fatto di pratica, e più savio e più ben dipinto di quanti ne ho visti di lui in Venezia. Possibile che Zannetti non ne faccia elogio? Mi sarei risparmiato di dire opera bella il quadro di Zuccheri che gli sta accanto, in cui alcuni figuroni sul davanti non ponno essere né più stravaganti, né più inopportuni», Guida di Venezia, p. 5v.
[56] «Palazzo di S. Marco [...] Nell’anti-chiesetta del Collegio. Sonovi alcuni quadri. Il singolare è la Cena in Emaus di Tiziano poco dissimile da quella intagliata da Masson. Io non so se il tempo, se i pulitori l’abbiano guasta; so bene che tra i quadri di Tiziano mi piace forse il meno, perché non trovo né il solito brio di colore, né la solita grandiosità di forme. È livido, freddo e un poco secchetto», Guida di Venezia, p. 2v.
[57] «Scuola di S. Marco [...] Nel quarto [quadro], grande più che gli altri tralle finestre, del S. Marco che libera un servo martirizzato. Giace ei sul davanti nudo supino. Sotto di lui molti istrumenti del martirio rotti. Intorno a lui molti saracini con turbanti, uno dei quali di schiena in piedi mostra alzando le mani gli istrumenti rotti al tiranno che siede in alto sulla destra. Indietro un campo di lucida architettura. Il S. Marco in alto è pesante, degradazione a basso vi si desidera, ma è il quadro più robusto, più ben dipinto che ho veduto di Tintoretto. Ha qui molto colore, e condotto con molta forza e gusto, che innamora. Un ritratto barbuto in profilo sulla sinistra, il nudo si avvicinano a Tiziano, senza però esserlo», Guida di Venezia,  p. 13.
[58] «S. Salvatore. Sono montato sopra una scala a vedere il gran quadro della Cena in Emaus di Gio. Bellino [...] O senza vederne un attestato non mi pare mai che possa essere di lui. Pare per il più di Giorgione e nel Cristo, nel ritratto, nelle estremità di Tiziano. Che salto è questo mai! Farebbe onore a Giorgione e a Tiziano per le forme e per il colore e la robustezza dello stile [...] Per Dio non par possibile che costui volasse tant’alto», Guida di Venezia, p. 8.
[59] «Palazzo di S. Marco [...] Il Cristo all’orto sostenuto da un angelo di Paolo è simile ad uno che più piccolo vedesi in palazzo Borghese a Roma. Parmi che se quello è pure originale, questo sia più brillante e più sugoso», Guida di Venezia, p. 1.
«Palazzo di S. Marco [...] l’Annunzio dei pastori creduto di Jacopo non è superiore a quello che vedesi in palazzo Borghese», Guida di Venezia, p. 1v.
[60] «Palazzo di S. Marco [...] Nell’anticollegio. Il soffitto di Paolo è tutto rimpasticciato. Dei quattro quadri di Tintoretto i due intagliati da Agostino sono i migliori, ma non superiori alle stampe» Guida di Venezia, p. 2.
«Palazzo di S. Marco [...] Nella Sala del Consiglio dei dieci [...] Il resto di Zelotti non mi corrisponde all’idea che me ne aveano fatta concepire le descrizioni e le stampe. Nello stile è paolesco, ma è lontano da Paolo nel grandioso carattere […]», Guida di Venezia, p. 3v.
«Ai Frari. [...] Più di questo mi piace, anzi al paro di tutti i più bei quadri di Tiziano, quello all’altar Pesaro intagliato da Le Febre, ma reso nei contorni passabilmente; niente nel colore, e ci ha tanto artifizio, tanta verità, che incanta», Guida di Venezia, p. 40.
«Casa Pisani da S. Stefano. Gran palazzo, in cui una galleria, dove sono buoni quadri. Il primo dirimpetto alle finestre in figure un quarto il vero in traverso di Tiziano [...] Questo quadro è intagliato da Le Febre, ma si crederebbe in figura di gigante e gli ha tolta molta grazia, e non ci fa sentire che è della prima maniera di Tiziano, come si scorge dal paese, dai panni e più dalla soverchia cura, onde è dipinto, e dal tuono giorgionesco [...]», Guida di Venezia, p. 15v.
«S. Caterina. All’altar maggiore lo Sposalizio di S. Caterina figura del vero intagliato in grande da Agostino Caracci, che ha reso il contorno, ma la grazia, il prezioso e tenero colorito niente affatto. Fortuna che è intatto», Guida di Venezia, p. 30v.
[61] «Ai Gesuati o Domenicani alle Zattere. Su nel loro convento nel capitolo ho veduto il quadro che era avanti ai portelli dell’organo detto dal Boschini di Tiziano, dal Vasari di Follaro [...] Io non so chi sia questo Follaro, ma so bene che il quadro è molto bello, e molto tizianesco, benché non molto caldo di colore», Guida di Venezia, p. 8.
«S. Maria Maggiore. Non è meraviglia se Vasari prese per opera di Schiavone la Circoncisione di Tintoretto. È tanto simile nelle teste, nelle azioni parmigianinesche, nel colore e nella condotta, anche del pennello, che si è affatto trasformato in quell’autore e non gli deve dolere se ad Andrea e non a lui fu attribuita», Guida di Venezia, p. 20.
[62] «Palazzo di S. Marco [...] Sala delle 4 porte [...] Il quadro di Tiziano in figure di più che il vero non è molto interessante, ma io giurerei che in superficie non ha più una sola pennellata di quel maestro», Guida di Venezia, p. 1v.
«S. Caterina [...] Sopra a sinistra un gran quadro di Palma non cattivo. L’angelo custode inciso da Le Febre non si vede che con torcia, perché è annegrito, ma non patito nel fondo del colore», Guida di Venezia, p. 30v.
«Burano isola. A S. Mauro. La tavola dell’altar maggiore non credo che si debba avere per copia, benché abbia molte debolezze, singolarmente nella parte inferiore [...] L’umido, il tempo, la trascuranza l’hanno assai deteriorata», Guida di Venezia, p. 31v.
«Ai Frari. Il gran quadro di Tiziano rappresentante la Vergine Assunta nel tutto insieme presenta un grandioso sorprendente, ed osservandolo minutamente a traverso la patina ed il fumo, che lo ricuopre, si vede che è dipinto con molta accuratezza e bravura», Guida di Venezia, p. 39v.
[63] «S. Giacomo [...] Le portelle dell’organo non vi sono più, e le monache dicono di averle brugiate a tocchi, ma le avran vendute», Guida di Venezia, p. 22v.
«Ca’ Trivisana. Piccola casa di una elegante architettura. [...] Dal vestibulo si passa in un portichetto con due colonne architravate, e pure d’ordine dorico, che ha alle due estremità due stanze di bella proporzione tutte dipinte da Paolo e dai suoi discepoli. [...] Che questa stanza sia inventata da Paolo non vi è dubbio, che sia eseguita da lui non lo credo, tanto più quando vedo la stanza sulla parte opposta, che oggi serve da gallinaro, la quale è dipinta con assai più di forza e di bravura; e a dispetto dell’umido e della trascuranza si conserva ancora quasi intatta», Guida di Venezia, p. 23.
[64] «Palazzo di S. Marco [...] Nella Libreria. Nel primo vestibolo, in cui sono poche statue antiche né molto singolari, vi è un soffitto che ho veduto alla casa di correzione a S. Giovanni e Paolo; eppure non ha pecco. Visto da vicino è conservatissimo. Ma la sentenza è pronunziata. Deve farsegli la barba [...] Entro la libreria sono i tre soffitti per cui Paolo ebbe la corona. Sono certo del suo stile più robusto, ma danneggiati e in mano dei pulitori lo saranno di più. Mettono costoro troppo studio a fargli comparir nuovi, ed essi dicono a far voltare il colore. Ecco il primo danno. Poi mettono gli stucchi, e questi troppo larghi, e cuoprono il vergine. Ecco il secondo. Dipingono i stucchi, e quando il loro dipinto non si accorda bene tentano di metterlo in armonia, dipingono sul dipinto e ne tolgono un’altra porzione. Ecco il terzo. Che ci rimane di originalità? Poco e quel poco scorticato. Scorticatissimo per tre martiri già sofferti, ed ora per il quarto, è il gran quadro di S. Lorenzo, che in questo medesimo luogo ho visto stuccare e dipingere. O qui sì non rimangono che le reliquie! Ma che grandi reliquie», Guida di Venezia, p. 6v.
«Casa Grimani da S. Polo. Non vi sono molti bei quadri, ma avvene uno in traverso in figure poco sotto il vero di Bonifazio rappresentante il ricco Epulone a mensa [...] il quadro è dipinto con un sugo di colore, con una tal soavità e degradazione che non conosco nella scuola veneziana chi in questa parte si avvicini più a Tiziano e alla natura di lui [...] Ma è stato pulito e ridotto nuovo», Guida di Venezia, p. 10v.
[65] «Palazzo di S. Marco [...] Nella Sala armata. Evvi in traverso in figure di mezzo vero ben conservato il quadro di Palma vecchio [...] peccato che un tal quadro così prezioso e di un autore così raro stia chiuso in un luogo di difficile accesso», Guida di Venezia, p. 6.
«S. Vitale [...] L’opera di Vittore, considerata come di un vecchio maestro, merita assai di esser veduta [...] E’ mal collocata con l’altare a ridosso che impedisce di poterla bene esaminare», Guida di Venezia, p. 30.
«S. Severo. Laterale all’altare a cornu evangelii del maggiore la Crocifissione del Tintoretto. Gran quadro in traverso [...] Una Flagellazione sulla porta di fianco, che messa in mezzo a due lumi non si vede [...]», Guida di Venezia, p. 33.
«Alla Madonna dei Miracoli sono due basso rilievi antichi, in ciascuno dei quali due puttini di piccolo vero in azioni pupesche di gioco. È tradizione che Tiziano gli studiasse assai [...] osservandoli attentamente vedesi che la tradizione è ben fondata [...] questi mi paiono della più fine scultura greca, e siano o no di Prassitele poco importa. In ciascuno dei due quello a sinistra dello spettatore è il più bello. Peccato che siano in un luogo così oscuro, così sporchi e ingombri da una cornice per attaccare l’apparato che gli taglia a metà. Un colpo di martello dei paratori gli rovinerà», Guida di Venezia, p. 40v.
Last Updated ( Monday, 20 July 2009 )
 
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