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Tommaso Puccini e i suoi diari di viaggio

Roberto Viale

 

Tra le numerose carte del pistoiese Tommaso Puccini (1749-1811) presenti nella Biblioteca Forteguerriana di Pistoia è conservato un fascicolo contenente tutta la documentazione di viaggio raccolta dall’erudito durante il suo lungo soggiorno romano (1774-1792). Si tratta di una filza [1] con trentasei cataloghi ragionati, quasi delle piccole guide portatili, di tutte le produzioni artistiche più rappresentative riscontrate da Puccini nelle varie città italiane da lui visitate; descrizioni sia di importanti città d’arte, quali Bologna, Milano, Parma o Venezia (Fig. 1), sia  di piccoli centri come Bergamo, Camerino, Recanati o Senigallia [2] .

Per poter apprezzare nel loro giusto valore le osservazioni e i giudizi che compongono tale documentazione di viaggio è necessario prima di tutto delineare un rapido ritratto di un personaggio che ebbe un peso notevole nella cultura artistica fiorentina fine settecentesca [3] e, soprattutto, conoscere con maggior precisione, attraverso lo spoglio delle sue carte personali, il ruolo che egli ebbe nel vivacissimo ambiente intellettuale romano tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del XVIII secolo.

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Fig. 1 Aggiunte alla Raccolta Puccini,Guida artistica d’Italia I, Venezia, Biblioteca Forteguerriana di Pistoia

Una considerazione, quella dovuta a tutte le annotazioni riguardanti i viaggi pucciniani, oggi di carattere prettamente documentario che però doveva già essere emersa ai tempi in cui esse vennero redatte, se Giuseppe Maria Pagnini esortava il pistoiese a rendere pubbliche le osservazioni da lui raccolte, denominate «effemeridi napolitane», nel diario di viaggio redatto durante un suo lungo soggiorno napoletano, svolto nell’autunno del 1783, al fine di procurargli «[...] la gloria d’eccellente conoscitore delle Belle Arti, e quella insieme di valente scrittore: pregi non così facili a riunirsi in una stessa persona» [4] .

«Valente scrittore» ed «eccellente conoscitore»: questi due sintetici giudizi dati dal Pagnini sono forse i più indicati per descrivere la figura di Tommaso Puccini; ma se delle sue capacità di letterato e traduttore di classici latini siamo adeguatamente informati grazie alla biografia scritta da Alfredo Chiti [5] , per quanto concerne l’aspetto d’intendente e conoscitore di belle arti ci troviamo ancora oggi in presenza di una vastissima lacuna che comprende nel complesso tutta la sua esperienza romana durata quasi un ventennio, tra il 1774, anno in cui giunse a Roma «munito della laurea dottorale pisana» [6] , e il 1793, quando venne chiamato a Firenze a dirigere e rinnovare le Gallerie Granducali in sostituzione di Giuseppe Pelli Bencivenni; una lacuna che, colmata in gran parte solo per il periodo fiorentino [7] , ha spesso portato gli studiosi a bollare come sorprendente, se non incomprensibile, la sua nomina alla più alta carica fiorentina nel settore artistico.



[1] Biblioteca Forteguerriana di Pistoia (BFP), Aggiunte alla Raccolta Puccini, Guida artistica d’Italia I, C. 177.
[2] Vedi nota 52.
[3] Cfr. Spalletti 2005.
[4] BFP, Aggiunte alla Raccolta Puccini, Filza C. 237, Relazioni epistolari di un viaggio da Roma a Napoli e di altri viaggi in Italia scritte dal signor cavaliere Tommaso Puccini, direttore dell’Imperiale Galleria. Citato da ora in poi: Viaggio a Napoli. BFP, Raccolta Puccini, Cassetta V, Pagnini Luca Antonio, 12, Parma 7 febbraio 1784.
[5] Chiti 1907.
[6] Chiti 1907, p. 157.
[7] Bibliografia Pucciniana: cfr. Fabbri Ragghianti 1978; Meloni Trkulja-Spalletti 1981; Pinto 1982; Barocchi 1983; Incerpi 1982; Spalletti 1983; Spalletti 2001.


Last Updated ( Monday, 20 July 2009 )
 
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