Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Da Sussi e Biribissi a Mazinga: l’Archivio Salani come risorsa...

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Altra copertina interessante è quella de I misteri delle soffitte [14], uscito per la prima volta nel 1906, dove Chiostri, rispecchiando il tono del titolo, abbandona le rappresentazioni macabre o licenziose (ad esempio la conturbante orientale, stesa tra soffici cuscini, di Il trionfo dell’araba [15]), a favore di una efficace inquadratura teatrale, con la protagonista che fa il suo ingresso sul palco dalla porta sulla sinistra, in cui unisce suggestioni provenienti dalla tradizione dei racconti polizieschi inglesi, con consuetudini grafiche diffuse nella pubblicistica dei processi (il volto della donna isolato nel tondo in basso a destra): il tutto fuso in una pagina di grande impatto visivo.

 

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Fig. 3 A. Minardi, disegno preparatorio per la copertina di C. Invernizio, Spazzacamino, 1911. Acquerello, penna e tempera su carta, 13,5x25 cm. Archivio Adriano Salani Editore.

 

Un altro romanzo di Carolina Invernizio, Spazzacamino, serve da cartina di tornasole per un’ulteriore conferma dell’attenzione dei Salani, prima Adriano e poi Ettore, verso l’apparato iconografico di un volume. Il romanzo in questione esce per la prima volta nel 1912 nella collana «Biblioteca Salani Illustrata» con illustratore Adriano Minardi (Fig. 3), e poi nuovamente nel 1953 ne «La biblioteca dei miei ragazzi» con copertina di Gastone Rossini [16] e apparato iconografico interno di Fiorenzo Faorzi [17]. Se il testo, ovviamente, rimane lo stesso, non è così per le immagini, che si sente il bisogno di aggiornare a distanza di 40 anni, anche probabilmente per rispecchiare uno slittamento semantico che aveva subito il libro, passando da essere un potenziale romanzo di formazione (privato però di sfumature polemiche), a un testo per l’infanzia a tutto tondo. Parlare degli spazzacamini nella Torino dei primi anni del Novecento non poteva ovviamente essere paragonabile a parlarne negli anni Cinquanta, e anche le immagini riflettono un tale declivio concettuale. Se Minardi, rispecchiando peraltro l’impianto moderato del libro, aveva comunque forzato l’aspetto emotivo della narrazione, soffermandosi con un ‘sorridente’ realismo sulle figure degli spazzacamini, Faorzi e Rossini accentuano il lato fiabesco del romanzo, come emerge già a partire dalla copertina. Mentre infatti nel 1912 sulla copertina, su sfondo bianco, apparivano Pallottola e Rampichino che guardano Torino dall’alto dei tetti, nel 1953 la copertina è su sfondo giallo sfumato, con diversi disegni che si compongono in un’unica immagine, curata nei contorni vaporosi dei profili, dall’intento artistico più esplicitamente rivolto a bambini e ragazzi di 10-15 anni: se in Minardi ancora non compariva una specializzazione in tal senso, testimoniata da una uniformità di stile che accomunava romanzi popolari e libri per l’infanzia, in Rossini e Faorzi tale distinzione, soprattutto a livello di copertina, è ben presente.

Le illustrazioni possono anche essere luogo di sperimentazione, e il formato cui gli artisti si devono attenere, allungato se a fianco del testo, sfumato se parte integrante della narrazione, ed ancora le testate iniziali e finali, forniscono un ampio spazio dove può applicarsi la fantasia dell’artista: ad esempio, particolarmente curiose sono alcune immagini giapponesizzanti di Chiostri, allorché si trova ad illustrare i paesaggi montani di Tartarino sulle Alpi.

Ovviamente, non poteva rimanere esclusa, per un editore fiorentino, un’opera come Pinocchio, seguita in tutte le sue varianti: Pinocchio in Africa, Pinocchio, Pinucchio e Pinicchio o Pinocchio domatore. Diventa allora estremamente interessante seguire i cambiamenti iconografici nel corso degli anni, passando dalle illustrazioni di Luigi e Maria Augusta Cavalieri, a quelle di Faorzi, fino alle recenti di Vitoli-Russo. Non bisogna poi dimenticare che è proprio Salani ad importare le pubblicazioni Disney in Italia, con Topolino e il tesoro del 1935, cui seguono, sempre nella collana «Piccoli Grandi Libri», Topolino pilota postale, Topolino poliziotto, Topolino pipistrello. L’editore fiorentino però non si limita a comprare i diritti americani, ma crea anche delle storie proprie, sempre con Topolino protagonista, che vengono pubblicate nella serie, affine nel nome ma differente nel formato, «Grandi Piccoli Libri» [18], che ospita Le avventure di Topolino, Topolino e Pluto, Topolino pompiere, accanto a Pinocchio domatore, Buci e Bobi, fino all’interessante incontro di Topolino e Don Chisciotte.

Simile a questa nel formato e nella tipologia illustrativa, con copertina a colori e piccole immagini nel testo a china, la collana «Piccoli libri della patria», il cui primo numero è un emblematico Balilla (1932 ca.), e nella quale rientrano anche titoli come I nostri balilla, Costanzo Ciano, Il fascismo. Contiguità di formato editoriale che indica la volontà di Salani, negli anni Trenta, di avvicinare e in taluni casi sovrapporre libri di propaganda e di innocente fantasia, come attestano «I libri della festa», dove la qualità artistica stride fortemente con la palese e urtante propaganda del regime fascista [19].





Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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