Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Da Sussi e Biribissi a Mazinga: l’Archivio Salani come risorsa...

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Autrici come la Delly, Ruby Ayres o Bertha Ruck riflettono nei loro libri, esaltandole, le avventure delle eroine appassionate e degli eroi coraggiosi del cinema americano, e le copertine, nella loro evoluzione, rispecchiano fedelmente tale situazione, mutando con il passare degli anni. Non è raro così che l’immagine di copertina sia talvolta disegnata e talvolta sia un fotogramma tratto da un film, come avviene ad esempio con Il tesoro nascosto [31], che nel 1960 riporta in copertina un fotogramma e nel 1967 invece un disegno di Ugo Signorini, che comunque, nella definizione della donna fatale, di una bellezza ammiccante e allo stesso tempo falsamente ingenua, rivela appieno la sua derivazione dal grande schermo. Se agli inizi del Novecento Salani creava una continuità visiva con i quotidiani illustrati, allo stesso modo negli anni Sessanta e Settanta il rapporto è con le riviste patinate che descrivono le vite impossibili delle stelle hollywoodiane, che entrano nelle case degli italiani non solo attraverso il cinema ma anche grazie ai reportage fotografici di corredo agli articoli. La Salani sfruttava dunque al meglio il desiderio di evasione del pubblico femminile, assecondandolo, così come aveva fatto ottanta anni prima, con romanzi che fin dalla copertina facessero sognare la lettrice.

 

Fig.-5-Disegno-preparatorio-per-illustrazione-interna-di-Mazinga-contro-i-mostri-di-Inferno,-1979.--Pennarello-su-carta,-26,3x29,4-cm.-Archivio-Adriano-Salani-Editore.-
Fig. 5 Disegno preparatorio per illustrazione interna di Mazinga contro i mostri di Inferno, 1979. Pennarello su carta, 26,3x29,4 cm. Archivio Adriano Salani Editore.

 

Il rapporto con la televisione diventa una filiazione diretta negli anni Ottanta quando la casa editrice traduce le serie di cartoni animati T.V. in pubblicazioni a colori. È il momento di Mazinga [32] (Fig. 5) e di Shirab [33], di Heidi e dei Puffi: i tempi della ricezione e lo stile figurativo sono dettati dalla televisione. Si assiste ad una spersonalizzazione dei caratteri fisionomici e alla progressiva diminuzione della parte testuale. L’immagine invade completamente lo spazio della pagina, mentre nei primi volumi di Topolino degli anni Trenta tavole fuori testo affiancavano sulla destra il testo che si sviluppava a fronte, ora la dimensione visiva è preminente e totalizzante. Particolarmente interessante il caso di Heidi, pubblicata per la prima volta nel 1924 con illustrazioni del solito Carlo Chiostri [34]. Abissali le differenze con le edizioni dell’era della televisione: nel 1924 il libro è un prodotto dall’identità culturale ben precisa, le illustrazioni sono suddivise canonicamente tra testata, infratesto, finale e tavola fuori testo, ognuna con una finalità definita e di formato differente.

I personaggi non hanno ancora subito il processo di spersonalizzazione e sono realisticamente caratterizzati: il vecchio nonno con le gambe magre e il volto ossuto, Heidi con i suoi riccioli, la casa della famiglia alto borghese descritta nel dettaglio. E ancora, i cuccioli di gatto che servono da finalino, la piccola Clara come testatina dallo stile vagamente liberty, la grande tavola fuori testo con Heidi nei campi con le pecorelle. È una varietà e armonia di immagini, tratteggiate a penna e acquerello, che si perde negli anni Settanta e Ottanta, allorché gli sgargianti colori della televisione sono tradotti con pennarelli gialli e rossi, verdi e azzurri, veicolando una percezione dell’immagine accelerata e compressa, dettata dai ritmi della televisione e non da quelli, necessariamente più lenti, della lettura. È l’esito estremo del percorso che è stato seguito per salti ed esempi a partire dalla fine dell’Ottocento: l’immagine invade il libro e se ne appropria, relegando sempre di più il testo in posizione secondaria e accessoria, ribaltando così quelli che erano i rapporti di forza iniziali.





Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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