Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Un metodo di studio per le guide storiche di Roma e Pisa: strumenti, prassi e implicazioni della...

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Anche avvalendosi dello strumento informatico, è possibile compilare delle tabelle di riferimento in cui gli itinerari proposti possano essere confrontati evidenziando omissioni. Tali tabelle possono essere articolate in modo da fornire un numero variabile di informazioni. Indicando una singola tappa dell’itinerario è ad esempio possibile specificare se il monumento/edificio, citato nella pagina indicata, è semplicemente menzionato come punto di passaggio o compiutamente descritto dall’autore della guida [51]. In realtà una guida viene studiata come opera singola solo in rari casi e difatti normalmente si conducono ricerche comparative che riguardano un corpus, più o meno nutrito, di opere.

Questo è certo il caso delle guide storiche di Pisa, realizzate nell’arco di un settantennio, dalla metà del XVIII secolo al principio del XIX. In questo, come in altri case studies, momento fondamentale della ricerca è la determinazione iniziale dei limiti cronologici, quindi del gruppo di documenti che costituiranno il vero oggetto dello studio. Si tratta di individuare un lasso temporale che contenga eventi storici di rilievo, che abbiano toccato l’area geografica da noi prescelta, oppure semplicemente significative evoluzioni nel campo delle idee e del pensiero critico, particolarmente interessanti se inerenti allo studio o alle scoperte della storia dell’arte.

Il caso di Pisa rappresenta un perfetto esempio in tal senso, poiché nei settanta anni che separano la guida di Pandolfo Titi (1751) e l’ultima fatica dell’erudito pisano Alessandro da Morrona (1821), la Toscana fu teatro di svariati eventi storici di rilievo, col passaggio dalla progressista fase leopoldina alla dominazione francese, per poi tornare ad una nuova stagione granducale [52]. In un contesto storico del genere, le guide divengono un importante strumento per la ricostruzione di molti aspetti di tipo pratico e materiale inerenti alla storia dell’arte. In particolare lo scorcio finale del Settecento conobbe in Toscana provvedimenti che, direttamente e indirettamente, modificarono la geografia del patrimonio artistico del Granducato. Dapprima la soppressione degli ordini religiosi voluta da Leopoldo causò la chiusura di molti edifici e la ridestinazione di numerose opere d’arte ad utilizzi e collocazioni differenti, con un intervento notevole anche da parte dei collezionisti che, se da un lato approfittarono di questa atmosfera di dismissione per incrementare le proprie raccolte, dall’altro costituirono un piccolo baluardo contro la dispersione di opere mobili verso destinazioni che sarebbero tutt’oggi difficili da rintracciare. La calata dell’esercito napoleonico ebbe invece per conseguenza la metodica espoliazione dei beni  artistici toscani, solo alcuni dei quali rientrarono in Italia – e in Pisa – con la caduta dell’Imperatore.

 Alcune guide, come quella di Pandolfo Titi per Pisa, costituiscono dei meticolosi inventari delle opere contenute in una chiesa, quindi confrontando testi che sono stati redatti prima, durante e dopo lo svolgimento di questi eventi storici è possibile verificare materialmente le loro conseguenze attraverso un censimento dei silenzi e delle presenze.

 

Duomo Titi 1751 Cambiagi 1773 Descrizione 1792 Da Morrona 1821
Navata centrale Pilastro destro «S. Tommaso d’Aquino fatto sulla maniera antica e greca da Francesco Benozzo» (p. 37) «S. Tommaso di Aquino è di Francesco Benozzo» (p. 66) «Un S. Tommaso d’Aquino disputante con molti dottori, lavoro antico di Francesco Benozzo Gozzoli» (p. 43) «il S. Tommaso d’Aquino di Benozzo, che passò a Parigi pochi anni sono. Di presente vi fu sostituito un S. Niccolò che dicesi del Corrado fiorentino»
(p. 30)
Tabella 2  Confronto sul censimento di una stessa opera in quattro differenti guide.

Anche attraverso l’uso del mezzo informatico è possibile ricostruire il percorso di alcune opere d’arte, proprio perché le guide, dovendo costituire un pratico supporto al viaggiatore, sono tenute a dare conto di anche minime variazioni del patrimonio artistico. Esemplare il caso della tavola con San Tommaso d’Aquino realizzata da Benozzo Gozzoli e collocata un tempo sul pilastro di destra del presbiterio del Duomo pisano. Tramite una elementare tabella che incroci la collocazione ‘geografica’ dell’opera con l’indicazione bibliografica nelle differenti guide, è possibile ottenere un agile strumento di monitoraggio dei suoi spostamenti; talvolta questi sono esplicitamente motivati dagli autori stessi, come per il Benozzo nella guida del 1821 del da Morrona, ma in altri casi il censimento diventa il primo passo per evidenziare una mancata citazione, la scomparsa di un dipinto o una sua ricollocazione non giustificata. In virtù di una notevole densità di pubblicazioni guidistiche tra Settecento e Ottocento, tale ricognizione rappresenta il modo per ravvisare, con minima approssimazione, il momento esatto in cui di un’opera si perdano le tracce, avendo dunque la possibilità di contestualizzare storicamente la sparizione e formulare le ipotesi più pertinenti a riguardo.

 

Tabella-3-Occorrenze-e-possibili-indici.
Tabella 3 Occorrenze e possibili indici.

 


[51] Tale informazione risulta spesso futile nel caso in cui una guida rispetti un itinerario fluido e ben organizzato, dove difficilmente il viaggiatore passa più volte dal medesimo luogo, ma diventa determinante negli itinerari più confusi e caotici, per differenziare il percorso delle descrizioni dal percorso degli spostamenti suggeriti dall’autore. Ad esempio, nel Forestiere erudito di Gioacchino Cambiagi, breve guida di Pisa del 1773 redatta ‘saccheggiando’ il Titi ma ignorandone l’itinerario, il ‘forestiere’ è costretto ad incontrare il Ponte di Mezzo per ben quattro volte, e solo uno di questi passaggi prevede una dissertazione storica e artistica sul monumento.

[52] Opportuno è dunque fornire l’elenco completo di queste guide pisane: Pandolfo Titi, Guida per il passeggiere dilettante di pittura, scultura ed architettura nella città di Pisa, Lucca 1751; Gioacchino Cambiagi, Il Forestiero erudito, o sieno compendiose notizie spettanti alla città di Pisa, Pisa 1773; Descrizione della città di Pisa per servir di guida al viaggiatore in cui si accennano gli edifizi, le pitture e sculture più rimarchevoli che ornano questa città, Pisa 1792; Alessandro da Morrona, Compendio di Pisa illustrata compilato dal medesimo autore con varie aggiunte per servir di guida la forestiero, Pisa 1798; Alessandro da Morrona, Pisa antica e moderna del nobile Alessandro da Morrona patrizio pisano, volume solo per servir di guida, Pisa 1821.



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