Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Un metodo di studio per le guide storiche di Roma e Pisa: strumenti, prassi e implicazioni della...

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Il sistema più efficace di catalogazione delle informazioni che lo strumento informatico permette di incamerare è la creazioni di indici, che possono essere in certi casi allegati alla trascrizione medesima dal curatore della digitalizzazione. Tali indici devono riportare il numero delle occorrenze di termini e citazioni, corredate da informazioni basilari, come il riferimento bibliografico, e notazione più specifiche. Ad ogni ricerca di occorrenze corrisponde un indice [53]. Dall’indice è possibile passare alla creazione di categorie specifiche nelle quali suddividere le informazioni ricavate; si tratta della cosiddetta soggettazione, ossia la suddivisone per soggetto dei termini di cui si sono reperite le occorrenze. Si possono dunque fornire elenchi completi di categorie come pittori, scultori o architetti, ma anche addentrarsi in ambiti più specifici, compilando elenchi che riguardano le iconografie, i nomi di santi o i nomi di città.

 

artista provenienza pagine
Algardi Alessandro Bologna 83
Ammanati Bartolomeo Firenze 11, 67
Bandini Giovanni (detto dell’Opera) [Firenze] 5
Baratta Carlo Carrara 143
Biduino [Bidogno- Lugano] 216
Bilivert Giovanni Firenze 15, 20, 92, 94, 200
Tabella 4 Soggettazione per «Scultori» nella guida del 1798 di A. da Morrona.

 

Anche sotto il profilo delle evoluzioni nel campo delle idee e del pensiero critico, il caso pisano è decisamente interessante. Proprio la seconda metà del XVIII secolo ha conosciuto in Toscana lo sviluppo di un intenso dibattito sul ruolo e sui metodi di analisi nella ricerca storico-artistica. Pisa ha giocato un ruolo di primo piano grazie all’opera di Alessandro da Morrona, che si inserì da protagonista in una dialettica comprendente altri due principali poli: Firenze, nella figura di Luigi Lanzi, e Siena, ‘rappresentata’ da Guglielmo della Valle.

Apprezzare, tra le righe dei testi di tipo guidistico, i riflessi di tale temperie culturale è ovviamente possibile attraverso una comparazione diacronica, volta a seguire il processo di cambiamento nel modo di concepire lo studio della storia dell’arte e l’utilizzo dello strumento-guida nel corso di un settantennio. Come già accennato, a Pisa il genere trova in Pandolfo Titi un vero e proprio capostipite che non ha in ambito locale nessun punto di riferimento per la costruzione strutturale di una guida. Questi imposta un itinerario che tiene conto di tutti i monumenti pisani visitabili, fornendo descrizioni, ora più corpose ora decisamente superficiali, di pressoché tutte le opere d’arte contenute nelle chiese della città. Medesimo schema per la guida di Gioacchino Cambiagi che in maniera più sbrigativa e sommaria ricalca quella del Titi, che sarà ispiratore anche per la struttura e l’itinerario dell’anonima Descrizione di Pisa del 1792. Quest’ultima rappresenta lo spartiacque tra una concezione più catalogatoria della descrizione della città e una versione più approfondita e densa di informazioni. L’anonimo autore dichiara di ispirarsi alla Pisa illustrata del da Morrona, per quel che riguarda i contenuti e le nozioni, e dunque fa da preludio alle due successive guide, redatte dal da Morrona stesso quali compendi alle opere maggiori, in cui si instaura un rapporto diretto tra studi di alto livello e pubblicazioni di secondo piano, derivanti entrambi dalla medesima penna.

In questi termini la guida consente di apprezzare la crescita del dibattito critico-artistico riportandone in tempo reale i risultati in pubblicazioni di larga diffusione. Questa tipologia di testi, se studiati in un lasso di tempo considerevole e significativo, danno conto di un processo evolutivo che non riguardò unicamente i contenuti di quella dialettica, ma anche le forme espressive, il ruolo e le metodologie di ricerca della storia dell’arte come disciplina. Il risultato più concreto di questa epoca feconda per gli studi d’arte, individuabile nell’ultimo scorcio del XVIII secolo, consiste nell’aver consegnato all’Ottocento un approccio decisamente più scientifico e critico rispetto alle fonti utili alla storia dell’arte, col superamento dell’atteggiamento dogmatico di fronte al ‘vate’ Vasari; tale nuovo corso permise una valutazione critica di tutte le forme artistiche che si tradusse nell’eliminazione di ostracismi e remore rispetto ad artisti, opere, o interi periodi storico-artistici, instauratisi in virtù di una  interpretazione – talvolta addirittura errata o quantomeno forzata – dei ‘classici’ della letteratura Vasari e Baldinucci.

Le guide pisane redatte tra il 1751 ed il 1821 coprono in maniera capillare proprio questo arco temporale così peculiare e costituiscono l’ideale strumento di verifica della penetrazione delle suggestioni derivanti dall’intensa dialettica a livello toscano in questo genere di letteratura minore. Tali testi recepiscono le innovazioni sul piano metodologico ponendosi in maniera differente rispetto alla descrizione di monumenti e opere; in più il nuovo critico atteggiamento rispetto alle fonti e agli artisti di tutte le epoche produce una evoluzione, diversificazione e approfondimento sul piano dei temi affrontati. In tal senso l’ampliamento è nella qualità delle descrizioni, nella presenza di riferimenti ad opere in passato trascurate, in una attenzione tutta nuova verso il periodo medievale, di certo il più bistrattato dalla letteratura critica dal XVI al XVIII secolo, che ora vede una nuova considerazione grazie anche alla delineazione più concreta di figure storiche di artisti, individualità che possono dare lustro al passato più remoto dell’arte pisana, adesso a buon diritto considerato quale radice più pura del progresso artistico che culminerà nell’epoca rinascimentale.



[53] In alcuni casi i documenti presentano indici già compilati; a riguardo è necessario verificare la correttezza dell’indice trascritto ed eventualmente integrarlo nelle sue lacune o con ulteriori indici funzionali alla ricerca che si vuole condurre.



Last Updated ( Thursday, 07 April 2016 )
 
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