Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Un metodo di studio per le guide storiche di Roma e Pisa: strumenti, prassi e implicazioni della...

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Partendo dal presupposto che sicuramente non sono le qualità artistiche ed estetiche gli elementi più interessanti di queste incisioni, occorre evidenziarne il valore di fonte iconografica. Sicuramente esemplare da questo punto di vista è un piccolissima guida, giuntaci in pochi esemplari (probabilmente proprio per il suo carattere estremamente popolare), costituita unicamente di immagini corredate da laconiche didascalie in latino. Si tratta delle Icones Statuarum Antiquarum Urbis Romae, uscite in stampa per la prima volta nel 1589 [21]: autore assoluto dell’opera fu Girolamo Franzini, al quale si devono ideazione, disegni, incisioni e pubblicazione di un prodotto editoriale unico nel suo genere e che, nonostante il suo aspetto prettamente popolare, racchiude in sé interessanti aspetti sia da un punto di vista editoriale che da quello storico-artistico e iconografico.

Il primo passo da compiere è sicuramente quello della ricostruzione della storia delle matrici: proprio perché la loro lavorazione costava, accadeva spesso che venissero reimpiegate dagli editori, passando in eredità ai successori o finendo in altre botteghe, facendo per decenni bella mostra di sé nelle guide. Girolamo Franzini fu uno stampatore-editore molto attento al dato figurativo: incise da solo le matrici per le sue guide e ottenne da Sisto V nel 1587 un privilegio ventennale sull’intera produzione di «Hieronymus Francinus Bibliopola Urbis», salvaguardandosi dalla riproduzione delle opere da parte di altri editori e dall’imitazione di tutti gli apparati illustrativi. Questo evento spiega l’assenza di qualsiasi tipo di imitazione delle sue creazioni e, di contro, la frequenza delle loro ristampe sotto il «segno della Fonte», tanto da giustificare la presenza di illustrazioni create a fine Cinquecento ancora su guide stampate a metà del secolo successivo. In considerazione di tale elemento, il valore documentario della traduzione incisoria di un’opera varia notevolmente in relazione al preciso momento in cui viene eseguita oppure a quello successivo delle ristampe. Le matrici a disposizioni erano spesso le stesse e gli editori le riutilizzavano senza preoccuparsi di modificarne le didascalie, arrivando a determinare la scelta degli oggetti descritti in base al materiale iconografico a disposizione.


Per meglio comprendere il valore documentario di queste fonti iconografiche e il loro essere facilmente soggette all’errore di valutazione e all’oblio, affido a due xilografie delle Icones franziane il ruolo di exempla.

 

La statua bronzea di Taddeo Landini in Campidoglio : «SIXTI· V· STA· IN CAPITOLIO»

 

Veggendo io, Beatissimo Padre, quanto Vostra Santità sopra ogn’altro, sia studiosa & zelante (conforme al suo Pontifical Officio) del culto Divino; & attenta a procurare ogni possibil honore alle sacre, sante, & venerande Chiese principal di quest’alma Città, Capo del mondo: sì come ne dimostrano l’opere tanto segnalate, ch’ella ha fatto, & che va facendo […] Et questa tal opera, ò fatica mia, quella si sia, ho voluto ragionevolmente dedicare à Vostra Santità, come à quella, che è stata da DIO costituita Capo della sua Chiesa, acquistata, & redenta col sangue di CHRISTO suo figliuolo […] [22].

 

Con queste parole Girolamo Franzini dedicava, nel 1588, Le cose meravigliose dell’alma città di Roma a Sisto V: una devozione apertamente dichiarata che trova ampio respiro nella selezione delle opere tradotte in incisione e, di conseguenza, nel percorso proposto ai visitatori di Roma. La ‘cifra sistina’ delle Icones in più occasioni si fa promotrice delle scelte dell’autore-editore, che conclude la piccola guida con l’omaggio più esplicito: la presentazione della statua bronzea di Sisto V, eseguita da Taddeo Landini per il palazzo dei Conservatori in Campidoglio e distrutta fra il 1798 e il 1799. [23]In base al tragitto indicato da Franzini, la visione del corpus di nobilia opera doveva concludersi a villa Medici, dopo aver lasciato il Campidoglio e attraversato via del Corso: secondo tale disposizione avremmo dovuto trovare la statua di Sisto V fra le incisioni delle opere poste «in Capitolio» piuttosto che a conclusione della guida. È chiaro che in questo caso il Franzini abbandona ogni intento topografico e guidistico rendendo un ulteriore omaggio a papa Peretti: la visita della città eterna inizia e si conclude all’ombra di Sisto V, pontefice attento «a procurare ogni possibil honore» alla sua città e a «tutto il popolo Cristiano».


 


[21] La guida è consultabile sul sito www.mora.sns.it/portale/index.html (a questo si fa riferimento per la visualizzazione delle xilografie citate e analizzate), progetto della Scuola Normale Superiore di Pisa sotto la direzione scientifica di Salvatore Settis e Sonia Maffei: le schede on-line relative a Girolamo Franzini sono a cura di Federica Matteini. Ciascuna xilografia misura 68x55mm. Per un aggiornamento sulla figura dell’editore romano sarà presto pubblicato un articolo della stessa Matteini dal titolo Le Icones statuarum antiquarum urbis Romae di Girolamo Franzini:  un «libro da bisaccia» all’interno del progetto informatico Monumenta rariora. Sulla figura e l’opera di Girolamo Franzini consultare anche BARTOLINI SALIMBENI 1995; CANTATORE 2006 (2007).

[22] LE COSE MERAVIGLIOSE 1588, p. 2.

[23] Per le notizie riguardanti la distruzione della statua cfr. RODOCANACHI 1904, p. 110; RICCI 1916, p. 163.



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