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La storia della statua sistina è nota attraverso le fonti e sappiamo che il 29 aprile 1587 «è già stata eretta in Campidoglio la statua di bronzo al Papa» [24]. I tempi di decisione ed esecuzione dell’opera furono rapidi se si considera che in data 5 dicembre 1585 venivano stipulati «Capituli et conventioni con li quali si à da contrattare l’opera della statua di Nostro Signore Sisto V fra l’inclito  Popolo Romano et Maestro Taddeo Landini scultore de opera de bronzzo» [25]. Nello stesso documento è possibile leggere l’accurata descrizione di come la statua

 

di metallo o bronzo di lega corintio bono et ben segato […] abbia da essere bella, ornata con l’abito pontificale et con il piviale, atorno al quale abbia da essere scolpito storia di basso rilievo delli suggetti che li sarà ordinato, della attitudine et modo sicondo il modello che a conpiacimento della Congregatione piaccia.

 

 

Una volta terminata, la nuova icona del pontefice avrebbe trovato posto nel palazzo dei Conservatori, «nel loco dove al presente è la statua di Ercole in piedi alla sala grande dirimpetto alla statua di papa Leone».

In considerazione del fatto che la statua in questione non è più esistente, tali informazioni, estremamente utili per la sua ricostruzione storico-artistica, possono oggi essere confrontate solo con le testimonianze grafiche e documentarie pervenuteci. Una prima descrizione dell’opera è fornita da Giovanni Baglione nel 1642 nella sua biografia di Taddeo Landino: «dentro la sala de’ signori Conservatori in Campidoglio disegnò e gettò la bellissima statua di bronzo di papa Sisto V, che piega la testa all’audienza, alza la destra alla benedittione, e porge il piede all’ossequio, belle, e degne attitudini di sommo Pontefice» [26].  A sostegno delle poche parole del Baglione rimangono alcune testimonianze grafiche fra cui, la migliore ma non la più antica, è quella di Lazzaro Baldi pubblicata nel 1661 [27]: papa Peretti, con il suo sontuoso abito pontificale, siede su un trono posto su un basamento mistilineo, con la mano destra benedicente e quella sinistra nell’atto di reggere le chiavi e il piede destro in posizione avanzata per l’ossequio. La medesima iconografia, con un punto di ripresa frontale, si trova nelle altre fonti quali l’incisione di Gregorio Leti del 1698 [28], quella popolare conservata nella collezione di Fabrizio M. Apollonj Ghetti [29] e in un disegno di proprietà di Paolo Gaffuri [30]. In questo nucleo iconografico della statua bronzea di Sisto V si inserisce l’incisione del Franzini, offrendoci una testimonianza pressoché immediata dell’opera che, esposta in Campidoglio prima dell’aprile del 1587, fu tradotta in stampa dopo poco meno di due anni. La nostra xilografia è stata riportata sia da Carla Benocci [31] che da Sergio Guarino [32] nei loro studi relativi alla statua sistina ma, in entrambi i casi, viene utilizzata come fonte l’edizione del 1643 delle Descrizione di Roma antica e moderna stampata da Andrea Fei ecurata da Giovanni Domenico Franzini, facendo perdere all’immagine il suo ruolo di fonte iconografica più antica.



[24] ORBAAN 1910, p. 295. Per un’ampia bibliografia sull’argomento cfr. BENOCCI 1989; PECCHIAI 1950; AIKIN 1980.

[25] BENOCCI 1989, p. 129, nota 3.

[26] BAGLIONE 1642, p. 63.

[27] In BORBONI 1661. Sergio Guarino, nel suo saggio (GUARINO 1991) propone l’attribuzione dell’incisione a Guillaume Château, il quale avrebbe operato su disegno del Baldi.

[28] LETI 1686, parte III, libro II, immagine fuori testo.

[29] ACCADEMIA SISTINA 1987, p. 64.

[30] In BENOCCI 1989,  p. 118.

[31] Carla Benocci a p. 121 del suo articolo fa genericamente riferimento alle «tavole del Franzini» senza indicare di quale dei Franzini si tratti; nella nota 31 a p. 127 e nella didascalia dell’immagine a p.118, in riferimento all’edizione del 1643 scrive erroneamente «E. Franzini»: lo scambio della «F» di Federico Franzini con una «E» del tutto ingiustificata, si unisce al fatto che quell’edizione è in realtà di Giovanni Domenico Franzini.

[32] GUARINO 1991, p. 119, nota 16.



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