Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Un metodo di studio per le guide storiche di Roma e Pisa: strumenti, prassi e implicazioni della...

Print
Article Index 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16

Un metodo di studio per le guide storiche di Roma e Pisa: strumenti, prassi e implicazioni della ricerca

Martina Nastasi, Andrea Salani


Ho il sospetto che le guide stampate agissero, ieri come oggi, meno incisivamente della parola viva, tuttavia proprio questi libretti sono sopravvissuti come testimonianza della mentalità di quei secoli. Già allora, del resto, dopo il ritorno dal viaggio, proprio il libro stampato, e talvolta le annotazioni personali permettevano di ricostruire, cioè di ripetere le esperienze di viaggio [1]

 

Il valore delle guide storiche quali efficaci strumenti di studio per lo storico e lo storico dell’arte è oramai attestato dalle numerose pubblicazioni che recentemente si sono occupate delle problematiche inerenti a questo genere letterario. I molteplici profili intellettuali che caratterizzano gli autori, la varietà dei potenziali destinatari delle pubblicazioni e la continua evoluzione della struttura interna dei testi nel corso dei secoli, fanno delle guide un valido supporto per la ricerca storico-artistica in merito ad una città o ad una specifica area geografica, alla storia del gusto e del collezionismo, e allo stesso tempo un efficace strumento di controllo del dibattito critico sul ruolo, le funzioni e le aree d’interesse della storia dell’arte stessa. Il riconoscimento del valore documentario di questa peculiare tipologia di fonte non deve però far dimenticare il suo essere essenzialmente una produzione letteraria di secondo livello, uno strumento prevalentemente indirizzato ad un’utenza medio-bassa, frutto di una sorta di filtrazione della cultura alta, intrecciata strettamente con elementi di altro genere e provenienza. Nel rapporto con la letteratura artistica del tempo la guida rimane infatti sempre un passo indietro, in un cammino che non procede mai di pari passo ma che vede la guidistica arrivare sempre come eco del dibattito critico precedente.

Il prevalere di questi ultimi aspetti ha fatto sì che la fortuna critica di tale materiale documentario abbia avuto solo recentemente una rinascita, avendo subito per molto tempo la negativa valutazione dello Schlosser, che nella sua Letteratura artistica[2] ha lasciato le guide relegate in un cantuccio insieme con gli Abecedari, prediligendo le fonti in cui l’aspetto qualitativo delle informazioni prevaleva su quello quantitativo. Le numerose e preziose informazioni contenute in una guida erano, invece, diversamente valutate dagli intellettuali del Settecento, che ne fecero largo uso anche nel redigere opere diventate punti fermi della letteratura artistica italiana. Fu così, come è noto, per Luigi Lanzi sul finire del secolo, nel momento in cui lavorò alla stesura della sua Storia pittorica dell’Italia [3], ma qualche anno prima anche l’intellettuale fiorentino Francesco Maria Niccolò Gabburri, per la stesura delle sue Vite di Pittori, si servì delle guide, facendo una consapevole distinzione fra quelle del secolo precedente, che rappresentavano delle fonti di pari dignità rispetto al resto della letteratura artistica, e quelle a lui più prossime, lette e citate come riferimento peculiare di informazione sulla collocazione precisa delle opere esaminate [4].

Quello delle guide storiche è certamente un tessuto informativo estremamente ricco, articolato in moduli periodicamente ricorrenti, caratterizzato da una stratificazione temporale delle informazioni, nelle cui trame è importante scavare per comprenderne origini e senso, attendibilità e valore documentario, per poi essere in grado di sfruttarne la preziosa valenza di fonte storico-artistica. A fronte di una tale complessità è necessario individuare un metodo e una strumentazione idonei alla corretta consultazione di testi-guida: tale prassi si pone il fine di cogliere il maggior numero di informazioni possibili, con la finalità di immagazzinarle secondo criteri che le rendano fruibili in maniera efficace, immediata e produttiva. L’utilizzo degli strumenti informatici può, in quest’ottica, dare le risposte adeguate alle esigenze di ricerca, permettendo l’impostazione di un metodo di studio cadenzato su una lettura dinamica del testo, che può così essere interrogato in maniera capillare ed esaustiva. La problematicità di questo tipo di fonte e la necessità di focalizzare l’attenzione sulle sue caratteristiche più importanti, determinanti per un uso corretto e critico delle informazioni, ha spinto la Fondazione Memofonte a scegliere proprio le guide come ‘fonte protagonista’ del primo Corso di Alta Formazione, organizzato in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa presso la Fondazione del Conservatorio Santa Chiara a San Minato [5]. Le lezioni – svolte dagli scriventi – sono state impostate in modo da evidenziare i punti focali della ricerca storico-artistica legata all’oggetto guida, al fine di individuarne tutte le potenzialità informative e documentarie da potenziare e rendere fruibili attraverso un successivo processo di informatizzazione. Al fine di rendere la proposta didattica quanto più concreta possibile, sono state scelte due particolari tipologie di guide, quelle romane tra XVI e XVII secolo e quelle pisane tra XVIII e XIX secolo, in modo da presentare oggetti differenti, legati a contesti lontani fra di loro e caratterizzati da elementi non sempre avvicinabili. Il presente contributo, partendo da queste considerazioni e dall’esperienza didattica svolta, si propone di ripercorrere le tappe di analisi di queste due tipologie di guide, illustrando l’iter di una ricerca impostata seguendo le suddette finalità. Il punto di vista proposto è chiaramente quello dello storico dell’arte, che analizza i documenti cercando di precisarne i contenuti e ricostruirne la storia al fine di ricreare contesti e relazioni: gli strumenti informatici da applicare, le tecnologie capaci di rendere attuabili determinate idee e percorsi virtuali rimangono naturalmente campo applicativo degli informatici.



[1] MĄCZAK 2004, pp. 311-313.

[2] SCHLOSSER [1924] 1996.

[3] LANZI 1795-1796.

[4] Tale analisi è stata riportata da Roberto Viale nel suo intervento La biblioteca di Gabburri e la sua bibliografia durante la giornata di studi «Le Vite di Pittori di Francesco Maria Niccolò Gabburri» tenutasi il 5 maggio 2009 presso la Biblioteca Nazionale di Firenze.

[5] Il corso Metodologie di analisi informatica delle fonti storico-artistiche: le guide storiche si è svolto dal 20 al 22 maggio 2009.



Last Updated ( Thursday, 07 April 2016 )
 
Joomla SEF URLs by Artio