Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Il rapimento della Venere dei Medici nel 1802: un episodio ancora da chiarire

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Contrariamente ad ogni aspettativa, a prendere una posizione di protesta giunse Ludovico d’Etruria, inviando una lettera di rammarico direttamente al Primo Console.  

 

Animé per vôtre amitié, et par vôtre intérêt sincère à ma gloire, et au bonheur de mes sujets, je ne pourrois pas vous cacher ma doleur, et ma surprise même à la nouvelle que l’Ambassadeur Alquier aie demandé, et obtenu par le Gouvernement de Naples de mettre à vôtre disposition la statue connue sous le nom de Vénus des Médicis. [37]

 

Egli esprimeva una chiara preoccupazione per la reazione dei sudditi toscani (da notare che erano sudditi e non cittadini), oltre a chiedere un più regolare ingrandimento dei propri stati a rimedio della perdita subìta. In pratica una maggiore libertà di manovra e confini migliori. Ma gli sforzi furono vani. Per tutta risposta alle lettere di Ludovico e del suo ministro Mozzi intervenne ancora Talleyrand. Il tono di sufficienza delle sue parole fu piuttosto eloquente:

 

la Toscane a été au moment de perdre toute la collection de ses objets d’arts pour l’effet de leur translation à Palerme [...] Le Gouvernement de la Toscane au milieu de la joie que doit lui procurer une restitution si précieuse, pourrait-il conserver quelque regret sur l’abandon d’une seule statue? [38]

 

Anche se Talleyrand aveva evidenziato il rischio di una mancata restituzione da parte dei Borbone e vantato il successo dell’ambasciatore di Francia a Napoli, i toni con i quali i toscani ringraziarono il sovrano Ferdinando IV per la conservazione e la cura delle opere affidate ci fanno ben intendere che Onon vi era mai stato alcun dubbio circa la buona fede della sua custodia:

 

Dopo un viaggio felice di 5 giorni arrivò al 25 dello scorso mese in Livorno il Cavalier Puccini con gli effetti preziosi spettanti a questa Real Galleria, all’eccezione della Venere dei Medici. L’esattezza con cui sono stati conservati durante il tempo del lungo lor deposito in Palermo essendo dovuto alle cure di S. M. Siciliana, e del suo Real Governo, S. M. il re mio Signore mi ha ordinato di pregare l’E.V. di far gradire in di lui nome, a ripetere a codesto Real Monarca i sentimenti della più profonda amicizia e devota sua gratitudine e riconoscenza […] [39] 

 

A Parigi invece c’era chi esultava. Dominique Vivant-Denon comunicò a Bonaparte l’arrivo del prezioso marmo con un insolito entusiasmo: 

 

La Vénus est enfin arrivée! Après avoir été arrêté par les glaces, le bateau sur lequel elle était s’est engravé […]. Elle est arrivé sans aucun accident, mais il faut quinze jours pour la mettre en état. J’ai donc remis à vôtre arrivé l’ouverture des nouvelles salles du musée des Statues. Jamais plus beau trophée de victoire! Entièrement dû à vos travaux, c’est à vous, Général, à faire l’inauguration de ce monument [...] [40]

 

Il gioiello degli Uffizi, il «monumento più bello della Galleria» [41], entrava così a far parte del ‘bouquet’ di Napoleone. Almeno fino al 1815.

 

Nel frattempo, iniziavano i preparativi per l’incarico ad Antonio Canova della Venere che avrebbe dovuto sostituire quella rapita. Se in un primo momento l’artista pensò ad una copia, il risultato finale dette invece alla luce l’aggraziata Venere Italica. Ma questa è un’altra storia [42].



[37] ASF (Archivio di Stato di Firenze), Segreteria e Ministero degli Affari Esteri, 2197, carteggio del sovrano col Primo Console Bonaparte, 22 settembre 1802.

[38] ASF, Segreteria e Ministero degli Affari Esteri, 2197, lettera di Talleyrand a Mozzi, 13 ottobre 1803. Documento tradotto anche in PESENDORFER 1984, p. 297.

[39] Cfr. in proposito ASF, Segreteria e Ministero degli Affari Esteri, f. 953, prot. 9, ins. 18, lettera di Giulio Mozzi al cavalier Acton, 1 marzo 1803.

[40] ANP, AF IV 1049, dr. 2, n. 17, Denon, Correspondance, Denon au Premier Consul, 14 luglio 1803.

[41] Così la definisce Puccini nell’ultima lettera a Federico Manfredini, conservata presso BMC, Epistolario Moschini, Puccini, 22 giugno 1803.

[42] Cfr. HONOUR 2003, pp. 193-209; BFP, Fondo Puccini, lettera di Federico Manfredini a Puccini in cui si parla esplicitamente della commissione a Canova per la copia della Venere dei Medici, Vienna 16 marzo 1803. Cfr. anche HONOUR 1972, pp. 658-671; INCERPI 1982a, pp. 103-107. Per i rapporti fra Puccini e Canova vedi SPALLETTI 2006, pp. 225-233.



Last Updated ( Tuesday, 23 February 2010 )
 
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