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Il rapimento della Venere dei Medici nel 1802: un episodio ancora da chiarire

Chiara Pasquinelli


Se il ruolo svolto dal cavalier Tommaso Puccini all’epoca dell’ingresso dei francesi nel granducato di Toscana è stato ampiamente studiato, e non soltanto negli ultimi decenni [1], meno note sono invece le vicende legate al suo viaggio a Palermo nell’ottobre del 1800, in qualità di conservatore e custode di settantacinque casse colme di opere d’arte provenienti dagli Uffizi e da Palazzo Pitti, traghettate da Livorno al porto siciliano in vista di un possibile rientro francese [2]. Durante i due anni e mezzo del soggiorno palermitano del direttore della Real Galleria granducale, le opere furono sorvegliate anche da un incaricato borbonico che si affiancò all’intendente pistoiese. Nonostante le proteste per accreditarsi come unico responsabile delle preziose casse, poiché investito direttamente dalla Segreteria di Finanze della Reggenza di Ferdinando III [3], Puccini fu costretto a far ‘buon viso a cattivo gioco’, come lui stesso racconta in una lettera all’illustre amico, il marchese Federico Manfredini [4].

Del resto, il granduca aveva lasciato la Toscana per Vienna dove, insieme con la famiglia, viveva presso il fratello imperatore, e ben poco poteva influire sulle decisioni pratiche di Ferdinando IV, sebbene fra i due vi fosse un accordo di protezione nei confronti del patrimonio fiorentino.

Nonostante le precauzioni e la segretezza della missione, il soggiorno di Tommaso Puccini a Palermo non passò affatto inosservato. Come è evidente dalla lucida e sentita testimonianza del sostituto direttore alla R. Galleria, l’architetto Cosimo Rossi Melocchi [5], quando i commissari francesi giunsero a Firenze e si accorsero dei pezzi mancanti nelle sale degli Uffizi (visto il numero non indifferente di capi d’opera prelevati dal Puccini) protestarono vivacemente:

 

Intuiti giunti i francesi fui mandato a chiamare dal Gen. Dupont, che m’impose di far chiudere la Galleria, e che dai Commissari avrei avuto le intrusioni necessarie [...] Il giorno appresso vennero i Commissari e ordinarono ai custodi di depositar le chiavi in mano mia, e ponendo una sentinella alla custodia dei subalterni entrarono meco nei Gabinetti, dimandando il vero mio nome, e dandolo risposero con fermezza, No! Voi siete il Puccini!, chiudendo la porta e replicando che quello era il mio nome quale da tutta la città poteva essergli confermato quando volevano, si acquietavano, domandando esatto conto di tutto quello che mancava, ai quali risposi non potendoli io di ciò soddisfare, mentre dal momento che io era in quella carica non era stato levato alcuna cosa, ma ciò essendo seguito prima, non poteva ciò rilevare che dai custodi, che ritenevano arrestati. Sarebbe troppo allungarsi nel ridirvi le tante cose passando da un gabinetto all’altro intorno alle mancanze e specialmente nella Tribuna e nella Stanza delle Gemme. [6]

 

Ma la sua assenza era stata notata soprattutto dal Commissario delle Arti in Italia, l’architetto Léon Dufourny che, dopo un’attenta ricognizione a Firenze, scriveva con assoluta certezza al ministro dell’Interno francese che diversi oggetti della R. Galleria degli Uffizi «ont été conduits par l’Arno jusqu’à Livourne, puis embarqués sur une frégate anglaise a bord de laquelle ils sont restés longtemps, jusqu’à ce quien [...] ils ont été débarqués à Palerme ou ils se trouvent rémis en ce moment sous la garde du Chev.er Puccini Directeur de la Galerie de Florence» [7].

Tra questi spiccava la presenza di alcune statue della Tribuna, tra cui l’ambitissima Venere dei Medici. Nell’incipit della lettera è lo stesso Dufourny ad indicare che cercava proprio la celebre statua.

 

Pendant mon séjour a Florence j’ai cherché et j’ai réussi à me procurer les renseignement les plus précis sur la célèbre Vénus de Médicis et les autres objets d’art qui ont disparu de Florence [8].



Questo contributo è dedicato alla memoria di Sauro Pasquinelli.

[1] Su Tommaso Puccini e sulle vicende della Galleria degli Uffizi nel periodo francese, cfr. CHITI 1907; in particolare vedi PUCCINI 1921; PINTO 1982, pp. 849-854; SPALLETTI 1983, pp. 403-420; PADOVANI 2002, pp. 38-39; SPALLETTI 2005, pp. 101-140 e il recente FILETI MAZZA-SPALLETTI-TOMASELLO 2008, in particolare pp. 73-114. L’episodio della Venere dei Medici è stato trattato in passato da: ZOBI 1851, pp. 242-250, nell’Appendice al t. III; BOYER 1969, pp. 183-192 e PESENDORFER 1984, pp. 296-298.

[2] Sull’argomento cfr. CHITI 1907; MELONI TRKULJA-SPALLETTI 1981, p. 16 e INCERPI 1982a, pp. 101-103. Un breve cenno al viaggio siciliano viene riportato anche in MAZZI 1986. In particolare PASQUINELLI 2008.

[3] Cfr. AGF (Archivio della Galleria degli Uffizi), filza 30, 1800-1801, n. 23, firme autografe; BFP (Biblioteca Forteguerriana di Pistoia), Fondo Puccini, cassetta II, 2.4, Scritti occasionali di carattere pubblico e privato, n.14, copia.

[4] BMC (Biblioteca Museo Correr Venezia), Epistolario Moschini, Puccini, Tommaso Puccini a Federico Manfredini, Palermo, 14 gennaio 1801.

[5] L’architetto Cosimo Rossi Melocchi nacque a Pistoia, dove operò prevalentemente e studiò all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ottenne una pensione per un soggiorno a Roma, rientrando poi a Firenze dove svolse anche attività didattica presso l’Accademia. Tra il 1805 circa e il 1817 trasformò secondo i canoni dell’architettura dell’età napoleonica la Villa Puccini a Scornio presso Pistoia. In funzione della sua attività didattica, scrisse nel 1805 un Saggio intorno alla determinazione delle ombre nei diversi soggetti dell’architettura geometrica e nel 1806 pubblicò una nuova edizione della Regola delli Cinque Ordini d’Architettura di Jacopo Barozzi da Vignola, curando l’esecuzione delle impeccabili tavole incise di corredo; mentre al 1810 risale l’opuscolo Della vera spirale, o voluta del capitello ionico. Cfr. CULTURA DELL’OTTOCENTO A PISTOIA 1977, p. 13 e CRESTI-ZANGHERI 1978, p. 209.

[6] Vedi la lettera di Cosimo Rossi Melocchi a Puccini, BFP, Fondo Puccini, cassetta VI, n. 4 (Rossi Melocchi Cosimo), Firenze, 27 aprile 1801, pubblicata in PASQUINELLI 2008, p. 94.

[7] ANP (Archives Nationales du Paris), s. F 21 573, Correspondance de Dufourny, 9 fruttidoro anno IX. Vedi Appendice doc. 1.

[8] ANP, s. F 21 573, Correspondance de Dufourny, 9 fruttidoro anno IX. Vedi Appendice doc. 1.



Last Updated ( Tuesday, 23 February 2010 )
 
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