Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (II parte)

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La stessa produzione manoscritta roscoeana, cui abbiamo deputato un pur brevissimo cenno nella prima parte di questo lavoro, acquista quindi una rispondenza precisa con la biblioteca e col resto della collezione di opere d’arte di Roscoe. Non bisogna dimenticare, infatti, che Roscoe avrebbe lavorato a una storia del manoscritto miniato in cui si evidenzia con marcata chiarezza l’influenza delle miniature sulla pittura italiana prima di Giotto e su Giotto stesso [13]. È nello studio del libro, della sua storia, che si saldano quegli interessi che spingono da un lato verso il collezionsimo bibliografico, dall’altro delle opere d’arte. Il libro è al contempo oggetto artistico, con le sue miniature, e strumento di studio; la stampa ha una storia che si connette a quella dell’incisione che riproduce i capolavori delle arti. L’oggetto collezionato, insomma, torna a essere non un feticcio ma il concreto, visibile passaggio della storia e della storia delle arti, la testimonianza, nel senso più profondo del termine, che consente nuove elaborazioni scientifiche, utili al presente.

 

La collezione

 

L’analisi della vendita dei beni di Roscoe conobbe il suo momento principale nella collezione delle opere d’arte che erano in suo possesso, il cui elenco è presente in una specifica sezione del catalogo d’asta, anche questo probabilmente redatto dallo stesso Roscoe, con estrema cura, e non comprendente comunque tutte le opere in  suo possesso [14]. Se ne riporta qui di seguito la descrizione-presentazione:

 

The extensive and valuable collection of engravings, painter’s etchings, and prints. The genuine and valuable collection of pictures, and the choice and well selected collection of drawings. The property of William Roscoe, esq.

The prints and engravings comprise, a series of prints from works of the greek and italian painters, illustrative of the progress of painting in Italy, from the earliest to the later ages.

A series of prints from the works of the greek and italian painters, illustrative of the progress of engravings in Italy, German and Flanders, including choice specimens of every artist of eminence, from the earliest period to Agostino Carracci in the italian school, and from Francis Stoss to Edelinck in the german and flemish.

A highly valuable collection of etchings by the italian painters, consisting of the works of the most eminent masters, who have etched their own designs, from Parmigianino to Carlo Maratti. Of the flemish and dutch painters in the various walks of history, landscape, cattle, drolls and interiors, and the french school, including fine examples of Claude, Callot, Gaspar Poussin, Sebastian Bourdon, etc.

An assemblage of fine prints, after Rubens, by the most celebrated engravers of his time – choice impressions of the Vandycke heads – several of fine works of Rembrandt and his school – rare specimens of wood and chiaro-scuro prints, by the italian and german masters – engravings from antique busts and statues, a few selected books of prints – valuable portfolios etc.

The drawings are a selection of the works of the greatest masters of the art, classed and arranged so as to form a series of the productions of the early and late florentine, roman, venetian, and lombard schools. Many of them being highly valuable, and peculiarly interesting. The pictures comprise undoubted specimens of many of the scarcest italian masters, from the time of the greek artists, to the close of the fifteenth century: a collection of the works of the german and flemish masters, from the commencement of the school under John Hubert van Eyck to a recent period.

Many rare and valuable portaits of artists and literary characters: the superb picture of Leo X, with the cardinals de’ Medici and Rossi by Andrea del Sarto, an unique and exquisite head of Christ by Lionardo da Vinci, a Holy family by Domenico Ghirlandaio, with a freize by Michelagnolo. The Nativity by Bernardo Lovini, Saint Roch giving alms, by Guido from the design of Annibale Carracci; the Elevation of the serpent, by Nicolo Poussin; Saint Cecilia, by Rubens; the celebrated picture of Saint Hubert, by Lucas van Leyden, mentioned in his life by Carlo van Mander, and many others of high value [15].

 

Una collezione in effetti piuttosto consistente per un privato, che non contava né nobili natali né un elevato lignaggio. Una raccolta che doveva risaltare a Liverpool, non tanto per la quantità e la qualità, giacché, come si è detto nella prima parte di questo lavoro [16], la città era assai vivace e avviata a raggiungere forse il momento apicale di una stagione aurea durata almeno un secolo, fino agli anni sessanta dell’Ottocento; quanto per la precisa prospettiva storica con cui era stata assemblata [17]. Di fatto è proprio la struttura di questa collezione che va rilevata, perché ‘completa’ dagli «old masters» al presente, e capace di coprire con un nutrito settore di grafica (disegni e stampe) molte scuole artistiche europee e secondo periodi cronologici non ristretti. Tale aspetto dovette apparire subito evidente ai dotti amici di Roscoe, nonché suoi concittadini, i quali, di fronte al concreto pericolo di dispersione di un tale insieme, subito individuato come vitale e costitutivo nel tessuto cittadino, decisero di acquistare una selezione dei dipinti (come avevano fatto per i libri). Stando ancora alla testimonianza del Traill un «comprising specimens of art highly illustrative of the progress of painting, was purchased by several of the same gentlemen [cioè gli stessi che avevano comprato anche alcuni libri], at liberal price, fixed by Mr Winstanley at me, and presented to the Royal Institution by those admirers of Roscoe. This collection cost £ 50, and forms an interesting part of the objects which attract strangers to our institution» [18].

Collezione che si legava quindi in maniera molto forte alla città e sarebbe stata parte integrante della formazione e delle vicende dei suoi musei. Nel 1819, infatti, la «Royal institution» inaugurò una nuova sede dove, in una stanza, si potevano ammirare le opere d’arte recuperate dalla vendita della collezione Roscoe. Tali opere, trentasette in tutto, di cui quattro non comparse nella vendita del 1816 (che quindi Roscoe non aveva posto all’asta o addirittura aveva comprato tra 1816 e 1818 nonostante i dissesti finanziari), erano perfettamente descritte in un catalogo edito nel 1819, redatto con tutta probabilità da Roscoe stesso. Tale pubblicazione prende a pretesto nuovamente l’elencazione dei dipinti e tenta di compilare una sorta di piccola storia dell’arte, dagli old masters alla produzione artistica del presente. Tanto che nell’introduzione, si auspicava apertamente che questo stesso scritto, oltre beninteso alle opere, «may contribute to the advancement of the fine arts in Liverpool» [19]. Di fatto Roscoe elabora una schedatura riassuntiva che è un ripercorrimento della storia dell’arte, nella quale indicava in sintesi un percorso critico attraverso manufatti di diversi secoli. L’ordinamento stesso traduce una forma di ricerca e di analisi delle arti figurative: valga la citazione di Lanzi e un paragone tra Giotto e Cimabue, piccoli ma eloquenti segnali di un’estensione ragionata delle singole ‘schede’ [20].

La presenza di un catalogo, recante una forte impronta didattica, la presenza di opere dall’‘antichità’ al presente, cui si aggiunge il fatto che sin dalla sua apertura la collezione della Royal Institution avesse un «clear public purpose and institutional permanence», rendono questo istituto di Liverpool una delle prime gallerie pubbliche d’Inghilterra (ovviamente escludendo il particolare caso di Londra) [21]. Un’eredità strettamente connessa alla città, che innescò responsabilità non lievi nella sua gestione. Ancora alla fine dell’Ottocento tale insieme di opere non era ritenuto adeguatamente valorizzato, tanto che «its contents are comparatively little known, and are scarcely visible», e siccome «the pictures are crowded together, a re-arrangement is required». Una nuova sistemazione, insomma, che si auspicava in un nuovo edificio che si vorrebbe chiamare «Roscoe Gallery»: «the entrance shall be free every day». La situazione poi lentamente – anche se con qualche difficoltà – si sarebbe risolta con l’istituzione della Walker Art Gallery e col passaggio delle opere di Roscoe a questa sede museale prima nell’ultimo decennio dell’Ottocento, poi definitivamente acquisite nel secondo dopoguerra [22].



[13] GRAHAM 1964-1968, pp. 128-154.

[14] COMPTON 1960-1961, p. 27; MORRIS 1993a, p. 94.

[15] Collection of prints, painter’s etchings, drawings, and paintings, Liverpool, which will be sold by auction by Mr. Winstanley at his room in Marble street, Liverpool on thursday the 5th of September and the following days (Sunday excepted), in CATALOGUE LIBRARY 1816, pp. 209-210. Sulla collezione si veda FASTNEDGE 1954, pp. 23-46.

[16] Cfr. Studi di Memofonte 2/2009.

[17] DARCY 1976, in part. pp. 20-62, pp. 95-155; MORRIS 1993a, pp. 87-98. Utile anche ORMEROD 1953.

[18] TRAILL 1853, p. 35; MACNAUGHTON 1996, p. 153. Sulla vendita della collezione di Roscoe si veda anche ROSCOE 1833, vol. II, pp. 114-144, in part. pp. 118-125. Lo stesso Winstanley ricordava di non aver potuto evitare la dispersione e di aver totalizzato poco in termini monetari dalla vendita dei beni; coloro che acquistarono le opere per la Royal Institution sono stati definiti «radical, nonconformist and mercantile [...]. It was a new gallery and the work of a new men»: MORRIS 1993a, pp. 92-93, 96.

[19] CATALOGUE PICTURES ROSCOE 1819, introduzione, pagine non numerate. La conferma dell’impegno diretto di Roscoe nella redazione di questo catalogo viene da ORMEROD 1953, p. 32, nota 2, cfr. anche MORRIS 1993a, p. 93. Ci sono molti altri casi analoghi di inventari che diventano piccole storie dell’arte: si ricorda quello di Abraham Hume, che aveva pubblicato uno scarno elenco della sua collezione (ante 1792) e uno ben più consistente e commentato nel 1824: cfr. BOREAN 2004, pp. 12, 14, nota 51. Uno strumento di studio oggi assolutamente fondamentale è il Getty Provenance Index Catalogue consultabile sul sito del Getty Institute di Los Angeles: http://piprod.getty.edu. Si noti che in questa eccellente banca dati alcune delle voci riguardanti pezzi della Roscoe collection sono state aggiornate assai di recente (dicembre 2008).

[20] CATALOGUE PICTURES ROSCOE 1819, in part. p. 2.

[21] MORRIS 1993b, p. 20; MORRIS 1993a, pp. 87-89. A paragone della Royal Institution di Liverpool questo autore richiama le gallerie di Oxford, Cambridge e Dulwich e individua, quale analogo esempio, il solo catalogo del Marquis of Stafford, pubblicato nel 1818 «arranged according to schools and in chronological order with remarks on each picture by William Young Ottley» (MORRIS 1993a, p. 97, nota 6). Il quale Ottley era a sua volta un agguerritissimo collezionista, soprattutto di grafica, come si evince dai cataloghi di vendita dei suoi disegni (del 1804, 1807 e 1814) e delle sue stampe (1911 lotti) avvenuta nel 1837: CATALOGUE OTTLEY 1837; cfr. GERE 1953, pp. 44-52, in part. p. 49 (in cui viene richiamata la similarità con la collezione di Roscoe, che aveva pure acquistato disegni di Ottley, soprattutto nell’impianto che vuole fornire l’idea dello sviluppo storico e non solo della qualità dei pezzi). Cfr. anche SPALLETTI 1979, pp. 416-484, in part. pp. 417-430; BOREA 1993, parte I, pp. 28-40; parte II, pp. 50-74 (in part. parte II, pp. 65-68).

[22] Le opere furono conferite «on loan» alla Walker Art Gallery nel 1893, prestito poi rinnovato nel 1914, fino al deposito definitivo occorso nel 1948. Su questo aspetto si veda specialmente ORMEROD 1953, pp. 57-79. Cfr. anche CLARK 1883, p. 31; FASTNEDGE 1954, pp. 23-25; MACNAUGHTON 1996, p. 155. Interessanti i cataloghi di questa stessa istituzione che documentano i passaggi della collezione: si veda CATALOGUE 1915 (in cui sono annotate anche opere presentate da Thomas Winstanley, e alcune riportano in calce i giudizi di Waagen); CATALOGUE 1928 (che appare quale versione ampliata del catalogo precedente), in part. pp. 10-12; WALKER ART GALLERY 1948. Per un inquadramento generale può essere utile anche MORRIS 2001, in part. pp. 84-112.



Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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