Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (II parte)

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Roscoe costruì la sua collezione soprattutto tra 1799 e 1816, gli anni della sua massima prosperità. Innanzitutto grazie al commerciante Thomas Philipe, una sorta di agente di Roscoe a Londra, ma soprattutto essa conobbe un importante incremento per la presenza a Liverpool di Thomas Winstanley, altra figura di commerciante che trattava sia old masters sia artisti contemporanei [23]. Esistono testimonianze dirette degli acquisti di Roscoe, che possono essere seguite fino agli anni immediatamente precedenti il tracollo finanziario cui egli andò soggetto. Resta una sintomatica attestazione in una lettera alla moglie, inviata da Londra nel 1792 (riportata dal figlio Henry), in cui egli la rassicurava dicendole di aver comprato alcune opere, ma trattarsi solamente di «a few trifles» [24].

Lo stesso Roscoe, stando alla testimonianza dei biografi, era invece ben conscio del valore della sua collezione o almeno di alcuni pezzi e non aveva mancato infatti di riconoscere diversi elementi di forza interni. Il ritratto di Leone X, innanzitutto, ritenuto una copia di Andrea del Sarto dall’originale di Raffaello e una «Madonna and child, with S. Helena and St. Francis by Dom. Ghirlandaio, the master of M. Angelo, painted, according to his custom, in distemper; but what constitutes its value was a freize or history piece, below; the work of M. Angelo, when young; with the strong indication of the great manner by which he afterwards distinguished himself», sono ritenuti i pezzi più importanti [25]. Inoltre Henry Roscoe poneva l’accento anche su una testa di Cristo, attribuita a Leonardo da Vinci, «a composition of the noblest conception, and full of the deepest feeling», dichiarata «perhaps the most striking picture in the collection» [26]. Nelle note alla traduzione italiana del Leone X anche Luigi Bossi teneva a specificare, seguendo la testimonianza del viaggiatore francese Simon, il quale aveva visitato Roscoe ad Allerton nel 1810 e 1811, che quest’ultimo era in possesso di «alcuni buoni quadri, ed uno ne ha acquistato recentemente», riferendosi proprio al ritratto di Leone X, supposto di Andrea del Sarto; e che volentieri mostrava «la sua collezione preziosa di schizzi all’acquaforte originali de’ più grandi artisti» [27].

La collezione delle opere d’arte era percepita quale nucleo distinto rispetto all’insieme di libri e stampe: «Perhaps the most curios and, indeed, the most highly prized portion of these collections was the series of original drawings and pictures, in the procuring of which Mr. Roscoe had take the greatest delight»; tutte queste sono opere

 

collected during a series of years, chiefly for the purpose of illustrating by reference to original and authentic sources, the rise and progress of the arts in modern times, as well in Germany and Flanders and Italy. They are, therefore, not wholly to be judged of by their positive merits, but by a reference to the age in which they were produced. Their value chiefly depends upon their authenticity, and the light they throw on the history of the arts; yet, as they extend beyond the splendid era of 1500, there will be found several productions of a higher class, which may be ranked amongst the chiefs d’oeuvre of modern skill [28].

 

Non mancavano anche molti disegni (610 lotti nella vendita pubblica) i quali «were for the most part intended only for the use of the artist in his more finished compositions, and not like etchings or engravings for publications», la cui autenticità e valore era misurata anche sulla rinomanza dei precedenti possessori, tra cui si contano Vasari, Resta, Luti, a cui si accostavano Crozat, Mariette e Reynolds, ma soprattutto Richardson «who formed the finest collection of drawings ever brought together in this country» [29].



[23] MACNAUGHTON 1996, pp. 147-148. Si ricordi appunto che Roscoe aveva un forte legame con artisti viventi, cui commissionava spesso direttamente opere: emblematico il caso delle numerose pitture di Fuseli che decoravano la villa di Roscoe ad Allerton, tra cui due episodi della vita del Magnifico, Il fantasma del Magnifico appare a Cardiere e la Morte del Magnifico, da datare rispettivamente al 1795 e al 1811 circa, attualmente non rintracciate: MACANDREW 1960-61, pp. 34, 37; MACNAUGHTON 1996, p. 153; GAJA 2005, pp. 121-144, in part. p. 129; cfr. anche WEINGLASS1982, p. 130; su Winstanley si veda HERMANN 1999, pp. 198-201.

[24] ROSCOE 1833, vol. I, p. 130; DARCY 1976, p. 125. E, ancora da Londra, nel febbraio del 1797: «Pictures I have bought none, prints not above 40’s worth, books a few»: ROSCOE 1833, vol. I, p. 215; anche HALE 2005, p. 63. Però intanto Roscoe, ai primi dell’Ottocento, dovette cambiare casa per consentire un’adeguata sistemazione ai dipinti e ai libri: ROSCOE 1833, vol. II, p. 53; cfr. anche CLARK 1883, pp. 6-7. Cosa del resto tipica nella storia del collezionismo inglese: CHANEY 2003, pp. 9-10.

[25] ROSCOE 1833, vol. II, p. 62.

[26] ROSCOE 1833, vol. II, si vedano tutte le pp. 130-135. Quest’opera, che era stata acquistata da Winstanley a Parigi, come attestato da un articolo sul «Liverpool Chronicle» del 1829 (cit. in DARCY 1976, pp. 126-128 e in MACNAUGHTON 1996, p. 149), insieme a quella del Ghirlandaio e alla copia del ritratto di Raffaello («the flowers of the collection», anche questa venduta a Roscoe da Winstanley, cfr. ibidem), stando sempre a Henry Roscoe vennero poi acquistate da Thomas Coke e andarono ad adornare la sua Holkam Hall: si veda anche, sulla scia della testimonianza di Henry Roscoe, CLARK 1883, p. 27; DARCY 1976, pp. 126-128; MACNAUGHTON 1996, p. 148. L’opera del Ghirlandaio, col fregio michelangiolesco, è in realtà un Amico Aspertini: di quest’opera e della sua attribuzione, Roscoe ne discusse con Fuseli, come attesta una lettera di quest’ultimo del 13 luglio 1814: MACANDREW 1963, pp. 224-225. Lo stesso Fuseli aveva richiamato alla prudenza nell’attribuzione ad Andrea del Sarto dell’altro ritratto di Leone X nella collezione di Roscoe: WEINGLASS 1982, p. 407 (lettera del 13 luglio 1814); cfr. anche pp. 404-405.

[27] ROSCOE-BOSSI 1816-1817, vol. VIII (1817), pp. X-XV.

[28] ROSCOE 1833, vol. II, p. 128. Passo parzialmente citato e discusso anche in MORRIS 1993b, p. 17.

[29] ROSCOE 1833, vol. II, pp. 128-129; CLARK 1883, p. 22; anche GOMBRICH 2002, in part. pp. 43-150.



Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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