Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (II parte)

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Lo studio della documentazione diretta può portare informazioni aggiuntive. La corrispondenza col sopra ricordato commerciante Philipe, permette di verificare direttamente come questi trasmettesse a Roscoe elenchi di opere che comparivano sul mercato con l’indicazione del relativo prezzo e attribuzione, di solito a numerosi e diversi artisti, specialmente italiani e francesi attivi tra Cinquecento e Seicento. Testimonianza importante non solo per aggiungere un elemento al vivacissimo mercato di opere d’arte, e non soltanto londinese, ma per confermare che non esistevano preclusioni particolari per Roscoe, dato che si presentano disegni di Carracci, Rosso Fiorentino, Polidoro, Barocci, Salvator Rosa, Leonardo da Vinci, Schiavone, Domenichino, Reni, Puget e Vandyck, per pescare qualche nome da liste che comprendono lunghe serie di nominativi – sempre da leggere col beneficio di quelle attribuzioni – rintracciabili in tutti i più importanti compendi biografici, e forse proprio su questa base scelti [30].

Tuttavia, ciò che appare veramente peculiare in questo insieme collezionistico, è il fatto che esso si presenti in così stretta connessione con la biblioteca e quindi con i gli studi pubblicati o rimasti allo stato manoscritto. Biblioteca e opere d’arte sono cioè regolate dagli stessi criteri di selezione, si configurano come due valve della stessa conchiglia, perfettamente adese e rispondenti. Il Roscoe collezionista è guidato da un istinto da storico più che da ricco mecenate e lo si capisce ancora dalla redazione dei due cataloghi, sia quello scritto in occasione della vendita del 1816 che quello di tre anni posteriore, relativo alle opere acquistate ed esposte alla Royal Institution. In entrambi vengono infatti sottolineati quegli aspetti della collezione che connotano propriamente una matura ricerca storiografica, come l’ampia estensione cronologica e geografica delle opere. Conta rimarcare, in questo senso, la divisione in scuole dei singoli disegni («classed and arranged so as to form a series of the productions of the early and late florentine, roman, venetian, and lombard schools»). Una precisa eco lanziana si nasconde con tutta probabilità in quest’ultima nota – sono del resto questi gli anni in cui Roscoe comincia a lavorare intorno alla Storia pittorica –, ma anche un’indicazione del pregio che si riteneva avessero queste opere proprio nel loro insieme. La stessa collezione diventa uno strumento vivo di conoscenza, una concretizzazione visibile dello sviluppo storico delle arti, tanto più importante qualora si consideri l’impossibilità per un inglese, mai sceso in Italia, di avere sotto gli occhi le opere che costituiscono un elemento non marginale nella ricostruzione culturale che sta alla base delle biografie di Lorenzo il Magnifico e di Leone X.

In maniera molto suggestiva, e altrettanto perspicace, la collezione di Roscoe è stata infatti definita una «slide library» [31]. La sua struttura è di fatto finalizzata alla rappresentazione visibile, per singoli esempi, del progredire delle arti dalla loro ‘rinascita’ sino ai tempi moderni, da un «early» a un «late» attraverso un «progress». Si tratta di un tipo di atteggiamento in linea con quello riscontrabile in altri eruditi-collezionisti europei, studiosi o semplicemente appassionati di arti figurative, e che gioca di sponda con la coeva sistemazione di molte delle più importanti gallerie d’Europa, dagli Uffizi a Vienna, da Düsseldorf a Dresda [32]. L’esigenza principale risiedeva nel creare un nucleo collezionistico capace di rappresentare non solo le varie scuole artistiche, ma anche il loro sviluppo cronologico. Documentare, cioè, una storia dell’arte in determinate zone geografiche. È per questo che la grafica in toto, le incisioni soprattutto e, ove possibile, i disegni erano assolutamente necessari per raggiungere questo obiettivo, altrimenti impossibile mediante sole opere di pittura o magari di scultura, per motivi economici, numerici e di spazio fisico [33].

La collezione di Roscoe aggiunge quindi informazioni precise al contesto del collezionismo della provincia inglese, ormai assai esteso, e basti pensare a città come Manchester [34]. La pubblicazione di siffatti cataloghi, infatti, per lo più redatti in occasione di vendite, poteva costituire un modello per la costruzione di una collezione e persino un’occasione non arida di scrittura sulle arti figurative, oltre che, beninteso, un bacino di opere cui attingere attraverso l’acquisto. Lo stesso Roscoe possedeva alcuni di questi cataloghi di vendita [35]. Una pratica di raccolta non disgiunta da quella catalogatoria, tanto che proprio dalla catalogazione dei manoscritti di Holkham Hall, che abbiamo ricordato, si deve la ripresa di un interesse più diretto di Roscoe per le arti figurative e l’intenzione di scrivere una storia delle arti, in parte già sottesa nella redazione del catalogo della Royal Institution del 1819. Il manoscritto sulla miniatura, che Roscoe portò a compimento senza però consegnarlo alle stampe, ne è una tangibile testimonianza: una sorta di esito a valle di questo intrico di interessi personali affine ad altri collezionisti, spesso di estrazione borghese [36].



[30] LCCL, RP, in part. 2963-2975 (tutte lettere scritte tra 1811 e 1812).

[31] MORRIS 1993b, p. 18, e anche pp. 12-14.

[32] Resta un punto fermo Haskell 1981. Evidenzia la distanza della situazione inglese e specialmente di Liverpool da quella museale e collezionistica europea MORRIS 1993a, pp. 90-91. Il Compton ha ben chiarito le motivazioni che stanno alla base della collezione di Roscoe, partendo proprio dalla redazione del catalogo del 1816, e bene si è espresso sulla sua vicinanza appunto all’organizzazione museale coeva: COMPTON 1960-1961, p. 29.

[33] Importante ancora il caso di Luigi Lanzi, indagatore sia della storia dell’incisione, sia della sua utilità per i conoscitori: cfr. il capitolo della Storia pittorica: «Origini e progressi della incisione in rame e in legno»: LANZI 1795-96, vol. I, pp. 73-101. Ulteriori e coeve attestazioni risultano numerose: cfr. ad esempio, oltre al ruolo centrale delle pubblicazioni di Heineken e De Murr (già evidenziato nella prima parte di questo scritto), si veda RACCOLTA DURAZZO 1784, in part. pp. 7-8, 26; assai eloquente anche la testimonianza di Goethe (GOETHE-VENUTI 1994, p. 174).

[34] DARCY 1976, pp. 30-31. Altre collezioni inglesi, che pure comprendono ‘primitivi’, anch’esse battute all’asta, sono quella di Charles Greville venduta nel 1810 da Christie e quella di Henri Blundell of Ince (peraltro amico di Roscoe, nonché primo presidente della risorta Society of art di Liverpool nel 1783), il quale aveva comprato alcuni dipinti da Ignazio Hugford, figura centrale nei rapporti tra Italia e Inghilterra nel Settecento; oppure quella collezione dell’Earl of Bristol and Bishop of Derry, divisa tra opere tedesche e italiane, tesa a mostrare l’«historical progress» anche tramite una ‘lanziana’ divisione in scuole (Venezia, Bologna, Firenze): COMPTON 1960-61, pp. 30-31. Bisogna ricordare che in Inghilterra operava con grande forza l’esempio di Jonathan Richardson, anch’egli collezionista, la cui influenza sulla formazione dei conoscitori è fondamentale: lo citava già il Turnbull, quando parlava della necessità di avere «a collection of drawings and pictures ranged historically»: TURNBULL 1740, pp. 37, 40-42 (peraltro molto importanti, vista anche la data – 1740 – le sue considerazioni sulle scuole italiane e sulle loro differenze, il parallelo tra la rinascita delle arti in Grecia e in Italia). Cfr. anche GIBSON WOOD 1984, pp. 38-56.

[35] Oltre ai già ricordati cataloghi del Daulby, mi limito a richiamare anche quello Blackburne (CATALOGUE BLACKBURNE 1785). È un caso importante perché il catalogo della vendita di questa collezione compiuta «in the beginning of march, 1786» a Londra, in tredici giorni, è presente tra i libri di Roscoe oggi conservati nella biblioteca dell’Atheneum di Liverpool. Verosimilmente sua è la grafia delle note a penna in cui sono specificati i prezzi delle singole opere, come recita il frontespizio: «this collection consists of near ten thousand of the finest impressions of historical and other prints, both ancient and modern», tra cui vengono riportati alcuni nomi come i soliti Raffaello, Michelangelo, Marcantonio Raimondi, Rembrandt, Van Dyck (ordinati nel catalogo per ordine alfabetico).

[36] LCCP, Roscoe papers, 920, ms. 5551. Danno notizie e in parte discutono questo manoscritto GRAHAM 1964-1968, p. 137; MORRIS 2007, pp. 159-161.



Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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