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Le arti di William Roscoe: biblioteca e collezione (ii parte)

Emanuele Pellegrini

 

Il catalogo della biblioteca di William Roscoe costituisce uno strumento preziosissimo per capire le fonti edite su cui questi meditò in via diretta e di cui in larga parte si servì per l’elaborazione dei suoi scritti, segnatamente le due sue opere maggiori, le biografie di Lorenzo il Magnifico e di Leone X. L’insieme dei libri appartenuti a Roscoe fu posto all’incanto e smembrato nel 1816, unitamente alla collezione dei dipinti, per il bisogno di liquidità a cui il proprietario si trovò a far fronte in seguito al tracollo finanziario della banca di cui era socio. Nel 1799 egli aveva infatti aderito a questa ‘società’ per soccorrere l’amico William Clarke, il quale tanto aiuto gli aveva prestato nella redazione della biografia di Lorenzo il Magnifico, soprattutto inviandogli dall’Italia, e in particolare dalla Toscana, la trascrizione di numerosi documenti [1]. La vendita della biblioteca, deprecata immediatamente dai dotti di Liverpool ben consci del suo valore [2], comportò però l’edizione di una serie di cataloghi, in cui vengono documentati con buona precisione numero e tipologia dei testi posseduti da Roscoe al 1815-16.

Roscoe aveva costruito la sua biblioteca sia attraverso acquisti effettuati tramite corrispondenti presenti in Italia, sia attraverso i librai in patria, soprattutto londinesi [3]. Esiste la testimonianza che Roscoe avesse lavorato alla redazione di un catalogo completo di tutte le sue collezioni qualche anno prima che si presentasse la necessità della vendita, quello che i biografi chiamano «catalogue of a private collection of books, pictures, drawings, medals and prints illustrating the rise, vicissitudes, and establishement of literature and art in Europe»: un catalogo a tutti gli effetti abbozzato, utile base per redigere quelli della vendita, che alcuni testimoni vogliono infatti scritti da Roscoe stesso [4]. L’affermazione pare altamente sostenibile anche considerando il fatto che Roscoe elaborò sicuramente altri due cataloghi nel corso della sua vita: quello dei dipinti che costituirono il nucleo iniziale della collezione della Royal Institution di Liverpool, che è del 1819, e soprattutto il catalogo dei manoscritti di Holkham Hall; compito cui lo aveva chiamato Thomas Coke già nel 1812, ma poi portato a conclusione, e nemmeno definitiva, solo alla metà del decennio successivo. Un catalogo, quest’ultimo, che avrebbe posto in evidenza tutti i limiti del Roscoe schedatore, e soprattutto del Roscoe conoscitore, come avrebbe evidenziato Frederic Madden, poi «keeper» dei manoscritti del British Museum, incaricato di revisionare il detto catalogo [5]. In entrambi i casi si trattava di catalogare opere già in suo possesso, perché i dipinti della Royal Institution rientravano già nella sua collezione, comprate e donate da suoi concittadini; lo stesso Coke, sempre nell’asta del 1816, aveva acquistato alcuni manoscritti di Roscoe per poi trasferirli ad Holkham Hall.

È bene precisare però che il catalogo della vendita del 1816, sia per quello che riguarda i libri e poi per quanto concerne le opere d’arte, non è un generico catalogo, bensì una lista ragionata, non meramente elencativa, funzionale invece all’illustrazione di uno sviluppo storico («rise», «vicissitudes», «establishment») che conferma come la stessa costruzione della biblioteca privata perseguisse lo scopo di rappresentare, cioè di offrire immediata visione della storia delle lettere. Catalogo che punta, nella sua discorsività, a ricomporre un quadro organico, piuttosto che alla secca distinzione elencativa, inventariale, delle voci inerenti i singoli oggetti [6].



[1] MACNAUGHTON 1996, p. 27. Una generosità che appare essere uno dei tratti salienti del carattere di Roscoe; un analogo impegno si rileva nell’aiuto prestato a Fuseli per il suo sostentanemento: MACANDREW 1959-1960, in part. pp. 15-22, 31. Per una panoramica generale degli affari di Roscoe, dalle banche all’agricoltura, si veda MORRIS 1993b, pp. 18-19.

[2] «Roscoe’s Library! Imagination runs riot at the very thought of it»: ASPINALL 1853, in part. p. V (per la discussione dei lotti in vendita si veda, le pp. 34-39, 45-47, 55-59). Parte dei libri, come poi anche delle opere d’arte, furono acquistati da amici di Roscoe e donati all’Atheneum, istituzione fondata nel 1797: SYDNEY JONES 1931, p. 21. Va citato anche il caso di un latifondista come Thomas Coke, che Roscoe aveva conosciuto quando aveva iniziato a lavorare alla sua proprietà Chat Moss, il quale acquisterà molti volumi della libreria di Roscoe che confluiranno poi nella biblioteca di Holkham Hall, che proprio il Coke aveva ereditato dal prozio duca di Leicester, e di cui Roscoe compilerà il catalogo: GRAHAM 1964-1968, pp. 128-154, in part. pp. 133-134; MUIR 1906, pp. 20-21; MATHEWS 1931, pp. 33-34; MORRIS 1993b, pp. 11-12; MACNAUGHTON 1996, p. 39.

[3] CATALOGUE LIBRARY 1816. Nel sottotitolo si specifica che tale «library […] will be sold in auction by Mr. Winstanley, at his rooms in Marble Street, Liverpool on monday the 19th of August, and thirteen following days (Sunday excepted). The sale to begin at eleven o’clock precisely». La copia di questo catalogo conservata al Warburg Institute di Londra conserva a penna le note recanti i nomi dei singoli compratori e il prezzo a cui furono venduti i vari volumi; copie simili, cioè con i nomi degli acquirenti, sono conservate anche alla British Library di Londra e al Getty Insitute di Los Angeles e sono citate da MORRIS 1993a, p. 98, nota 30; cfr. anche ASPINALL 1853; GLASGOW 1999, pp. 403-407. Uno dei biografi di Roscoe ha riferito anche il guadagno realizzato nella vendita della totalità delle collezioni: 5150 sterline per i libri, 1886 per le stampe, 750 per i disegni e 3239 per i dipinti: TRAILL 1853, p. 34. Esistono diverse testimonianze di alcuni acquisti di libri nelle carte Roscoe: si veda ad esempio la cassa di libri mandati a Livorno «il dì 26 aprile 1790» per essere spediti a Liverpool: Liverpool City Council Library, Roscoe Paper (LCCL, RP), 920, 835; oppure ancora nella corrispondenza con Arthur Arch, libraio di Londra: LCCL, RP, 920, 125-136 (tutte lettere che si datano nel periodo compreso tra 1810 e 1813). Vanno poste in evidenza, perché pertinenti alla nostra ricerca, le segnalazioni di Arch sulla disponibilità delle Vite del Vasari (lettera del 2 novembre 1811: LCCL, RP, 920, 125) e i trattati di Alberti (lettera dell’8 novembre 1813: LCCL, RP, 920, 126). Roscoe, inoltre, approfittò della vendita all’incanto delle biblioteche Pinelli e Crevenna, avvenuta tra 1789 e 1790: Roscoe 1833, vol. I, p. 146 e vol. II, p. 54. Da segnalare che il catalogo della biblioteca Pinelli era stato pubblicato nel 1787 da Jacopo Morelli, corrispondente di Roscoe, il quale gli fornì anche alcune notizie utili per la compilazione della vita di Leone X (si vedano le interessanti lettere del 25 aprile e 10 agosto 1804: LCCL, RP, 920, 2745, 2747): quest’ultimo catalogo è ora in parte consultabile sul sito www.memofonte.it.

[4] ROSCOE 1833, vol. II, pp. 56-58; CLARK 1883, pp. 18-19, 21-22, 24-25; MACNAUGHTON 1996, pp. 134-135 (che precisano come tale catalogo era stato redatto a partire dal 1812). Henry Roscoe cita una lettera di Roscoe in cui questi dichiara di aver compiuto questo catalogo; e sempre Henry afferma che la descrizione delle incisioni nel catalogo di vendita era di mano di William Roscoe: ROSCOE 1833, vol. II, p. 125. Alcuni eloquenti passaggi sul valore della biblioteca privata e del collezionare libri, anche in ROSCOE 1805, vol. IV, p. 123.

[5] MORRIS 1993b, pp. 11-12. Tale episodio è stato compiutamente analizzato da GRAHAM 1964-1968, pp. 128-154.

[6] «The very catalogue of this famous library is in itself a curious and interesting study in the history of literature»:  ASPINALL 1853, p. 28; GRAHAM 1964-1968, p. 137.



Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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