Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow «Il credulo Sandrart». La ricezione della Teutsche Academie (e le sue riedizioni) tra Sette e..

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Con il profilarsi di questa preponderante esigenza strumentale si creò la necessità di una verifica positivistica dei prestiti sandrartiani e di una puntuale individuazione delle tangenze testuali e iconografiche tra la Teutsche Academie e le sue fonti europee cinque e seicentesche, al fine di sciogliere un pregiudizio che, ancora allo scadere del diciannovesimo secolo, induceva qualcuno a dubitare dello scrittore francofortese anche quando forniva «dati sulla sua stessa vita»: con queste parole Jean Louis Sponsel alla fine dell’Ottocento diede alle stampe un’accurata monografia sulle fonti dell’opera sandrartiana, intitolata Sandrarts Teutsche Academie kritisch gesichtet [10]. Ancora oggi strumento essenziale per lo studio dei tre poderosi volumi in folio norimberghesi, questo saggio venne pubblicato dopo complicate (ma significative) vicende editoriali che ne ritardarono l’uscita definitiva per più di nove anni. Un’anticipazione dell’opera, intitolata Sandrarts Teutsche Academie, eine kritische Sichtung. I Theil, e costituita da non più di una trentina di pagine, aveva visto la luce già nel 1889 a Dresda, presso l’editore Wilhelm Hoffmann [11], come risultato della tesi di dottorato che Sponsel aveva condotto a Lipsia sotto la guida di Anton Springer e probabilmente avvalendosi anche della consulenza di Johann Overbeck (esplicitamente ringraziato dall’autore), a quell’epoca professore di antichità classiche nell’università cittadina e già autore delle Antiken Schriftquellen zur Geschichte der bildenden Künste bei den Griechen (Lipsia 1868). All’interno di una brevissima prefazione a questo embrionale lavoro il giovane storico prometteva l’imminente uscita dell’opera, completa, nella prestigiosa collana viennese delle Quellenschriften für Kunstgeschichte und Kunsttechnik des Mittelalters und der Renaissance: episodio che poi non si verificò.

Quale motivo avesse determinato lo sfumare di questa possibilità e cosa avesse indotto Sponsel a ritornare al suo precedente editore, per provvedere autonomamente alla pubblicazione della versione definitiva della monografia, non venne di fatto chiarito dall’autore nell’introduzione dell’opera che vide infine la luce solo nel 1896. Per quanto ancora oscura in diversi aspetti, la vicenda permette però alcune considerazioni e ipotesi. Nel 1893 Cornelis Hofstede de Groot diede alle stampe uno studio intitolato Arnold Houbraken und seine Groote Schouburgh, kritisch beleuchtet (L’Aia 1893), dove non solo veniva ricordata la pubblicazione del 1889 di Sponsel, ma soprattutto si lasciava ampio spazio alla valorizzazione di Sandrart quale fonte di primaria importanza per il Groote Schouburgh di Houbraken [12]. Che sia stato proprio questo studio ad incoraggiare il giovane autore tedesco alla pubblicazione definitiva sembrerebbe suggerito dalla leggera variante lessicale introdotta nel titolo del 1896, modellato di fatto su quello di Hofstede de Groot.

Più arduo è comprendere le motivazioni dei tentennamenti che portarono Albert Ilg, in quegli anni direttore della collana viennese, a rimandare e quindi a escludere Sponsel (e Sandrart) dalle Quellenschriften für Kunstgeschichte und Kunsttechnik. Le indagini fin troppo rigorose dell’allievo di Springer avevano finito per offrire un’immagine dello scrittore e pittore seicentesco del tutto asservito alle fonti, per lo più lontano dalle opere e di fatto solo occasionalmente autografo. L’impatto suscitato dal suo studio è ben testimoniato dalla recensione che ne scrisse l’anno successivo Cornelius von Fabriczy per l’Archivio storico dell’arte. Pur non lesinando elogi al giovane e accurato studioso tedesco, tanto da ritenere che «dopo il suo lavoro resta poco da dire sull’opera del Sandrart», il recensore sottolineò l’impressione che la Teutsche Academie altro non fosse che un «grandioso plagio», condotto da un autore che non aveva indugiato ad usare la prima persona singolare nemmeno quando traduceva il testo di uno scrittore morto da più di cent’anni, come Vasari [13]. La critica era rafforzata da un pesante fraintendimento del Fabriczy. Definita ripetutamente un’«enciclopedia», la Teutsche Academie veniva di fatto valutata dal recensore alla stregua di un abbecedario settecentesco, genere per il quale il carattere letterario e compilatorio trovava riscatto (come in Pellegrino Antonio Orlandi [14]) in una serrata astensione da soggettivismi critici e in una rigorosa indicazione delle fonti consultate: filologia alla quale Sandrart non si era assolutamente piegato. Proprio per il carattere eterogeneo che esibiva, la Teutsche Academie venne, nelle parole del recensore, idealmente ‘smembrata’. Da una parte, dunque, emergevano le biografie autografe dei tedeschi e degli svizzeri che, «per quanto sieno incompiute e frammentarie, restano sempre l’unica fonte autorevole», e le notizie

 

sugli artisti suoi contemporanei, in quanto che queste sono proprio degne di fede. Anzi, se i ragguagli ch’egli dà sugli artisti da lui conosciuti in Italia si comparano con le loro biografie scritte dai rispettivi autori italiani (Baglioni, Passeri, ecc.), si è costretti a concedere essere egli in molti casi stato meglio informato di loro [15].


 



[10] SPONSEL 1896. Per il passo «Angaben über seine eigenen Lebensschicksale», citato in traduzione, cfr. SPONSEL 1896, p. 2. Da qui in avanti, se non diversamente specificato, le traduzioni dal tedesco all’italiano sono mie.

[11] SPONSEL 1889.

[12] Cfr. in particolare HOFSTEDE DE GROOT 1893, pp. 263-306.

[13] FABRICZY 1896.

[14] ORLANDI 1704.

[15] FABRICZY 1896, p. 465.



Last Updated ( Wednesday, 23 December 2009 )
 
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