Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow «Il credulo Sandrart». La ricezione della Teutsche Academie (e le sue riedizioni) tra Sette e..

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Il gradimento nei confronti dell’apparato illustrativo dell’opera di Joachim, così come il deciso intervento nella promozione dell’eredità sandrartiana da parte dei pronipoti, sono due elementi che contribuirono concretamente alla fortuna della Teutsche Academie durante tutto il Settecento. Per testimoniare l’ampia diffusione in Europa delle edizioni latine di Sandrart e dei volumi illustrati di Susanne Maria e Johann Jakob durante la prima metà del secolo è adatto l’esempio di Francesco Maria Niccolò Gabburri (1676-1742). Nelle sue Vite di pittori, redatte tra il 1730 e il 1742, lo scrittore fiorentino, attenendosi ad un modello già impostato da Orlandi e forte dei consigli epistolari di Sebastiano Resta, attinse a piene mani dall’Academia nobilissimæ artis pictoriæ del 1683, per recuperare notizie non solo su artisti seicenteschi e stranieri (per le vite dei quali Sandrart figurava, a quell’altezza cronologica, spesso ancora l’unica voce spendibile), ma anche su artisti italiani quattro e cinquecenteschi e addirittura primitivi trecenteschi, come Ambrogio Lorenzetti: un rimando bibliografico, in questi casi, non necessario da un punto di vista strumentale, ma ugualmente imprescindibile alla luce della diffusione soprannazionale di cui ormai godeva l’opera [32].

Così come già Orlandi prima di lui, probabilmente anche Gabburri non sospettava che questa fortunatissima riduzione latina (ovvero il «bellissimo libro in foglio coi ritratti e questo è quel Sandrart che tante volte si nomina in questa opera») altro non fosse che il succinto compendio di una monumentale edizione illustrata in lingua tedesca, data alle stampe in precedenza da Joachim [33]: di certo però lo scrittore fiorentino non ignorò la produzione grafica dell’artista tedesco e quella incisoria dei suoi pronipoti, stando almeno ad un confronto con il Catalogo dei disegni e delle stampe della sua collezione, redatto nel 1722 e oggi conservato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. In contatto con le voci più aggiornate del panorama europeo, Gabburri possedeva infatti non solo le altre due traduzioni che Joachim aveva fatto pubblicare in latino mentre era ancora in vita (gli Sculpturae veteris admiranda del 1680 e il Romae antiquae et novae theatrum del 1684), ma anche gran parte delle raccolte di stampe edite da Johann Jakob [34]: la seconda edizione tedesca e illustrata delle Metamorfosi di Ovidio, datata 1698 [35]; la serie degli Insignium Romae templorum prospectus exteriores et interiores a celebrioribus architectis inventi, composti da oltre settante incisioni [36]; i Palatiorum romanorum a celeberrimis sui aevi architectis erectorum, diviso in tre parti e dati alle stampe nel 1694 [37]; la riedizione del 1692 in tedesco degli Admiranda di Giovan Pietro Bellori, illustrati con ottanta tavole da Pietro Santi Bartoli [38]; la riedizione de Li giardini di Roma di Giovanni Battista Falda [39]; una nuova edizione tedesca dell’opera francese sulle proporzioni del corpo umano di Gérard Audran [40]; oltre a una raccolta di incisioni di Salvator Rosa edite «Norimbergem apud Ioan. Jacobum de Sandrart» e ad una serie di illustrazioni di moderni altari romani, «di stampe 40 in tutto, col frontespizio di Ciro Ferri», intitolata Aras, imagines, symulacra (Figg. 4-5) [41].

 

Fig.-4-Antiporta-su-disegno-di-Ciro-Ferri,-in-Altaria-et-sacella-varia-templorum-Romæ,-Norimbergæ-s.a.
Fig. 4 Antiporta su disegno di Ciro Ferri, in Altaria et sacella varia templorum Romæ, Norimbergæ s.a.
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Fig. 5 Incisione con l’Estasi di S. Teresa di G.L. Bernini, in Altaria et sacella varia templorum Romæ, Norimbergæ s.a., tav. XVII.
     

 

Che in Germania queste raccolte, già l’indomani della loro uscita, venissero considerate come la naturale prosecuzione del progetto editoriale di Joachim von Sandrart, ovvero come un’appendice della sua monumentale opera, al punto da far con il tempo passare in secondo piano il nome stesso dei loro autori, è provato dalla seconda edizione (settecentesca) in otto volumi della Teutsche Academie, data alle stampe a partire dal 1768: una data significativa se si considera che tra il 1759 e il 1760 era uscita l’edizione romana delle Vite vasariane di Giovanni Bottari, nata sotto gli auspici pedagogici dell’Algarotti [42], e nel 1764 si era appena conclusa La vie des peintres flamands, allemands et hollandais di Jean Baptiste Descamps (Parigi 1753-1764), che offriva una ricco bagaglio di notizie sull’arte oltremontana in una lingua ampiamente diffusa in Europa come il francese. Pubblicata a Norimberga presso gli Endter, a cura di Johann Jakob Volkmann (1732-1803), un allievo di Winckelmann, la riedizione della Teutsche Academie (1768-1775) fu addirittura più sontuosa dell’originale seicentesco, dal momento che non si limitò a riproporre ai lettori gran parte del testo e del materiale grafico che già Joachim aveva dato alle stampe in vita, ma anche diverse serie di incisioni pubblicate dopo la sua morte dal pronipote Johann Jakob: opere autonome, delle quali il curatore tacque, nell’introduzione del 1768, la diversa paternità, riferendone con disinvoltura la piena autografia al solo Joachim [43]. Intitolata Joachims von Sandrart Teutsche Academie, questa imponente riedizione settecentesca sviluppava e portava alle estreme conseguenze una regia propriamente sandrartiana, già elaborata dal pittore e scrittore francofortese nel secondo tomo del 1679: costituita da «non solo principi teorici, ma anche esempi» [44], la Teutsche Academie venne riproposta da Volkmann divisa in tre grandi sezioni, ciascuna delle quali dedicata ad una delle tre arti e composta da illustrazioni erudito-antiquarie (per lo più già edite da Joachim) e da inserti dedicati alla produzione moderna (dati alle stampe dai pronipoti). Giardini, chiese e altari romani cinque e seicenteschi arricchirono ad esempio la parte dedicata all’architettura; i bassorilievi antichi derivati da Bartoli e le regole sulla proporzione del corpo umano di Audran integrarono (e quasi ‘commentarono’) la selezione di statue antiche pubblicate da Joachim nell’edizione tedesca del 1675-1679 (e nuovamente negli Sculpturae veteris admiranda del 1680 [45]); e, infine, le notizie sugli artisti (prevalentemente pittori) edite nella terza parte vennero precedute dalle immagini delle volte di Lanfranco incise da Johann Jakob, dagli schizzi di Salvator Rosa e da diverse opere di pittura riprodotte in stampe di traduzione [46].



[32] Su Gabburri si veda il primo numero monografico di Studi di Memofonte (1, 2008), con bibliografia precedente. Le attestazioni sandrartiane nelle Vite dello scrittore fiorentino (conservate a Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, ms. Palatino E.B.9.5, I-IV), possono essere verificate anche in www.memofonte.it.

[33] La vita di Sandrart scritta da Gabburri è conservata a Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, ms. Palatino E.B.9.5, III, cc. 1127-1128 (cfr. www.memofonte.it).

[34] Cfr. il Catalogo dei disegni e delle stampe di Francesco Maria Niccolò Gabburri conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ms. II.IV.240, in particolare cc. 282-284, 292-294 e 297 (ora consultabile anche in www.memofonte.it).

[35] METAMORPHOSIS 1698.

[36] PROSPECTUS [s.a.].

[37] PALATIORUM 1694, realizzato «sumptibus Ioh. Iacobus de Sandrart».

[38] MERCKZEICHEN 1692.

[39] GIARDINI [s.a.].

[40] AUDRAN 1690, stampato «in Verlegung Johann Jacob Sandrart».

[41] Corrispondente a ALTARIA ET SACELLA [s.a.], pubblicato «apud Ioh. Iacob de Sandrart». Per queste citazioni si veda il Catalogo di Gabburri alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ms. II.IV.240, in particolare c. 292 (cfr. www.memofonte.it ).

[42] Cfr. la Premessa al commento secolare delle Vite di Giorgio Vasari, di Paola Barocchi, edita nel 1966, e ora in BAROCCHI 1984, pp. 3-33, in particolare pp. 4-8.

[43] SANDRART-VOLKMANN 1768-1775, I, p. X: «ausserdem hat Sandrart noch einige wichtige Werke heraus gegeben, die in der ersten Ausgabe der Akademie nicht anzutreffen sind […]. Diese sämtlichen kleinen Werke wird man gegenwärtiger neuen Ausgabe der Akademie beyfügen, damit die Liebhaber alles, was von Sandrart heraus gegeben worden, in diese Sammlung beysammen haben». Cfr. anche FRUCHTBRINGENDE GESELLSCHAFT 1997, pp. 275-276.

[44] SANDRART-VOLKMANN 1768-1775, I, p. VIII: «nicht nur Grundsätze, sondern auch Beyspiele».

[45] SANDRART 1680b.

[46] La suddivisione interna di SANDRART-VOLKMANN 1768-1775 è la seguente: 1. Haupttheil, 1768-1770 (vol. 1: Welcher von den Baumaterialien, den fünf Ordnungen und deren Regeln handelt, und die Vorstellung der römischen Kirchen enthält; vol. 2: Welcher die besten Muster der alten und neuen Baukunst und die römischen Altäre enthält; vol 3: Welcher in zwey Abtheilungen die römischen Palläste, und einige Gebäude des Palladio im venezianischen Gebiete, und die merkwürdigsten Springbrunnen in Rom vorstellig macht); 2. Haupttheil, 1771-1772 (vol. 1: Von der Bildhauer-Kunst; vol. 2: Welcher des Bartoli anticke Basreliefs von Rom, die römischen Gärten, und die Verwandlungen Ovids enthält); 3. Haupttheil, 1773-1775 (vol. 1: Welcher vier Abteilungen enthält: I. Eine Einleitung zur Malerkunst. II. Testelins Tabellen von der Malerey. III. Die Kuppel des Lanfranco. IV. Die Kupferstiche des Salvator Rosa und anderer Meister; vol. 2: Welcher drey Abteilungen enthält: I. Von den alten egyptischen, griechischen und römischen Malern. II. Von den berühmtesten neuern italienischen Malern, Bildhauern und Baumeistern. III. Nachrichten von niederländischen und teutschen Malern; vol. 3: Welcher die Ikonologie der Götter nebst einem Gesamtregister enthält).



Last Updated ( Wednesday, 23 December 2009 )
 
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