Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow «Il credulo Sandrart». La ricezione della Teutsche Academie (e le sue riedizioni) tra Sette e..

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Opera redatta da un artista tedesco che era stato in gioventù in Italia e che in un generoso Lebenslauf annesso ai suoi volumi era stato celebrato quale protagonista di importanti eventi dell’arte europea seicentesca, la Teutsche Academie aveva offerto già da quasi un secolo notizie preziose sulla Roma antica e moderna ai viaggiatori oltremontani in procinto di partire per il Grand Tour e, al momento della riedizione di Volkmann, veniva già ampiamente citata negli abbecedari italiani e francesi settecenteschi [59], all’interno dei quali le notizie sandrartiane erano state riproposte in una oggettivazione spoglia di accenti personali e manipolazioni letterarie. Che rispetto alla riedizione del testo della Teutsche Academie (in un formato come quello in folio imposto dall’apparato illustrativo e poco adatto alla lettura) le perplessità del curatore non fossero solo di natura lessicale e contenutistica, ma anche di natura tipologica, è evidente alla luce delle sue scelte editoriali. Autopromossosi ‘erede’ di Joachim, soprattutto quale conoscitore di Roma e dell’Italia, che al pari del pittore seicentesco aveva personalmente visitato [60], Volkmann non si limitò ad aggiornare e ad annotare l’opera sandrartiana, ma pubblicò anche, tra il 1770 e il 1771, in tre tomi, un’agevole guida in ottavo della penisola, intitolata le Historisch-kritische Nachrichten von Italien [61].

Ricca di rimandi all’apparato illustrativo sandrartiano, citato nella sua seconda edizione, questa fortunatissima guida, aggiornata sulle pubblicazioni più recenti (Winckelmann, Lalande), ma intrisa ancora di notizie mutuate dalla Teutsche Academie, fu ristampata diverse volte e addirittura tradotta in altre lingue. Adoperata da Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) durante il suo celebre viaggio in Italia [62], contribuì alla sopravvivenza di certe osservazioni sandrartiane su Roma, anche quando, allo scadere del secolo e all’inizio di quello successivo, l’interesse in Germania nei confronti degli inserti antiquari della Teutsche Academie aveva cominciato a declinare; le stampe dall’antico di Joachim e dei suoi pronipoti, così come in generale quelle degli «abili precursori di Piranesi», apparivano un repertorio da case polverose e vecchi padri nostalgici [63], e lo stesso formato editoriale dell’opera suscitava non poche perplessità. In un panorama europeo profondamente mutato, diviso tra antiaccademiche istanze preromantiche e nuove esigenze puriste, Clemens Brentano (1778-1842), nel suo Godwi oder Das steinerne Bild der Mutter del 1800, non indugiava a lamentarsi della fatica che aveva provato da bambino sollevando «Sandrart, Merian» e altri libri illustrati (tanto da arrivare a preferire il cielo aperto alla biblioteca di casa) [64], e non avrebbe tardato molto a delinearsi in Germania l’esigenza di una rilettura di Sandrart, quale fonte non per l’arte antica e italiana, ma per l’arte tedesca: una fruizione di fatto non troppo lontana da quella che negli stessi anni si era ormai consolidata, per vie diverse, anche in Italia.

 

Nel 1821, all’interno del suo Catalogo, Cicognara non si limitò a criticare gli Insignium Romæ templorum prospectus di Johann Jakob von Sandrart, «essendo eccessivo il numero di quelle [chiese, in essi pubblicate] che, in quanto al gusto, non onorano la capitale del mondo cristiano e il centro delle buone arti» [65], ma soprattutto sottolineò il carattere di compendio dell’Academia nobilissimæ artis pictoriæ di Joachim, definita una «versione latina dell’opera originale tedesca che in due tomi comparve nel 1675-1679 […], maggiormente utile per le arti che si coltivarono fuori d’Italia» [66]: un passaggio, tutt’altro che scontato (già solo considerando l’indiscriminato utilizzo fatto di quest’opera un secolo prima da Gabburri), che necessita di una spiegazione. Cicognara non acquistò la riedizione della Teutsche Academie di Volkmann, che di fatto non circolò in Italia. Se ne lamentò Comolli nel 1788, che dubitò addirittura della sua pubblicazione [67], e anche Filippo della Valle, nella prefazione delle sue Vite dei pittori antichi greci e latini, edite a Siena allo scadere del Settecento: «un avviso pubblicato del 1768 dal sig. Gio. Entdter annunziò la ristampa in tedesco di tutte le opere di detto scrittore [Sandrart], colla giunta di varie cose utili, divise in otto volumi; ma a me non riuscì di vederla» [68].

Pur criticando spesse volte l’opera sandrartiana, fruita peraltro solo attraverso la traduzione latina del 1683, Filippo della Valle ne attinse ampiamente e la presentò nell’introduzione del proprio volume ancora come un’utile fonte, accanto a testi di Franciscus Iunius e di Winckelmann:

 

Gioacchino de Sandrart pubblicò nel secolo passato la sua Accademia, che contiene i ritratti e le vite di tutti i pittori, de’ quali egli ebbe notizia; e sebbene vi siano parecchi errori, specialmente riguardo agli antichi, vi si trovano però delle cose pregevoli intorno ai moderni, de’ quali alcuni anneddoti e ritratti meritano lode particolare [69].



[59] SIMONATO 2004.

[60] SANDRART-VOLKMANN 1768-1775, I, p. IX: «die Leser können diesen Nachrichten um so eher Glauben beymessen, weil der Herausgeber sich vor einigen Jahren eine geraume Zeit in Italien aufgehalten, und die Unterschung der Künste und der Alterthümer zum Hauptzwecke seiner Resein gemacht hat».

[61] VOLKMANN 1770-1771.

[62] Su questa guida tedesca e sulla sua fruizione alla fine del Settecento cfr. RICHTER 1982 e MORRISON 1996.

[63] Cfr. il seguente passo goethiano di Aus meinem Leben. Dichtung und Wahrheit, in GOETHE-MAZZUCCHETTI 1962-1963, I, p. 579, dove il poeta tedesco descrive la confidenza che aveva acquisito in gioventù, grazie alla stampa, con le vedute romane, prima di compiere il viaggio in Italia: «nell’interno della casa [paterna], quel che più di tutto attirava il mio sguardo era una serie di vedute di Roma, di cui mio padre aveva adornato l’atrio, incise da qualche abile precursore del Piranesi, buon intenditore di architettura e di prospettiva, dalla punta molto chiara e pregevole. Vedevo così ogni giorno Piazza del Popolo, il Colosseo, Piazza San Pietro, San Pietro, l’esterno e l’interno, Castel Sant’Angelo e tante altre cose. Queste vedute si impressero profondamente in me, e il babbo, di solito molto laconico, aveva talvolta la compiacenza di farci una descrizione del soggetto».

[64] BRENTANO 1991, p. 90: «spesso già da fanciullo tutta la vita era per me / una lenta e grigia monotonia. I quadri, / che erano appesi nella sala e nelle stanze, / li conoscevo esattamente; perfino la biblioteca, / con Sandrart, Merian, con i libri illustrati, / che riuscivo appena a sollevare, era disprezzata, / l’avevo osservata fino alla nausea. / Così mi stendevo per terra / e nelle multiformi nubi del cielo, / che galleggiavano in alto leggere, cambiando colore / cercavo il mutamento di una vita fugace». Su questo passo del poeta tedesco ha già riportato l’attenzione KLEMM 1986, p. 334.

[65] Si veda CICOGNARA 1821, II, p. 218, n. 3873. Per l’opera citata cfr. PROSPECTUS [s.a.].

[66] CICOGNARA 1821, I, p. 32, n. 203, con riferimento a SANDRART 1683.

[67] COMOLLI 1788-1792, II, p. 88: «io non so se questa superba collezione [l’edizione di Volkmann] siasi pubblicata, ma sarebbe un danno per le arti che non lo fosse, e tanto più quanto che l’ingegnosa e comoda divisione di quell’editore [Endter] ci faceva sperare un’opera, che da per sé sola poteva bastare, per dar un saggio compito di tutto ciò che può interessare l’artista, tanto nella parte percettiva, che nella storica e nell’erudita».

[68] DELLA VALLE 1795, p. II.

[69] DELLA VALLE 1795, p. II.



Last Updated ( Wednesday, 23 December 2009 )
 
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