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«Il credulo Sandrart». la ricezione della Teutsche Academie (e delle sue riedizioni) tra Sette e Novecento

Lucia Simonato

 

Da poco più di un anno il testo e l’apparato illustrativo della Teutsche Academie, l’imponente opera data alle stampe da Joachim von Sandrart (1606-1688) tra il 1675 e il 1680 a Norimberga (divisa in tre volumi e composta da più di un migliaio di fogli, in grafia gotica su due colonne; Figg. 1-2), sono integralmente fruibili on line. La digitalizzazione consente una lettura più spedita dell’intero testo e una consultazione più agile di tutte le stampe che lo corredano, mentre gli accurati indici (per nome, luogo e opere d’arte citate), appositamente compilati per questa edizione informatica, permettono di penetrare la complessa architettura sandrartiana con una sicurezza (considerata la mole dell’opera) prima impensabile [1].

 

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Fig. 1 Frontespizio in J. von Sandrart, Teutsche Academie, Nürnberg 1675.

 

Duttile alle esigenze di un pubblico ampio (e non destinata ai soli specialisti), l’edizione on line promette di diventare un utile strumento per la conoscenza della Teutsche Academie, lo studio e la valorizzazione della quale sono stati, già dalla sua prima pubblicazione seicentesca, pesantemente inficiati dalle soluzioni editoriali diversissime adottate fino al Novecento per riproporla (integra o parziale, in tedesco o in traduzione latina) ai lettori. Ultima tra queste, l’anastatica cartacea pubblicata a cura di Christian Klemm tra il 1994 e il 1995 [2].

Nell’ultimo decennio del secolo scorso la vivace attenzione nei confronti dell’antiquaria romana degli anni trenta del Seicento, del Museum Cartaceum e della Galleria Giustianiana hanno determinato una nuova messa a fuoco dello scrittore e pittore francofortese. Assecondando una rilettura delle notizie sandrartiane, ormai non più solo sulle tracce di un caravaggismo di terza generazione [3], è emerso con chiarezza il ruolo svolto da Joachim a Roma sia di acuto testimone, che di attivo protagonista, come finalmente consentiva di provare l’ingente corpus dei suoi disegni giovanili dall’antico conservati a Dresda (divenuti negli ultimi due decenni di più facile accesso) [4] e soprattutto l’apparato illustrativo della Teutsche Academie, che ritornava, nell’anastatica curata da Klemm, di disponibile (per quanto non agile) consultazione non solo in Germania, ma anche nelle principali biblioteche di tutta Europa. La prima edizione tedesca non era stata distribuita al di fuori del territorio germanofono, dove per gran parte del Novecento la conoscenza della produzione storiografica di Sandrart fu assicurata quasi unicamente da un compendio della Teutsche Academie pubblicato a Monaco nel 1925 da Arthur Rudolf Peltzer [5]: un compendio la cui fruizione in Italia e in Francia affiancò (e finì quindi per soppiantare) quella che già a partire dal tardo Seicento era stata riservata ad alcune traduzioni latine di Sandrart, curate e pubblicate dallo stesso autore, e per diversi secoli principale strumento di consultazione della sua opera da parte del più ampio pubblico europeo [6]. Resta emblematico il caso di Roberto Longhi: subito aggiornato sulla pubblicazione del compendio monacense, citato nelle Precisazioni nelle gallerie italiane del 1926, lo storico dell’arte italiano esibiva ancora nell’Antologia della critica caravaggesca del 1951 una sottile preferenza nei confronti della traduzione latina seicentesca di Sandrart intitolata Academia nobilissimae artis pictoriae, di cui possedeva un esemplare [7].

Privata completamente (tranne che per la riproduzione di alcune tavole con i ritratti degli artisti) delle illustrazioni che Sandrart aveva pubblicato tra il 1675 e il 1680, l’edizione di Peltzer dimostrò, fin dalla selezione operata, il profondo debito nei confronti dell’erudita filologia tedesca di fine Ottocento, la cui spietata Quellenforschung non aveva tardato a travolgere la Teutsche Academie. Il particolare legame, già riconosciuto all’inizio del diciannovesimo secolo da Joseph Heller (1798-1849), studioso di Dürer e di grafica tedesca, tra Joachim e una fonte norimberghese cinquecentesca di primaria importanza quale le Nachrichten di Johann Neudörffer (edite per la prima volta tra il 1822 e il 1828, ma conosciute dall’autore seicentesco grazie a manoscritti dell’epoca) [8], costituì di fatto l’inizio di una nuova valorizzazione di Sandrart, che percorse gran parte dell’Otto e Novecento, innalzandolo a ‘scopritore’ dei primitivi tedeschi: una valorizzazione che finì per oscurare in Germania la precedente funzione plurisecolare rivestita dalla sua opera (e soprattutto dal suo apparato illustrativo), quale prezioso veicolo di trasmissione di iconografie antiquarie e di fonti storiche e teoriche d’ascendenza italiana e francese. Inoltre, tra il 1832 e il 1849 le Vite vasariane furono tradotte in tedesco e commentate da Ludwig Schorn e Ernst Förster [9], ridimensionando definitivamente l’utilità di Sandrart quale divulgatore dell’aretino.



Questo contributo è dedicato ad Anna, Carsten, Thorsten e a quanti sono ora impegnati in Sandrart.net, con i quali ho avuto il piacere di collaborare durante due anni di borsa postdottorale al Kunsthistorisches Institut di Firenze (2007-2008).

[1] Il progetto informatico Sandrart.net. Eine netzbasierte Forschungsplattform zur Kunst- und Kulturgeschichte des 17. Jahrhunderts, realizzato sotto la direzione scientifica di Anna Schreurs con la collaborazione di diverse istituzioni tedesche, tra le quali il Kunsthistorisches Institut in Florenz, il Kunstgeschichtliches Institut der Goethe-Universität Frankfurt am Main, e la Deutsche Forschungsgemeinschaft, ha reso gratuitamente accessibile on line, a partire dal luglio 2008, all’indirizzo http://ta.sandrart.net (cfr. SANDRART.NET), i seguenti volumi sandrartiani: SANDRART 1675; SANDRART 1679a; SANDRART 1679b; SANDRART 1680a, indicati abitualmente nel loro complesso come la Teutsche Academie.

[2] SANDRART [1675-1680] 1994-1995, integralmente edita in http://ta.sandrart.net. Nel 1995 Klemm pubblicò anche una selezione di biografie sandrartiane, con commento: cfr. SANDRART-KLEMM 1995.

[3] Si veda ad esempio CROPPER 1992 e EBERT-SCHIFFERER 1994.

[4] Su questi disegni cfr. in particolare SIMONATO 2000; FUSCONI 2001; EBERT-SCHIFFERER 2001.

[5] SANDRART-PELTZER 1925.

[6] SANDRART 1680b; SANDRART 1683; SANDRART 1684.

[7] LONGHI 1926 e LONGHI 1951, in particolare p. 55. Sia l’edizione latina seicentesca che il compendio di Peltzer sono conservati nella Biblioteca della Fondazione Longhi a Firenze, sotto la rispettiva segnatura di «Fonti 52» e «Fonti 53».

[8] Cfr. HELLER 1822, p. 3: «Sandrart benutzte wohl dieses Manuscript am ersten, aber er erwähnt es mit keinem Worte, obgleich er mehrere Stellen fast wörtlich wiedergab. Es wird daher beweisen, daß Sandrart nicht, wie man ihm häufig den unrichtigen Vorwurf macht, nur schlechten Traditionen gefolgt sei, sondern er benutzte vielmehr zu seinem Buche mehrere schriftliche Nachrichten, und ich werde einstens in einem der folgenden Hefte dieser Zeitschrift beweisen, welche handschriftliche und gedruckte Quellen er zu seinem damals sehr kostbaren Werke benutzte». Si veda inoltre NEUDÖRFER-CAMPE 1828.

[9] Sulla prima parte di questa edizione tedesca cfr. la Premessa al commento secolare delle Vite di Giorgio Vasari, di Paola Barocchi, pubblicata nel 1966, e ora in BAROCCHI 1984, pp. 3-33, in particolare p. 13.



Last Updated ( Wednesday, 23 December 2009 )
 
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