Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow La Biblioteca Riccardiana, un percorso storico attraverso la formazione dei suoi cataloghi

Print
Article Index 1 2 3 4 5

Il 15 luglio 1811 la Biblioteca Riccardiana fu, infatti, esposta per la prima volta al pubblico incanto e, nel gennaio dell’anno successivo, il Tribunale di Prima Istanza autorizzò una seconda stima affinché la Libreria fosse venduta in lotti [23]. Fu stimata 32.340 scudi e, a seguito delle offerte giunte prima da un gruppo di tre librai fiorentini e poi da un mercante veneziano, il Fontani, con lunga Memoria al Maire, pregò il Comune di acquistare l’intera libreria per scongiurare il rischio di dispersione del prezioso materiale [24]. Tuttavia, il Consiglio del Comune non deliberò in tempo l’acquisto, la Biblioteca fu aggiudicata ad una società di librai e questa volta fu il Maire a raccomandare loro di non alienare i pezzi singolarmente e di non allontanarla dal territorio fiorentino [25]. Solo il 29 aprile 1813, il Comune di Firenze dispose l’acquisto della Riccardiana e, entratone in possesso, la cedette due anni dopo allo Stato [26]. Con un rescritto del 9 ottobre 1815, la Biblioteca Riccardiana divenne pubblica ottenendo un’assegnazione annua di dodici scudi dalla Real Depositeria e venne ufficialmente affidata al bibliotecario Francesco Fontani e al sottobibliotecario Luigi Rigoli [27].

Da allora la Biblioteca, passata sotto l’amministrazione granducale, visse periodi tutt’altro che tranquilli e, per limitare i costi di gestione, perse in più di un’occasione la propria autonomia.

L’esemplare dell’Inventario e stima del 1810, che continuò ad essere corredato di note manoscritte dai bibliotecari nel corso dei decenni, reca le tracce delle vicende storiche che più volte minacciarono la stabilità della Riccardiana. Passando in rassegna le note a margine del testo stampato, si possono individuare i momenti critici che segnarono il suo destino.

La prima situazione di pericolo che dovettero affrontare i bibliotecari, derivò dall’idea avanzata dal presidente dell’Accademia della Crusca, il conte Giovan Battista Baldelli Boni, di annettere la Biblioteca Riccardiana alla Marucelliana [28].

Il merito di aver dissuaso il Granduca dall’autorizzare la fusione, è tutto di Luigi Rigoli, che di fronte all’eventualità che fosse la Riccardiana a dover lasciare la sua sede, dato che le clausole testamentarie della Marucelliana impedivano a quest’ultima di essere alienata, si batté strenuamente per evitarlo. Espresse con chiarezza le sue perplessità in una serie di lettere al sovrano, in cui non solo elencò i cattivi effetti che tale trasferimento avrebbe prodotto sul piano culturale, ma soprattutto mise in evidenza l’aumento degli oneri finanziari a carico dello Stato che ne sarebbe conseguito [29].

Preso atto delle oggettive difficoltà di realizzazione, si rinunciò al progetto e con rescritto del 24 marzo 1820, il Granduca ordinò che almeno, per rimpinguare le casse della Libreria, si vendessero i tomi presenti in duplice copia, secondo lo schema di una nota di libri doppi redatta qualche tempo prima dal Rigoli [30].

Tredici sono i volumi dell’Inventario e stima, di cui viene ricordata in nota la vendita avvenuta per rescritto del 1820, mentre sicuramente più invasiva fu una campagna di vendita di libri doppi, avviata da un rescritto granducale emanato il giorno 8 marzo 1838, che produsse la perdita di 133 testi, puntualmente reintegrati con altri titoli.

In quello stesso anno, il 1838, Marco Ciatti, custode della Riccardiana, noto per il suo fedele attaccamento all’Istituzione di cui restò al servizio fino alla morte, aveva completato il catalogo alfabetico degli stampati antichi, iniziato cinque anni prima per incarico del sottobibliotecario Gaspero Bencini e realizzato con l’aiuto dell’allora apprendista Fruttuoso Becchi [31].

Tra i testi in sostituzione di quelli venduti nel 1838, alla segnatura n. 1205 dell’Inventario e stima si trova citata la Guida della città di Fiesole, probabilmente corrispondente al Saggio di Osservazioni sui monumenti dell’antica città di Fiesole, edito a Firenze nel 1814, dell’architetto fiorentino Giuseppe Del Rosso, il cui nome è legato alla Biblioteca Riccardiana per i 134 volumi di miscellanee di architettura e antiquaria, a lui appartenuti, che vi erano confluiti nel 1831, alla sua morte [32].

Ancora alla metà dell’Ottocento, malgrado la «gelosa custodia» del bibliotecario Antonio Zannoni, la Riccardiana sembrò costretta a privarsi di molti volumi come si legge nelle parole di Alessandro Bulgarini, successore dello Zannoni nel ruolo di bibliotecario dal 1859:

 

Circa la metà del nostro secolo […] essa corse il rischio di essere dispersa, ma per la gelosa custodia del Bibliotecario Zannoni, coadiuvato dal Guasti e dal Silvestri, scrittori elegantissimi, come pure dal bibliofilo Galletti, che ne tolsero per le stampe la difesa, superò anche questa vicenda.

Ma la tempesta come che più non apparisse, durava sempre, per modo che alcuni anni dopo, dalla minaccia si passò ai fatti, togliendo via dalla Riccardiana ingente mole di libri per essere data al migliore offerente, sotto colore di volerla sgombra di inutili doppioni, che in realtà essa mai non ebbe, o pochissimi. Però una condotta così inesplicabile doveva prima o poi toccare il suo termine; e ciò avvenne l’anno 1859, quando l’attuale bibliotecario, succeduto al pio, quanto dotto Ab. Antonio Zannoni dimissionario, si dié con animo risoluto e instancabile alla ricerca delle perdute ricchezze. Soccorso quindi d’opera e di consiglio dall’illustre senatore Atto Vannucci, allora bibliotecario della Magliabechiana, egli poté finalmente ricuperare i volumi, ai quali era mancato il compratore, e in sostituzione dei già venduti ottenerne altri in compenso, ma certamente in pregio non eguali [33].



[23] MINICUCCI 1979, pp. 13-16.

[24] MINICUCCI 1979, pp. 17-18.

[25] MINICUCCI 1990, p. 223.

[26] MINICUCCI 1990, p. 223; la copia dei documenti dell’acquisto del Comune e della cessione al Granducato, conservata presso l’Archivio della Riccardiana, fu fatta fare dal bibliotecario Antonio Zannoni nel 1850 ed è l’unica che attesti questi importanti passaggi, essendo alluvionati gli originali.

[27] MINICUCCI 1979, p. 53.

[28] MINICUCCI 1987, p. 209.

[29] MINICUCCI 1987, pp. 212-214.

[30] Le nota di libri doppi redatta dal Rigoli nel 1820, a cui faceva riferimento il Granduca, è andata perduta, ma presso l’Archivio della Riccardiana, nella sezione Affari, sono conservate due minute autografe del Rigoli del 1832 di libri mancanti a quella data (cfr. MINICUCCI 1987, pp. 225-226).

[31] Il catalogo manoscritto del Ciatti comprende le edizioni a stampa dal 1500 al 1900 in ventitre volumi ed è attualmente in uso, consultabile in fotocopia presso la Sala dei Cataloghi della Biblioteca; ad esso sono state aggiunte correzioni e precisazioni.

Alla figura di Marco Ciatti, in Riccardiana dal 1820 al 1852, Maria Jole Minicucci ha dedicato il saggio L’elogio del custode (cfr. MINICUCCI 1977).

[32] LAZZI 2009, p. 25.

[33] BULGARINI 1872.



Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
Joomla SEF URLs by Artio