Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow La Biblioteca Riccardiana, un percorso storico attraverso la formazione dei suoi cataloghi

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Nel corso di tutta la seconda metà del XIX secolo e in qualità di Biblioteca Governativa nel periodo postunitario, la Riccardiana fu ancora teatro di accessioni, vendite e scambi [34].

Con decreto del 25 febbraio 1876, passò sotto l’amministrazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e, ancora una volta, fu proposto di allontanarla dai locali che la ospitavano.

Negli anni compresi tra il 1884 e il 1898, quando la Riccardiana riacquistò brevemente la propria autonomia, prima di passare sotto l’amministrazione della Biblioteca Laurenziana, il bibliotecario Salomone Morpurgo, collaboratore di Prospero Viani, riuscì a schedare parte del patrimonio manoscritto, pubblicando nel 1900 un catalogo, in cui elencava nel dettaglio i manoscritti dalla segnatura n. 1002 alla segnatura n. 1700 [35].

Occorrerà attendere gli anni Novanta del XX secolo, perché si compia un’ulteriore schedatura dei manoscritti ad opera di Maria Prunai Falciani, responsabile durante il decennio 1986-1996 ma, fino ad allora, il catalogo del Morpurgo risulterà essere il più analitico tentativo di riordinamento dei codici riccardiani [36].

Nell’Inventario l’autore si concentrò in particolare sui testi in volgare e tralasciò volontariamente i titoli dei manoscritti orientali e greci, per i quali erano già stati in precedenza redatti specifici cataloghi [37].

Attualmente le segnature dei manoscritti riccardiani vanno dal n. 1 al n. 4166 e nel corso del Novecento i manoscritti acquistati dalla Riccardiana da grandi librerie fiorentine come la Olsckhi e la Gonnelli, o ricevuti in dono da privati, come nel caso delle opere del letterato Renato Fucini, donate dagli eredi nel 1953, furono annotati nell’Inventario e stima del 1810; ciò a dimostrazione di come l’esemplare postillato del suddetto Inventario rechi in sé i segni delle modifiche che la Biblioteca subì nel tempo.

La firma che ricorre maggiormente nelle note a margine dell’Inventario e stima è quella di Enrico Rostagno, il cui nome è legato alla Biblioteca Laurenziana, presso la quale fu impiegato a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Il lavoro di Rostagno sui manoscritti greci e latini partì da una verifica compiuta il 25 ottobre 1880, a seguito della quale fu possibile valutare quanti dei volumi mancassero, oltre quelli risultati già mancanti nelle già citate note del Rigoli. Per molti dei manoscritti di cui venne appurata la presenza, Rostagno compilò delle tavole di ragguaglio per confrontare le vecchie segnature con le nuove che gli venivano attribuite [38] (Fig. 2).

La Biblioteca Riccardiana rimase chiusa nel periodo che intercorse tra le due Guerre Mondiali, ad eccezione di un breve lasso di tempo nel 1933 e, nel 1939, il direttore della Biblioteca Nazionale, Domenico Fava, la riprese sotto la propria amministrazione [39].

Allo scoppiare della seconda Guerra Mondiale, per non rischiare di essere distrutti, i manoscritti furono trasferiti nel ricovero di protezione antiaerea della Badia di Passignano, ma il 27 giugno 1942, nel pieno del conflitto, la nuova direttrice Irma Merolle Tondi ebbe di che festeggiare poiché, dopo quarantaquattro anni, la Biblioteca fu autorizzata a riaprire al pubblico in piena autonomia [40]. Per l’occasione fu allestita una mostra di stampati rari, che al di là di ogni aspettativa ottenne grande successo di pubblico, suscitando anche la curiosità delle autorità tedesche che la visitarono [41].

 

Fig.-2-Inventario-e-stima-della-Libreria-Riccardi,-p.-60.
Fig. 2 Inventario e stima della Libreria Riccardi, p. 60.

Non è difficile immaginare quanta fosse stata l’ammirazione provata da chi, aggirandosi per le bellissime stanze così a lungo precluse alla vista del grande pubblico, poté finalmente comprendere il valore di quel luogo, rimasto a testimoniare la volontà di affermazione di una famiglia, gravitante nell’orbita medicea ma, nel contempo, desiderosa di rappresentare un’alternativa culturale e intellettuale al mecenatismo granducale.

Tanto l’obiettivo di acquisire prestigio sociale perseguito dai Riccardi poteva apparire chiaro ad un primo sguardo, espresso anche dall’aspetto sontuoso dei locali della Biblioteca, quanto celato risultava, invece, il paziente lavoro dei bibliotecari ad esso sotteso.

L’importanza del loro ruolo, infatti, si comprende solo dopo aver valutato l’impegno comune che li distinse nello sforzo di fronteggiare quotidianamente il rischio di dispersione e di deterioramento del patrimonio librario e nella volontà di catalogare e inventariare tale bene allo scopo di renderlo più fruibile a chiunque avesse voluto consultarlo.



[34] Nell’Inventario e stima del 1810 sono documentate diverse vendite e scambi di libri con la Biblioteca Magliabechiana, la Palatina, il Reale Archivio di Stato e con il collezionista Conte d’Elci. Tra le accessioni della seconda metà del XIX secolo, ricordiamo la donazione nel 1852 dei cinquantacinque manoscritti di carattere letterario e della corrispondenza del prof. Mario Pieri di Corfù, il ricco lascito che Abramo Basevi fece nel 1873 delle carte di argomento politico del periodo risorgimentale e di ventisei periodici politici toscani raccolti in trentadue volumi e la corrispondenza politica e letteraria del senatore Leopoldo Galeotti, lasciata per testamento nel 1879, raccolta in tredici grosse cassette (cfr. MICHEL 1909 e NOTIZIE STORICHE 1900). Ancora nel 1899 la Riccardiana acquistò per 1.300 scudi i nove album di lettere e i ventiquattro volumi di spogli letterari e bibliografici già appartenuti al principe Baldassarre Buoncompagni (BRF, Riccardi 3869-3892).

[35] MORPURGO 1900.

[36] PRUNAI FALCIANI 1996; per studi di catalogazione sui manoscritti riccardiani cfr. anche KRISTELLER 1963 e DE ROBERTIS-MIRIELLO 1997.

[37] Il primo catalogo dei codici orientali fu compilato per volontà del Lami da alcuni preti copti e reca il titolo di Catalogus codicum manuscriptorum arabice, qui in biblioteca Ill.mi ac Rev.mi Canonici Marchionis Gabrielis Riccardij adservantur (BRF, Riccardi 3822). Evodio Assemani nel 1741, redasse il nuovo catalogo Bibliothecae d. marchionis Gabrielis Riccardi metrop. Eccl. Florent. Subdiaconi codicum orientalium mss. catalogus Steph. Evodius Assemannus archiep. Apameae recensuit, digessit, notis illustravit (BRF, Riccardi 3580, già 3245); nel 1867, su commissione del Ministero della Pubblica Istruzione, Lupo Buonazia riprese e corresse l’elenco dell’Assemani nel Catalogo dei manoscritti arabici della Real Biblioteca Riccardiana, mai dato alle stampe e conservato in un volume manoscritto presso la Biblioteca Riccardiana. Nel 1935 fu invece pubblicata a Firenze l’opera di Olga Pinto, Manoscritti arabi delle Biblioteche governative di Firenze non ancora catalogati. Riguardo ai codici greci, venne pubblicato nel 1894 a cura di Girolamo Vitelli, L’Indice de’ codici greci Riccardiani, Magliabechiani e Marucelliani.

[38] Le tavole di ragguaglio compaiono alle pp. 60 e successive dell’Inventario e stima del 1810.

[39] I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, pp. 12-15.

[40] I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, pp. 12-15.

[41] I RICCARDI A FIRENZE E IN VILLA 1983, pp. 12-15.



Last Updated ( Tuesday, 22 December 2009 )
 
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