Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Monete, medaglie, gemme e piccole antichità: la Collezione delle anticaglie dei Riccardi...

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Già da questi documenti si intuiscono alcuni tratti caratteristici della collezione riccardiana, ovvero una notevole presenza di gemme e pietre preziose, accanto a monete antiche e bronzetti; conservati in cassettine o studioli, non pare che a questi pezzi fosse dedicato un particolare allestimento; nello stesso tempo però il fatto che si trovassero in uno studio «a uso di galleria», fa pensare ad una collocazione prestigiosa, che prelude a quanto accadrà più tardi nel palazzo di via Larga. Nella prima metà del Seicento comunque, la collezione doveva aver assunto una consistenza notevole e una certa importanza, se si ritenne necessario avviare un’opera di catalogazione, per la quale fu chiamato il prete inglese Peter Fitton, già al servizio della famiglia medicea e responsabile dell’inventariazione della raccolta granducale di monete [8]. Un incremento delle serie numismatiche riccardiane attorno alla metà del secolo è in effetti documentato, per opera del nipote di Riccardo Romolo, Gabbriello (1606-1675), di cui sono registrati molti acquisti di monete, soprattutto in corrispondenza del suo incarico romano di ambasciatore del granduca Ferdinando II presso i papi Innocenzo X (1644-1655) e Alessandro VII (1655-1667) [9].

Una descrizione di un piccolo gruppo di bronzetti, ma non di monete, gemme o altro, è invece contenuta nell’inventario dei beni di Gabbriello e del nipote Francesco Riccardi. Il documento consente di riconoscere il nucleo seicentesco della collezione; vi sono descritti e numerati 27 oggetti, da collocarsi negli armadioni del guardaroba, alcuni dei quali riconoscibili con certezza anche nei cataloghi successivi: la statuetta di David, al n. 5, la lucerna bilicne con due putti (c. 21) la statuetta femminile «che si stuzzica un piede» al 13, le due teste d’aquila, la lucerna ebraica. A questo elenco seguono altri oggetti, soprattutto tazze, bicchieri, vasi, in pietre preziose [10].

La «guardaroba» citata nella nota che precede l’elenco (Nota delle robe che si aggiungono negli armadioni dove sono gli argenti e porcellane in guardaroba) si riferisce probabilmente già ad un ambiente del palazzo di via Larga, che fu acquistato nel 1659; gli oggetti vi furono sistemati provvisoriamente, in attesa di una definitiva collocazione. Diversamente, altre antichità in collezione, tra cui forse le gemme e i bronzetti, dovevano essere ancora a Valfonda, dato che per l’autorizzazione al loro trasferimento nella nuova sede, si dovette attendere fino al 1687, anno del motu proprio del granduca Cosimo III, che annullava così il fidecommisso di Riccardo Romolo, in virtù del quale le opere d’arte erano state vincolate alla vecchia residenza [11].

Queste prime notizie, dal carattere piuttosto generico e sparso, restituiscono l’immagine di una collezione probabilmente ancora in formazione dal punto di vista della qualità, della quantità e soprattutto senza una fisionomia e una soluzione espositiva determinate; completamente diversa sarà la sorte della raccolta dopo il trasferimento nel palazzo di via Larga.

 

La collezione in Galleria: il Settecento

 

Tra il 1699 e il 1703 sono registrati pagamenti per lavori in Galleria di allestimento degli armadi (la cui decorazione era stata eseguita a Roma) e degli oggetti che vi dovevano trovare posto [12]. Dopo questa data, si collocano i principali inventari della collezione, che registrano l’ordine e la consistenza numerica degli oggetti. I documenti si concentrano soprattutto in due fasi, il 1704-1707, corrispondenti alla prima collocazione delle antichità negli armadi, e il 1751-1756, anni in cui la raccolta aveva conosciuto risistemazioni (alcune documentate tra il 1713 e il 1715 [13]) ed ampliamenti (soprattutto grazie a Gabbriello Riccardi [14]) e sono conservati in tre filze. Nel dettaglio:

1704-1705: Nota di statuette et altre minuzie antiche di metallo da museo: lista di bronzetti e utensili acquistati a Roma [15].

1705: Diversi intagli. Lista di intagli, monete repubblicane, medaglie moderne e bronzetti (esclusi quelli acquistati a Roma) [16].

1706: Inventario delle medaglie, cammei intagli et altre cose che sono negl’armadi di Galleria: primo inventario della collezione sistemata negli armadi e unico a conservare una descrizione sistematica delle monete; è opera dell’antiquario di casa Medici Francesco Pittoreggi [17].

1707: Nota dell’intagli e cammei che restano collocati nella tavoletta della cassetta coperta di granatiglia e madreperla, collocata nel primo armadio: nota solo di gemme; è opera di Filippo Modesto Landi [18].

1751: Indice e descrizione delle figure di metallo antiche…: inventario di bronzetti, medaglie, gemme, senza le monete antiche, collocate nei due armadi [19].

1756: Inventario di medaglie: inventario di monete antiche e medaglie moderne, bronzetti e altre antichità collocate nei due armadi [20].



[8] MINICUCCI 1987, p. 221 e nota 8; cfr. BNCF (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze), mss. da ordinare n. 129, cassetta terza (tra le carte dell’abate Francesco Fontani).

[9] DE JULIIS 1984, p. 238 e nota 15; cfr. ASF, Mannelli Galilei Riccardi 426, ins. 14.

[10] ASF, Riccardi 266, 1671 e cfr. infra.

[11] DE JULIIS 1984, p. 238.

[12] DE JULIIS 1984, p. 238 e nota 16; MINICUCCI 1987, pp. 244 e 258-259; SPARTI 2003, pp. 182 e nota 120, 188.

[13] MINICUCCI 1987, pp. 264-265. Un’opera di ordinamento dei cammei e gemme avvenne per cura dell’antiquario Filippo Modesto Landi, cfr. MINICUCCI 1987, p. 263.

[14] Per esempio, un acquisto di monete, medaglie, avori e bronzi è registrato il 18 gennaio 1754, dall’eredità del fratello, Vincenzo Riccardi, deceduto nello stesso anno, cfr. MINICUCCI 1987, pp. 275-279; in part. 279. Stessa provenienza hanno le gemme in ASF, Riccardi 270, ins. G (cfr. infra).

[15] MINICUCCI 1987, pp. 259-262, con trascrizione. La nota si trova in ASF, Mannelli Galilei Riccardi 428, ins. 8, cc. n.n. e sciolte, alla fine dell’inserto. In ASF, Riccardi 270, ins. D, si trova un’altra copia di questa lista, in cui si specifica però che le antichità sono venute da Roma: Nota delle statuette et altre minuzie antiche di metallo venute di Roma e distribuite in Galleria negli armari; un ulteriore documento ne registra l’acquisto nel 1705, MINICUCCI 1987, p. 262 e nota 45.

[16] ASF, Riccardi 270, ins. A.

[17] ASF, Mannelli Galilei Riccardi 428; cfr. MINICUCCI 1987, p. 259 e nota 44.

[18] ASF, Riccardi 270, inss. B-C; MINICUCCI 1987, p. 263.

[19] ASF, Riccardi 270, inss. E-F.

[20] BRF, Riccardi 3196, cc. 118-131. Per questo manoscritto cfr. I RICCARDI A FIRENZE 1983, pp. 157-158, n. 19; la data è però erroneamente ritenuta il 1750.

Last Updated ( Friday, 18 December 2009 )
 
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