Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Monete, medaglie, gemme e piccole antichità: la Collezione delle anticaglie dei Riccardi...

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Tali carte consentono di verificare come in questi cinquant’anni la collezione portata da Valfonda si modifichi profondamente, sia a livello quantitativo, grazie ad una notevole politica di acquisto, sia nella sua fisionomia, in seguito alla nuova collocazione dei pezzi. Attraverso la storia delle singole raccolte è possibile analizzare con maggior precisione questi aspetti e giungere anche ad una prima, seppur superficiale, proposta sulla sua interpretazione complessiva.

 

I bronzetti

 

Della collezione di bronzetti, che probabilmente univa pezzi antichi e moderni, possono ora essere riconosciuti due momenti fondamentali. Un primo nucleo seicentesco, formatosi con Riccardo Romolo e aumentato negli anni, registrato in dettaglio nel 1671 (si veda supra) e un secondo gruppo di oggetti, acquistati a Roma nel 1705. Il primo nucleo conta una trentina di pezzi, che furono divisi nei due armadi, dove sono registrati nell’inventario del 1706. Per fare qualche esempio, si ritrovano nel primo armadio l’Ercole («Ercole che tiene il fanciullo Ila tra le braccia»), da identificarsi con il pezzo descritto nel 1671 come Saturno, il «modello dell’Ercole Farnese», la figura di Cleopatra («figura di Cleopatra che si accosta un serpe alla mammella»), le due lucerne («lucerna antica con caratteri ebraici»; «altra lucerna con due putti che sostengono una corona di lauro»), e così via; nel secondo trovarono posto la Madonna («Una Madonna col Bambino Giesù»), il «David dorato», il bassorilievo con il Baccanale («Un quadretto che rappresenta un Baccanale») e il ‘medaglione’ con le lettere IANI (probabilmente uno specchio etrusco) [21].

L’inventario del 1706 esclude esplicitamente gli oggetti giunti da Roma - di cui è citato il registro particolare - che rappresentavano un aumento notevole della raccolta, formata allora da non più di una cinquantina di pezzi, trenta dei quali, come si è detto, presenti in collezione almeno da 35 anni. Le antichità acquistate erano circa il quadruplo di quelle dell’intera raccolta e quindi ne avrebbero mutato completamente sia la consistenza che l’immagine. La lista comprende oggetti numerati da 1 a 93, ma in realtà molte voci raggruppano più pezzi, come le «undici statuette» menzionate al n. 23, o le «otto statuette rappresentanti gladiatori» al n. 35, seguite da altre sei di soggetto analogo [22]; tenuto conto di questo aspetto, il numero effettivo dei bronzetti sale quindi a 193. Tipologicamente, gli acquisti si dividono quasi esattamente in bronzetti con figure umane o di divinità (fino al n. 55) e instrumenta, oggetti della vita quotidiana, amuleti, statuette di animali. Le ultime voci della lista riguardano infine 5 oggetti, acquistati da Francesco Pittoreggi, anch’essi disposti negli armadi.

Nel 1751, le due serie di bronzetti si trovano disposte e fuse l’una nell’altra, negli armadi della Galleria; ne viene stilato un inventario molto dettagliato, che, insieme al catalogo del 1756, permette di ricostruirne quantomeno i tratti generali. La collocazione delle antichità rispetta il criterio di simmetria cui già obbedivano i bronzetti prima dell’arrivo del nucleo romano: la collezione si divide equamente nei due armadi, tanto che sono registrati in un armadio 54 «idoli di bronzo in figura umana», 13 «statuette di bronzo in figura d’animale», che si aggiungono ad altre anticaglie; nell’altro il numero degli «idoli di bronzo di diverse grandezze in forma umana» è identico; i bronzetti con animali sono otto, e molto simile sono anche la quantità e la tipologia delle altre anticaglie, ovvero vasi, lucerne, «patere», e così via [23].

Tra i vari oggetti, per fare solo qualche piccola verifica dall’elenco che riguarda il «primo armadio» dell’inventario del 1751 (che è invece descritto come secondo in tutti gli altri documenti) si possono ritrovare sia i pezzi da sempre in collezione, come per esempio i già citati David e la «patera», o la statuetta di Venere, dal corrispondente armadio del 1707, oltre per esempio la Cleopatra, spostata invece dall’armadio adiacente [24]; accanto ad essi si trovano tra gli altri la lucerna con la mezzaluna, o i 14 oggetti votivi, chiaramente riconoscibili nell’elenco delle opere giunte da Roma [25]. L’inventario del 1751 presenta una numerazione dei pezzi non consecutiva, che fa evidentemente riferimento ad una classificazione precedente, di cui tuttavia non pare essere rimasta, fino ad ora, alcuna traccia. Inoltre la lista registra i pezzi senza alcun ordine apparente, a differenza di quella di cinque anni più tardi, che almeno distingueva i bronzetti figurati dagli altri; tale circostanza fa supporre che sui palchetti non vi fosse un percorso ‘logico’ nella disposizione dei bronzetti: sembra piuttosto un’esposizione vincolata all’equilibrio delle quantità e forse anche alle necessità imposte dalla struttura degli «armari».

 


[21] ASF, Mannelli Galilei Riccardi 428, cc. n.n. (alla fine dell’inventario). Cfr. nell’inventario del 1671, rispettivamente, le seguenti voci: (dal primo armadio) «3. Statua di bronzo di Saturno in piede, con putto in braccio, appoggiato a tronco d’albero»; «4. L’Ercole Farnese di bronzo in piccolo, sopra base»; «6. Statua di femmina in piede, su base di bronzo con nicchio, e serpente alla mano»; «7. Lucerna antica a due bocche di bronzo, con due putti, sopra base simile»; «27. Una lucerna ebraica, o siriaca, con otto bocchette»; (dal secondo armadio) «22. Una Madonna grande di bronzo, in alto rilievo col bambino in collo e con S. Giovanni Battista da piedi»; «5. Statua di David in piede»; «24. Un bassorilievo quadro con varie figure di bella maniera»; «25. Una targhetta rotonda colla testa di Giano da una parte e dall’altra quella di Saturno» (ASF, Riccardi 266, cc. 20v-21, inventario dell’eredità di Gabbriello e Francesco Riccardi, cfr. supra).

[22] ASF, Riccardi 270, ins. E, c. 1v; cfr. MINICUCCI 1987, pp. 260-261 (che trascrive l’altra copia della lista, in ASF, Mannelli Galilei Riccardi 428, cfr. supra).

[23] BRF, Riccardi 3196, cc. 130v-131 e cc. 126-126v.

[24] ASF, Riccardi 270, ins. E: «63. David con spada torta, ha i piedi su la testa di Oloferne reciso dal busto, con la fionda e zaino a cintola, tre pietre al torrente in terra di bronzo dorato moderno, alto mezzo braccio» (c. 3; cfr. supra e nota 10); «Patera grande et assai grossa nella parte concava vi è in bassorilievo una testa piena di capelli e barba grande al naturale di vecchio, con la bocca alquanto aperta, nella quale appariscono denti e coronato di virgulti e frondi di quercia con le bacche cadenti in diversi luoghi. Nell’orlo piano attorno vi è un virgulto che gira con eguale distanza e fra quello le seguenti lettere SATVNI; nella parte di dietro conversa vi è altra testa, con due faccie, una di vecchio e l’altra di giovane con capelli e barba. Attorno l’istesso labbro piano e virgulto, con lettere IANI, di metallo, largo di diametro mezzo braccio (c. 5, cfr. supra e nota 10); Venere nuda di metallo, si leva una spina del piede, posa la destra gamba sopra a panno steso sopra una base di bronzo trinagolare; accanto vi è un putto nudo che gli tiene il braccio destro e con la sinistra gl’esprime il suo amore; il tutto alto 8 dita, posa su base di pero» (c. 3v; cfr. ASF, Mannelli Galilei Riccardi 428, cc. n.n. [1705] e ASF, Riccardi 266, c. 21, n. 13 [1671]); «Donna tutta nuda, con la sinistra si dà a mordere quella mammella ad una gran vipera che con la coda gli avvolta al braccio, dalla sinistra parte vi è in terra un nicchio marino; posa sopra un sesagono retto da tre palle, tutto di metallo, alto mezzo braccio» (c. 4, cfr. supra e nota 10).

[25] ASF, Riccardi 270, ins. E: «85. Una lucerna sepolcrale lunga 6 dita di metallo con suo piede e dietro ha una mezza luna; è sostenuta da tre catenelle lunghe un sesto di braccio» (cc. 3v-4); «Un sesagono di pero nero scorniciato, sul piano vi sono collocati simboli di bronzo antichi, cioè: una fibula senza filo, una testa di Gorgone, cinque chiavi, una lorica con sopra il manico, una testa di lione, un Priapo, tre visi di deità, una de campi Elisi, l’altra della terra, la terza del cielo, un lucchetto, in tutto pezzi 14» (c. 3); cfr. ASF, Mannelli Galilei Riccardi, cc. n.n., foglio sciolto, nn. 58 e 63 rispettivamente.

Last Updated ( Friday, 18 December 2009 )
 
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