Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Monete, medaglie, gemme e piccole antichità: la Collezione delle anticaglie dei Riccardi...

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Le medaglie moderne

 

Il collezionismo di medaglie moderne è un aspetto ancora poco esplorato negli studi, ma che comparve nel Seicento, per conoscere alla fine del secolo anche una piena indagine teorica [40]. Sono una presenza che non deve stupire, quindi, a maggior ragione nella Firenze tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, come attesta nuovamente il museo mediceo, che vantava una collezione molto ampia, a cui è dedicato un inventario particolare, conservato presso la Biblioteca degli Uffizi [41]. Anche in questo caso non è proponibile un confronto numerico tra le due raccolte; colpisce tuttavia come negli armadi Riccardi non vi sia, a quanto pare, alcun tentativo di una classificazione, che, sempre guardando all’inventario mediceo, poteva essere già piuttosto articolata [42].

L’unico tentativo di distinguere le medaglie papali e quelle di uomini illustri dalle altre si riscontra solo nella lista del 1705 [43]; l’inventario del 1706 contiene solo monete antiche, mentre ogni distinzione scompare in quelli del 1751-1756. Nella lista del 1705 sono elencate 64 monete; 12 «medaglie moderne di metallo» tra due serie di monete antiche (cc. 4-4v), ovvero quelle repubblicane con i nomi dei magistri (cc. 2-4) e le monete greche ‘di città’ (c. 5v sgg.). Si tratta di medaglie di sovrani di altri Stati, come l’imperatore Leopoldo I, Guglielmo d’Inghilterra, Carlo di Svezia, Federico primo di Prussia, ecc. Le altre 42 medaglie sono invece elencate dopo la lista di bronzetti che segue le monete greche (cc. 7v-9v), e sono suddivise tra «medaglie moderne», categoria che comprende cinque medaglie pontificie, da intendersi probabilmente coniate al tempo dei papi raffigurati (Alessandro VIII, due medaglie [44], Clemente X, Innocenzo XI e Innocenzo X); seguono «i pontefici antichi di cuonio moderno», 22 pezzi; «d’uomini illustri» (7 pezzi, cc. 8v-9, tra cui Antonio Magliabechi e Lorenzo Bellini); e infine «medaglie d’argento di papi» (3 pezzi, uno di Pio V e due di Sisto V, con per rovescio la porta del popolo e il ponte Sisto, c. 9); «medaglie moderne», solo una del cardinale Ottoboni (c. 9); «medaglie d’oro sodo», (5 pezzi, cc. 9-9v) e infine ancora «medaglie d’argento» dell’elettore Palatino.

Come detto, in questa lista, i cui oggetti ricorrono negli altri inventari, vi è un tentativo di classificazione dei pezzi, che probabilmente corrispondeva anche ad una loro sequenza espositiva. Tali categorie, sebbene nell’ottica di un arricchimento del medagliere, vengono a scomparire nel più dettagliato e ricco inventario del 1751, che, nonostante il suo titolo (Indice e descrizione delle figure di metallo antiche), elenca anche le medaglie moderne [45]. Nel secondo armadio, dopo la ricca collezione di bronzetti, inizia un breve elenco di «medaglie senza rovescio di patina artificiale moderna tonde, diametro 6 dita» [46], a cui seguono 83 «medaglie di metallo moderne». Il «metallo» in queste liste non è necessariamente il bronzo: ritroviamo per esempio le due monete d’argento di Sisto V, già menzionate nel 1705 [47], o poche voci dopo, ancora quelle di Alessandro VIII, con la tomba commissionata dal nipote, il cardinale Pietro Ottoboni, sul rovescio [48]; ad esse seguono per esempio le medaglie bronzee dei fiorentini Antonio Magliabechi e Lorenzo Bellini [49]. Si susseguono quindi medaglie di bronzo e d’argento, medaglie papali e di uomini illustri, senza un criterio apparente, anzi quasi rinunciando alla classificazione.

Ed effettivamente, l’inventario di poco successivo (1756) menziona le stesse medaglie come «sparse» per l’armadio primo, anche se ne distingue alcune: sono segnalati i «medaglioni moderni d’imperadori antichi in bronzo che stan attaccati sopra il primo palchetto de quali ve n’è uno per sorte», che corrisponde alla «serie senza rovescio» della lista appena precedente; ne seguono altre d’argento, d’oro e argento dorate [50]; e poi ancora «medaglie moderne di bronzo sparse pel primo palchetto». Dopo i bronzetti ci sono ancora «medaglie moderne attaccate o appoggiate al primo palchetto», in cui di nuovo si trovano accanto l’imperatore Leopoldo, il cardinale Pietro Ottoboni, Urbano V e Lorenzo Bellini, per un totale di un’ottantina di pezzi, come nell’inventario precedente. L’impressione è quindi di una collezione non organizzata secondo un criterio unitario e ‘antiquario’, ma piuttosto che si adegua ai supporti su cui è collocata, è che si ‘sparge’ a seconda degli spazi, tra una serie e l’altra di monete antiche.

A parziale conferma di questa impressione è che di alcune serie di monete moderne si dica che sono «attaccate»: l’uso, già ben attestato nel Rinascimento, di appendere le medaglie moderne a diversi supporti, il che comportava anche praticare un piccolo foro sulla superficie, non è tanto compatibile con un’esigenza di studio e di documentazione, per la quale la medaglia deve poter essere spostata e maneggiata, ma indica l’obbedienza a istanze di carattere più decorativo e di arredo, che non di ricerca erudita [51].



[40] Si veda per esempio BONANNI 1699, opera interamente dedicata alle medaglie pontificie.

[41] BGU, ms. 72.

[42] BGU, ms. 72, cc. nn., indice all’inizio del catalogo. L’inventario, sul modello della numismatica antica, distingue le monete per metallo e poi, nelle singole serie, per soggetto e per collocazione geografica (prima le medaglie italiane, poi quelle estere): quindi i papi, i re, le repubbliche, i duchi ecc., e in fondo sono collocati gli uomini illustri.

[43] ASF, Riccardi 270, ins. A, cc. 4-4v, 7v-9v.

[44] «Alessandro VIII d’argento stampata doppo morte dal cardinale suo nipote, e nel roverscio sta la forma del sepolcro erettoli dal predetto signor cardinale nella basilica vaticana e sono due medaglie», ASF, Riccardi 270, ins. A, c. 7v.

[45] ASF, Riccardi 270, ins. F, cc. 6v e sgg.

[46] ASF, Riccardi 270, ins. F, c. 6v. questa serie di medaglie in cui si associano agli imperatori romani le loro madri (solo nel caso di Ottone e Albia Terenzia) e le mogli (Ottone, Albia Terenzia, Vitellio, Petronia, Tito Vespasiano, Marzia Fulvia Tiberio Cesare, Agrippina, Caesonia e Vespasiano), è citata anche nell’inv. del 1756; BRF, Riccardi 3196, c. 124.

[47] ASF, Riccardi 270, ins. F, c. 8: «Sixtus V. P. M. A. V. Rovescio: ingresso della Porta del Popolo con l’obbelisco in mezzo. D. Pop. quartum An. IIII erexit. Medaglia d’argento, diametro 2 dita, profilo sinistro». «Sixtus V. P. M. A. V. Rovescio: ponte Sant’Angelo. Publicae utilitatis. Medaglia d’argento, diametro 2 dita, profilo sinistro».

[48] «Alexander VIII. P. M. Otthobonus Venetus. Rovescio: il sepolcro fatto al medesimo. Petrus Cardinalis Otthobonus S.R.E. Vicecancellarius Petrus Magno benemerenti posuit 1700. Medaglie 2 d’argento, diametro un sesto di braccio, profilo sinistro»: ASF, Riccardi 270, ins. F, c. 8.

[49] «Antonius Magliabecchius. Rovescio: un libro aperto. Omnibus omnia. Medaglia di metallo, diametro un sesto di braccio, profilo destro»; «Laurentius Bellini. Rovescio: la Medicina e l’Anatomia che lo introducono nel tempio d’Apollo, dove sono le muse che lo ricevono. Ante me nemini. Medaglia di metallo, diametro un sesto di braccio, profilo sinistro. G. Ticciati F.»: ASF, Riccardi 270, ins. F, c. 8. Anche queste medaglie erano presenti in collezione nel 1705, cfr. ASF, Riccardi 270, ins. A, cc. 8v-9.

[50] BRF, Riccardi 3196, cc. 124-124v.

[51] A questo proposito SYSON 2002.

Last Updated ( Friday, 18 December 2009 )
 
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