Contenuti arrow Numero 3, 2009 arrow Monete, medaglie, gemme e piccole antichità: la Collezione delle anticaglie dei Riccardi...

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Le gemme

 

La presenza più importante della collezione era soprattutto quella glittica, che risulta però di non facile quantificazione, dal momento che le gemme erano spesso custodite in cassette e cassettine, di cui non sempre è disponibile una lista. Si tenterà qui solo di chiarirne la loro collocazione, senza entrare nel merito delle corrispondenze dei pezzi tra i singoli inventari, che risulta molto complicata per l’estrema stringatezza delle descrizioni. L’impressione che si ricava dagli inventari settecenteschi è vi sia un passaggio da un’esposizione ‘libera’ di oggetti negli armadi, e in particolare sui palchetti, ad una progressiva selezione, in cui i pezzi esposti restano relativamente pochi, mentre il grosso della collezione viene chiuso in cassettine e scrigni.

L’inventario del 1706 infatti elenca le gemme palchetto per palchetto, senza menzionare alcuna cassetta [52]; così è anche per la nota ‘intagli antichi’ del 1705 [53]. Alcuni documenti editi nel 1987 mostrano come vi fu una vivace attività di sistemazione di gemme e cammei tra il 1713 e il 1716, che riguardava anche la decorazione e l’allestimento di supporti come cassette, scarabattoli, maniglie per cassettini d’avorio [54]. Molto diverso è infatti l’aspetto della collezione glittica negli inventari più tardi, in cui accanto alla menzione di gemme ‘sciolte’ si nota una frequente presenza di cassette e ripostigli.

L’inventario del 1751 registra:

 

Un cofinetto tutto d’avorio, lungo un braccio, largo mezzo, alto due terzi, tutto istoriato da tutte le parti in piccoli riquadri di bassi rilievi della vita di Gesù Cristo, della Madonna, e d’altre storie del Testamento Vecchio e Nuovo. Ha tre maniglie, una sopra e due dalle parti, d’argento sodo; [c. 9v] conserva dentro altro piccolo cofinetto di ulivo, nel quale su tiratoi vi sono vari intagli antichi in gioie, come al suo inventario. Il confinetto d’avorio ha la toppa e chiave d’argento.

 

Poco oltre sono però elencati diversi altri pezzi, tra cui il celebre anello di Augusto, con incastonato un intaglio con la Sfinge, dalla collezione del fondatore, Riccardo Romolo [55]. Nell’altro armadio, oltre a diversi oggetti in pietre preziose, è segnalata l’altra cassetta «lunga un braccio […] di granatiglia intarsiata di madreperla», di cui è noto l’inventario; ad essa segue una lista di intagli e cammei [56].

Il criterio a cui obbedisce questa disposizione, in cui non è possibile riconoscere alcun tentativo di classificazione, è chiarito dall’inventario successivo, del 1756 [57]. Nel secondo armadio (cioè nel primo citato nell’inventario precedente), erano sistemate 220 gemme intagliate; le altre gemme (in numero molto consistente, 755), si trovavano nella cassetta d’avorio menzionata supra [58]. Nell’altro armadio, oltre alla cassetta ornata di madreperla, di cui sono descritti struttura e contenuto, sono menzionate 222 gemme intagliate [59]. Anche in questo caso quindi è rispettata la simmetria tra i due «armari», in cui sono esposte circa 220 gemme ciascuno, mentre un numero notevole di esse è custodito nelle cassette.

Deve essere inoltre notato come nelle filze riccardiane all’Archivio di Stato di Firenze si conservano altri due inventari di gemme, uno con una stima anche dei prezzi, l’altro relativo ad altre «due scatole quadre», dall’eredità di Vincenzo Riccardi, datato 1759; le scatole entrarono in possesso di Gabbriello, ma non essendovi inventari degli «armari» successivi al 1756, non è possibile stabilire dove fossero state collocate [60].



[52] ASF, Mannelli Galilei Riccardi 428, c. 74 e sgg.

[53] ASF, Riccardi 270, ins. A, cc. 1-1v.

[54] MINICUCCI 1987, pp. 263-264.

[55] ASF, Riccardi 270, ins. E, cc. 9-9v.

[56] ASF, Riccardi 270, ins. F, cc. 10v-11v.

[57] Nell’inventario della collezione medicea, le gemme sono distinte dai cammei e i pezzi antichi da quelli moderni; le serie sono distinte inoltre per formato, cfr. BGU, ms. 74, pp. 1 e sgg. (dopo le monete repubblicane e quelle siciliane).

[58] BRF, Riccardi 3196, c. 130 e c. 131.

[59] BRF, Riccardi 3196, c. 123v: «Vi è ancora in questo stesso armadio una cassetta d’ebano intarsiata di madreperla, e d’avorio, e di tartaruga e d’agrifoglio, nella quale sono dodici anzi sei tavolette, co’ suoi fori convenientemente scavati per ricevere altrettante gemme, e nella prima tavoletta sono gemme intagliate centotrentacinque [corretto in] 162. Nella seconda tavoletta sono gemme intagliate novantotto [corretto in] 135. Nella terza tavoletta sono gemme intagliate ottantatre [corretto in] scarti, zolfi, due foglie d’oro, ed altro di niuna conclusione. Nella quarta tavoletta sono due gemme intagliate; due foglie d’oro con due teste, una mistura nera con impressione; trenta impressioni di gemme antiche in ceralacca le due altre tavolette sono vuote [cancellato]. Le altre tre tavolette sono vuote. Queste gemme sono in corniole calcedoni, niccoli, cristalli, lapislazuli, pietre zolfe e verdi. Le tavolette si sono cominciate a numerare dalla parte di sopra». Cfr. l’inventario particolare Nota degl’intagli e cammei che restano collocati nella tavoletta della cassetta coperta di granatiglia. e madreperla collocata nel primo armadio, in ASF, Riccardi 270, ins. B-C, in cui le quantità restano sostanzialmente invariate, ad esclusione della terza e quarta tavoletta, che pare ricca di intagli e non di materiale di poco conto come è scritto nell’inventario del 1756.

[60] Cfr. rispettivamente ASF, Riccardi, 270.1, ins. C e 270, ins. G.

Last Updated ( Friday, 18 December 2009 )
 
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