Numero d'ordine: 140
Data: 28 05 1550
Intestazione: VINCENZO BORGHINI IN LE CAMPORA A GIORGIO VASARI IN ROMA
Segnatura: ASA, AV, 14 (XLVIII), cc. 10-11.
Fonte: Molto Magnifico Messer Giorgio.
Io son tornato, con la grazia di Dio, sano dal mio peregrinaggio, ma tanto stracco, che subito me ne venni qua alle Campora per riposarmi in pace parechi giorni e non aver chi mi spezzassi la testa, in tal modo che (si può dire) non abbia veduto per ancora alcuno de’comuni amici, né potuto intendere, come passino le cose.
Sono bene stato con messer Piero Vettori, benché non a mia sadisfazione interamente; pure di quel poco che io l’ho goduto una buona parte è stato ne’ ragionamenti del mio messer Giorgio, del quale io domandai la prima cosa; et ho avuto un gran piacere avere inteso de’ vostri favori e grandezze e me ne sono da cuore rallegrato. Con questo però, che e’ non sieno cagione, che voi vi dimentichiate di noi; ché altrimenti io direi male e vorrei peggio alla corte, al papa et a’ sua favori e grandezze e ciò che e’ sono, ché io arei fatto certo un bello avanzo avervi perso costà fra coteste mitere; dove s’io v’avessi pure smarrito, l’arei per male.
Or lasciamo ir questo che non ha a essere. Io non vi posso dir nulla di qua; perché, come ho detto, non ho quasi veduto non che parlato a persona, talché de l’opera non ho inteso nulla neanche per la Lombardia ho avuto commodità di intendere cosa di momento, perché siamo e all’andare e al tornare volati.
Veddi bene all’andare l’opera vostra in Bologna, che vi era giunta alora. A Venezia non sono stato. Intesi in Padova, che la sepoltura del papa, quanto appartiene alla scoltura, l’aveva l’Ammannato. Non intesi già, se per ordine vostro o del Papa. E questo intesi dal Mantova, gentiluomo padovano, al quale l’Ammannato ha fatto molti lavori e belli. El quale Mantova si diletta maravigliosamente di pitture e scolture et anticaglie e n’ha buon numero. E ragionandoli io de l’opera vostra, dette subito ordine di mandare per una a Venezia.
Io vi ho da ringraziare dell’amorevolezze vostre al nostro messer Piero Vettori e la compagnia: che tutti vi celebrono, vi amano e vi tengono obligo; et insomma vi farebbono piacere, e massime messer Piero, che è tutto vostro. Ho inteso, che la cosa sua riuscì molto bene; e in quella parte, dove dubitavamo, dico della pronunzia, fece benissimo. Del resto io n’ero sicuro e sapevo, quanto e’ valeva e so in che concetto egli è oggidì. Voi, che siate in sul fatto, udite molte più cose e più ne vedete; niente di meno infino da Venezia, da Padova e Ferrara ebbi nuove che le cose erono passate bene: che se e’ fu lodato, dove ordinariamente è un poco d’emulazione, è segno che la dovette essere cosa che universalmente sadisfece. Imperò, e di questo e de’ casi vostri particularmente, io aspetterò da voi migliore informazione, e in questo mezzo intenderò qualcosa e arò occasione di scrivervi più a mia satisfazione. E fate conto di dare dua pennellate meno per quattro impennate di inchiostro, che consumiate nel rispondermi; ché in ogni modo ella non è più arte vostra la pittura oramai che la scrittura.
Io vi ho scritto questa volta come forestiero: questa altra volta io sono del paese. A Dio e state sano e ricordatevi de l’ aria di Roma etc.
Dalle Campora el di XXVIII di maggio 1550.
Tutto vostro.
Vincenzio Borghini
Io ho spillato, non so donde, che voi sarete fra poco, benché per poco de’ nostri: di grazia, ditene qualcosa, che mi par mill’anni d’abbracciarvi, benché e’ sia chi n’abbia forse più voglia di me. Di nuovo a Dio.
Al Molto Magnifico Messer Giorgio Vasari Aretino, suo Osservandissimo. In Roma. A Montorio.
Bibliografia: Frey 1923, pp. 287-289; Borghini, Carteggio, 2001, pp. 307-308.