Numero d'ordine: 155
Data: 4 10 1551
Intestazione: BERNARDETTO MINERBETTI IN FIRENZE A GIORGIO VASARI IN AREZZO
Segnatura: ASA, AV, 10 (XLIV), cc. 135-136.
Fonte: Messer Giorgio Magnifico e Carissimo.
El vostro e mio messer Niccolò m’ha letto un capitolo di una vostra lettera, tanto pieno d’amorevolezza inverso di me, che passa el segno di quello che da e’ virtuosi, par vostri, si può e deve desiderare. Io vi ho accarezato, ma non tanto a buona peza quanto voi meritate; e se io mi trovo un tratto al ristretto con voi altro che X giorni, come ora, vi mostrerò, che io ho li effetti conformi alle demostrazioni. Io vi ho amato sempre egualmente; e se io non l’ho dimostrato come ora, è restato da voi, che non vi sete addimesticato meco. Ricordatevi, che l’averne io ricerco in quel che mi è occorso non ha voluto inferire altro, se non che voi ricercassi me per la pariglia. Or sian finite qui le parole a le baie: voi ve ne andrete a Roma, dove io voglio da voi tutte queste cose:
La prima è quella che io sopra ogni cosa desidero, che voi operiate con la vostra lingua tanto, ch’el divino Michelangelo sappia, che io li sono tanto affezzionato, quanto meritono le sue infinitissime virtù; e sì come io conosco per miracoli tutte l’opere, che miracolosamente escono delle sue mani, così le admiro per tali. E poiché io son privo per mia mala fortuna di non poter aver di sua mano qualche cosa, siami almeno concesso dalla bontà sua, che io possa godere in vita mia del suo infinito ingegno qualche cosa a mia fantasia, e sia questa: che e’ vi dica, come si debba a iudizio suo dipinger la Pazienza, la quale, come a bocca vi dissi, è la mia impresa e da me fu presa in quei tempi che essendo giovanetto, al servizio di mio zio così strano e arabico, mi bisognava, oltre a mille bassi servizii che io exercitavo, comportare infinite ingiurie. Imperò conoscendomi povero e abandonato, mi resolvei, che la Pazienza mi dovesse condurre a questo grado, el quale merciè di Jesu tengo con molto contento. Or quando voi sarete arrivato e qualche giorno riposato, li porgierete questo mio desiderio, accertandolo, che in recompensa non li darò altro che preghi al Nostro Signor Dio, che lo conservi sano, insin che li piaccia ornare il cielo del suo spirito e spogliar il mondo del vaso della scienza d’ogni cosa.
La seconda è, che se vi verra intaglio, come da voi diciate a Nostro Signore, che io li son servitore; ma desidero, che Sua Santità mi lasci goder quel vescovado.
La terza, che mi scriviate quanto potete, senza scomodo di vostri negozii. E state sano.
Di Firenze a 4 di ottobre 1551.
Vostro il vescovo d’Arezo.
Poscritto: don Luigi mi ritien qui in mo’, che io non sono possuto ancora andar da Sua Excellenza. Aspetto con desiderio quel San Giovanni di vostra mano arotolato e ben acconcio.
Al magnifico messer Giorgio Vasari, amico carissimo, Arezo.
Bibliografia: Frey 1923, pp. 306-308.