Numero d'ordine: 172
Data: 20 08 1552
Intestazione: BERNARDETTO MINERBETTI IN FIRENZE A GIORGIO VASARI IN ROMA
Segnatura: ASA, AV, 10 (XLIV), cc. 160-161, 163.
Fonte: Messer Giorgio carissimo.
Con questa occasion ripiglio le parole del nostro solito ragionamento, già molti giorni interrotte dalla savia resoluzion sanese, perché in vero questi tamburi, questi romori, queste armate e in somma questo gruppo di cose fastidiose m’avevono messo in su salti e fattomi pizicar la fantasia di travagliar. Or che le cose si vanno accomodando e ch’el nostro valoroso e savio principe, poi che s’è armato, come dovete sapere, ha assicurati gli animi de’ suoi servitori, dico, che ripiglio le parole con questa occasion di ragionar con voi del grandissimo Cristo di Baccio Bandinelli, cittadino fiorentino, come vedete, che dice la sua istessa soscrizzion e perché ‘l cieco non giudica de’ colori, io, che in questo son nato e non fatto cieco, vi mando uno schizo di queste figure, perché mi diciate, che vi pare di questa postura? e se quella gamba manca può ragionevolmente star così? e se quando e’ fu crocifisso, voi credete, che e’ fosse grasso o magro? Perché ha gran muscoli, grandissime pollice, buon coscioni e in somma è tale, che io non crederò, che e’ digiunassi quelli quaranta giorni, neanche che poi avessi sì gran sete e fame, come ci testifica l’evangelio, se tale era el dì della sua morte. Dicono, che arà dietro un Dio Padre con altre figure: per ora ce l’ha mostro così e in puris naturalibus, così lasciatolo in su l’altar’. È di necessità per fede del vero, che io vi dica, che la testa di questo Cristo è a mio iudizio molto bella e l’angelo, che lo tien, è tenuto bellissimo. Quella man destra si posa in su chiovi, corde, martello e altre cose alla passione apartenenti, e non sta come questa.
Benvenuto scultor finalmente pose nel suo giardino sopra la sua vera basa el Perseo: el quale, se io non mi inganno, farà maravigliar e’ maestri che sanno, per aver molte parti maravigliose. È vero, che ora va ritoccando le gambe, perché li parevon un poco grossette e le ridurrà a perfezzion, per essere el getto del metallo per tutto molto grosso. Dico, che questa figura si vede nel volto una fierezza mirabile in una faccia dolcissima; e’l moto del braccio manco, che sostien per e’ crini la testa di Medusa, è cosa incredibile, che vedendola, par che vivamente la mostri al mondo; e in quella testa si vede la morte negli ochi e nella bocca fare el suo crudele offizio. E quel che non posso saziarmi di guardar con stupore è el sangue, che impetuosamente esce del tronco, che ancorché di metallo sia, par niente di meno tanto da dovero, che scaccia altrui per paura di essere insanguinato. La postura del corpo di Medusa sotto e’ piedi di questa figura è tale, che io non mi rinquoro di saperla descrivere; però la lascio.
Nella basa in quattro teste son quattro figurette di bronzo: in una un Giove con un certo manto, che tira una saetta; in l’altra uno Mercurio nudo, che si lieva di terra a volo; in l’altra Minerva con l’asta, con lo scudo e meza armata; in l’altra la madre di Perseo con Perseo piccolino a’ piedi. Queste non sono finite né punto rinette, ma così ben gittate, che paiono nette. Vi vanno due tavole di bronzo di basso rilievo, le quali non sono gettate, ma quasi fatte di cera.
Queste cose adunque, che mi paiono belle affatto, mi fanno forse parer del Cristo di Baccio quello che non è, e dir quello che io non dovrei, e tanto meno, quanto io meno intendo. State sano.
Di Firenze a 20 di agosto 1552.
El vostro Vescovo d Arezo.
Al Magnifico Messer Giorgio Vasari, Amico Carissimo. Roma.
Bibliografia: Frey 1923, pp. 330-331.