Numero d'ordine: 244
Data: assente
Intestazione: GIORGIO VASARI IN FIRENZE A COSIMO DE’ MEDICI IN PISA
Segnatura: ASA, AV, 13 (XLVII), cc. 4-5.
Fonte: Illustrissimo e Eccellentissimo Signor mio.
Da che partì Vostra Eccellenza Illustrissima, ho mi trovato tanto col veghiar fino a tre ore e mezzo, che la camera di Cosimo Vechio è ridotta vicino al fin suo, né s’è mancato far sì, ch’el Grasso, che mette d’oro, non la finisca ancor lui, dal quale fra brevi giorni resterà finita del tutto. Vero è che le lettere, che vanno a quelle storie e nella fascia di pietra, dove la volta si posa intorno intorno alla stanza, le desiderei finire, prima che si calassi il palco, dove si lavora; acciò con più comodità sì dello averle a intagliar nella pietra come avere a scriverle col pennello negli ornamenti delle storie, che è ciò resta, per non saper io, se queste, che io ho, son di quella bontà che contentino e Vostra Eccellenza Illustrissima e chi intende.
Onde mi risolvo a mandarle a Quella, accio piacendovi, le formi a modo Suo o mi mandi a dir ch’io le lassi così sino al ritorno di quella, senza guastare il palco, il quale mi dà noia, perché vorrei pur metter su uno di quegli usci di mistio e il suo cammino e inbiancalla di stucco, a tal che restassi finita del tutto alla venuta di Vostra Eccellenza Illustrissima insieme colla seconda del Magnifico Lorenzo Vechio, che fino a ora è già da la maggior’ parte de’ lavoranti, che abozzano a olio le storie che ci vanno. Ed è finito inegli ovati suoi il ritratto di Giuliano, fratel di Lorenzo, e così quello di Leone quando era cardinale, così quello di Piero e del Duca Giuliano, suoi fratelli; e io continovamente atendo e ai cartoni e lavoro nell’opera.
E continovamente l’ultima volta ancora di stucco si sollecita, dove vanno i fatti di papa Clemente 7. Così la sala acanto, che risponde in sulla grande. Presto sarà il palco dipinto coi suoi ornamenti e il Grasso n’ha finito di metter d’oro la metà, e gli ornamenti delle finestre di drento se n è messo su buona parte, e la scala, che risponde in sul terrazzo, è arrivata fino a ora in sull’piano delle stanze dipinte, e si seguita mandarla su sino al piano del tetto, acciò che la Illustrissima Signora Duchessa possa agevolissimamente al suo ritorno andare in sul terrazzo scoperto del terrazzino dipinto. Seguitasi lo scrittoio delle stanze dipinte sopra la scalina di finirlo coi suoi legniami di noce e palchetti, a tal che seguitando con questo ordine, si verrà felicissimamente alla fine. I cartoni de’ panni d’arazzo n’ho fino a ora fatti condur tanti, che le duo botteghe di Vostra Eccellenza Illustrissima hanno da llavorare assai; e così andrò seguitando, acciò che di mano in mano tutta l’opera resti con quella perfectione che è il dessiderio di Quella et il mio: che altro non dessidero se non coll’opera mia mostralli l’affectione e devozion che li porto, e che l’età a venire abbino aver invidia alla felicità e grandezza di Vostra Eccellenza Illustrissima in ogni suo fatale actione.
Mi sarà ben caro, poiché il bisognio mi caccia, che le infinite amorevolezze, che ricevo ogni giorno da Quella con tanto favor domestico, [che] Vostra Eccellenza Illustrissima diponga e suoi alti pensieri per un quarto d’ora in pensare al Suo Giorgio d’accomodarlo per fino alla morte di tanto quanto può bastare al bisognio della casa mia, acciò non abbi a ogni ora a tormentar le pie orechie di Quella per le miserie mie, avanzandovi da tutte le bande ogni don de Iddio; acciò io perpetuamente con la virtù, che ho inparato per ornarla e onorarlla, operi con quello amor sincero e acresca d’animo e di valore e lasci quel nome di me, che per sì onorata occasione di servilla in sì magnifica inpresa ho mostri a chi viverà la liberalità Sua verso di me, e io l’arte, l’ingegnio, la prestezza e la fedel servitù verso il nome di Vostra Eccellenza Illustrissima, col qual dessidero vivere e morire. E perché messer Sforzo potrà dir d’aver vista l’opera, poi che egli sarà giornalmente apresso a Quella, ricorderà a Vostra Eccellenza Illustrissima, ch’el benignio rescritto, che Quella mi fecie, che negoziassi le cose mie, prego Vostra Eccellenza Illustrissima, che si degni dar fine, acciò il mio alto principio, che senpre ha sperato di fiorire e far frutto sotto l’onbra Vostra, con la lunghezza di non venir lo splendore della grazia Sua, e non si sechi fino alle radici.
Restami a dirli, che l’opera de’ Pitti si seguita gagliardamente nella muraglia. Così le strade si seguitano nella coltivazione di appianare; che seguitandosi, essa ancora arà il fin suo, e a Vostra Eccellenza Illustrissima con la Illustrissima Signora Duchessa, e quali porto continuo nel core, umilissimamente mi raccomando.
Di Fiorenza alli XIII di novembre MDLVI.
Di Vostra Eccellenza Illustrissima
Servitore perpetuo Giorgio Vasarii.
Allo Illustrissimo e Eccelentissimo Signor Duca di Fiorenza, Servitore e Patron mio Obss. Mo. A Pisa.
Abbiamo inteso tutto; e sulla lettera delle iscrizzion diciamo quello Ci occorre. Quanto alle cose tua abbiano detto a Sforza che Ce lo ricordi per spedirle; ma non saria male, Ci apristi un poco l’animo tuo per una lettera, che adiuterà la brevità della spedizione.
A Giorgio Vasari.
Bibliografia: Frey 1923, pp. 456-461.