Scheda

Numero d'ordine: 258

Data: 17 08 1557

Intestazione: MICHELANGELO BUONARROTI IN ROMA A GIORGIO VASARI IN FIRENZE

Segnatura: ASA, AV, 12 (XLVI), c. 24.

Fonte: Messer Giorgio.
Perché sia meglio intesa la dificultà della volta, che io vi mandai disegniata, ve ne mando la pianta, che non la mandai allora. Cioè decta volta, per osservare el nascimento suo insino di terra; è stato forza dividerla in tre volte in luogo delle finestre da basso, divise da pilastri, come vedete, che vanno piramidati al mezzo tondo del colmo della volta come fa il fondo, e’ lati delle volte ancora; e bisognia governarle con un numero infinito di centine; e tanto fanno mutazione e per tanti versi di punto in punto, che non ci si può tener regola ferma: e’ tondi e’ quadri, che vengono nel mezzo de lor fondi, hanno a diminuire e a crescere per tanti versi e andare a tanti punti, che è dificil cosa a trovarne il modo vero. Nondimeno avendo il modello, com’io fo di tucte l’altre cose, non si dovea mai pigliar sì grande errore di volere con una centina sola governare tucti a tre que’ gusci. Onde n’è nato, ch’è bisogniato con vergognia e danno disfare, e disfassene ancora un gran numero di pietre. La volta, e’ conci e vani è tucta di trevertino come l’altre cose da basso, cosa non usata a Roma.
Ringrazio quanto so e posso il Duca della sua carità, e Dio mi dia grazia, ch’i’ possa servirlo di questa povera persona, c[h]’altro non c’è. La memoria e ‘l cervello son iti aspectarmi altrove.
Vostro Michelagniolo Buonarroti
in Roma d’agosto 1557.

Bibliografia: Vasari 1568, II, p. 764; Milanesi 1875, p. 547; Frey 1923, pp 484-485; Girardi 1976, pp. 307-308; Michelangelo, Carteggio, 1965-1983, V, pp. 116-118.